Giovani e Politica: Ascoltiamoli…

Strano….iniziare con una fotografia di Woodstock, ma cosa meglio di questo fotogramma può efficacemente sintetizzare la partecipazione massiva dei giovani alla politica, all’ideologia pervasiva di quegli anni, ad una trasgressività talvolta violenta, ma il cui fondamento era l’idea che dal basso potesse nascere un movimento capace di “cambiare” letteralmente il mondo.
Adesso mi chiedo è vero che i giovani e la politica stanno attraversando un momento, lungo per la verità, di crisi e di reciproca disaffezione, sentimenti lontanissimi dalla vivacità di quel lontano 1969?La risposta non è poi così scontata come potrebbe sembrare a prima vista.
Secondo una recente ricerca condotta a livello europeo su un campione di 8000 giovani tra i 18 e i 25 anni soltanto il 5,9% degli intervistati si dichiara molto interessato e il 30,7% abbastanza interessato a fronte di un 44,4% poco interessato e un 19,1% che sostiene di essere per nulla interessato alla politica.Sono dati che devono farci riflettere: non esiste più, o è molto meno presente, quello che nelle generazioni precedenti era un impegno chiaro e netto verso le questioni politiche, che si esprimeva spesso anche in forme violente e massimaliste, ma che comunque denotava un interesse ed un bisogno forte e concreto di partecipazione.
Quella stessa ricerca mette in evidenza un altro dato interessante: se nelle generazioni precedenti la politica, intesa principalmente come appartenenza partitica ed espressione fortemente identitaria, spingeva i giovani a partecipare alle mobilitazioni sindacali e alle rivendicazioni sociali (pensiamo ai movimenti degli anni ‘60 e ‘70) oggi l’interesse dei giovani si rivolge soprattutto verso i temi etici, l’associazionismo, l’impegno umanitario, il recupero del sentimento religioso.
E allora, i giovani si disinteressano della politica? E come possiamo fare in modo che la disaffezione per i temi propri della politica si trasformi in rinnovato interesse? Quali sono gli strumenti per recuperare i ventenni, che sono i cittadini ed i politici di domani, all’impegno verso la cosa pubblica?
Preferisco la 500 di Marchionne alla Ferrari di Montezemolo

Oggi è un giorno importante per l’Italia: viene presentata la nuova Fiat 500.
Penserete: e a noi che ce ne frega? A me invece interessa molto, la 500 e la Fiat sono il simbolo di un Italia che è stata e da adesso è anche il simbolo di una Italia che sarà. Una nazione che può e deve ambire all’eccellenza che può e deve diventare la migliore.
Leggo da una intervista rilasciata da Sergio Marchionne alla Stampa di oggi la celebrazione di un successo futuro che è però il frutto di tre anni di ricostruzione e duro lavoro: un’azienda, la Fiat, che rappresenta l’Italia nel mondo e che è ripartita da zero sulla base di una guida forte e determinata e dell’adozione a metodo di alcune parole chiave: disciplina, senso del dovere, etica, condivisione di obiettivi e lavoro di squadra.
Sono convinto che sulla base di questi concetti occorre costruire percorsi di crescita ed arrivare al successo tanto per l’Italia quanto per la nostra Sicilia: avere l’ambizione di essere i migliori e fare l’impossibile per diventarlo.
Però mi sorge spontaneo un confronto tra quanto dichiara l’Amministratore Delegato Marchionne oggi, dopo anni di duro lavoro, e quanto ha reso noto pubblicamente nelle scorse settimane Montezemolo dall’alto della “cattedra” di Confindustria.
Lui, Montezemolo, ha richiamato all’ordine tutti i politici, gli amministratori pubblici, gli imprenditori, la gente. Lui ha parlato di etica, di tutto quello che non va in Italia e della necessità di provvedere con urgenza. Lui si è fatto celebrare, da più parti, come il nuovo messia, come uomo pronto ad entrare in politica, magari a fianco di personaggi “nuovi”.
Io allora penso che questa nostra Italia abbia bisogno di gente che lavori, produca, ottenga risultati, ambisca all’eccellenza e lo faccia in silenzio fino al risultato raggiunto. Abbiamo bisogno di operai e manager efficienti. Non certo di aspiranti politici bravi ad arringare folte platee.
Noi, come Sergio Marchionne, come la Fiat e come la Apple, vogliamo vedere le cose del mondo in maniera diversa dagli altri e vogliamo essere consapevoli che ci sarà spazio per quelli come noi.
A che punto siamo…
Vi posto un intervista: discutiamo di Ars, Regione e Governo Nazionale…Ars a che Punto Siamo..
Roma, Veltroni e il Governo Nazionale…
I fatti di Catania, la Sicilia oggi e domani…













