Confesercenti, anche applausi al Cav. anti-giudici politicizzati

Dalla platea della Confesercenti, il premier Silvio Berlusconi affronta di petto la questione giustizia. E sferra un duro attacco contro “i giudici e pm politicizzati”, definendoli “una metastasi della nostra democrazia”. Una sortita accolta con molti fischi ma anche con qualche applauso dalla platea di Confesercenti, associazione di commercianti vicina al centrosinistra. “Della contestazione che c’è stata mi dispiace, non è stata né utile né corretta”, chiosa a caldo il presidente della Confesercenti, Marco Venturi. Cui poco prima Berlusconi aveva fatto i complimenti per “la migliore relazione da parte di una associazione che io abbia avuto occasione di ascoltare da molti anni a questa parte”. Sempre in tema giustizia, il capo del governo constata: “Prima passavo i sabati ad andare a trovare i miei collaboratori malati in ospedale, ora passo i sabati con i miei legali a preparare le udienze per contrastare il pm che mi attaccano”. Eppure - prosegue il Cavaliere - “ho fiducia nei magistrati perché sono sempre stato assolto, ma dopo il calvario che ho dovuto subire tutti questi anni, mi indigno a vedere questa opposizione che invece di unirsi alla maggioranza” sposa una linea giustizialista.
“Molti pm vorrebbero vedermi così”, segnala Berlusconi simulando le manette ai polsi. “Dal 2006 - continua, rilanciando lo sfogo fatto ieri in un faccia a faccia con Carlo De Benedetti alla Camera - 789 pm e magistrati si sono occupati di me per sovvertire il voto degli italiani. Non ci sono riusciti nel ’94, non ci riusciranno in questa occasione. Gli italiani hanno il diritto di farsi governare da chi hanno votato”. Quanto all’accusa di legiferare nel proprio interesse, il mio interesse - rimarca il presidente del Consiglio - sarebbe stato di andar via dal paese e godermi i soldi che mi sono guadagnato e meritato. Quando questa opposizione non capisce un tale stato di cose il dialogo si spezza”. Berlusconi manifesta indignazione “perché - dice - vedo una democrazia in libertà vigilata sotto il tacco dei giudici politicizzati. Così stando le cose non c’è più possibilità di dialogo con una opposizione che è rimasta giustizialista”. Più in generale, Berlusconi rileva che “il governo fatica a operare, non può intervenire come vorrebbe e ha le mani legate dall’attuale architettura istituzionale dell’Italia”. Un’architettura “da Stato antico” più che da Stato moderno. Spiega il Cavaliere: “Ho passato una nottata a guardare dei problemi che sembrano irrisolvibili perché la situazione in cui siamo, l’architettura istituzionale, rende difficilissimo il lavoro di innovazione in tutte le direzioni. Credo che la volontà di operare non sia colta dai cittadini”.
I primi 40 giorni trascorsi a Palazzo Chigi sono stati “abbastanza difficili e intensi”, riferisce il premier. Che alla platea di Confesercenti ricorda di essere stato “un artigiano. Poi, però, sono arrivato a più di 50mila collaboratori. Io non ho mai avuto scioperi nelle mie aziende. E sapete perché? Perché tra me e la mia gente c’é sempre stato un rapporto basato sull’amore sul rispetto e sulla simpatia. Passavo tutti i sabato mattina ad andare a trovare i miei collaboratori malati”. Ora, invece, quel tempo è dedicato a incontrare avvocati. A commercianti e artigiani di Confesercenti, il premier promette di “lavorare per togliere i vincoli imposti da una serie di direttive europee che sono pesi insostenibili per imprese e cittadini”. Tornando a Bruxelles, il Cavaliere ha trovato “una Europa appesantita che è passata da 15 a 27 membri e che l’incidente irlandese ha bloccato nelle sue decisioni”. Per Berlusconi “è indispensabile invece che l’Unione europea si dia una politica di sicurezza comune che oggi non c’é, una politica di difesa comune che oggi non c’è, una politica dell’immigrazione comune che oggi non c’è, una politica dell’energia comune che oggi non c’é. Soprattutto, una politica comune delle imprese cui l’Europa non ha saputo dare risposte sul problema della scarsa competitività”.
Quanto alla tutela della legalità, il premier assicura: “Non sarà più consentita una deriva anarchica che il paese stava pericolosamente prendendo”. Vale per l’emergenza rifiuti, ma anche per le proteste contro le grandi opere. “Non consentiremo più che una minoranza organizzata non rispetti la legge, blocchi i lavori, occupi strade o ferrovie. Recupereremo l’autorità dello Stato con la forza dello Stato e garantiremo legalità e sicurezza”. Su questo, garantisce Berlusconi, “ho le idee ben chiare”. Immediata la replica di Veltroni al Cavaliere: “Chi ha responsabilità di governo dovrebbe imparare a rispettare il paese e le categorie a cui si rivolge”. Il segretario del Pd, seduto in prima fila nella sala durante l’intervento di Berlusconi, aggiunge: “Con questi toni il dialogo è molto difficile”. Erga omnes sono invece le parole del capo dello Stato Giorgio Napolitano - pronunciate nel corso di un incontro al Quirinale con il Consiglio nazionale forense, prima che Berlusconi prendesse la parola all’assemblea di Confesercenti - sul rapporto politica-giustizia: il presidente della Repubblica esorta a evitare una “deleteria contrapposizione” che rappresenterebbe “un danno per tutti”. Sia al mondo politico sia all’ordine giudiziario, Napolitano chiede “misura ed equilibrio” affinché si ripristini un ”clima di ascolto reciproco” e - nessuno - neppure “in questo momento di tensione” - rinunci “a cercare il dialogo”.
Nicholas D. Leone
Fonte Il Velino













