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    A Palermo pizzo con fattura e garanzia di anonimato

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    Nella notte di ieri la squadra mobile di Palermo ha arrestato due boss emergenti della famiglia di “Borgo vecchio”, storico rione popolare nel centro del capoluogo siciliano. L’accusa è di associazione mafiosa ed estorsione ai danni di un commerciante. I due malviventi avrebbero inoltre assicurato l’anonimato alla vittima, evitando di segnarlo nel “libro mastro” della riscossione del pizzo, nel tentativo di eludere le indagini e una eventuale convocazione del commerciante estorto da parte degli inquirenti. Alla vittima è stata anche proposta la possibilità di avere una “pezza d’appoggio” per giustificare le uscite: fatture per consulenze mai effettuate o per acquisto di materiale.

    Si tratta di Francesco Russo, 47 anni - arrestato nel 2000 e scarcerato nel novembre del 2006 – e Michele Siragusa, 64 anni, uscito di cella il 5 maggio 2007. Entrambi si trovavano in regime di sorveglianza speciale, ordinata dal gip Maria Pino, del tribunale di Palermo, su richiesta del pm Maurizio De Lucia, della direzione distrettuale Antimafia. A incastrare i due malviventi le dichiarazioni di un commerciante taglieggiato, titolare di una ditta di rivendita di autoricambi, e gli appostamenti e le intercettazione ambientali degli agenti della mobile di Palermo. Si tratta di due personaggi storicamente inseriti in Cosa nostra, in grado, secondo gli inquirenti, di riorganizzare la famiglia di “Borgo vecchio” dopo i recenti arresti dei vertici della cosca. A confermarlo anche le dichiarazioni di due pentiti del clan dei Lo Piccolo: Francesco Franzese e Andrea Bonaccorso.
    «Un’operazione – spiega il capo della squadra mobile di Palermo, Maurizio Calvino – che ha comportato l’incrocio di diverse attività: il monitoraggio continuo degli spostamenti delle persone interessate, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno confermato i sospetti e, infine, le intercettazioni captate dalle apparecchiature installate nell’attività del commerciante. Eravamo convinti che intrattenessero summit di mafia e abbiamo invece scoperto le richieste estorsive».
    Pizzo con fattura e garanzia di anonimato, dunque, ma, nonostante tutte le cautele, i due esattori sono finiti nella rete. «L’iniziativa è della polizia giudiziaria – dice Maurizio De Lucia, sostituto procuratore della Dda di Palermo, che ha coordinato l’operazione – ma in generale i commercianti stanno cominciando a collaborare con la giustizia e diventano un numero consistente. Naturalmente le denunce sono ancora molto poche rispetto all’entità delle estorsioni. Ma non c’è dubbio che la situazione è molto diversa rispetto a qualche anno fa. Registriamo, ad esempio, alcune denunce spontanee che fino a qualche anno fa ci sognavamo».
    Fonti:
    Ilsole24ore (Andrea Cottone)

     
     
     
     
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