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	<title>Sud - Il Blog di Gianfranco Miccichè &#187; Regione Siciliana</title>
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		<title>Michele Cimino, sconto sull’addizionale Irpef alle famiglie numerose</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 09:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staffsud</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redazione]]></category>
		<category><![CDATA[addizionale Irpef]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Cimino]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1167" title="cimino" src="http://www.gianfrancomicciche.net/wp-content/uploads/cimino.jpg" alt="cimino" width="520" height="200" /></p>
<p>Post di redazione &#8211; <a href="http://www.blogsicilia.it/">Da Blogsicilia.it</a></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“Sarà l’elemento caratterizzante la manovra del 2010“.</em></p>
<p>Questo il commento dell’assessore regionale Michele Cimino al progetto che prevede sconti sull’addizionale Irpef a vantaggio delle famiglie più numerose.</p>
<p>Il testo, come racconta&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1167" title="cimino" src="http://www.gianfrancomicciche.net/wp-content/uploads/cimino.jpg" alt="cimino" width="520" height="200" /></p>
<p>Post di redazione &#8211; <a href="http://www.blogsicilia.it/">Da Blogsicilia.it</a></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“Sarà l’elemento caratterizzante la manovra del 2010“.</em></p>
<p>Questo il commento dell’assessore regionale Michele Cimino al progetto che prevede sconti sull’addizionale Irpef a vantaggio delle famiglie più numerose.</p>
<p>Il testo, come racconta oggi il Giornale di Sicilia, prevede di applicare una detrazione di massimo 100 euro a figlio per le famiglie che ne hanno almeno 4, ovvero uno sconto di 400 euro sull’ammontare dell’Irpef da versare.</p>
<p>Da uno studio, inoltre, è emerso che a beneficiare dello sconto fiscale sarebbero circa 25 mila famiglie, di cui 3593 nel capoluogo siciliano.</p>
<p>Il progetto di Cimino, infine, divide anche le 25 mila famiglie per fasce di reddito (dai 15 mila ai 50 mila euro annui) e potrebbe limitarsi, nei piani dell’assessore, a quelle con 4 figli ma redditi bassi, costando così di meno alle casse pubbliche.</p>
<p>Fonte: Giornale di Sicilia.</p>
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		<title>énews &#8211; Schifani contro Lombardo. &#8220;No al trasformismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 10:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staffsud</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enews]]></category>
		<category><![CDATA[Pdl]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Lombardo]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Schifani]]></category>
		<category><![CDATA[trasformismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-967" title="schifani" src="http://www.gianfrancomicciche.net/wp-content/uploads/schifani.jpg" alt="schifani" width="520" height="200" /></p>
<p>Da <a href="http://www.livesicilia.it">Livesicilia.it</a></p>
<p><strong>“La mia regione ha tanti problemi, penso alla legalità, le infrastrutture, il mancato uso dei fondi Ue… per risolverli non serve vivacchiare alla giornata, ricorrendo a trasformismi,</strong> disgregando o riaggregando maggioranze diverse da quelle scelte dai&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-967" title="schifani" src="http://www.gianfrancomicciche.net/wp-content/uploads/schifani.jpg" alt="schifani" width="520" height="200" /></p>
<p>Da <a href="http://www.livesicilia.it">Livesicilia.it</a></p>
<p><strong>“La mia regione ha tanti problemi, penso alla legalità, le infrastrutture, il mancato uso dei fondi Ue… per risolverli non serve vivacchiare alla giornata, ricorrendo a trasformismi,</strong> disgregando o riaggregando maggioranze diverse da quelle scelte dai cittadini”.</p>
<p>Il presidente del Senato, Renato Schifani, in occasione del tradizionale scambio di auguri natalizi con l’Associazione della stampa parlamentare, a Palazzo Giustiniani, risponde a una domanda sulla crisi che si è aperta a Palazzo dei Marescialli e invita il presidente Raffaele Lombardo a non cambiare maggioranza.</p>
<p><span id="more-963"></span></p>
<p>“<strong>Non si governa – sostiene Schifani – con gli appoggi esterni.</strong> Mi auguro che in Sicilia non ci siano ribaltoni e che il presidente della Regione lavori per ricomporre la sua maggioranza e rimettersi in sintonia con chi lo ha eletto”. “D’altro canto, mi auguro – aggiunge il presidente del Senato – che le forze dell’opposizione non si prestino a politiche di appoggio esterno, perché pagherebbero cara questa scelta, anche in termini di immagine”. “Ecco perché – precisa Schifani – anche in presenza di tanti problemi se non si riesce a ricompattare la maggioranza allora è meglio fermarsi due mesi e dare alla Regione un governo stabile, coeso e in sintonia col volere dei cittadini”.</p>
