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L’intervista

domenica, 15 agosto 2010

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Micciché su SiciliaOggi: “Garibaldi un assassino, l’Unità d’Italia una disgrazia e il Pdl è confuso”

martedì, 8 giugno 2010

Post di redazione
di Giuseppe Taibi per Siciliaoggi.net

Se volete fare colpo su Gianfranco Micciché, non perdete tempo a tessere le lodi di Garibaldi, non mostrate apprezzamenti per “i mille”, e se vi chiede qual è l’anno storico da voi preferito, non fate l’errore di dire con certezza “il 1861, l’anno dell’unificazione d’Italia”. Miccichè ha un’idea ben precisa dell’Unità (“da lì sono iniziate le nostre disgrazie”), di Garibaldi (“ladro e assassino”- oltre che uxoricida- “ammazzò Anita”), dei mille (“ni ficiru un culu tanto”). Ha il cuore a forma di trinacria, è un uomo del Sud che crede in un Sud diverso, difeso da un altrettanto “Partito del Sud”. E’ uno stratega, che attua in politica le leggi della fisica: studia la gravitazione, fa uso delle norme che regolano gli equilibri, mastica i dettami sul bilanciamento dei pesi. Di ogni elemento ne conosce il peso specifico: misura le proporzioni. A volte supera la continenza, ma lo fa per scardinare le chiusure avverse, per rendere le parole, messaggi che centrino gli obiettivi. E’ popolare perché nei comizi pratica la facezia. Si serve di battute, scivola nel volgo senza essere volgare. E’ un mattatore delle piazze ricolme di simboli e faccioni di candidati. Ma è sempre chiaro e diretto. Ama Berlusconi, ma non come Bondi: lo adora ma non lo santifica, lo teme ma non è servile.

Onorevole Micciché, lei spesso parla di confusione all’interno del Pdl, ma non crede che parte di quella confusione sia stata generata da lei?
“Assolutamente no. Torniamo indietro per ripercorrere i passaggi degli ultimi anni. Il Pdl è stato il partito che ha voluto il presidente Lombardo a tutti i costi, quasi come se non ci fosse stato lui avremmo rischiato la morte. Al tempo delle elezioni regionali avevo dato la mia disponibilità, mi sarebbe piaciuto fare il presidente della Regione, non lo nascondo. Quando Berlusconi ha però detto che doveva essere Lombardo il candidato, mi sono allineato alle decisioni del partito. Ho lavorato, ho fatto una campagna elettorale per Lombardo, forse sono stato l’unico a farlo per davvero. Poi il Pdl ufficiale, dopo soli tre mesi, mi ha chiesto di nominare coordinatore regionale Giuseppe Castiglione, il più grande nemico storico di Lombardo. Da quel momento hanno cominciato un continuo attacco ad un presidente votato tre mesi prima. Mi sono reso conto che dovevo fare qualcosa, altrimenti avremmo consegnato Lombardo alla sinistra, ed io di Sicilia rossa non ne ho mai sentito parlare e mai ne vorrei sentire. La stupidità del Pdl ortodosso, la sua follia,il suo totale isterismo, avrebbe consegnato la regione alla sinistra. Per tale motivo ho scelto di sostenere Lombardo: con me la squadra di deputati che sta a mio fianco, i deputati vicini a Fini e che non provengono da Forza Italia, coloro che da sinistra si sono spostati al Gruppo misto e alcuni dell’Udc. Chi fa quindi confusione, noi o loro? Io amo Berlusconi, amavo fortissimamente Berlusconi, però questo Pdl mi sembra molto confuso”.

Nei giorni dello strappo tra Fini e Berlusconi, i “finiani”, per difendersi dalle accuse di disfattismo, avevano indicato in lei un vero dissidente interno.
“Non è così. Fini ha voluto prendere l’esempio siciliano per dire a Berlusconi: guarda che il partito così com’è, non funziona da nessuna parte; quello che sta succedendo in Sicilia e sintomatico di un problema che si registra in tutta Italia. E penso che Berlusconi adesso se ne sia reso conto”.

Si dice che la sua operazione abbia l’avallo di Berlusconi: lei farebbe parte di un progetto per contrastare il dilagare della Lega. Una scelta dovuta dopo il successo di Bossi alle elezioni regionali.
“Le regionali non c’entrano. Della prepotenza, dello strapotere della Lega e che certamente avrebbe originato uno scontro interno alla coalizione, ne parlavo già due anni fa. Oggi lo dice anche Fitto. Due anni fa mi avevano preso per pazzo; io ho soltanto avuto capacità di capire prima degli altri quello che sarebbe accaduto. Io credo che la cosa più giusta da fare per la Sicilia è essere rappresentati a livello nazionale da un partito che abbia una sua autonomia, un numero di deputati tale da condizionare l’esistenza di un Governo. Senza Udc e Alleanza nazionale siamo succubi dalla Lega, per questo motivo è necessario che ci sia un contrappeso. Ecco, noi siamo il contrappeso”.

