Articoli marcati con tag ‘Silvio Berlusconi’

A LORO PIACE VINCERE FACILE

lunedì, 8 marzo 2010

grtta-e-vinci

Una riflessione sul caso liste.

Ritengo che Governo e Quirinale, col decreto interpretativo, abbiano fatto ciò che dovevano: garantire a TUTTO l’elettorato attivo il diritto al voto, talmente sacro, inviolabile e cruciale per un sistema democratico, da non potersi consentire che venisse mortificato da un banale vizio di forma.

Con questo non voglio affatto dire che la forma non sia importante; anzi, tutt’altro, essa rappresenta ciò che conferisce a un ordinamento e alla sostanza dei suoi principi l’indispensabile crisma dell’autoritarietà. Ciononostante, tale assunto, per quanto insindacabile, non può esimere il Legislatore dal dovere di intervenire, quando ciò serva a colmare le eventuali lacune che il sistema evidenzi, anche nelle sue articolazioni e regole formali.

Ed è quello che hanno fatto Governo e Quirinale con quel decreto, da tutti detto “salva liste”, che a me, invece, piace definire “salva regole”. Si, perché, a differenza di quanto inopportunamente sostenuto da un esponente della Cei, io credo che con questo decreto il Governo Berlusconi e il Presidente della Repubblica abbiano, non cambiato le regole in corso ma, mantenuto quelle del normale agire democratico di un Paese che da decenni ormai si determina col voto libero, riconosciuto a TUTTI.

Ovviamente, le opposizioni, irresponsabili, gridano allo scandalo, sono pronte a scendere in piazza, taluni vorrebbero addirittura ipotizzare uno strappo istituzionale nei confronti del Capo dello Stato. Io, invece, credo che il Presidente Napolitano, firmando, si sia comportato da vero Capo dello Stato, cioè con grande senso di responsabilità. Sarebbe stato irresponsabile, infatti, limitare il diritto di voto ad un imprecisato (probabilmente il maggiore) numero di elettori; sarebbe stato irresponsabile lasciare che la burocrazia prevalesse sulla democrazia; sarebbe stato irresponsabile assistere, inerti, alla morte del primo assioma di una competizione elettorale in un Paese libero e democratico, cioè quella par condicio tra i competitors, tanto sbandierata quando conviene farlo, che questa volta davvero rischiava di essere cancellata.

E sarebbe irresponsabile continuare ad avvelenare, con dichiarazioni al vetriolo e manifestazioni colorate e colorite, la campagna elettorale, che (dovrebbero ricordarselo Di Pietro e i suoi amici) non è un’arena su cui scannarsi per vincere a tutti i costi e conquistare l’agognato trofeo, bensì un momento di civile e paritario confronto, che consenta ai cittadini di scegliere la classe politica che debba guidarli. E allora, lascino stare le piazze e  si dedichino alla campagna elettorale. Esprimano civilmente le loro idee, i loro programmi, i loro progetti e cerchino di convincere la gente confrontandosi con noi, anziché sperare in una vittoria a tavolino, per abbandono di campo forzato.

Poi, se a loro piace vincere facile… si diano al gratta e vinci!

QUALE QUESTIONE MORALE?

venerdì, 12 febbraio 2010

bertolaso_pic

La vicenda Bertolaso ci pone ancora una volta di fronte alla questione morale, ma non nel solo senso che tutti intendono. La questione morale non attiene soltanto alla condotta di quanti sono investiti di responsabilità pubblica, ma anche all’agire di chi accusa (e già condanna) e di chi informa (e già giudica).

Guido Bertolaso, uno degli uomini immagine del nostro Paese, un eroe, un uomo che s’è certamente guadagnato sul campo i galloni che giustamente il Premier e noi tutti gli riconosciamo, è già stato condannato, è già stato giudicato.

Bertolaso è già stato “condannato” da chi lo accusa, sfoderando una tal sicurezza nel muovergli contro gli addebiti, da sembrare già sentenza; una sentenza che pesa sul morale dell’uomo e sulla serenità del personaggio. Bertolaso è già stato giudicato dall’opinione pubblica, artatamente mossa da quell’informazione drogata, che nel nostro Paese viene gestita non da testate giornalistiche di parte, ma da veri e propri organi di partito camuffati di giornalismo;  e, credetemi, è un giudizio che fa male, perché non se ne va, è una macchia d’infamia che nessuna (vera!) sentenza d’assoluzione riesce poi a cancellare del tutto.

