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SICILIA, SI RIPARTA DA TURISMO, HI-TECH E MENO BUROCRAZIA

giovedì, 2 agosto 2012

 

Dal quotidiano online di Grande Sud

Il leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Sicilia in cui ha parlato delle dimissioni del governatore Raffaele Lombardo.

“La situazione generale italiana non ha favorito questo governo. Però, si poteva certamente fare di più. Molti bandi non sono stati fatti e, conseguentemente, sono stati poco spesi i fondi europei. Sul piano dell’immagine, quando sei già dimissionario non puoi essere ogni giorno sui giornali perle nomine che sforni – ha commentato Miccichè – La Sicilia si puo riprendere solo se si riprendono gli investimenti. Non si stimola la crescita, tagliando o licenziando i dipendenti pubblici che, poi, ti ritroveresti disoccupati. Il pubblico impiego è stato un ammortizzatore sociale, non va dimenticato. Adesso va fatto crescere il Pil, cominciando a dire si alle imprese. Ma per questa occorre una burocrazia più responsabile: chi non lavora va mandato a casa”.

Oltre alla burocrazia anche la politica deve cambiare. “La politica deve fare delle scelte strategiche: puntare su settori come il turismo, l’hi-tech, l’agricoltura. Il resto via. Non si puo pensare di dare ancora soldi ad industrie come la Fiat. Puntiamo sul turismo: si potrebbero aumentare i posti letto, ma c’e bisogno di una burocrazia che non dice sempre no. II caso più eclatante è quello dell’energia da fonti rinnovabili: per mettere un pannello solare occorrono 28 autorizzazioni”.

Miccichè parla anche della sua candidatura alle prossime elezioni: “Ho gia detto che se non viene fuori qualcuno che abbia la mia stessa conoscenza dei fondi strutturali, avendoli inventati, la mia candidatura è certa”. Sulla sua passata alleanza con Lombardo Miccichè non ha “nessun rammarico. E stata un’esperienza che avrebbe potuto dare una grande spinta alla Sicilia, se avesse continuato sulla via dell’autonomia dai partiti nazionali – ha spiegato -: dell’autonomia istituzionale, per quello che ci ha dato, francamente non me ne frega nulla. Non sono pentito di avere appoggiato quella scelta, mi dispiace che il protagonista abbia preso un’altra strada”.

Miccichè traccia la strada per vincere le prossime elezioni. “Bisogna cercare il consenso in quei partiti che hanno subito scelte non condivise. Il Pd ne ha fatte più di Giufà. Il Pdl non ne parliamo. Ma gli errori li hanno fatti gli uomini, non i partiti. Per vincere, vista la situazione, basterebbe raggiungere il 30% dei consensi. Ma sarebbe da irresponsabili puntare solo su questa. Poi, e ovvio, non sono a deciclere le alleanze. In ogni partito c’e sempre qualcuno che ti è contrario. A quel punta diventa dirimente il programma”.

“Io dialogo con tutti – ha concluso MIccichè – Mi piacerebbe ricostruire il vecchio centrodestra. Si può dire ciò che si vuole, ma ottenemmo grandi risultati, il 61 a 0″.

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L’INTERVISTA

lunedì, 20 settembre 2010

da Clandestinoweb.com

DI ALESSANDRA LANZI – “Ricordiamoci che prima è nata la Lega Veneta e poi si è arrivati alla Lega Nord. E’ per questo che faccio appello alle classi dirigenti delle regioni del Sud affinchè possano valutare, nelle loro regioni, lastessa idea che abbiamo avuto noi. Solo cosi’, tutti insieme, potremo pensare a una Lega Sud. Gianfranco Miccichè sceglie il Clandestinoweb, per parlare della nascita del nuovo Partito Siciliano. E su Casini: “se pensa di costringere uomini come i siciliani a lavorare a un alleanza con la sinistra è una totale follia”.

