Articoli marcati con tag ‘Pdl’

Fallica: “Nel Pdl in Sicilia non esiste una regia. Una struttura capillare che non è mai nata”

mercoledì, 10 marzo 2010

fallica

Post di redazione
Da Siciliainformazioni.com

I “ribelli” del Pdl continuano a ribadire di avere dalla loro parte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e rilanciano la vecchia ipotesi di un triumvirato formato da Scalia-Alfano-Miccichè per coordinare il movimento nell’Isola. Mentre continuano i dissidi tra “lealisti” e “ribelli”, SiciliaInformazioni ha intervistato Pippo Fallica, deputato nazionale, segretario della Presidenza della Camera e componente delle Commissioni Difesa e Bilancio e, soprattutto, uno degli uomini più vicini a Gianfranco Miccichè, artefice della nascita del Pdl Sicilia.

Sono passati alcuni mesi dalla nascita ufficiale del Pdl Sicilia. Pensando a tutto quello che è successo nel frattempo, esiste la concreta possibilità di risolvere lo strappo con i lealisti?
Attualmente il Pdl è un partito che in Sicilia non c’è, non esiste. Si parla di nominare i segretari cittadini, quelli provinciali, ma la realtà dice che nei 398 comuni dell’Isola il Pdl, inteso come struttura capillare, non è mai nato. E pensare che quando ero vicecoordinatore regionale al fianco di Gianfranco Miccichè l’accusa principale su Forza Italia era che il nostro fosse un partito di plastica. Oggi invece non c’è più una regia di partito. Bene ha fatto Miccichè, con Dore Misuraca e Pippo Scalia, a lanciare il Pdl Sicilia prima all’Ars, poi in tantissimi enti locali, dove si sono costituiti e si costituiranno i nostri gruppi. Con i lealisti c’è profonda divergenza, lo vediamo in ogni ente locale. Chi sta con Miccichè è visto come un nemico. E in questo momento si risponde con una logica da occhio per occhio.

(continua…)

Videopost: il canto di Miccichè

martedì, 9 marzo 2010

Post di redazione

Immagine anteprima YouTube

Ecco il momento più coinvolgente della performance del sottosegretario all’incontro con i giovani a Siracusa.

In serata pubblicheremo il video completo con l’intero intervento di Gianfranco Miccichè e con le interviste ai protagonisti.

Ho incontrato giovani interessati, appassionati e presi dal nostro progetto

sabato, 6 marzo 2010

invito_pdlsicilia

Devo confessare che l’incontro è andato oltre le più rosee aspettative. C’erano tanti giovani, interessati, appassionati, incredibilmente presi dal nostro progetto politico, che nemmeno io pensavo potesse essere già entrato nei loro cuori e nelle loro teste. Nei loro volti  ho rivisto un entusiamo che quasi avevo dimenicato. E’ stato bello e divertente!

Ho dato mandato allo staff del blog di postare al più presto un resoconto video in modo che tutti possano avere contezza di quello che è successo ieri… e ne vedrete delle belle.

Buon weekend.

Noi ti difendiamo!

sabato, 27 febbraio 2010

gaspare_giudice

Ci risiamo! Ci risiamo con la stampa infamante e diffamatoria. Questa volta tocca all’Unità il triste primato dell’indecenza. Questa volta però è diverso, questa volta è peggio, perché hanno toccato, infangato l’onorabilità di un uomo che purtroppo non può neanche difendersi. Perché è morto!

Gaspare Giudice, il mio amico Gaspare, l’onorevole Giudice è stato stroncato da un male incurabile, è stato ucciso da un calvario giudiziario, lungo undici anni, a cui era stato ingiustamente costretto da quella stessa avversione, bieca e violenta, che oggi ha mosso la penna di Claudio Fava. Ingiustamente! Perché Gaspare Giudice era stato assolto a formula piena. Gaspare Giudice era un uomo innocente e questo Fava lo sa.

Ma Fava appartiene a quella schiera di ipergiustizialisti manettari, che, in spregio alla nostra Costituzione, conoscono un solo principio: quello della presunzione di colpevolezza; che diventa certezza della colpevolezza quando si tratta di avversari politici. Molto più che un semplice principio. Un dogma, che si pretende di far valere e si sbandiera impudentemente persino quando l’avversario politico da colpire è stato assolto da una sentenza di un tribunale della Repubblica italiana, che questi signori dicono di amare, servire e rispettare. Ma la verità è che questi adepti del post comunismo d’azione,  nostalgici di Tangentopoli e monetine da lanciare, nuovi paladini del giustizialismo in viola, sono disposti ad amare, servire e rispettare la Repubblica italiana solo a condizione che Essa sia retta dall’Estremismo che professano e dai suoi principi e metodi illiberali… altrimenti, tutti ladri, mafiosi, corrotti; tutti da intercettare, da indagare, da sputtanare su quotidiani, trasformati in patiboli di fango.