E allora mi chiedo: qual è la vera questione morale?

Perseguitare “chiassosamente” uno stimato uomo di Stato, gridare al mondo che è un puttaniere corrotto senza prima averlo accertato non è forse immorale almeno quanto ciò che il solito Pm “zelante” gli addebita? Sbattere in prima pagina un mostro presunto non è immorale almeno quanto l’essere realmente mostro? E se tutto questo accade, guarda caso, dopo che Berlusconi lo investe Ministro in pectore ... cosa c’è di più immorale?

Ecco perché condivido in pieno la fermezza con la quale il Presidente Berlusconi ha fatto da scudo, frapponendosi tra Guido Bertolaso e i suoi aggressori, togati e col taccuino. Guido Bertolaso non può andersene, non deve andarsene: l’Italia perderebbe uno dei suoi uomini migliori.

E comunque, se ad ogni squillo di tromba giudiziaria dovessero seguire le dimissioni di chi ne è vittima, quanti di noi starebbero ancora sul campo di battaglia a lottare per la libertà, a lottare per un Paese che da più di 15 anni cerchiamo di preservare dall’immoralità di poteri forti usati contro di noi?

Cimino: “Silvio è con noi”

domenica, 10 gennaio 2010

cimino

post di redazione

Di seguito l’intervista rilasciata dal vice Presidente della regione sicilina, Michele Cimino (Pdl-Sicilia), a  LiveSicilia.it

La frattura tra “lealisti” e “scissionisti” si fa sempre più profonda. La corrente che fa capo al Guardasigilli Alfano e al presidente del Senato Schifani sta affrontando la questione delle nomine dei coordinatori provinciali in Sicilia, con la chiara intenzione di escludere l’area “ribelle” legata al sottosegretario Micciché. Carlo Vizzini, nel frattempo, ha chiesto ai vertici romani d’impedire che i miccicheiani usino il simbolo del Pdl e il richiamo a Berlusconi. Ma gli “scissionisti”, dal canto loro, non fanno una piega e attraverso l’assessore all’Economia e vicepresidente della Regione, Michele Cimino, ribattono punto su punto agli avversari interni al partito.

Onorevole Cimino, i “lealisti” sembrano pronti a nominare coordinatori provinciali tagliando fuori i miccicheiani. Eventualmente, quale sarà la vostra risposta?
“Francamente è un atto che mi pare un grande controsenso, perché c’è già un coordinatore regionale che risponde alla rappresentatività di tutto il Pdl. Se loro ci escluderanno da queste nomine, vuol dire che penseremo a scegliere i nostri coordinatori provinciali”

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L’antiberlusconismo esportato (circoli virtuosi e circoli viziosi)

martedì, 15 dicembre 2009

financialtimes

Quanto accaduto Domenica sera mi ha fatto ripensare a un articolo apparso diversi giorni fa sul Financial Times: il quotidiano finanziario britannico attaccava apertamente Berlusconi, praticamente definendolo incapace di fare le riforme, in quanto passa più tempo ad occuparsi dei suoi problemi che di quelli del Paese.

Tuttavia, non è per confutare delle affermazioni che francamente si commentano da sole che scrivo questo post, anche perché il Presidente non ha bisogno di avvocati difensori, potendosi difendere da sé, attraverso le tantissime cose realizzate in questi anni per il Paese (da ultimo, la straordinaria realizzazione ferroviaria e, per quanto più da vicino ci riguarda, il completamento dell’autostrada SR-CT).

Mi preme, piuttosto, segnalare la mia preoccupazione per l’idea che all’Estero possano farsi del Presidente del Consiglio italiano, perché se è questa l’idea, se è questa l’immagine del nostro Premier, se la figura di Berlusconi oltre gli italici confini risulta essere indebolita a tal punto da indurre il FT a scrivere cose del genere, è il nostro Paese, in ultima analisi, a pagarne il conto. Ed è un conto salatissimo, è il conto della non credibilità!