Via dal Pdl.
“Voglio fare una premessa. Al di là del mio disagio nel PdL, noi stiamo correndo un rischio per il Sud a causa dell alleanza tra il PdL e la Lega. E la nostra gente non crede a questa alleanza, che lavori per gli interessi del Sud. Con l’uscita di Fini e la rottura di Casini, se dovessimo andare alle elezioni ora, lasceremmo l elettorato del Sud completamente nelle mani di gente che sfrutterebbe l’opportunità elettoralmente e basta. L elettorato del Sud non puo’ affidarsi alla Lega. Noi vogliamo lavorare per gli interessi del nostro territorio. Questo tipo di messaggio non lo puo’ passare Bossi e neanche il PdL che oggettivamente è a trazione nordista. E’ l inizio di un nuovo percorso”.

Quali sono i progetti del Partito Siciliano?
“Voglio chiarire un concetto. Noi non abbiamo alcuna intenzione di lasciare Berlusconi. Rimarremo nel PdL fino a fine legislatura. Vogliamo costruire qualcosa da offrire al centrodestra, affinchè possa occupare uno spazio nella politica territoriale. Il nostro obiettivo è rafforzare Berlusconi, non certo logorarlo”.

Possiamo parlare di una Lega Sud?
Si’. Ma deve nascere dall unione delle regioni del Sud, mosse dalla stessa idea. Ricordiamoci che prima è nata la Lega Veneta e poi si è arrivati alla Lega Nord. E’ per questo che faccio appello alle classi dirigenti delle regioni del Sud affinchè possano valutare la stessa idea che abbiamo avuto noi, nelle loro regioni. Solo cosi’, tutti insieme, potremo pensare a una Lega Sud”.

Ha avuto un colloquio con Berlusconi a Taormina. Che cosa ne è uscito fuori?
“Noi stiamo facendo qualcosa di positivo che conviene a Berlusconi. E infatti il premier ha capito che si tratta di un opportunità. E’ incuriosito da questo tipo di iniziativa”.

Ha chiesto al premier il permesso di fondare il nuovo partito?
“No. Non è necessario. Anche perchè il processo che abbiamo iniziato è irreversibile”.

Ha intenzione di presentarsi solo alle elezioni regionali o anche a quelle politiche?
“A livello regionale sicuramente. Dopo la separazione del gruppo di Fini dal PdL è arrivato il momento di partire da soli. Per pensare invece di presentarsi a livello nazionale bisogna costruire un unione delle regioni del sul prima“.

Un accordo con l’Mpa di Lombardo?
“E’ escluso. Via dal governo Lombardo. Siamo in antitesi”.

Secondo lei il governo Lombardo andra’ avanti in Sicilia o si andrà alle elezioni del nuovo Presidente?
“Credo che in un paese normale non gli sarebbe consentito andare avanti. Ma non siamo un paese normale. Secondo me andrà avanti perchè i parlamentari della regione non vogliono essere mandati a casa. Io spero oggi che il governo Lombardocontinui cosi’per un po’intanto noi avremo il tempo per crescere”

Questo significa che poi potrebbe candidarsi alla presidenza della Regione Siciliana?
Già due anni fa ho manifestato la mia voglia di candidarmi. Non è stato possibile perchè i miei colleghi di partito hanno preferito Lombardo. Oggi? Credo di conoscere le ricette giuste per la Sicilia da poter applicare. Le stesse ricette che oggi non vengono applicate”.

Cosa pensa dei deputati dell’Udc Sicilia, tra cui Cuffaro, che vogliono stare con Berlusconi e contestano Casini?
“Al di là delle singole persone, in Sicilia è assolutamente antistorico allearsi col Pd. Ed è per questo che i finiani perderanno tutto l’elettorato. La gente per strada me lo ripete tutti i giorni: “con la sinistra mai”. Che Casini pensi di costringere uomini come i siciliani a lavorare a un alleanza con la sinistra è una totale follia. Questa è la fine per Casini cosi’ come è la fine per il presidente della Camera. Se Fini pensa di stringere un alleanza col Pd qui in Sicilia sbaglia. E’ per questo che spero di raccogliere il consenso di tutta questa gente che non accetterà mai di andare con casini o con Fini e la loro alleanza col Pd”.

