Il lodo Alfano è legge, sì dal Senato
23 Lug. - Con 171 voti a favore, 128 contrari e 6 astenuti l’aula del Senato ha dato il via libera definitivo al lodo Alfano, che prevede l’immunità per le quattro alte cariche dello Stato durante la legislatura in corso. Il Parlamento ha trasformato in legge il ddl in soli 25 giorni: varato dal Consiglio dei ministri il 27 giugno, la presentazione del disegno di legge era stata autorizzata dal capo dello Stato il 2 luglio.
La legge, che ora dovrà essere firmata dal Capo dello Stato ed essere pubblicata in Gazzetta ufficiale per diventare operativa, prevede la sospensione dei processi penali, anche quelli in corso, nei confronti di presidente della Repubblica, presidente del Senato e della Camera e presidente del Consiglio.
La sospensione non si applica nel caso di reati “funzionali”, ossia commessi dalle quattro cariche nel corso dell’esercizio delle loro funzioni. Lo scudo vale per l’intera durata del mandato, ma non si applica in caso di successiva investitura in altra carica protetta. La sospensione riguarda anche la prescrizione e non preclude al giudice l’acquisizione di prove non rinviabili. L’imputato potrà rinunciare alla tutela, mentre le altre parti coinvolte nel processo sospeso potranno proseguire la loro azione in sede civile, “con termini ridotti alla metà”.
A differenza del Lodo Schifani — varato nel 2004 durante il precedente governo Berlusconi e bocciato dalla Consulta perché incostituzionale — il nuovo Lodo stabilisce una durata limitata dello scudo e consente alle parti civili di esser risarcite.
Il dibattito politico
Per il centrosinistra, che ha votato no, la legge è stata costruita su misura per Berlusconi, imputato davanti al tribunale di Milano nel processo stralcio sui presunti fondi neri di Mediaset. Intervenendo al Senato, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha risposto all’accusa dicendo che “il nostro ddl non è molto urgente o poco urgente. Secondo noi è semplicemente giusto”. Il Guardasigilli ha colto l’occasione per annunciare che il governo ha intenzione di procedere alla riforma del sistema giudiziario in autunno, sottolineando di attendersi un atteggiamento di apertura su questo tema da parte dei settori riformisti dell’opposizione. Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, il più duro oppositore alla politica del governo sulla giustizia, ha detto che il suo partito raccoglierà le firme, non appena la normativa lo permetterà, per un referendum contro la legge sulla sospensione dei processi.
Fonte: TgCom














