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QUALE QUESTIONE MORALE?

venerdì, 12 febbraio 2010

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La vicenda Bertolaso ci pone ancora una volta di fronte alla questione morale, ma non nel solo senso che tutti intendono. La questione morale non attiene soltanto alla condotta di quanti sono investiti di responsabilità pubblica, ma anche all’agire di chi accusa (e già condanna) e di chi informa (e già giudica).

Guido Bertolaso, uno degli uomini immagine del nostro Paese, un eroe, un uomo che s’è certamente guadagnato sul campo i galloni che giustamente il Premier e noi tutti gli riconosciamo, è già stato condannato, è già stato giudicato.

Bertolaso è già stato “condannato” da chi lo accusa, sfoderando una tal sicurezza nel muovergli contro gli addebiti, da sembrare già sentenza; una sentenza che pesa sul morale dell’uomo e sulla serenità del personaggio. Bertolaso è già stato giudicato dall’opinione pubblica, artatamente mossa da quell’informazione drogata, che nel nostro Paese viene gestita non da testate giornalistiche di parte, ma da veri e propri organi di partito camuffati di giornalismo;  e, credetemi, è un giudizio che fa male, perché non se ne va, è una macchia d’infamia che nessuna (vera!) sentenza d’assoluzione riesce poi a cancellare del tutto.

E allora mi chiedo: qual è la vera questione morale?

Perseguitare “chiassosamente” uno stimato uomo di Stato, gridare al mondo che è un puttaniere corrotto senza prima averlo accertato non è forse immorale almeno quanto ciò che il solito Pm “zelante” gli addebita? Sbattere in prima pagina un mostro presunto non è immorale almeno quanto l’essere realmente mostro? E se tutto questo accade, guarda caso, dopo che Berlusconi lo investe Ministro in pectore ... cosa c’è di più immorale?

Ecco perché condivido in pieno la fermezza con la quale il Presidente Berlusconi ha fatto da scudo, frapponendosi tra Guido Bertolaso e i suoi aggressori, togati e col taccuino. Guido Bertolaso non può andersene, non deve andarsene: l’Italia perderebbe uno dei suoi uomini migliori.

E comunque, se ad ogni squillo di tromba giudiziaria dovessero seguire le dimissioni di chi ne è vittima, quanti di noi starebbero ancora sul campo di battaglia a lottare per la libertà, a lottare per un Paese che da più di 15 anni cerchiamo di preservare dall’immoralità di poteri forti usati contro di noi?