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Micciché su SiciliaOggi: “Garibaldi un assassino, l’Unità d’Italia una disgrazia e il Pdl è confuso”

martedì, 8 giugno 2010

Post di redazione
di Giuseppe Taibi per Siciliaoggi.net

Se volete fare colpo su Gianfranco Micciché, non perdete tempo a tessere le lodi di Garibaldi, non mostrate apprezzamenti per “i mille”, e se vi chiede qual è l’anno storico da voi preferito, non fate l’errore di dire con certezza “il 1861, l’anno dell’unificazione d’Italia”. Miccichè ha un’idea ben precisa dell’Unità (“da lì sono iniziate le nostre disgrazie”), di Garibaldi (“ladro e assassino”- oltre che uxoricida- “ammazzò Anita”), dei mille (“ni ficiru un culu tanto”). Ha il cuore a forma di trinacria, è un uomo del Sud che crede in un Sud diverso, difeso da un altrettanto “Partito del Sud”. E’ uno stratega, che attua in politica le leggi della fisica: studia la gravitazione, fa uso delle norme che regolano gli equilibri, mastica i dettami sul bilanciamento dei pesi. Di ogni elemento ne conosce il peso specifico: misura le proporzioni. A volte supera la continenza, ma lo fa per scardinare le chiusure avverse, per rendere le parole, messaggi che centrino gli obiettivi. E’ popolare perché nei comizi pratica la facezia. Si serve di battute, scivola nel volgo senza essere volgare. E’ un mattatore delle piazze ricolme di simboli e faccioni di candidati. Ma è sempre chiaro e diretto. Ama Berlusconi, ma non come Bondi: lo adora ma non lo santifica, lo teme ma non è servile.

Onorevole Micciché, lei spesso parla di confusione all’interno del Pdl, ma non crede che parte di quella confusione sia stata generata da lei?
“Assolutamente no. Torniamo indietro per ripercorrere i passaggi degli ultimi anni. Il Pdl è stato il partito che ha voluto il presidente Lombardo a tutti i costi, quasi come se non ci fosse stato lui avremmo rischiato la morte. Al tempo delle elezioni regionali avevo dato la mia disponibilità, mi sarebbe piaciuto fare il presidente della Regione, non lo nascondo. Quando Berlusconi ha però detto che doveva essere Lombardo il candidato, mi sono allineato alle decisioni del partito. Ho lavorato, ho fatto una campagna elettorale per Lombardo, forse sono stato l’unico a farlo per davvero. Poi il Pdl ufficiale, dopo soli tre mesi, mi ha chiesto di nominare coordinatore regionale Giuseppe Castiglione, il più grande nemico storico di Lombardo. Da quel momento hanno cominciato un continuo attacco ad un presidente votato tre mesi prima. Mi sono reso conto che dovevo fare qualcosa, altrimenti avremmo consegnato Lombardo alla sinistra, ed io di Sicilia rossa non ne ho mai sentito parlare e mai ne vorrei sentire. La stupidità del Pdl ortodosso, la sua follia,il suo totale isterismo, avrebbe consegnato la regione alla sinistra. Per tale motivo ho scelto di sostenere Lombardo: con me la squadra di deputati che sta a mio fianco, i deputati vicini a Fini e che non provengono da Forza Italia, coloro che da sinistra si sono spostati al Gruppo misto e alcuni dell’Udc. Chi fa quindi confusione, noi o loro? Io amo Berlusconi, amavo fortissimamente Berlusconi, però questo Pdl mi sembra molto confuso”.

Nei giorni dello strappo tra Fini e Berlusconi, i “finiani”, per difendersi dalle accuse di disfattismo, avevano indicato in lei un vero dissidente interno.
“Non è così. Fini ha voluto prendere l’esempio siciliano per dire a Berlusconi: guarda che il partito così com’è, non funziona da nessuna parte; quello che sta succedendo in Sicilia e sintomatico di un problema che si registra in tutta Italia. E penso che Berlusconi adesso se ne sia reso conto”.

Si dice che la sua operazione abbia l’avallo di Berlusconi: lei farebbe parte di un progetto per contrastare il dilagare della Lega. Una scelta dovuta dopo il successo di Bossi alle elezioni regionali.
“Le regionali non c’entrano. Della prepotenza, dello strapotere della Lega e che certamente avrebbe originato uno scontro interno alla coalizione, ne parlavo già due anni fa. Oggi lo dice anche Fitto. Due anni fa mi avevano preso per pazzo; io ho soltanto avuto capacità di capire prima degli altri quello che sarebbe accaduto. Io credo che la cosa più giusta da fare per la Sicilia è essere rappresentati a livello nazionale da un partito che abbia una sua autonomia, un numero di deputati tale da condizionare l’esistenza di un Governo. Senza Udc e Alleanza nazionale siamo succubi dalla Lega, per questo motivo è necessario che ci sia un contrappeso. Ecco, noi siamo il contrappeso”.

(continua…)

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MICCICHE’ INCONTRA XCITTA’

giovedì, 11 marzo 2010

micciche-480

Post di redazione
Da XCittà- Palermo (scritto da Valeria Russo)

Abbiamo incontrato il sottosegretario alla Presidenza, Gianfranco Miccichè, nella sua villa a Cefalù. Tra una telefonata di lavoro e i commenti sulla partita del Palermo, Miccichè non le manda di certo a dire parlando della politica siciliana, di riforme, Berlusconi e anche di blog.

