Articoli marcati con tag ‘Sicilia’

Pdl-Sicilia agricoltura

sabato, 5 giugno 2010

Post di redazione

Gianfranco Miccichè ha preso parte ieri ad un incontro a Marsala con gli agricoltori e i pescatori della provincia di Trapani, organizzato dal PdL Sicilia.

Presenti il capogruppo all’ARS Giulia Adamo, l’on. Scilla e l’assessore Bufardeci che nei loro interventi hanno evidenziato la necessità che l’agricoltura siciliana vada tutelata, ma anche liberata da pratiche e procedure che, in passato, hanno garantito sacche di potere e rendite di posizione che ormai sono deleterie. E’ necessaria una rivoluzione culturale, è necessario fare autocritica e cambiare metodo: attraverso il sistema della filiera, dell’aggregazione, degli accorpamenti, bisogna fare in modo che la Sicilia – oggi produttrice di materie prime che vengono poi commercializzate da altri – divenga protagonista del processo produttivo in tutte le sue fasi, dalla produzione alla conservazione alla trasformazione fino alla commercializzazione del prodotto finito. Che la Sicilia da luogo di consumo divenga luogo della produzione.

Miccichè – che ha concluso l’incontro – si è confrontato a muso duro, ma con la solita franchezza, con un’agitata platea i cui iniziali mugugni si sono trasformati, col trascorrere dei minuti di un intervento breve ma incisivo, in applausi e manifestazioni di consensi: “Solo oggi, qui, prendo piena coscienza del vostro problema che va risolto attraverso il lavoro ed il supporto politico. A noi non manca né la forza, né la volontà, né il coraggio e nemmeno l’incazzatura per risolverlo e darvi le risposte aspettate. Certo noi – a differenza di altri che, per esempio, fanno di tutto per non fare arrivare in Sicilia i FAS – rappresentiamo quella politica coraggiosa che ama la propria terra e antepone questo amore a tutti e a tutto, cariche comprese. E a proposito di sviluppo della nostra terra e di battaglie condotte con questa motivazione, sono ben lieto di dirvi che è stata convocata da Berlusconi e Tremonti una conferenza stampa sulla semplificazione delle procedure amministrative. Ho chiamato il Presidente e l’ho ringraziato perché è una cosa che chiedo da tempo”.

Miccichè ha, poi, concluso: “Crediamo nel nostro progetto a tal punto da metterci in gioco e rischiare tutti molto, come ho rischiato io, hanno rischiato Titti Bufardeci e Giulia Adamo. Ma è un progetto a cui crediamo davvero ed è per questo che siamo qui a prenderci anche le contestazioni, perché vogliamo confrontarci con la gente e comunicare tutto quello che stiamo facendo per fare di questa nostra bella Sicilia una terra migliore.

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IL PRESTITO

sabato, 8 maggio 2010

Post di redazione

Ebbene si, anche le parole sono un bene alienabile, almeno secondo Gianfranco Miccichè, il quale ha detto di voler prendere a prestito niente poco di meno che le parole di Renato Schifani.

Tutto ha avuto origine da una dichiarazione del presidente del Senato: “L’elettore chiede coerenza ai politici e ha il diritto di indignarsi se la colazione che ha vinto le elezioni si disgrega e chi era nella maggioranza finisce all’opposizione. Il politico – ha aggiunto – deve essere tutore del patto elettorale stretto con i cittadini. Il cambio di maggioranza e’ un virus patologico pericoloso”.  Opinioni, quelle del Presidente Schifani, espresse senza alcun riferimento esplicito al caso Sicilia, ma nelle quali non poteva non intravedersi un cenno al governatore Lombardo, che si ritrova una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne.

E il prestito?

Il prestito è avvenuto qualche ora dopo, quando Gianfranco Miccichè ha dichiarato: “Concordo pienamente con il presidente del Senato, che ha enunciato un principio basilare e indiscutibile per una democrazia compiuta com’e’ la nostra.  Prendero’ a prestito le sue parole quando mi trovero’ a sottolineare ancora una volta le profonde ragioni del mio rifiuto a seguire la linea politica dettata dal coordinamento regionale del Pdl. Sono convinto che queste sue dichiarazioni facciano riflettere chi in Sicilia ha ritenuto di non rispettare il patto elettorale stretto dal centrodestra e da Lombardo con i cittadini siciliani, disseminando il pericoloso virus dell’instabilita’ e delle divisioni, di cui, per fortuna, la buona politica ha saputo essere antidoto efficace”

Chi lo avrebbe mai detto? Schifani che presta una cosa a Miccichè! La domanda adesso è: gliela restituirà?

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Il caso Sicilia

giovedì, 22 aprile 2010

Post di redazione

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Miccichè provoca, ma il popolo siciliano resta solo

domenica, 11 aprile 2010

Post di redazione
Dal blog di Luigi Crespi

Ieri sono rimasto colpito da uno scambio di agenzie tra Gianfranco Miccichè e Angelino Alfano, sullo sfondo le polemiche che hanno contraddistinto gli ultimi mesi sottolineate in questo caso da una battuta di Miccichè che ai più è parsa infelice. Infatti il paragone tra il popolo siciliano con quello ebreo può apparire non opportuno.

Il genocidio pratica terrificante ha attraversato la storia, da quello che sterminò i Catari a quello che decimò gli indiani d’America, andando indietro nella memoria me ne tornano alla mente almeno una decina, ma le Nazioni Unite riconobbero solo dopo l’Olocausto il crimine di genocidio all’Assemblea generale dell’11 dicembre 1946 , con la risoluzione 96 che recita tra l’altro:  “Una negazione del diritto alla vita di gruppi umani, gruppi razziali, religiosi, politici o altri, che siano stati distrutti in tutto o in parte”.

Il 9 dicembre 1948 , fu adottata la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio che, estende il concetto stesso di genocidio, definendo: “…Come causare seri danni fisici o mentali a membri di un gruppo; Influenzare deliberatamente le condizioni di vita di un gruppo con lo scopo di portare alla sua distruzione fisica totale o parziale…”

E’ a questo che si riferiva Miccichè?

Al popolo siciliano viene negata la speranza di avere un futuro, schiacciato dal mal governo atavico, dalla mafia, dai saccheggi capaci di produrre nel tempo la cancellazione di un identità di popolo che non gli viene riconosciuta?

La Sicilia è animata da un popolo che non è nazione, un popolo a cui manca un destino. La sua classe dirigente ha “ Influenzato le condizioni di vita di portando la Sicilia ad un annientamento economico, politico e culturale?

Non saprei, ma di certo la classe dirigente di questo Paese come quella siciliana ha fatto molto poco per alimentare la speranza del futuro, ma non credo si tratti di genocidio, il paradosso è fuori proporzione, come del resto è fuori proporzione la reazione di Angelino Alfano, perché il destino di questo popolo resta sospeso tra rassegnazione e declino.

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