Tutti, ma proprio tutti! Anche il povero Gaspare, che da lassù starà provando tanta pena per Fava e magari ci starà suggerendo di ignorarlo, di perdonare il suo vile e gratuito attacco.

No, amico mio!  A noi Fava non fa pena, ci fa schifo! Noi non possiamo ignorarlo, noi vogliamo difendere, coi denti e a qualunque costo, la tua memoria, la tua onorabilità, ciò che di straordinario ci hai lasciato. Noi lo difendiamo, contro Fava, che di straordinario ha combinato così poco, che ormai non sa trovare di meglio da fare che prendersela vigliaccamente con chi non c’è più, ma quando c’era sapeva difendersi, si è difeso e ha vinto!

Ciao Gaspare… e scusaci se ancora non siamo riusciti a fare dell’Italia un Paese migliore, quel Paese, libero e civile, che tante volte insieme abbiamo immaginato, pensato, sognato. E al quale tu hai dedicato la tua vita!

Lettera aperta ai lettori di SUD del capogruppo del Pdl-Sicilia all’Ars Giulia Adamo

mercoledì, 20 gennaio 2010

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Post di Giulia Adamo

Un governo democratico è la sintesi di un progetto, aderente ai bisogni dei cittadini e valutato positivamente dal corpo elettorale.

Il progetto del governo Lombardo e delle forze parlamentari che lo sostengono è la Sicilia. L’ammodernamento del sistema-regione rappresenta il bisogno primario che gli elettori ci hanno chiesto di soddisfare con il loro sostegno nella primavera del 2008.

La crescita economica, sociale e culturale della nostra terra è il progetto politico del gruppo Pdl-Sicilia e massima è l’aderenza alle richieste di innovamento e sviluppo che con sempre maggiore insistenza giungono da ampi settori della società civile.

Sosterremo con lealtà e responsabilità l’azione politica e amministrativa del nuovo esecutivo regionale, perché crediamo fortemente nelle capacità degli uomini che lo compongono e ne condividiamo lo spirito innovatore.

Tuttavia, il cambiamento che tutti auspichiamo deve essere reale e tangibile, non una dichiarazione di intenti ma un fatto sostanziale. Il Pdl-Sicilia, scompaginando in maniera traumatica il gruppo del Popolo della Libertà, ha dato fin dall’inizio un chiaro segnale alla politica regionale: la Sicilia al di sopra di tutto.

Abbiamo compiuto una scelta consapevole della quale non ci pentiamo, anzi crediamo fermamente che il valore della coerenza, contrapposto a quello della illogicità, sia il caposaldo di una corretta azione politica. Distinta e distante da certe logiche personalistiche e del tutto corrispondente alla richiesta di governabilità dei cittadini siciliani.

Il Pdl-Sicilia continuerà a fare la sua parte. Pretenderemo ritmo ed efficienza dal governo, così come garantiremo uniformità di giudizio, determinazione nell’azione parlamentare e compattezza decisionale.

L’esecutivo Lombardo ha un unico obiettivo: predisporre, di concerto con le forze parlamentari disposte ad accettare la sfida del cambiamento, un piano organico di riforme che possano incidere profondamente sul tessuto economico e sociale della Sicilia.

Per aspirare a essere la ‘regione’ di riferimento del Mediterraneo bisogna investire sul futuro modificando le micro e macro storture che danneggiano la nostra Isola.

La giunta che guiderà la nostra regione nasce dalle ceneri di un’esperienza politica fallimentare che ha rifiutato di affrontare con coraggio la crisi determinata dalla drammatica fine del precedente governo. Ma a differenza dell’araba fenice che si rigenera del tutto simile a se stessa, la nuova compagine governativa regionale e i gruppi parlamentari che la sostengono hanno fatto tesoro dell’esperienza passata e sono già proiettati verso un futuro diverso, migliore. Il cambiamento.

Siamo certi che questo sarà il governo del fare. E lo ha dimostrato fin da subito.

