
Quello che è accaduto nell’asilo di Pistoia merita qualche riflessione, non tanto dal punto di vista sociologico, psicologico o etico, quanto dal punto di vista che mi compete, cioè politico.
Ci sono diverse questioni su cui è doveroso soffermarsi.
La prima questione la definirei preventiva, perché attiene all’apertura di queste strutture. E’ infatti assurdo constatare come aprire un asilo nido privato sia più facile che aprire una salumeria. Basta una laurea in scienze umanistiche e una struttura coi requisiti igienico sanitari previsti e via; il passo è poi breve. Si affrontano le solite, spesso inutili, certo lunghe e snervanti pastoie burocratiche, si dà una bella tinteggiata variopinta alle pareti, si affiggono su di esse rassicuranti immagini disneyiane, una bella insegna con un nome che faccia babytendenza, l’arruolamento da parte del gestore stesso (quindi probabilmente senza controlli adeguati) di maestre ed educatrici, il più delle volte pescate dalla cerchia più o meno allargata di amici e parenti, un pò di pubblicità… ed ecco bello e pronto un asilo nido privato, un potenziale mondo dei balocchi, dove angeli innocenti possono subire le peggiori angherie e traumi per la vita.
Credo, allora, sia giunto il momento di mettere mano al tema, regolamentandone quegli aspetti educativi che riguardano il gestore di queste strutture e il personale che in queste strutture lavorano. E’ inutile, insomma, preoccuparsi dell’altezza del tetto o delle piastrelle dei bagni o della grandezza delle cucine, se prima non ci si preoccupa di chi avrà in custodia i nostri bambini; è inutile fare impazzire appresso a carte bollate, planimetrie e quant’altro serva ad attestare l’idoneità strutturale dell’asilo e richiedere, invece, nulla o quasi (un titolo di studio e poco più) per accertare l’idoneità, non dico vocazionale (sarebbe chiedere troppo), ma quanto meno culturale, attitudinale e anche psichica della persone cui affidiamo i piccoli. E’ inutile ed aberrante.
(continua…)
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