Articoli marcati con tag ‘Giorgio Napolitano’

L’INTERVISTA

giovedì, 17 novembre 2011

Da La Stampa, 17 novembre 2011

Miccichè: esulto, il Sud lo difendono meglio quelli del Nord

 

«Un bellissimo governo».

Lo trova davvero bellissimo onorevole Micciché? Proprio lei, anima di Grande Sud, approva un esecutivo a trazione nordista?

«Io mi fido di Fabrizio Barca».

Il nuovo ministro della Coesione territoriale: ma non è meridionale…

«Lo so. Ed è anche un super comunista, che non ha mai voluto saperne delle trasformazioni, Pds, Ds… Degno figlio di suo padre (ex deputato e senatore Pci, vicino a Berlinguer, ndr)».

Pure. E lei, berlusconiano della prima ora…

«Mi fido perché è bravissimo. E’ stato mio capo di dipartimento quando ero io ministro dello Sviluppo e coesione territoriale. Un ministero che sono contento sia stato ricostituito».

Guarda caso, lei è contento e la Lega furibonda.

«Sarei stupito del contrario. Invece Monti e Napolitano hanno dato una lezione alla politica, hanno fatto un buon governo che può fare le cose bene».

Senza nemmeno un ministro siciliano: dica la verità, non le dispiace un po’?

«Ma che me ne frega! Nel passato abbiamo avuto tra i peggiori governi della Repubblica quelli con anche siciliani dentro».

Lei quindi sente tutelate le istanze del Sud da questo esecutivo targato Nord?

«Il fatto è che non c’è la Lega. Era la sua presenza ad essere cancerogena: il problema non è che ci siano uomini del Nord al governo, ma uomini del Nord che odiano il Sud. Mentre Barca adora il Sud, così come Passera».

Così lei approva questo governo, mentre tanti nordici non sono bastati a fare cambiare idea alla Lega…

«E’ la prova di quello che dico: il pro-blema non è dove sono nate le persone, ma che mentalità hanno. E poi questo governo ha alle spalle Napolitano: da lui mi sento garantito. Anche se… (ride) ora non deve esagerare: è bravissimo, ma alla repubblica presidenziale di fatto ci siamo già passati, non deve andare oltre…».

Cosa riuscirà a fare questo governo per il Sud?

«Questo bisogna vederlo. La squadra è ottima, però abbiamo avuto esempi di squadre meravigliose che non hanno mai vinto niente. Gli abbonamenti sarebbero abbondanti, ora speriamo che la squadra vinca».

 

 

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L’INCONTRO CON IL PRESIDENTE NAPOLITANO

lunedì, 5 settembre 2011

Post di redazione

Oggi, Lunedì 5 Settembre,  il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto Gianfranco Miccichè, Arturo Iannaccone e Adriana Poli Bortone.

Nel corso dell’incontro, i tre esponenti politici hanno manifestato al Capo dello Stato la preoccupazione per la situazione nella quale versa il Meridione, soffermandosi sulle alte percentuali di disoccupazione giovanile e sulla necessità di una forte azione di rilancio dell’economia al Sud.

Illustrando il progetto del neo partito del Sud, è stata sottolineata “la volontà di spendersi nel panorama politico italiano per rendere sostanziale l’Unità del Paese, attraverso la definitiva riduzione del divario tra le diverse economie del Sud e del Nord”.

Infine, i tre esponenti hanno evidenziato “la necessità di una forte revisione critica dei metodi di governo fin qui praticati al Sud come premessa per avviare una nuova fase di meridionalismo unitario. E’ stato sottolineato, infine, che occorre invertire profondamente le politiche nazionali che hanno penalizzato e discriminato il Sud, sottraendo in più occasioni risorse già destinate al suo sviluppo”.

 

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A LORO PIACE VINCERE FACILE

lunedì, 8 marzo 2010

grtta-e-vinci

Una riflessione sul caso liste.

Ritengo che Governo e Quirinale, col decreto interpretativo, abbiano fatto ciò che dovevano: garantire a TUTTO l’elettorato attivo il diritto al voto, talmente sacro, inviolabile e cruciale per un sistema democratico, da non potersi consentire che venisse mortificato da un banale vizio di forma.

Con questo non voglio affatto dire che la forma non sia importante; anzi, tutt’altro, essa rappresenta ciò che conferisce a un ordinamento e alla sostanza dei suoi principi l’indispensabile crisma dell’autoritarietà. Ciononostante, tale assunto, per quanto insindacabile, non può esimere il Legislatore dal dovere di intervenire, quando ciò serva a colmare le eventuali lacune che il sistema evidenzi, anche nelle sue articolazioni e regole formali.

Ed è quello che hanno fatto Governo e Quirinale con quel decreto, da tutti detto “salva liste”, che a me, invece, piace definire “salva regole”. Si, perché, a differenza di quanto inopportunamente sostenuto da un esponente della Cei, io credo che con questo decreto il Governo Berlusconi e il Presidente della Repubblica abbiano, non cambiato le regole in corso ma, mantenuto quelle del normale agire democratico di un Paese che da decenni ormai si determina col voto libero, riconosciuto a TUTTI.

