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Tra Repubblica e Lombardo… Raffaele tutta la vita!

lunedì, 29 marzo 2010

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Rimango alquanto perplesso per la notizia con cui la Sicilia si è svegliata stamattina. E’ proprio il caso di dirlo: Repubblica colpisce ancora! La mia perplessità nasce dalla constatazione che in questo Paese resista un’informazione politicamente pilotata, che pretende di processare e condannare prima del tempo, sostituendosi da un lato al potere giudiziario, dall’altro alla volontà popolare, che cerca di sovvertire proprio attraverso questi processi di carta straccia.

Certo, la notizia che il Governatore della Sicilia sia indagato per concorso esterno in associazione mafiosa lascia tutti abbastanza scossi; ed è ovvio, fisiologico che essa venga poi ”cavalvcata”, sull’onda del sensazionalismo, da tutta l’informazione, nazionale e locale. Ma è prorpio questo che mi lascia perplesso, che mi scuote, mi fa rabbrividire: non tanto il fatto di apprendere che Raffaele Lombardo sia indagato, quanto il fatto che ciò si apprenda attraverso le pagine di un quotidiano nemico giurato, qual’è Repubblica, alle cui fandonie, menzogne e maneggiamenti siamo ormai abituati (io ne so qualcosa).

Un plauso, quindi, alla Procura catanese, che, con senso di responsabilità, ha deciso di indagare sulla fuga di notizie: ciò che dovrebbero fare tutte le Procure di questo Paese e che invece non fanno, lasciando il povero indagato (che è INNOCENTE per assunto costituzionale!) in balia dell’inquisizione, violenta e sommaria, dell’informazione di parte.

Non è una notizia che fa un giudizio, non è una fuga di notizie che può spingermi ad epimere un giudizio, ancorchè politico e non solo personale;  a maggior ragione, poi, se si tratta, come in questo caso, di una notizia il cui crisma di attendibilità è già messo in discussione dal solo fatto di essere data da quel quotidiano sputa sentenze…e condanne. E comunque, se dovessi scegliere tra la verità di Repubblica e la verità che traspare dalle dichiarazioni, nette e serene, di Lombardo, sceglierei Raffaele tutta la vita!

Ma non scelgo, non mi pronuncio, non entro nel merito.  Data la delicatezza della questione e del momento, questa è una notizia che merita grande cautela. E’ una notizia che non merita certamente di essere “cavalcata”, oltre che dai giornalisti d’assalto e senza scrupoli, da politicanti incoscienti, che anche questa volta, haimè, non hanno lesinato dichiarazioni inopportune. Come quelle del capogruppo del Pdl all’Ars, Leontini, il quale, atteggiandosi a colpevolista ad oltranza, non ha perso l’occasione per rammentarci come abbiamo fatto bene a prendere le distanze da certa classe dirigente pidiellina, per rammentarci come certi esponenti di quel Pdl, che taluni ancora si sforzano di definire “ufficiale”, non abbiano nulla a che vedere con Silvio Berlusconi. Se non avessi letto il suo nome sopra quelle dichiarazioni, avrei pensato trattarsi del capogruppo dell’ IDV.

Qualcuno, per favore, spieghi a Leontini che noi siamo garantisti, lo siamo sempre e comunque, a prescindere da chi sia il garantito; e che questo è uno dei nostri principali tratti distintivi, che ci rendono così distanti dal colpevolismo manettaro della Sinistra delle piazze e delle gogne mediatiche.  Qualcuno spieghi a Leontini e, se ne ha voglia, anche ai vari Fava, Orlando e company, che Lombardo deve rimanere al suo posto, perchè non possiamo consentire che una fuga di notizia sia più forte della volontà dei siciliani, che due anni fa scelsero il loro Governatore.

Raffaele Lombardo, da Governatore della Sicilia, per il momento ha solo il dovere di spiegare ed aiutare gli inquirenti a fare chiarezza, prendendo le debite distanze da chi in questa vicenda abbia eventualmente assunto condotte illecite: a quanto vedo e leggo, lo sta già facendo!

SCOMMETTIAMO CHE È TUTTO FALSO?

venerdì, 19 febbraio 2010

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Come preannunciato, torno sull’infamante e infame articolo, pubblicato da Repubblica due giorni fa. La mia insistenza ha una semplicissima ragione: il mio desiderio e diritto di difesa non è stato ancora del tutto soddisfatto.

Dopo quell’articolo, avevo dato mandato ai miei avvocati di querelare il quotidiano. Ma è subito scattata la telefonatina riparatoria e la rassicurazione che l’indomani (ieri) avrebbero pubblicato un’intervista che mi desse la possibilità di replicare. Mi sono fidato (ho questo maledetto vizio).

Ieri è apparso tra le pagine di Repubblica l’articolo di “riparazione”, ma assolutamente inadeguato, dal momento che all’articolo infame era stato riservato uno spazio di gran lunga maggiore rispetto al piccolo riquadro, in taglio basso, riservato alla mia replica (anche la grandezza delle due foto nei due articoli era ovviamente diversa)

Nel diritto penale c’è un principio fondamentale che condivido in pieno, quello della legittima difesa, in virtù del quale la difesa è legittima, solo se l’azione in cui essa si concreta sia proporzionata all’offesa ricevuta: ebbene, qui è successo l’esatto contrario, qui abbiamo un’offesa ancora troppo spoporzionata rispetto alla difesa!

E allora difendiamoci, allora mi difendo, questa volta però contrattaccando, sfidando frontalmente il giornalista che ha firmato quel pezzo.

