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TREMONTI: ISTRUZIONE PER IL DISUSO… RECENSIONE SEMISERIA

martedì, 23 febbraio 2010

giuliotremonti

post di redazione

di Francesco Armetta (ufficio stampa Pdl Sicilia)

Molto spesso dalle pagine di questo blog sono stati espressi giudizi politici sull’operato del ministro dell’economia Giulio Tremonti. Si è parlato delle sue posizioni filo nordiste, è stato enfatizzato il suo ruolo nel sacco dei fondi Fas, ma con altrettanta enfasi è stata riconosciuta al ministro una presunta ‘superiorità’ intellettuale, patrimonio inestimabile della coalizione di centrodestra, condensato di sapienza e scienza economica.

Insomma, il messaggio che è passato può essere sintetizzato così: Tremonti è un uomo del nord, è molto vicino alle posizioni della Lega, le sue scelte hanno favorito e favoriscono il settentrione, ma che ci possiamo fare? È un genio dell’economia, quindi, testa bassa e pedalare!

Genio incompreso o potere della comunicazione? A smascherare il bluff mediatico di Giulio Tremonti ci hanno pensato cinque economisti italiani, ‘emigrati’ negli Stati Uniti. Con “pignoleria, irriverenza, logica, aritmetica e quel poco di economia che basta”, Alberto Bisin, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Andrea Moro e Giulio Zanella nel libro “Tremonti, istruzioni per il disuso”, edizioni l’Ancora del Mediterraneo, hanno smontato pezzo per pezzo la teoria, ma anche la pratica, economica del ministro dell’economia, definito Voltremont, “il cugino politico di Lord Voltemort, il Signore del male nella saga dei libri per ragazzi del maghetto Harry Potter”.

Con un tono volutamente beffardo i cinque professori italiani, snocciolando dati e riferimenti teorici ma soprattutto criticando nel merito il metodo di analisi ed elaborazione delle tesi di Tremonti, hanno “reso esplicito che l’Oscuro Signore è intellettualmente in mutande e che le medesime sono piene di buchi”. L’invito ai lettori è esplicito: “Non cercate – scrivono gli autori di “Tremonti, istruzioni per il disuso” – risposte nei suoi scritti, perché non li troverete.

Troverete invece visioni oniriche, frasi roboanti e la sicumera di essere l’unico al mondo investito, in modo misterioso, di una qualche sorta di conoscenza esoterica (…) e offrire soluzioni magiche”. La tesi di fondo del libro, molto ben documentata e argomentata ai limiti dell’incredibile visto il peso specifico del personaggio politico sotto analisi, è che il comportamento del super-ministro sarebbe incoerente, multiforme, cangiante, contraddittorio, che nell’elaborazione delle sue teorie compie errori logici elementari.

Una stroncatura a tutto tondo, come un’esplosione atomica nello spazio, ma soprattutto, sempre dati alla mano, i cinque economisti puntano l’indice verso il silenzio che raccoglie l’evoluzione del pensiero di Tremonti e la sua articolazione nell’ambito degli economisti italiani e della stampa italiana.

Oscar Giannino ha definito così questa forma particolare di servo encomio: “Tremonti è riuscito a prendere in mano il bandolo nella matassa e nessuno ha le palle per dirgli talvolta: ‘ma cosa stai dicendo!’”. Un ‘asservimento’ di comodo inconciliabile con il bisogno di chiarezza dei cittadini.

La fame nel mondo

lunedì, 16 novembre 2009

fame

Più di un miliardo di persone nel mondo soffre di fame; e non è tutto, perché in realtà la malnutrizione riguarda oltre 2 miliardi di persone.  Pur se preso dalle complicate vicende della politica siciliana, seguo con vivo interesse il summit mondiale della Fao sul cibo, che si sta svolgendo a Roma. E devo dire che sono assolutamente solidale con l’iniziativa del direttore generale della Fao, Jacques Diouf, per un giorno senza cibo… e pensare che milioni di persone (specie i bambini) rimangono talmente tanto tempo senza cibo, da morirne. E’ assurdo!

Si deve fare qualcosa! I potenti della Terra, la cosiddetta comunità internazionale ha il dovere di fare qualcosa. Un qualcosa che però vada al di là dei proclami e degli interventi “istintivi” poco efficaci.  Occorre condurre la battaglia su più fronti: sviluppare l’agricoltura nelle zone più povere; correggere certi effetti dell’economia globalizzata, come la caduta dei prezzi dei prodotti agricoli e la diffusione incontrollata delle colture industriali; liberare i paesi poveri dal cappio dell’indebitamento; intervenire sugli effetti negativi dei mutamenti climatici (non può esserci sicurezza alimentare senza sicurezza climatica); moltiplicare gli aiuti umanitari; e, soprattutto, prima d’ogni altra cosa, far si che vi sia una maggiore consapevolezza del mondo verso il problema, che non è un luogo comune, non è un modo di dire, è un problema vero, reale, esiste e miete vittime in continuazione (da questo punto di vista, ritengo “provvidenziale” la presenza al Vertice del Papa).

(continua…)