Ovviamente, le opposizioni, irresponsabili, gridano allo scandalo, sono pronte a scendere in piazza, taluni vorrebbero addirittura ipotizzare uno strappo istituzionale nei confronti del Capo dello Stato. Io, invece, credo che il Presidente Napolitano, firmando, si sia comportato da vero Capo dello Stato, cioè con grande senso di responsabilità. Sarebbe stato irresponsabile, infatti, limitare il diritto di voto ad un imprecisato (probabilmente il maggiore) numero di elettori; sarebbe stato irresponsabile lasciare che la burocrazia prevalesse sulla democrazia; sarebbe stato irresponsabile assistere, inerti, alla morte del primo assioma di una competizione elettorale in un Paese libero e democratico, cioè quella par condicio tra i competitors, tanto sbandierata quando conviene farlo, che questa volta davvero rischiava di essere cancellata.

E sarebbe irresponsabile continuare ad avvelenare, con dichiarazioni al vetriolo e manifestazioni colorate e colorite, la campagna elettorale, che (dovrebbero ricordarselo Di Pietro e i suoi amici) non è un’arena su cui scannarsi per vincere a tutti i costi e conquistare l’agognato trofeo, bensì un momento di civile e paritario confronto, che consenta ai cittadini di scegliere la classe politica che debba guidarli. E allora, lascino stare le piazze e  si dedichino alla campagna elettorale. Esprimano civilmente le loro idee, i loro programmi, i loro progetti e cerchino di convincere la gente confrontandosi con noi, anziché sperare in una vittoria a tavolino, per abbandono di campo forzato.

Poi, se a loro piace vincere facile… si diano al gratta e vinci!

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Cara signora Anna…

martedì, 19 gennaio 2010

bettino craxi

Voglio anch’io dedicare un pensiero alla memoria di Bettino Craxi e lo faccio attraverso un estratto della lettera che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scritto alla moglie:

… Cara Signora, ricorre domani il decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, e io desidero innanzitutto esprimere a lei, ai suoi figli, ai suoi famigliari, la mia vicinanza personale in un momento che è per voi di particolare tristezza, nel ricordo di vicende conclusesi tragicamente.
Non dimentico il rapporto che fin dagli anni ‘70 ebbi con lui per il ruolo che allora svolgevo nella vita politica e parlamentare. Si trattò di un rapporto franco e leale, nel dissenso e nel consenso che segnavano le nostre discussioni e le nostre relazioni anche sul piano istituzionale. E non dimentico quel che Bettino Craxi, giunto alla guida del Partito Socialista Italiano, rappresentò come protagonista del confronto nella sinistra italiana ed europea. Ma non è su ciò che oggi posso e intendo tornare. Per la funzione che esercito al vertice dello Stato, mi pongo, cara Signora, dal solo punto di vista dell’interesse delle istituzioni repubblicane, che suggerisce di cogliere anche l’occasione di una ricorrenza carica – oltre che di dolorose memorie personali – di diversi e controversi significati storici, per favorire una più serena e condivisa considerazione del difficile cammino della democrazia italiana nel primo cinquantennio repubblicano. E’ stato parte di quel cammino l’esplodere della crisi del sistema dei partiti che aveva retto fino ai primi anni ‘90 lo svolgimento della dialettica politica e di governo nel quadro della Costituzione. E ne è stato parte il susseguirsi, in un drammatico biennio, di indagini giudiziarie e di processi, che condussero, tra l’altro, all’incriminazione e ad una duplice condanna definitiva in sede penale dell’on. Bettino Craxi, già Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987. Fino all’epilogo, il cui ricordo è ancora motivo di turbamento, della malattia e della morte in solitudine, lontano dall’Italia, dell’ex Presidente del Consiglio, dopo che egli decise di lasciare il paese mentre erano ancora in pieno svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti. Si è trattato – credo di dover dire – di aspetti tragici della storia politica e istituzionale della nostra Repubblica, che impongono ricostruzioni non sommarie e unilaterali di almeno un quindicennio di vita pubblica italiana. Non può dunque venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità dell’on. Craxi sanzionate per via giudiziaria la considerazione complessiva della sua figura di leader politico, e di uomo di governo impegnato nella guida dell’Esecutivo e nella rappresentanza dell’Italia sul terreno delle relazioni internazionali …

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Giorgio Napolitano: “Nulla può abbattere il governo che ha la maggioranza e il consenso degli elettori”

sabato, 28 novembre 2009

napolitano

Condivido appieno le parole del Presidente della Repubblica, un uomo di altissimo lignaggio istituzionale e di grande sensibilità politica, ma soprattutto un Presidente davvero super partes.

In un Paese democratico come il nostro, è assiomatico quanto egli ha affermato, al punto che non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo. Se lo ha fatto evidentemente è perché anche lui, come noi, ha dovuto registrare un attacco concentrico da parte di altri poteri forti dello Stato contro Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio. Il quale resiste, nonostante tutto, perché sente addosso il peso “democratico” del mandato popolare, che gli ha dato una maggioranza parlamentare e lo ha investito del compito di guidare il Paese per cinque anni. Un compito certamente duro, tant’è complessa l’azienda-Italia; durissimo, però, se al contempo si deve lottare su più fronti, non tutti legittimi, come quello delle diffamazioni a mezzo stampa o quello delle inquisizioni a mezzo Procure o quello delle beghe interne a mezzo rivendicazioni.

(continua…)

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