Articoli marcati con tag ‘informazione’

Ecco perché nasce Free News Online

martedì, 11 maggio 2010

Da Clandestinoweb

di Davide Giacalone

Free news online nasce per offrire una lettura della realtà italiana. Mette a disposizione una chiave interpretativa delle notizie, un modo per interpretarle, un ordine per meglio comprenderle.

Nasce per presentare e far nascere idee, la materia prima che scarseggia in un Paese che si culla nel luogo comune e nella faziosità, che anima scontri roventi, talora forsennati, ma troppo spesso privi di contenuto reale.

L’Italia è un Paese colmo di energie nascoste e inespresse, quindi sprecate. A cominciare dai giovani, tenuti a marinare in un sistema dell’istruzione che li addestra più al galleggiamento che alla competizione, e posti fuori dal mercato del lavoro.

Il nostro è un Paese nel quale si è giovani, considerati debuttanti, ad età in cui i nostri nonni erano da tempo padri di famiglia, lavoratori, professionisti, in ogni caso padroni della loro sorte. Una situazione intollerabile, resa ancora più preoccupante dall’assenza di reazione, di ribellione, dall’eclissi del desiderio di cambiare. Forse perchè non ci si crede, o forse perchè la droga dei trasferimenti pubblici ha fiaccato il tessuto più giovane. Rassegnazione e galleggiamento sono i mali contro i quali contiamo d’impegnare il nostro ragionare, la nostra passione civile.

Pu darsi che scrivere non basti, di sicuro tacere è da complici. E noi non vogliamo esserlo. Free news nasce con una struttura volontaristica, sarà costruito con le opinioni e le competenze di chi le mette liberamente a disposizione degli altri. Contiamo di essere ripagati dalle risposte di chi legge e vorrà scrivere, divenendo uno spazio aperto, ma certo non privo d’idenità o in balia degli umori. Di roba simile ce n’è già troppa, nella politica e nella pubblicistica italiane.

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SCOMMETTIAMO CHE È TUTTO FALSO?

venerdì, 19 febbraio 2010

micci2

Come preannunciato, torno sull’infamante e infame articolo, pubblicato da Repubblica due giorni fa. La mia insistenza ha una semplicissima ragione: il mio desiderio e diritto di difesa non è stato ancora del tutto soddisfatto.

Dopo quell’articolo, avevo dato mandato ai miei avvocati di querelare il quotidiano. Ma è subito scattata la telefonatina riparatoria e la rassicurazione che l’indomani (ieri) avrebbero pubblicato un’intervista che mi desse la possibilità di replicare. Mi sono fidato (ho questo maledetto vizio).

Ieri è apparso tra le pagine di Repubblica l’articolo di “riparazione”, ma assolutamente inadeguato, dal momento che all’articolo infame era stato riservato uno spazio di gran lunga maggiore rispetto al piccolo riquadro, in taglio basso, riservato alla mia replica (anche la grandezza delle due foto nei due articoli era ovviamente diversa)

Nel diritto penale c’è un principio fondamentale che condivido in pieno, quello della legittima difesa, in virtù del quale la difesa è legittima, solo se l’azione in cui essa si concreta sia proporzionata all’offesa ricevuta: ebbene, qui è successo l’esatto contrario, qui abbiamo un’offesa ancora troppo spoporzionata rispetto alla difesa!

E allora difendiamoci, allora mi difendo, questa volta però contrattaccando, sfidando frontalmente il giornalista che ha firmato quel pezzo.

Gli voglio lanciare una scommessa! E vorrei che facesse la stessa cosa chi, tra di voi, bloggers, si ritenga leso nel diritto ad una giusta e corretta informazione. Scommettete assieme a me (fidatevi: è un vizio maledetto, che talvolta, però, può anche darti delle soddisfazioni).

Signor Berizzi, scommettiamo che è tutto falso? Vuole scommettere?  Coraggio, le sto dando un’occasione d’oro per arrotondare il suo stipendio, per vincere soldi facili … tanto lei è sicuro di aver scritto la verità, no?  Scommettiamo! Scommettiamo, per esempio, che io non sono mai stato in questo albergo catanese e che non ho mai chiesto sconti a nessuno e per nessuno.

Facciamo così: mi porti un solo documento, un’intercettazione, una carta, qualcosa che, al di là dei sentito dire, delle illazioni, delle ricostruzioni e delle congetture, comprovi che io abbia telefonato a qualcuno di questo hotel per chiedere sconti o che io sia stato lì, anche solo una notte, anche solo di passaggio. Forza, signor Berizzi, scommetta con me e con quanti da questo blog vorranno lanciarle la mia stessa scommessa: pensi a quanti soldi potrà fare … del resto, corrispondendo al vero tutto ciò che lei ha scritto, è un vincita facile, sono soldi che può già sentirsi in tasca, no?  Scommettiamo!

