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  • Giu
    11
    Mer

    Emergenza rifiuti: Amia alla resa dei conti

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    L´immondizia ha invaso la città. Dal centro alla periferia lo scenario è lo stesso: cassonetti stracolmi e maleodoranti, rifiuti sparsi sulle strade, residenti infuriati. L´Amia, la società comunale che si occupa della raccolta della spazzatura, deve fare i conti con lo sciopero degli straordinari indetto dai sindacati a livello nazionale, un´agitazione che a Palermo ha portato a conseguenze disastrose. La protesta dei netturbini che incrociano le braccia durante i turni extra, infatti, si somma alle carenze nel parco mezzi della società, che ha autocompattatori vecchi e malfunzionanti.

    La situazione è destinata a peggiorare. I lavoratori torneranno a garantire il servizio straordinario solo a partire da venerdì. Quindi oggi e domani la spazzatura continuerà ad accumularsi su strade e marciapiedi. Sono bastati pochi giorni di agitazione per trasformare la città in una discarica a cielo aperto. È l´ennesimo intoppo nella raccolta dei rifiuti, dopo l´agitazione delle imprese che si occupano della manutenzione dei mezzi, rimaste ferme perché l´Amia non riesce a pagare con regolarità le rate del debito che ha maturato nei loro confronti. Anche dietro lo sciopero degli straordinari, del resto, c´è la crisi finanziaria della società comunale che perde, come ha certificato la Corte dei conti, 3,6 milioni di euro al mese. I sindacati hanno chiesto al Comune di aggiornare il contratto di servizio con l´Amia, fermo a 97 milioni, aumentandolo di 40 milioni. Ma Palazzo delle Aquile ne ha a disposizione solo 20. Così il direttore generale Gaetano Lo Cicero ha chiesto all´azienda ex municipalizzata di recuperare la restante parte tagliando le voci di bilancio dove è possibile.

    Ieri pomeriggio i sindacalisti dell´Amia si sono incontrati per fare il punto della situazione. «La legge 146 ci impone di fermare lo stato di agitazione tre giorni prima delle elezioni - dice Dionisio Giordano, della Filt Cisl - quindi venerdì torneremo alla normalità. In attesa però di essere convocati dai vertici della società, che dovranno spiegarci come e dove intendono fare economie per trovare i venti milioni necessari ad aggiornare il contratto di servizio».

    «Aspettiamo di vedere quali voci di bilancio l´Amia punta a tagliare - aggiunge Giovanni Acquaviva, delegato della Uil - di certo dovrà presentarci un piano convincente. Chiediamo che venga assicurato l´aumento del contratto di servizio. Vogliamo anche sapere come la società e il Comune intendono tutelare i lavoratori dopo il decreto regionale sull´Ato, che impone all´Amia di partecipare a una gara. Entro mercoledì prossimo l´azienda ci deve convocare. Poi incontreremo di nuovo i vertici di Palazzo delle Aquile insieme con un rappresentante del prefetto».

    La città intanto boccheggia tra i rifiuti. Cassonetti stracolmi e sacchi dell´immondizia sui marciapiedi hanno fatto la loro comparsa anche in centro, da via Petrarca a via Dante, dai Quattro Canti al teatro Massimo. Ieri pomeriggio gli autocompattatori hanno cercato di ripulire la zona “bene”. Ma per un cassonetto che viene svuotato, altri dieci rimangono pieni. «Non riusciamo a smaltire tutto l´arretrato senza fare ricorso agli straordinari - spiega l´azienda - Le tonnellate di rifiuti che si sono accumulate tra sabato e domenica, infatti, non possono essere raccolte se non facendo turni extra. Così quando i mezzi si concentrano in una zona, altre rimangono scoperte».
    La situazione più drammatica è, come sempre, in periferia. «Abbiamo mandato alcune squadre tra Borgo Nuovo e Bonagia - dice ancora l´Amia - cerchiamo ogni giorno di coprire un quartiere periferico». Il rischio è quello di un allarme igienico-sanitario: i cassonetti già maleodoranti diventerebbero un ricettacolo di infezioni se solo le temperature aumentassero ancora.

    Fonte: La Repubblica (Sara Scarafia)

    Giu
    4
    Mer

    Emergenza alimentare e biocarburanti al vertice Fao

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    04 Giu – Oggi a Roma si svolgerà la seconda giornata del vertice Fao per la sicurezza alimentare e l’emergenza fame nel mondo, che si concluderà domani con le dichiarazioni finali di tutti i capi di Stato e di Governo presenti. Tra gli interventi principali della giornata quelli delll’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan e del ministro degli Esteri italiano Franco Frattini.

    Povertà, crisi climatica, problemi legati all’alimentazione, biocarburanti. Sono questi i temi al centro del Vertice sull’alimentazione della Fao. Occorre «un piano d’azione di 30 miliardi di dollari l’anno per uscire dalla crisi alimentare mondiale e «permettere a 862 milioni di affamati di godere del più fondamentale dei diritti umani umani: quello al cibo, e quindi alla vita». L’appello arriva dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, che si è rivolto ai circa quaranta capi di Stato e di governo invitati a Roma proprio per trovare una soluzione «urgente» alla crisi innescata dall’impennata dei prezzi delle derrate alimentari. Se la situazione rimane come quella di oggi, ha avvertito Diouf, «gli obiettivi di sviluppo del Millennio per ridurre di metà il numero degli affamati entro il 2015 saranno raggiunti forse, solo nel 2050». Meno protezionismo e più derrate alimentari, dunque. La soluzione strutturale al problema della sicurezza alimentare nel mondo, spiega Diouf, è nell’aumento della produzione e della produttività nei Paesi a basso reddito e con deficit alimentare. Occorrono, però, soluzioni coraggiose sostenibili e praticabili.

    Fonti:
    TgCom
    Ilsole24ore (Nicoletta Cottone)

     
     
     
     
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