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L’INTERVISTA

venerdì, 17 settembre 2010

Post di redazione – da SiciliaInformazioni.com

Onorevole, è stato un divorzio o una separazione, magari consensuale?
“Ci ha provato a convincermi, ma non c’erano le condizioni…”.

Divorzio, dunque.
“Lo chiami come vuole, percorriamo strade diverse. I nostri due assessori si dimettono in tempi brevi. Non esiste alcuna possibilità che il Pdl Sicilia rimanga in un governo con la partecipazione organica del Partito democratico”.

 

Onorevole Miccichè, non c’è proprio spazio per una riflessione, un ripensamento, una alternativa? Il canale della trattiva si è interrotto difenitivamente?
“Sì, proprio così. Non ci piace ciò che ha deciso Raffaele Lombardo, non siamo d’accordo su nulla”.

Qual è il pomo della discordia?
“Il Pd, naturalmente. Il disastro del Pdl ufficiale ci ha costretti a cercare vie diverse per fare le riforme e governare la Sicilia. Ma una cosa è chiedere l’appoggio dei democratici sulle riforme e un’altra il governo organico con la sinistra. Non si può nemmeno immaginare che si stia insieme con il Pd…”

Ma voi così restate soli anche nel Pdl Sicilia. I finiani non vi seguono sulla strada dell’ostracismo.
“Abbiamo motivazioni diverse, capisco Pippo Scalia. I finiani hanno da tenere conto dell’ottica nazionale, dei risvolti romani della crisi siciliana. Se non ci fossero logiche nazionali, non avrei dubbi sulla loro scelta. Anche per loro è una forzatura. Credo che per Fini rappresenti anche un rischio. Se preferisce il centrosinistra, deve vedersela con il suo elettorato. Con Scalia e gli altri, tuttavia, conservo rapporti eccellenti, di assoluta serenità. Sono scelte che prescindono dalle loro volontà. Credo che vivano con malessere questa svolta”.

Avrà letto quel che dicono di lei alcuni leaders del Pdl siciliano? Non le stanno preparando un’accoglienza gentile.
“Perché mai dovrebbero accogliermi?”.

Avrebbe intenzione di non tornare a casa?
“Lo ripeto fino alla nausea. Non torno indietro, non vado nel Pdl, non ho niente a spartire con loro. Dico di più, quando leggo certe cose mi diverto. Sanno bene che non intendo tornare, sono stato invitato a farlo in tutte le salse…”.

Mi sta dicendo che in pubblico polemizzano e fanno di tutto perché lei si arrabbi, ma sottobanco le offrirebbero ponti d’oro?
“Dicono cose imbarazzanti, s’intende imbarazzanti per loro. Fanno certe figure…”.

A chi si riferisce?
“Nessuno in particolare…”.

Sembra che il Presidente dell’Ars, Francesco Cascio, il suo predecessore, sia il più coriaceo, fissi paletti molto netti, soprattutto in ordine alla sua eventuale candidatura alla presidenza della Regione.
“Sì, ho letto, credo che abbia ottenuto qualche promessa o impegno, non lo so e non ne voglio sapere. Sono affari loro. Con quelli non ci torno”.

Suppongo che Silvio Berlusconi non si affatto contento del suo rifiuto.
“E’ più importante che io faccia contenta la Sicilia in questa circostanza. Berlusconi mi invitò a tornare nel Pdl. Gli ho risposto che con quelli non voglio averci a che fare. E ho aggiunto che anche se la pensassi diversamente, non si risolverebbe niente”.

Per quale ragione, mi faccia capire.
“Semplice, se Berlusconi mi desse il partito nelle mani, come mi ha offerto, non cambierebbe niente, l’altra metà farebbe la fronda. Non ci starebbero con me”.

E’ un altro divorzio.
“Un momento, io non divorzio affatto da Berlusconi. Lui può contare sempre su di me, ha rapporti filiali con me….”

Non torna a casa, rompe con Lombardo. E poi? La strada è diventata angusta. Che cosa fa?
“Faccio il partito, naturalmente”.