La nostra terra necessita di profonde modifiche. Bisogna rompere le catene che ci legano a un passato di subalternità e arretratezza culturale e materiale, figlio di una visione politica timida incline solo al compromesso.

Con il nuovo governo Lombardo inauguriamo l’era del coraggio: il coraggio di interrompere la comoda e redditizia strada dell’accondiscendenza e del tirare a campare, lastricata nel passato prossimo da grandi e suggestivi numeri parlamentari, per intraprendere il ripido e scosceso sentiero delle riforme anche a costo di sporgerci troppo sul dirupo della limitata, sulla carta, consistenza parlamentare della maggioranza.

Il futuro della nostra Isola passa inevitabilmente dalle scelte che saremo tenuti a compiere nei prossimi mesi. E’ giunto per tutti il tempo delle decisioni: stare con la Sicilia o contro di essa; operare attraverso le riforme strutturali a favore del suo sviluppo o continuare a galleggiare favorendone solo la stagnazione.

La politica siciliana deve schierarsi: a sostegno delle scelte del governo Lombardo, ovvero contro i vecchi e inconcludenti schemi politici, oppure a favore di una logora e snervante dottrina dell’accomodamento. Tertium non datur.

Naturalmente nessuno è disposto ad accettare niente a scatola chiusa. La sfida delle riforme può essere vinta solo attraverso un confronto leale di idee e progetti. Crediamo in questa impostazione programmatica, siamo certi che solo procedendo attraverso una costruttiva analisi dei contenuti è possibile determinare il cambiamento della nostra terra.

Conditio sine qua non è l’apporto fattivo di tutti coloro che credono fermamente nel progetto. Non possiamo più permetterci di assistere a situazioni imbarazzanti dove esponenti della maggioranza uscita vittoriosa dalle urne, componenti di gruppi rappresentati nel governo, operino contro di esso.

Lealtà, rispetto e fermezza devono essere i principi basilari per una solida e costruttiva azione a sostegno delle riforme. Su questo noi vigileremo, stimolando e incoraggiando l’azione del governo, attraverso i nostri rappresentati al suo interno e dai banchi di Sala d’Ercole.

Una burocrazia più snella, un sistema industriale più coraggioso e invogliato ad investire, un programma di gestione e smaltimento dei rifiuti più efficiente e rispettoso dell’ambiente, una ancor più intelligente valorizzazione dei nostri beni artistici e architettonici, incentivi e valorizzazione del merito per evitare la fuga dei nostri migliori cervelli. Tutto questo significa cambiamento.

Su queste basi il Pdl-Sicilia accetta la sfida delle riforme ed esprime fiducia al governo Lombardo.

Un partito in liquidazione

martedì, 5 gennaio 2010

forza3

Quello che nel nostro partito sta accadendo attorno alle imminenti elezioni regionali mi lascia abbastanza perplesso e m’induce a una riflessione, che va al di là dei nomi e delle personalità che alla fine correranno per la Presidenza.

E’ sotto gli occhi di tutti come la componente forzista del Pdl stia rimanendo a guardare, mentre Lega e componente An  fanno incetta di candidature in tutta Italia.  Al Nord la Lega riesce ad ottenere il Piemonte e il Veneto (qui, peraltro, a spese di un forzista doc e Governatore amato, come Galan), lasciando a Forza Italia soltanto Formigoni, la cui candidatura era comunque fuori discussione, quindi fuori trattative.  Al Centro-Sud a farla da padrone è An, con le candidature, comunque autorevoli, di Scopelliti in Calabria e della Polverini nel Lazio.

Per cartità, nulla da ridire sulle qualità dei candidati, specie se parliamo di personaggi che sul campo hanno dimostrato capacità degne di un ruolo così importante. E nulla da ridire sulla scelta di Renata Polverini, meglio, sull’opportunità politica che nel Lazio la scelta spetti alla componente di An, che in quel territorio è sempre stata radicata, forte e presente, tanto da avere oggi il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno (senza dimenticare che il predecessore di Marrazzo era l’allora aennino Francesco Storace).

Ma è il quadro complessivo che mi lascia perplesso, cioè il fatto che Forza Italia (scusate se la chiamo ancora così, ma ho motivo di esserne nostalgico) non riesca più ad imporsi e ad imporre i suoi uomini, come si converrebbe, invece, alla componenete politica dal maggior peso consensuale, e quindi politico, all’interno del partito e della coalizione tutta.