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Democrazia sanguinante!

domenica, 13 dicembre 2009

berlusconi_aggressione

Chi non si rende conto della gravità dell’aggressione al nostro Premier è cieco e non comprende quanto la democrazia di questo Paese sia in pericolo. E’ la democrazia ad essere stata aggredita! Siamo tutti noi, cittadini liberi di un Paese libero ad essere stati aggrediti, colpiti nel profondo del nostro senso civico.

Un atto di violenza inaudito, da stigmatizzare assolutamente, almeno quanto la continua, pervicace aggressione mediatica che il Premier è costretto a subire da ben 16 anni. La smettano, con le demonizzazioni, con le calunnie, con gli attacchi, con le menzogne.

La smettano!

Si può non condividere ciò che una parte politica rappresenta, ma nessuno può permettersi di non averne rispetto, soprattutto se quella è la parte politica preferita dal popolo.

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Così parlò… Spatuzza!

venerdì, 4 dicembre 2009

spatuzza

Ebbene si, Gaspare Spatuzza parlò.

Devo dire che se fino al momento della sua deposizione, tutta la vicenda mi faceva adirare moltissimo, ora invece mi fa solo ridere. Un pentito, ex omicida, capace di sciogliere nell’acido un bambino di 11 anni, va in tribunale e fa una ricostruzione non di fatti, verificatisi tra gli anni ‘90 e 2000, ma di cose riferite da terzi e di alcune chiacchierate, in un bar di Roma piuttosto che in un residence di Campofelice, collegando queste stesse chiacchierate con quella, avvenuta in carcere una decina d’anni dopo, con uno dei Graviano. Basta, tutto qui. In altre parole, Spatuzza accusa Dell’Utri e Berlusconi di essere mafiosi, perché collega tra di esse mezze frasi (tipiche dello stile mafioso), proferite a distanza di anni le une dalle altre.

E’ ridicolo! E ancor più ridicolo è pensare di processare lo Stato (perché tale è il Senatore Dell’Utri e il Premier Berlusconi), sulla base delle dichiarazioni di un buffone, che purtroppo però non ha mai fatto ridere nessuno, ha solo fatto piangere decine di madri.

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énews – Dell’Utri: “la mafia vuole far cadere il governo”

venerdì, 4 dicembre 2009

dellutri

Da Livesicilia.it

Spatuzza non è un pentito dell’antimafia, ma della mafia. Il governo Berlusconi è quello che più si è impegnato nella lotta a Cosa Nostra”: lo ha detto il senatore Marcello Dell’Utri, parlando con i giornalisti durante una pausa del processo davanti alla corte d’appello di Palermo, riunita a Torino, nel quale è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa.

“Sono tranquillo – ha aggiunto – ma assisto ad uno spettacolo incredibile. Mi sento a teatro, ma il protagonista-imputato non sono io, è un altro. La mafia ha tutto l’interesse a far cadere il governo Berlusconi perché è quello che ha fatto di più contro Cosa Nostra”.

I fuori onda non ci mandino fuori di testa

mercoledì, 2 dicembre 2009

fuorionda

Il consenso popolare non pone al di sopra della legge, ma non può neppure rendere martiri della legge e dei suoi Signori.

Nessuno, nemmeno Berlusconi, dubita che governare non significa essere più forte della legge. A tutti noi, però, un dubbio viene: che chi governa lo debba stabilire non questa o quella legge elettorale, bensì la legge del magistrato più duro, che si accanisce a tal punto da far subire al nostro Premier un numero pazzesco di processi (a spese dei cittadini).

Al di là delle polemiche susseguenti al fuori onda di Fini, polemiche che reputo sterili, almeno quanto il tentativo di farne scaturire una crisi di Governo, io credo che il problema vero, da affrontare con grande serenità, sia proprio quello del rapporto tra politica e giustizia. Un problema la cui risoluzione richiede una grande opera riformatrice, che investa l’intero sistema giudiziario e che, come per ogni altra riforma, sarebbe opportuno venisse fuori da un dialogo tra maggioranza e opposizione.

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