Il partito del popolo siciliano o il partito del sud?
“Il partito del popolo siciliano”.

Berlusconi che ne pensa?
“Valuta con serenità questa prospettiva, sa di potersi fidare di me. La Sicilia è una cosa, il Pdl nazionale un’altra. Il mio partito non nasce contro Berlusconi e il Pdl. Troveremo un accordo alle elezioni politiche. C’è riuscito anche il Mpa con l’1,8 per cento ad entrare nelle Camere, grazie all’alleanza con il centrodestra. Sarò presuntuoso ma credo che il mio partito possa raccogliere maggiori consensi. Non spariremo di certo”.

Le faccio osservare che il partito del popolo siciliano entrerebbe subito in linea di collisione con il Mpa di Raffaele Lombardo. Questo non la turba?
“E per quale motivo dovrebbe turbarmi? Non m’interessa niente. Lui va a sinistra, io resto nel centrodestra. Non posso seguirlo. Lamenterò la scarsa attenzione del Pdl verso il Meridione e la Sicilia, ma rimango in questa area”.

Perché tanta acrimonia verso il Pdl siciliano? Non le pare di esagerare?
“Niente affatto, hanno combinato un sacco di danni i cosiddetti lealisti, non sono disponibile per loro, non lo sarò mai”.

Nascerà un gruppo parlamentare del popolo siciliano?
“Certo, nascerà presto, avremo il nostro simbolo e potremo contare su collegamenti, rapporti e solidarietà”.

E con Lombardo, come finirà?
“Offro amicizia lunga, a vita, e ognuno per la sua strada”.

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L’intervista

domenica, 15 agosto 2010

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Micciché su SiciliaOggi: “Garibaldi un assassino, l’Unità d’Italia una disgrazia e il Pdl è confuso”

martedì, 8 giugno 2010

Post di redazione
di Giuseppe Taibi per Siciliaoggi.net

Se volete fare colpo su Gianfranco Micciché, non perdete tempo a tessere le lodi di Garibaldi, non mostrate apprezzamenti per “i mille”, e se vi chiede qual è l’anno storico da voi preferito, non fate l’errore di dire con certezza “il 1861, l’anno dell’unificazione d’Italia”. Miccichè ha un’idea ben precisa dell’Unità (“da lì sono iniziate le nostre disgrazie”), di Garibaldi (“ladro e assassino”- oltre che uxoricida- “ammazzò Anita”), dei mille (“ni ficiru un culu tanto”). Ha il cuore a forma di trinacria, è un uomo del Sud che crede in un Sud diverso, difeso da un altrettanto “Partito del Sud”. E’ uno stratega, che attua in politica le leggi della fisica: studia la gravitazione, fa uso delle norme che regolano gli equilibri, mastica i dettami sul bilanciamento dei pesi. Di ogni elemento ne conosce il peso specifico: misura le proporzioni. A volte supera la continenza, ma lo fa per scardinare le chiusure avverse, per rendere le parole, messaggi che centrino gli obiettivi. E’ popolare perché nei comizi pratica la facezia. Si serve di battute, scivola nel volgo senza essere volgare. E’ un mattatore delle piazze ricolme di simboli e faccioni di candidati. Ma è sempre chiaro e diretto. Ama Berlusconi, ma non come Bondi: lo adora ma non lo santifica, lo teme ma non è servile.