<p><strong>“Trasformismi o ribaltoni sarebbero un’onta per la mia Regione”</strong> ribadisce il presidente del Senato che, di fronte ad una crisi che non trova soluzione preferisce il ritorno alle urne. “Ripeto quanto detto in passato: il leader che viene votato – dice Schifani – è l’espressione di una coalizione, se questa viene meno non c’é altra strada che tornare a dare voce ai cittadini. Questo vale non solo per le elezioni nazionali ma anche per tutte le Regioni dove esiste un sistema di voto maggioritario”. “Ho ammirato Soru – conclude Schifani – che in Sardegna quando ha perso la maggioranza ha detto ’si torni a votare’”. (Ansa)</p>
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		<title>Lombardismo?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 17:39:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>staffsud</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Micciché]]></category>
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		<category><![CDATA[Udc]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-951" title="lombardo-micciche" src="http://www.gianfrancomicciche.net/wp-content/uploads/lombardo-micciche.jpg" alt="lombardo-micciche" width="520" height="200" /></p>
<p><em>post di redazione (Articolo di<strong> Eusebio Dalì</strong>,  pubblicato dal quotidiano <strong>Il Clandestino)</strong></em></p>
<p><strong>Ciò che sta accadendo alla Regione siciliana</strong>, dove il Governo-Lombardo non ha più il sostegno dell’Udc né, di fatto, quello del Pdl cosiddetto “lealista” (che continua, però,&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-951" title="lombardo-micciche" src="http://www.gianfrancomicciche.net/wp-content/uploads/lombardo-micciche.jpg" alt="lombardo-micciche" width="520" height="200" /></p>
<p><em>post di redazione (Articolo di<strong> Eusebio Dalì</strong>,  pubblicato dal quotidiano <strong>Il Clandestino)</strong></em></p>
<p><strong>Ciò che sta accadendo alla Regione siciliana</strong>, dove il Governo-Lombardo non ha più il sostegno dell’Udc né, di fatto, quello del Pdl cosiddetto “lealista” (che continua, però, a mantenere in Giunta due Assessori), <strong>altro non è che lo specchio fedele della contraddittorietà ed unicità della politica siciliana</strong>, oggi attraversata da una crisi d’identità, non certo nuova a un contesto politico da sempre definito “laboratorio”, già altre volte segnato da divisioni, diaspore, spaccature, aventini e ribaltoni.</p>
<p>Ma se da un lato è vero che queste continue crisi d’identità costituiscono un freno per la Sicilia, da un altro punto di vista è grazie ad esse <strong>se l’Isola riesce ancora ad essere terra laboratorio,</strong> scenario alternativo alle predefinite e preconfezionate logiche romane. Non che le logiche romane siano da rinnegare, ma non sempre esse rispecchiano le reali esigenze e gli equilibri di una terra, che in fin dei conti l’autonomia ce l’ha nel dna, non solo nel suo Statuto. E’ <strong>un’autonomia culturale, sociale, economica. E’ un’autonomia politica.</strong></p>
<p><strong><span id="more-945"></span></strong>Autonomia politica! Cosa vuol dire? Non certo assecondare spiccioli giochi di Palazzo, a costo di sovvertire lo scacchiere politico &#8220;ortodosso&#8221;, come prefigurato dal panorama romano. Autonomia politica vuol dire, piuttosto, <strong>configurare una classe dirigente alla bisogna trasversale</strong>, capace di essere Giano Bifronte, in grado cioè di dividersi sui talvolta generici ed iperideologizzati temi di carattere nazionale, ma anche di elaborare <strong>un’unitaria, benché diversificata, visione strategica sulla Sicilia e sul Sud</strong>; una classe dirigente che sappia, in altri termini, <strong>fare sistema</strong> attorno agli interessi del territorio che rappresenta.</p>
<p><strong>Solo così è possibile scongiurare il pericolo che la Sicilia e il Meridione restino al palo dello sviluppo.</strong> E’ la politica siciliana, non una parte di essa, che può fare da argine all’irruenza di un Nord, che sembra avere una sorta di diritto di prelazione, rispetto all’azione dei Governi. E’ la politica siciliana, non una parte di essa, che può impedire alla Fiat di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese, che può ottenere i soldi ricavati dalla vendita dei beni sottratti alla mafia, che può far piovere soldi dai cieli dorati d’Europa, che può ribellarsi all’allocazione tutta nordista degli hub, et cetera.</p>
<p>E’ <strong>la politica siciliana che ha il dovere di far ripartire la macchina Sicilia</strong> (ferma da troppo tempo), cercando al suo interno il carburante giusto, se quello scelto dai sacri elettori, per una serie di motivazioni, più o meno valide, non si rivela quello adatto. E ciò non vuol dire affatto sovvertire la volontà popolare, ma, al contrario, preservarla da chi decide di andare da tutt&#8217;altra parte, da chi si rivela un carburante inadatto a quella macchina.</p>
