EURO 2008: ITALIA-OLANDA 0-3
BERNA - ”Chiediamo scusa agli italiani”: capitan Buffon esce dagli spogliatoi e riassume in quattro parole il sentimento degli azzurri dopo la serata piu’ nera che si potesse immaginare per l’esordio ad Euro 2008. ”E’ stata una falsa partenza in cui nessuno pensava che potessimo incappare - ha continuato il portiere - ma che volete, siamo bravi anche in questo, a complicarci le cose”. Colpe della difesa? ”Di fronte a una partita come questa - continua il portiere - quando rischi di prendere 5 o 6 gol non e’ soltanto la difesa sotto accusa ma e’ l’interpretazione della partita.
A loro e’ andato anche tutto bene e a noi tutto male, ma non dove essere un alibi, loro hanno giocato meglio e hanno anche perso pochi contrasti”. Alla fine, Buffon tenta di dare la carica: ”Se l’Italia e’ cosi’ forte come la valutano - dice - allora questo 0-3 e’ uno stimolo”. Nessuno tra gli azzurri cerca l’alibi del gol iniziale in fuorigioco, anche perche’ l’interpretazione dell’Uefa (sposata da Collina) e’ per la regolarita’ della realizzazione di Van Nistelrooy: l’immediatezza dell’infortunio di Panucci che rimane dietro la porta mentre il centravanti segna esclude qualsiasi possibilita’ di recriminazione.
Per Alessandro Del Piero, davanti all’Italia c’e’ ora soltanto ”l’ultima possibilita”’, cioe’ vincere: ”Siamo andati male in tutti i settori ma abbiamo gia’ parlato fra noi e ci siamo resi conto subito di come sia andata male questa serata. Siamo tutti colpevoli, ha ragione Buffon a chiedere scusa agli italiani”. A una cronista straniera che gli chiede in inglese se non sarebbe stato meglio giocare dall’inizio, Del Piero risponde che ”tutti vogliono giocare dal primo minuto ma ora per vincere dobbiamo fare tutti meglio, in tutti i settori”. ”Siamo partiti male - dice avvilito Luca Toni - il primo gol credo fosse in fuorigioco, l’ho visto dal replay sul tabellone e ho detto all’arbitro di guardare. Lui non ha guardato e mi ha ammonito.
Ma l’Olanda ha giocato bene e noi abbiamo fatto una brutta gara, ora dobbiamo tirare fuori qualcosa di piu’ perche’ siamo gia’ all’ultima spiaggia”. Poca aggressivita’ in campo? ”No, anzi, quando arrivi carico, carico, corri e non la prendi mai finisce che sei anche troppo aggressivo ma non serve. Loro hanno tenuto la palla a terra e hanno giocato meglio di noi ma adesso abbiamo una gran voglia di fare bene e abbiamo altre possibilita’. Bisogna essere ottimisti, vincendo con la Romania rimettiamo tutto in gioco”. Meglio nel secondo tempo perche’ sono entrati Del Piero e Cassano? ”Non e’ la serata per fare questi discorsi ma e’ vero che Antonio e Alex ci hanno dato una bella mano”. Zambrotta insiste sulla ”mentalita”’ che non e’ stata quella giusta: ”In questo senso abbiamo vissuto serate migliori ma ora dimentichiamo questa partita. No, non e’ tanto una questione di uomini ma di mentalita’. E nessuno di noi ha mai pensato di essere piu’ forte perche’ ha vinto i mondiali”. Per Andrea Pirlo ”e’ stata una serata no, siamo partiti male e ora siamo costretti a vincere”.
Fonte: Ansa
Quei toreri che si credono ministri

19 Mag. - Il direttore del Giornale Mario Giordano nel suo Editoriale risponde con ironia ed eleganza alle “incornate” che alcuni ministri spagnoli hanno indirizzato a noi italiani negli ultimi giorni.
Un indizio è un indizio, due indizi sono due indizi. Tre indizi sono una prova. In virtù del famoso motto di Agatha Christie non ce la sentiamo di unirci al coro di chi dice che non è successo niente: tre ministri spagnoli ci hanno attaccato in modo violento e volgare nel giro di tre giorni. Qualcosa dev’essere successo. A meno che gli esponenti del governo Zapatero non siano rimasti vittima di indigestione di paella, tortillas e vino dell’Andalusia. Nel qual caso li inviteremmo alla sobrietà. O, se non altro, a provare il barolo, che evidentemente fa meno male.