Onorevole Micciché, lei spesso parla di confusione all’interno del Pdl, ma non crede che parte di quella confusione sia stata generata da lei?
“Assolutamente no. Torniamo indietro per ripercorrere i passaggi degli ultimi anni. Il Pdl è stato il partito che ha voluto il presidente Lombardo a tutti i costi, quasi come se non ci fosse stato lui avremmo rischiato la morte. Al tempo delle elezioni regionali avevo dato la mia disponibilità, mi sarebbe piaciuto fare il presidente della Regione, non lo nascondo. Quando Berlusconi ha però detto che doveva essere Lombardo il candidato, mi sono allineato alle decisioni del partito. Ho lavorato, ho fatto una campagna elettorale per Lombardo, forse sono stato l’unico a farlo per davvero. Poi il Pdl ufficiale, dopo soli tre mesi, mi ha chiesto di nominare coordinatore regionale Giuseppe Castiglione, il più grande nemico storico di Lombardo. Da quel momento hanno cominciato un continuo attacco ad un presidente votato tre mesi prima. Mi sono reso conto che dovevo fare qualcosa, altrimenti avremmo consegnato Lombardo alla sinistra, ed io di Sicilia rossa non ne ho mai sentito parlare e mai ne vorrei sentire. La stupidità del Pdl ortodosso, la sua follia,il suo totale isterismo, avrebbe consegnato la regione alla sinistra. Per tale motivo ho scelto di sostenere Lombardo: con me la squadra di deputati che sta a mio fianco, i deputati vicini a Fini e che non provengono da Forza Italia, coloro che da sinistra si sono spostati al Gruppo misto e alcuni dell’Udc. Chi fa quindi confusione, noi o loro? Io amo Berlusconi, amavo fortissimamente Berlusconi, però questo Pdl mi sembra molto confuso”.

Nei giorni dello strappo tra Fini e Berlusconi, i “finiani”, per difendersi dalle accuse di disfattismo, avevano indicato in lei un vero dissidente interno.
“Non è così. Fini ha voluto prendere l’esempio siciliano per dire a Berlusconi: guarda che il partito così com’è, non funziona da nessuna parte; quello che sta succedendo in Sicilia e sintomatico di un problema che si registra in tutta Italia. E penso che Berlusconi adesso se ne sia reso conto”.

Si dice che la sua operazione abbia l’avallo di Berlusconi: lei farebbe parte di un progetto per contrastare il dilagare della Lega. Una scelta dovuta dopo il successo di Bossi alle elezioni regionali.
“Le regionali non c’entrano. Della prepotenza, dello strapotere della Lega e che certamente avrebbe originato uno scontro interno alla coalizione, ne parlavo già due anni fa. Oggi lo dice anche Fitto. Due anni fa mi avevano preso per pazzo; io ho soltanto avuto capacità di capire prima degli altri quello che sarebbe accaduto. Io credo che la cosa più giusta da fare per la Sicilia è essere rappresentati a livello nazionale da un partito che abbia una sua autonomia, un numero di deputati tale da condizionare l’esistenza di un Governo. Senza Udc e Alleanza nazionale siamo succubi dalla Lega, per questo motivo è necessario che ci sia un contrappeso. Ecco, noi siamo il contrappeso”.

(continua…)

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MICCICHE’ INCONTRA XCITTA’

giovedì, 11 marzo 2010

micciche-480

Post di redazione
Da XCittà- Palermo (scritto da Valeria Russo)

Abbiamo incontrato il sottosegretario alla Presidenza, Gianfranco Miccichè, nella sua villa a Cefalù. Tra una telefonata di lavoro e i commenti sulla partita del Palermo, Miccichè non le manda di certo a dire parlando della politica siciliana, di riforme, Berlusconi e anche di blog.

“Questa alleanza un po’ anomala che c’è alla Regione ha un senso se produce risultati effettivi e concreti”, inizia Miccichè, ideatore del Pdl Sicilia detto “dei ribelli”, parlando a proposito dell’incontro che dovrebbe tenersi tra Miccichè e il presidente della Regione Raffalele Lombardo. Da alcuni giorni i due infatti dialogano dalle pagine dei giornali.

“Le priorità perchè il Pdl Sicilia resti al governo sono le riforme, altrimenti “rischia di diventare inutile che noi restiamo”, avverte Miccichè. Sul tavolo la riforma sugli appalti e quella per snellire la burocrazia regionale. “E’ evidente una cosa – prosegue il sottosegretario – se per realizzare delle opere è necessario ipotizzare una situazione di emergenza questo è perché le leggi che ci sono non funzionano, sono leggi fatte per non realizzare”.