L’analisi politica che ne consegue non mi porta a c0nclusioni ottimistiche e temo che questo Pdl sia destinato al naufragio definitivo, dopo questa deriva, se continuerà ad annichilire la sua componente di maggior forza e rappresentatività.

E non posso non scorgere in questo annichilimento un certo parallelismo con quanto succede a me in Sicilia. Il riferimento non è tanto alla, sia pur simile, vicenda della Presidenza della Regione, che un anno e mezzo fa mi vide protagonista (sapete tutti com’è andata), quanto alle avversità e ai contrasti interni, cui ho dovuto far fronte in questi mesi e che altro non sono se non un  tentativo (per fortuna vano) di annichilimento di un forzista, peggio, del fondatore di Forza Italia in Sicilia.

E in questo quadro, suona assurdo, quasi irridente, il grido di scandalo del coordinamento nazionale contro chi, come me, per salvarsi da questa deriva politica,  prende le distanze e fonda il Pdl-Sicilia. Che cosa pretendevano? Che me ne stessi a guardare, mentre permettevano a Castiglione e ai suoi referenti di far naufragare il partito, disperdendo in un mare d’irresponsabile schizofrenia la fiducia che in questi anni i siciliani ci hanno riconosciuto, affidandoci le redini della maggior parte dei governi locali? Che cosa pretendono adesso? Che altri se ne stiano a guardare, mentre regalano il Paese alle altre forze politiche, mettendo di fatto in liquidazione Forza Italia?

Non era una liquidazione, era una fusione! Questo era il Pdl, se non l’hanno ancora capito.

E allora, si lamentino di meno, cerchino di capire le ragioni del malumore che un po’ dappertutto serpeggia e s’impegnino di più ai tavoli delle trattative; e soprattutto, lì ricordino che Forza Italia, il più grande partito della storia repubblicana, non è solo il maggiore azionista del Pdl, non è solo la sua componente maggiore, ma è l’anima e il corpo di questo partito. Ed abbiano perciò più rispetto per i tanti Galan che hanno fatto la storia di questo partito e la storia di questo Paese e che ora, invece, devono vedersi dare una pacca sulla spalla e sentirsi dire: “Grazie, le faremo sapere”.

Io il naufragio non lo voglio! Io alla liquidazione di Forza Italia non ci sto, e non solo per evidenti ragioni di cuore. Sarebbe un delitto politico, sarebbe una iattura per l’intero Paese, che in questo ventennio ha avuto in noi forzisti un vero, grande baluardo di libertà e rinnovamento.  Io alla liquidazione di Forza Italia non mi rassegno! Spero, pertanto, in una netta inversione di tendenza e nel rilancio di quel grande progetto politico che era Forza Italia e che avrebbe dovuto continuare ad esserlo dentro il Pdl.

Però dubito che ciò accadrà. Ed è questo dubbio che mi spinge, ogni giorno sempre di più, verso il partito del Sud: lì si che si potrà di nuovo respirare l’atmosfera di un tempo e si potrà tornare a fare grandi cose per il meridione e per il Paese.  Con Silvio Berlusconi!

I fatti oltre le parole

martedì, 29 dicembre 2009

ars_nuvole_ok

Ed eccoci al Lombardo ter!

Alcuni sostengono che è ribaltone! Ma dov’è il ribaltone? Capisco l’acrimonia, gli asti, il dover spendersi in dichiarazioni di parte, capisco il nervosismo che in taluni diventa odio politico.  Ma è tutto un ciarlare, fa tutto parte di quella politica parolaia, nella quale, lo ammetto, anch’io talvolta mi ritrovo invischiato e che però rimane soltanto sterile polemica, buona solo a rimpire le pagine dei giornali.

E allora in questo post voglio cessare questa stupida guerra all’ultima dichiarazione, dove non c’è mai un vincitore, in cui sembra che tutti abbiano ragione, dove a perdere sono solo i siciliani, in cui ad aver torto sono soltanto loro. Voglio mettere da parte le parole e attenermi ai fatti: quelli sono oggettivi, nessuno li discute.

Fatto: circa un anno e mezzo fa volevo candidarmi a Governatore della Regione e per questo entrai in competizione con Raffaele Lombardo; ma qualcuno (anche e soprattutto del mio stesso partito) me lo ha impedito, convincendo Berlusconi che Lombardo fosse la scelta giusta.

Fatto: la scelta cadde proprio su Lombardo, io mi sottomisi con senso di responsabilità alle ragioni della coalizione e feci campagna elettorale per il nostro candidato.