(continua…)

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Pdl-Sicilia agricoltura

sabato, 5 giugno 2010

Post di redazione

Gianfranco Miccichè ha preso parte ieri ad un incontro a Marsala con gli agricoltori e i pescatori della provincia di Trapani, organizzato dal PdL Sicilia.

Presenti il capogruppo all’ARS Giulia Adamo, l’on. Scilla e l’assessore Bufardeci che nei loro interventi hanno evidenziato la necessità che l’agricoltura siciliana vada tutelata, ma anche liberata da pratiche e procedure che, in passato, hanno garantito sacche di potere e rendite di posizione che ormai sono deleterie. E’ necessaria una rivoluzione culturale, è necessario fare autocritica e cambiare metodo: attraverso il sistema della filiera, dell’aggregazione, degli accorpamenti, bisogna fare in modo che la Sicilia – oggi produttrice di materie prime che vengono poi commercializzate da altri – divenga protagonista del processo produttivo in tutte le sue fasi, dalla produzione alla conservazione alla trasformazione fino alla commercializzazione del prodotto finito. Che la Sicilia da luogo di consumo divenga luogo della produzione.

Miccichè – che ha concluso l’incontro – si è confrontato a muso duro, ma con la solita franchezza, con un’agitata platea i cui iniziali mugugni si sono trasformati, col trascorrere dei minuti di un intervento breve ma incisivo, in applausi e manifestazioni di consensi: “Solo oggi, qui, prendo piena coscienza del vostro problema che va risolto attraverso il lavoro ed il supporto politico. A noi non manca né la forza, né la volontà, né il coraggio e nemmeno l’incazzatura per risolverlo e darvi le risposte aspettate. Certo noi – a differenza di altri che, per esempio, fanno di tutto per non fare arrivare in Sicilia i FAS – rappresentiamo quella politica coraggiosa che ama la propria terra e antepone questo amore a tutti e a tutto, cariche comprese. E a proposito di sviluppo della nostra terra e di battaglie condotte con questa motivazione, sono ben lieto di dirvi che è stata convocata da Berlusconi e Tremonti una conferenza stampa sulla semplificazione delle procedure amministrative. Ho chiamato il Presidente e l’ho ringraziato perché è una cosa che chiedo da tempo”.

Miccichè ha, poi, concluso: “Crediamo nel nostro progetto a tal punto da metterci in gioco e rischiare tutti molto, come ho rischiato io, hanno rischiato Titti Bufardeci e Giulia Adamo. Ma è un progetto a cui crediamo davvero ed è per questo che siamo qui a prenderci anche le contestazioni, perché vogliamo confrontarci con la gente e comunicare tutto quello che stiamo facendo per fare di questa nostra bella Sicilia una terra migliore.

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IL PRESTITO

sabato, 8 maggio 2010

Post di redazione

Ebbene si, anche le parole sono un bene alienabile, almeno secondo Gianfranco Miccichè, il quale ha detto di voler prendere a prestito niente poco di meno che le parole di Renato Schifani.

Tutto ha avuto origine da una dichiarazione del presidente del Senato: “L’elettore chiede coerenza ai politici e ha il diritto di indignarsi se la colazione che ha vinto le elezioni si disgrega e chi era nella maggioranza finisce all’opposizione. Il politico – ha aggiunto – deve essere tutore del patto elettorale stretto con i cittadini. Il cambio di maggioranza e’ un virus patologico pericoloso”.  Opinioni, quelle del Presidente Schifani, espresse senza alcun riferimento esplicito al caso Sicilia, ma nelle quali non poteva non intravedersi un cenno al governatore Lombardo, che si ritrova una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne.

E il prestito?

Il prestito è avvenuto qualche ora dopo, quando Gianfranco Miccichè ha dichiarato: “Concordo pienamente con il presidente del Senato, che ha enunciato un principio basilare e indiscutibile per una democrazia compiuta com’e’ la nostra.  Prendero’ a prestito le sue parole quando mi trovero’ a sottolineare ancora una volta le profonde ragioni del mio rifiuto a seguire la linea politica dettata dal coordinamento regionale del Pdl. Sono convinto che queste sue dichiarazioni facciano riflettere chi in Sicilia ha ritenuto di non rispettare il patto elettorale stretto dal centrodestra e da Lombardo con i cittadini siciliani, disseminando il pericoloso virus dell’instabilita’ e delle divisioni, di cui, per fortuna, la buona politica ha saputo essere antidoto efficace”

Chi lo avrebbe mai detto? Schifani che presta una cosa a Miccichè! La domanda adesso è: gliela restituirà?

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