E poi ancora Berlusconi, che “capisce che la situazione siciliana è stata gestita in maniera barbara dal Pdl” – afferma Miccichè a proposito della maggioranza all’Ars, senza dimenticare di tirare una bordata al cosiddetto Pdl lealista – “e siccome credo che non abbia nessuna intenzione di perdere la parte migliore del Pdl, che fa riferimento a noi, ovviamente ci fa andare avanti anche con questo appoggio esterno del Pd”. Che però dice non piace nè a lui nè al premier.

Sul Partito democratico al governo Miccichè è chiaro: “Noi rapporti organici con la sinistra non ne vogliamo”. Nei giorni scorsi il governatore della Sicilia aveva parlato di un possibile ingresso del Pd in un eventuale quarto governo Lombardo. Un’ipotesi che a Miccichè non piace per niente: “le porte sono due - dice il sottosegretario - se il Pd entra il Pdl Sicilia esce“.

Infine, i blog e internet, passione di Miccichè già da quando era presidente dell’Ars e voleva portare Palazzo dei Normanni su Second Life. I punti salienti dell’intervista li trovate nel video.

Guarda il video

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Fallica: “Nel Pdl in Sicilia non esiste una regia. Una struttura capillare che non è mai nata”

mercoledì, 10 marzo 2010

fallica

Post di redazione
Da Siciliainformazioni.com

I “ribelli” del Pdl continuano a ribadire di avere dalla loro parte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e rilanciano la vecchia ipotesi di un triumvirato formato da Scalia-Alfano-Miccichè per coordinare il movimento nell’Isola. Mentre continuano i dissidi tra “lealisti” e “ribelli”, SiciliaInformazioni ha intervistato Pippo Fallica, deputato nazionale, segretario della Presidenza della Camera e componente delle Commissioni Difesa e Bilancio e, soprattutto, uno degli uomini più vicini a Gianfranco Miccichè, artefice della nascita del Pdl Sicilia.

Sono passati alcuni mesi dalla nascita ufficiale del Pdl Sicilia. Pensando a tutto quello che è successo nel frattempo, esiste la concreta possibilità di risolvere lo strappo con i lealisti?
Attualmente il Pdl è un partito che in Sicilia non c’è, non esiste. Si parla di nominare i segretari cittadini, quelli provinciali, ma la realtà dice che nei 398 comuni dell’Isola il Pdl, inteso come struttura capillare, non è mai nato. E pensare che quando ero vicecoordinatore regionale al fianco di Gianfranco Miccichè l’accusa principale su Forza Italia era che il nostro fosse un partito di plastica. Oggi invece non c’è più una regia di partito. Bene ha fatto Miccichè, con Dore Misuraca e Pippo Scalia, a lanciare il Pdl Sicilia prima all’Ars, poi in tantissimi enti locali, dove si sono costituiti e si costituiranno i nostri gruppi. Con i lealisti c’è profonda divergenza, lo vediamo in ogni ente locale. Chi sta con Miccichè è visto come un nemico. E in questo momento si risponde con una logica da occhio per occhio.

(continua…)

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Crisi alla Regione: le parole di Mimì La Cavera (primo Presidente Sicindustria)

giovedì, 10 dicembre 2009

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Post di redazione

Riportiamo un’intervista rilasciata al Riformista dall’Ingegnere La Cavera, primo Presidente di Sicindustria negli anni ‘50. Il pezzo (curato da Marianna Bartoccelli) s’intitola “I consigli di Mimì La Cavera al Governatore” e prende spunto da una telefonata intercorsa tra La Cavera e Raffaele Lombardo.

Questo il link da cui visionare l’intera intervista.

All’interno di essa si segnalano le parole spese da La Cavera sull’On. Miccichè: ”C’è bisogno di uno come Miccichè che fa un partito di destra, ma del Sud. E tutto si può dire di Gianfranco, che conosco da bambino essendo amico del padre, ma lui con la mafia non c’entra nulla, anzi. E non è uno stupido. Berlusconi non può non vedere la differenza con i vari Schifani e Cammarata (che tragedia Palermo!)… ”

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