Fatto: Lombardo vince e comincia a governare, contraddistinguendosi per una tendenza riformatrice che, almeno a parole, tutti invocavano; ma dopo qualche mese, quegli stessi soggetti che lo avevano voluto al Governo al posto mio, cominciano a remare contro, probabilmente perchè, al di là delle parole di circostanza, Lombardo inizia a toccare nervi scoperti e interessi coperti, ma forse anche perchè il Governatore si macchia della “colpa” di riuscire a dialogare con me, più di quanto non riesca a fare con gli altri.

Fatto: a differenza, infatti, dei miei colleghi del Pdl e di quelli dell’Udc, io mantengo fede al mandato degli elettori e, sebbene utilitaristicamente mi converrebbe cavalcare il malcontento e far cadere Lombardo per ripropormi (cosa che peraltro mi è stata offerta), continuo invece  a sostenerne il Governo, anche perchè convinto della strada riformatrice da esso intrapresa.

Fatto:  per via delle continue, talvolta subdole, ostilità (vedi vicenda fondi Fas), il primo Governo Lombardo entra in crisi e viene avvicendato da un Lombardo bis, in cui i cosiddetti lealisti, nonostante tutto, continuano a essere rappresentati con ben due assessori (Milone e Beninati).

Fatto: le cose però non migliorano, anzi Lombardo deve registrare non solo l’ostilità (adesso comprensibile) dell’Udc, ormai all’opposizione, ma incomprensibilmente anche quella dei deputati lealisti, sebbene essi siano rappresentati in Giunta.

Fatto: le ostilità dei lealisti raggiungono un livello di criticità massima, quando questi bocciano in aula il DPEF, decretando di fatto la fine del Lombardo bis e mettendosi manifestamente all’opposizione.

Fatto: Lombardo deve andare avanti, non può cedere, non può mollare, deve fare le riforme di cui la Sicilia non può fare a meno e ovviamente può farle solo con chi ci vuole stare.

Fatto: Lomabardo forma un nuovo Governo, con assessori che fanno riferimento alle aree politiche che ci vogliono stare e con dei tecnici, alcuni dei quali pare abbiano delle simpatie per il Pd; ma un tecnico (anche questo è un fatto, il resto sono solo parole) viene scelto per le sue competenze, non per le sue simpatie politiche, e non si può pensare di chiedere  a un insigne economista o ad uno stimato dirigente per chi ha votato alle ultime elezioni, prima di chiedergli di mettere al servizio del Governo quelle competenze; e comunque (altro fatto) oggi leggo le dichiarazioni di Lupo, Segreterio regionale Pd, il quale afferma di non aver dato nessuna indicazione.

Ecco! Questi sono i fatti incontrovertivbili, che incontrovertibilmente dicono non esserci stato nessun ribaltone, ma solo la ferma volontà di andare avanti e di fare quelle riforme di cui la Sicilia ha bisogno (riforma burocratica e accelerazione della spesa, prima di tutto).

Quella stessa Sicilia che se ne frega di tutto sto teatrino, quella stessa Sicilia che se ne frega se un assessore è lealista o ribelle, se è tecnico o politico, quella Sicilia che è stanca, anzi nauseata della politica delle parole, perchè  vuole solo fatti.

Quella Sicilia che per me viene prima di tutto e di tutti!

Le parole di Miccichè: “cosa pensano, che siamo tutti fessi?”

venerdì, 18 dicembre 2009

schifani_alfano

Post di redazione

Le ultime dichiarazioni rilasciate dal leader del Pdl-sicilia

“Lombardo dia retta ai Siciliani, vada avanti col programma di riforme e vari subito un Governo, il più affidabile possibile. Noi ci entreremo solo se non ci saranno gli uomini di Schifani e Alfano.

Quanto al futuro del Pdl, se davvero vogliono collaborare diano un segnale. Serve il commissariamento del partito, affidato a qualcuno con un mandato preciso: riprendere il dialogo con Lombardo e con me!

E comunque, continuo a non capire cosa vogliono Schifani e Alfano.  Hanno scelto come coordinatore Castiglione, che è sempre stato nemico di Lombardo; hanno avuto gli assessori in giunta, ma hanno votato contro il Governo. la verità è che i loro errori hanno spaccato il  Pdl. Secondo me non controllano più neppure il gruppo, visto che quando Cascio ha prospettato la trattativa per la sostituzione dei vertici è stato aggredito dai deputati.

(continua…)