Gli voglio lanciare una scommessa! E vorrei che facesse la stessa cosa chi, tra di voi, bloggers, si ritenga leso nel diritto ad una giusta e corretta informazione. Scommettete assieme a me (fidatevi: è un vizio maledetto, che talvolta, però, può anche darti delle soddisfazioni).

Signor Berizzi, scommettiamo che è tutto falso? Vuole scommettere?  Coraggio, le sto dando un’occasione d’oro per arrotondare il suo stipendio, per vincere soldi facili … tanto lei è sicuro di aver scritto la verità, no?  Scommettiamo! Scommettiamo, per esempio, che io non sono mai stato in questo albergo catanese e che non ho mai chiesto sconti a nessuno e per nessuno.

Facciamo così: mi porti un solo documento, un’intercettazione, una carta, qualcosa che, al di là dei sentito dire, delle illazioni, delle ricostruzioni e delle congetture, comprovi che io abbia telefonato a qualcuno di questo hotel per chiedere sconti o che io sia stato lì, anche solo una notte, anche solo di passaggio. Forza, signor Berizzi, scommetta con me e con quanti da questo blog vorranno lanciarle la mia stessa scommessa: pensi a quanti soldi potrà fare … del resto, corrispondendo al vero tutto ciò che lei ha scritto, è un vincita facile, sono soldi che può già sentirsi in tasca, no?  Scommettiamo!

Io scommetto mille euro. Sono certo che in tanti mi seguiranno.

ACCETTA LA NOSTRA SCOMMESSA?

È TUTTO FALSO!

mercoledì, 17 febbraio 2010

pinocchio

Ciò che è apparso oggi sul quotidiano la Repubblica è FALSO! Non pretestuoso, inesatto, ingigantito, amplificato. Falso! Non so di cosa parlano, non ne ho la più pallida idea, eppure questo sfrontato giornalista, che non prova neanche un pizzico di vergogna e si firma,  scrive un articolo, concentrato di vergognose fesserie, senza il minimo rispetto per coloro che lo leggeranno e in spregio al loro diritto all’informazione, che è diritto alla verità, per questo sacro ed inviolabile.

La gente che ogni mattina compra la Repubblica lo sappia. Sappia che lì ci sono scritte un sacco di bugie, che lì non si cerca di informare, ma solo formare coscienze e idee, fuorviarle, condizionarle, portarle dalla loro parte. Si, dalla loro parte! Perché quello è un quotidiano spudoratamente di parte, che ogni giorno sacrifica sull’altare di uno squallido agone politico la nobile verità. I lettori di Repubblica sappiano che la verità non abita lì, non è il dogma di quei giornalisti, non è il loro credo. E la gente che questa mattina ha letto quell’infamante articolo (che mi dipingerebbe come uno colluso con ambienti e personaggi mafiosi) sappia che è tutto falso, che io non conosco nessuno di questi personaggi, non so nemmeno chi siano; fatta eccezione per il Fecarotta (imparentato coi Barbera: una famiglia alla quale ho sempre voluto bene), che comunque non vedo da non so quanto tempo e al quale non ho mai fatto un solo favore. Mai!

Bugie, falsità, infamità: tutto questo è quell’articolo! Questo è la Repubblica. Un dispensatore di menzogne, vendute alla collettività. Un nemico della democrazia, perché in un sistema democratico sano (come evidentemente non è il nostro) la collettività ha il diritto non di sapere, ma di sapere la verità e sulla base di essa formare la propria coscienza e la propria cultura ideologica LIBERAMENTE.

Plutarco diceva: “i delatori e i calunniatori sono scansati e condannati da tutti, come se versassero del veleno, non in un bicchiere, ma in una fontana pubblica, la cui acqua scorre per tutta la città e di cui essi ben sanno che si serve l’intera popolazione”. Questo è quell’articolo, questo è la Repubblica!

Ed è questo ciò che più mi fa male: non tanto il fango che è stato gettato su di me (ci penserà un tribunale a togliermelo di dosso), quanto la disinformazione capziosa, indegna e vergognosamente falsa, che certa stampa di trincea, illiberale e filocomunista, fa in questo Paese.

Proprio ieri è stato consegnato all’ordine dei giornalisti una villa confiscata alla mafia, covo dell’ultimo periodo di latitanza di Totò Riina: non me ne vogliano i giornalisti seri e onesti, ma credo che sede più appropriata non potesse essere scelta per una categoria che viene costantemente mortificata da certi suoi appartenenti, taluni bugiardi, taluni omertosi  (comunque, non fa differenza), che ne infangano scopi e principi… e infangano me!

La tariffa dei moralisti

venerdì, 9 ottobre 2009

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Dal mese di aprile del 2009 abbiamo assistito ad una vera e propria aggressione del quotidiano Repubblica nei confronti di Silvio Berlusconi, tutta centrata sulle famose 10 domande di Beppe D’Avanzo, domande non solo provocatorie ma anche piene di insinuazioni.

Debbo dire che questa recrudescenza moralistica di Repubblica mi è sembrata un forzatura, non solo strumentale. L’attenzione dedicata a Silvio Berlusconi e alle sue abitudini sulla sua vita privata sono state francamente insopportabili e il trattamento riservato al premier è unico nella storia dell’informazione del nostro paese.

Quando qualche giorno fa è stata depositata la sentenza civile nella quale si stabiliva che De Benedetti (presidente del gruppo editoriale L’Espresso, da cui proviene Repubblica) dovesse essere risarcito per la cifra astronomica di 750 milioni ho capito e tutto mi è apparso chiaro.

(continua…)