In attesa di provare formalmente la nostra superiorità, anche in fatto di gastronomia, ci limitiamo ad osservare che gli spagnoli hanno trasformato l’arena politica europea in una corrida. E a noi italiani hanno assegnato la parte del toro. Olé. La prima banderilla l’ha piantata la vice di Zapatero, Maria Teresa Fernandez de la Vega, che tre giorni fa ci ha accusato di xenofobia e razzismo. Olé. La seconda banderilla l’ha piantata ieri il ministro del Lavoro Celestino (di nome, rosso di fatto) Corbacho, che ha detto che l’Italia vuole «criminalizzare i diversi». Olé. E la terza banderilla, pochi minuti dopo, è arrivata da un altro ministro, la trentunenne Aidò Almagro, che ha ipotizzato nientemeno che cure psichiatriche per il nostro premier Berlusconi. Olé. Stiamo aspettando il prossimo: che dirà? Che gli italiani mangiano i bambini? Che Pulcinella era un trans? Che il Colosseo è un groviera mascherato? E la Madonnina di Milano un insulto alla laicità dello Stato?
Sarebbe facile rispondere usando gli stessi toni, magari prendendo a prestito il titolo del Manifesto dell’altro giorno: «Cabrones», caproni. Oppure sarebbe divertente (festa popolare per festa popolare) ricordare Pamplona, con tutti quegli spagnoli che corrono per le vie facendosi infilzare da bovini infuriati: ecco, lì sì che ci piacerebbe far la parte dei tori. Più seriamente si potrebbe ribattere alle accuse punto su punto, soprattutto in fatto di politiche di immigrazione. Zapatero erige muri e fa sparare sui clandestini: come fa ad accusarci di xenofobia?
Per altro la scena, ripetutasi negli ultimi giorni, è piuttosto patetica. A ogni sparata ministeriale a ruota libera, infatti, segue intervento ufficiale del governo che cerca di precisare, sminuire, rettificare. Un flamenco di diplomazie incrociate che finisce con l’essere più stucchevole un dolce di Siviglia. Ma com’è possibile che il potente premier spagnolo non riesca a controllare la favella impazzita dei suoi ministri? Vuol forse emulare il record di Prodi con la gaffe di Di Pietro e Pecoraro Scanio? O piuttosto, più o meno surrettiziamente, vuol comunicarci qualcosa?
Naturalmente è possibile dare una lettura tutta interna delle esternazioni spagnole: il governo di Madrid pare sia sotto pressione in patria proprio per alcune misure troppo dure sull’immigrazione. E così cerca di conquistarsi consensi a sinistra attaccando l’Italia, che come sport nazionale in Spagna oggi funziona meglio del calcio (dove sono il Barça e il Real?). E comunque è sempre gradito ai giornali.
Ma forse c’è anche qualcosa di più e, soprattutto, che ci riguarda più da vicino. In fondo Zapatero è pur sempre quello di Viva Zapatero della Dandini, quello dei matrimoni gay, degli aiuti ai transgender, del divorzio breve, della laicità dello Stato, cannabis e fecondazione assistita. È quello che ispirava Crozza quando sconsolato attaccava Prodi: «Yo sognavo Che Guevara e c’è Bordon, habemos candidato anche Mastela, Zapatero Zapatera l’un per ciento de tu carisma ce serve aqui». È l’ultimo leader rimasto alla sinistra in Europa, l’ultima roccaforte di uno schieramento politico e culturale che è stato sconfitto nel resto del continente.
E forse è per questo che chiede ai suoi di alzare la voce. Di scendere nell’arena e sventolare il drappo, naturalmente rosso. Interpretazione maliziosa? Sarà. Finora, per altro, le reazioni italiane sono state fin troppo composte. Ma durerà? Come si fa a permettere a un ministro straniero di insultare il nostro Premier richiamandosi alla psichiatria come farebbe un Lerner qualsiasi? Come si fa ad accettare la pesante intromissione nelle nostre scelte politiche? Come si fanno a tollerare esternazioni offensive come quelle che ci sono piombate addosso nelle ultime 72 ore? Zapatero, zapatera il tuo carisma ce serve aqui. O fai tacere i tuoi ministri o cominceremo a pensare che parlano perché lo vuoi tu, per trasformare l’Europa in una corrida. E allora dovremo ribellarci davvero. Perché il risotto alla milanese è meglio della paella. E poi, comunque, banderilla rossa non la trionferà.
(Mario Giordano)
Tratto da Il Giornale
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