
post di redazione (Articolo di Eusebio Dalì, pubblicato dal quotidiano Il Clandestino)
Ciò che sta accadendo alla Regione siciliana, dove il Governo-Lombardo non ha più il sostegno dell’Udc né, di fatto, quello del Pdl cosiddetto “lealista” (che continua, però, a mantenere in Giunta due Assessori), altro non è che lo specchio fedele della contraddittorietà ed unicità della politica siciliana, oggi attraversata da una crisi d’identità, non certo nuova a un contesto politico da sempre definito “laboratorio”, già altre volte segnato da divisioni, diaspore, spaccature, aventini e ribaltoni.
Ma se da un lato è vero che queste continue crisi d’identità costituiscono un freno per la Sicilia, da un altro punto di vista è grazie ad esse se l’Isola riesce ancora ad essere terra laboratorio, scenario alternativo alle predefinite e preconfezionate logiche romane. Non che le logiche romane siano da rinnegare, ma non sempre esse rispecchiano le reali esigenze e gli equilibri di una terra, che in fin dei conti l’autonomia ce l’ha nel dna, non solo nel suo Statuto. E’ un’autonomia culturale, sociale, economica. E’ un’autonomia politica.
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