Io scommetto mille euro. Sono certo che in tanti mi seguiranno.

ACCETTA LA NOSTRA SCOMMESSA?

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È TUTTO FALSO!

mercoledì, 17 febbraio 2010

pinocchio

Ciò che è apparso oggi sul quotidiano la Repubblica è FALSO! Non pretestuoso, inesatto, ingigantito, amplificato. Falso! Non so di cosa parlano, non ne ho la più pallida idea, eppure questo sfrontato giornalista, che non prova neanche un pizzico di vergogna e si firma,  scrive un articolo, concentrato di vergognose fesserie, senza il minimo rispetto per coloro che lo leggeranno e in spregio al loro diritto all’informazione, che è diritto alla verità, per questo sacro ed inviolabile.

La gente che ogni mattina compra la Repubblica lo sappia. Sappia che lì ci sono scritte un sacco di bugie, che lì non si cerca di informare, ma solo formare coscienze e idee, fuorviarle, condizionarle, portarle dalla loro parte. Si, dalla loro parte! Perché quello è un quotidiano spudoratamente di parte, che ogni giorno sacrifica sull’altare di uno squallido agone politico la nobile verità. I lettori di Repubblica sappiano che la verità non abita lì, non è il dogma di quei giornalisti, non è il loro credo. E la gente che questa mattina ha letto quell’infamante articolo (che mi dipingerebbe come uno colluso con ambienti e personaggi mafiosi) sappia che è tutto falso, che io non conosco nessuno di questi personaggi, non so nemmeno chi siano; fatta eccezione per il Fecarotta (imparentato coi Barbera: una famiglia alla quale ho sempre voluto bene), che comunque non vedo da non so quanto tempo e al quale non ho mai fatto un solo favore. Mai!

Bugie, falsità, infamità: tutto questo è quell’articolo! Questo è la Repubblica. Un dispensatore di menzogne, vendute alla collettività. Un nemico della democrazia, perché in un sistema democratico sano (come evidentemente non è il nostro) la collettività ha il diritto non di sapere, ma di sapere la verità e sulla base di essa formare la propria coscienza e la propria cultura ideologica LIBERAMENTE.

Plutarco diceva: “i delatori e i calunniatori sono scansati e condannati da tutti, come se versassero del veleno, non in un bicchiere, ma in una fontana pubblica, la cui acqua scorre per tutta la città e di cui essi ben sanno che si serve l’intera popolazione”. Questo è quell’articolo, questo è la Repubblica!

Ed è questo ciò che più mi fa male: non tanto il fango che è stato gettato su di me (ci penserà un tribunale a togliermelo di dosso), quanto la disinformazione capziosa, indegna e vergognosamente falsa, che certa stampa di trincea, illiberale e filocomunista, fa in questo Paese.

Proprio ieri è stato consegnato all’ordine dei giornalisti una villa confiscata alla mafia, covo dell’ultimo periodo di latitanza di Totò Riina: non me ne vogliano i giornalisti seri e onesti, ma credo che sede più appropriata non potesse essere scelta per una categoria che viene costantemente mortificata da certi suoi appartenenti, taluni bugiardi, taluni omertosi  (comunque, non fa differenza), che ne infangano scopi e principi… e infangano me!

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La tariffa dei moralisti

venerdì, 9 ottobre 2009

berldeben

Dal mese di aprile del 2009 abbiamo assistito ad una vera e propria aggressione del quotidiano Repubblica nei confronti di Silvio Berlusconi, tutta centrata sulle famose 10 domande di Beppe D’Avanzo, domande non solo provocatorie ma anche piene di insinuazioni.

Debbo dire che questa recrudescenza moralistica di Repubblica mi è sembrata un forzatura, non solo strumentale. L’attenzione dedicata a Silvio Berlusconi e alle sue abitudini sulla sua vita privata sono state francamente insopportabili e il trattamento riservato al premier è unico nella storia dell’informazione del nostro paese.

Quando qualche giorno fa è stata depositata la sentenza civile nella quale si stabiliva che De Benedetti (presidente del gruppo editoriale L’Espresso, da cui proviene Repubblica) dovesse essere risarcito per la cifra astronomica di 750 milioni ho capito e tutto mi è apparso chiaro.

(continua…)

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