“Questa alleanza un po’ anomala che c’è alla Regione ha un senso se produce risultati effettivi e concreti”, inizia Miccichè, ideatore del Pdl Sicilia detto “dei ribelli”, parlando a proposito dell’incontro che dovrebbe tenersi tra Miccichè e il presidente della Regione Raffalele Lombardo. Da alcuni giorni i due infatti dialogano dalle pagine dei giornali.

“Le priorità perchè il Pdl Sicilia resti al governo sono le riforme, altrimenti “rischia di diventare inutile che noi restiamo”, avverte Miccichè. Sul tavolo la riforma sugli appalti e quella per snellire la burocrazia regionale. “E’ evidente una cosa – prosegue il sottosegretario – se per realizzare delle opere è necessario ipotizzare una situazione di emergenza questo è perché le leggi che ci sono non funzionano, sono leggi fatte per non realizzare”.

E poi ancora Berlusconi, che “capisce che la situazione siciliana è stata gestita in maniera barbara dal Pdl” – afferma Miccichè a proposito della maggioranza all’Ars, senza dimenticare di tirare una bordata al cosiddetto Pdl lealista – “e siccome credo che non abbia nessuna intenzione di perdere la parte migliore del Pdl, che fa riferimento a noi, ovviamente ci fa andare avanti anche con questo appoggio esterno del Pd”. Che però dice non piace nè a lui nè al premier.

Sul Partito democratico al governo Miccichè è chiaro: “Noi rapporti organici con la sinistra non ne vogliamo”. Nei giorni scorsi il governatore della Sicilia aveva parlato di un possibile ingresso del Pd in un eventuale quarto governo Lombardo. Un’ipotesi che a Miccichè non piace per niente: “le porte sono due - dice il sottosegretario - se il Pd entra il Pdl Sicilia esce“.

Infine, i blog e internet, passione di Miccichè già da quando era presidente dell’Ars e voleva portare Palazzo dei Normanni su Second Life. I punti salienti dell’intervista li trovate nel video.

Guarda il video

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Fallica: “Nel Pdl in Sicilia non esiste una regia. Una struttura capillare che non è mai nata”

mercoledì, 10 marzo 2010

fallica

Post di redazione
Da Siciliainformazioni.com

I “ribelli” del Pdl continuano a ribadire di avere dalla loro parte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e rilanciano la vecchia ipotesi di un triumvirato formato da Scalia-Alfano-Miccichè per coordinare il movimento nell’Isola. Mentre continuano i dissidi tra “lealisti” e “ribelli”, SiciliaInformazioni ha intervistato Pippo Fallica, deputato nazionale, segretario della Presidenza della Camera e componente delle Commissioni Difesa e Bilancio e, soprattutto, uno degli uomini più vicini a Gianfranco Miccichè, artefice della nascita del Pdl Sicilia.

Sono passati alcuni mesi dalla nascita ufficiale del Pdl Sicilia. Pensando a tutto quello che è successo nel frattempo, esiste la concreta possibilità di risolvere lo strappo con i lealisti?
Attualmente il Pdl è un partito che in Sicilia non c’è, non esiste. Si parla di nominare i segretari cittadini, quelli provinciali, ma la realtà dice che nei 398 comuni dell’Isola il Pdl, inteso come struttura capillare, non è mai nato. E pensare che quando ero vicecoordinatore regionale al fianco di Gianfranco Miccichè l’accusa principale su Forza Italia era che il nostro fosse un partito di plastica. Oggi invece non c’è più una regia di partito. Bene ha fatto Miccichè, con Dore Misuraca e Pippo Scalia, a lanciare il Pdl Sicilia prima all’Ars, poi in tantissimi enti locali, dove si sono costituiti e si costituiranno i nostri gruppi. Con i lealisti c’è profonda divergenza, lo vediamo in ogni ente locale. Chi sta con Miccichè è visto come un nemico. E in questo momento si risponde con una logica da occhio per occhio.

(continua…)

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Crisi alla Regione: le parole di Mimì La Cavera (primo Presidente Sicindustria)

giovedì, 10 dicembre 2009

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Post di redazione

Riportiamo un’intervista rilasciata al Riformista dall’Ingegnere La Cavera, primo Presidente di Sicindustria negli anni ‘50. Il pezzo (curato da Marianna Bartoccelli) s’intitola “I consigli di Mimì La Cavera al Governatore” e prende spunto da una telefonata intercorsa tra La Cavera e Raffaele Lombardo.

Questo il link da cui visionare l’intera intervista.

All’interno di essa si segnalano le parole spese da La Cavera sull’On. Miccichè: ”C’è bisogno di uno come Miccichè che fa un partito di destra, ma del Sud. E tutto si può dire di Gianfranco, che conosco da bambino essendo amico del padre, ma lui con la mafia non c’entra nulla, anzi. E non è uno stupido. Berlusconi non può non vedere la differenza con i vari Schifani e Cammarata (che tragedia Palermo!)… ”

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