<p>Ciò è quanto sta accadendo al Governo-Lombardo, eletto direttamente dal popolo siciliano, con una percentuale di voti quasi plebiscitaria: milioni di siciliani che hanno consegnato a Lombardo le chiavi della macchina Sicilia e legittimamente ora pretendono che essa parta, anzi che metta a correre.</p>
<p>E <strong>correre, piaccia o no, per la Sicilia vuol dire rinnovare, riformare profondamente</strong>, avere il coraggio dell’impopolarità di certe scelte, vuol dire prendere un’altra direzione. Ed è ciò che Lombardo ha cercato di fare sin dall’inizio della sua esperienza, prendendo una direzione di netta discontinuità rispetto al passato, che evidentemente a molti (a torto o a ragione) non è piaciuta e per questo hanno cominciato ad avversarlo. Bisognerebbe capire fino in fondo quali siano le motivazioni reali (e non solo sbandierate dal politichese di facciata) di tale dissenso, per dare di esso un giudizio morale, oltre che politico. Ma non è facile addentrarsi in un’analisi di tal fatta, senza correre il rischio di apparire faziosamente allusivi. Più semplice è formulare un giudizio politico, che non può non essere negativo, almeno quanto negativo è in linea di principio il sovvertimento di una volontà popolare.</p>
<p>Questa è la questione: <strong>chi sta sovvertendo in Sicilia la volontà espressa dal popolo?</strong> I “leaisti” e gli uddiccini, che abbandonano Lombardo? O Lombardo, che prende atto del dissenso di entrambi e cerca vie alternative? E in ogni caso, visto che il risultato è sempre lo stesso, cioè quello di una maggioranza oggi “diversa”, <strong> siamo o no davanti a un nuovo Milazzismo?</strong></p>
<p>Io credo di no. Ogni fenomeno politico va valutato, mettendolo in stretta connessione col contesto storico in cui si verifica; e pensare di trasferire in fotocopia quell’esperienza ai giorni nostri è un esercizio improbabile.</p>
<p>Certo, a nessuno sfuggono talune similitudini tre le due vicende: la spaccatura all’interno del più grande partito della maggioranza, la tentata espulsione dei dissidenti del Pdl, la ricerca di una convergenza assembleare attorno a un capo dell’Esecutivo, il sostegno degli industriali siciliani, il fatto che a pagar dazio siano anche e soprattutto i centristi dell’Udc e che a farglielo pagare sia il centrista (ex democristiano) Lombardo, l’idea ribaltonistica che tra le righe pare insinuarsi.</p>
<p>Ma, come dicevo prima, <strong>diverso è il contesto storico, totalmente diverso è il terreno politico e istituzionale</strong> in cui le due esperienze s’innestano e diverso ne è l’humus.</p>
<p>La diversità sta nel fatto che oggi non parliamo più di un Presidente da eleggersi, attraverso correntizi giochi di partito, tra gli stessi deputati, bensì di <strong>un Governatore che si è sottoposto al vaglio delle urne con un programma ben definito e che sulla base di quel programma è stato eletto direttamente dal popolo; </strong>salvo poi vedersi mancare l’appoggio di una parte della maggioranza, uscita da quelle stesse urne ed essere, di conseguenza, costretto a cercare vie alternative di governabilità. Peraltro, in un contesto bipolare (assolutamente sconosciuto a Silvio Milazzo e alla politica degli anni ‘50) in cui la presenza in Giunta di esponenti politici dichiaratamente di Centrodestra e di qualche tecnico, ancorché “gradito” all’altra sponda, mette al riparo dalle facili etichette di milazzismo, impropriamente inteso da taluni come sinonimo di ribaltonismo.</p>
<p>Paradossalmente, <strong>è proprio per evitare un ribaltone in piena regola</strong> o anche per scongiurare una sorta di ribaltone ex post (quello che si realizzerebbe attraverso un ritorno al voto con Lombardo candidato per il Centrosinistra) <strong>che l’altro protagonista di questa vicenda, il “ribelle” pidiellino Miccichè, ha scelto di sostenere tali possibili percorsi</strong> di governabilità, alternativi e necessari.</p>
<p>Resi necessari dalla lotta di potere tutta interna al suo partito? O dalla scelta dei cosiddetti “lealisti” (l’ala avversaria) di non sostenere più Lombardo e di tener ferma la macchina?  I malpensanti sostenitori della prima tesi troveranno in questa vicenda un ulteriore punto di convergenza con la vicenda degli anni ‘50.</p>
<p>Chi, invece, ha la lucidità di non affrettarsi in giudizi viziati da qualunquistica dietrologia, si ritroverà assertore dell’altra tesi e, magari coniando un nuovo termine, definirà <strong>la complessa vicenda siciliana di oggi come “Lombardismo”</strong>, cioè la ricerca di sinergie politiche autonome, attorno a un programma di Governo già votato dagli elettori, ma rinnegato da alcuni di coloro che quello stesso programma avevano allora sottoscritto.</p>
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