
Finalmente si comincia!
Anche per un calciofilo, come me, i mondiali rivestono un significato particolare, diverso e sono vissuti con grande attesa, prima, e trepidazione, dopo.
Non so cosa renda questa competizione così affascinante. Forse l’importanza ”sportiva” della posta in palio o più probabilmente il fatto che una volta tanto un intero Paese, calcistico e non, si stringe attorno a una squadra, a una bandiera, a un colore, attorno ad un sentimento comune, quasi indefinibile, che ci fa sentire tutti italiani; e, come per incanto, in quei 90 minuti (e prima ancora, a partire dall’inno nazionale e dai brividi che solo esso sa suscitare) svaniscono le divisioni culturali, le distinzioni sociali e persino le differenziazioni politiche.
Anche quelle, sebbene dure a morire, sebbene qualcuno pretenda di farle sopravvivere a quel comune sentimento (c’è chi vorrebbe persino rinuncire ai brividi dell’inno), alla fine devono cedere alla straordinaria unione di cuori, che esultano in abbracci spontanei o gemono in tipiche espressioni di delusione, ma nell’uno e nell’altro caso ci uniscono in quel sentimento comune, quasi indefinibile, che ci fa sentire ITALIANI.
E allora, forza Italia… senza nostalgia.





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