Preferisco la 500 di Marchionne alla Ferrari di Montezemolo

Oggi è un giorno importante per l’Italia: viene presentata la nuova Fiat 500.
Penserete: e a noi che ce ne frega? A me invece interessa molto, la 500 e la Fiat sono il simbolo di un Italia che è stata e da adesso è anche il simbolo di una Italia che sarà. Una nazione che può e deve ambire all’eccellenza che può e deve diventare la migliore.
Leggo da una intervista rilasciata da Sergio Marchionne alla Stampa di oggi la celebrazione di un successo futuro che è però il frutto di tre anni di ricostruzione e duro lavoro: un’azienda, la Fiat, che rappresenta l’Italia nel mondo e che è ripartita da zero sulla base di una guida forte e determinata e dell’adozione a metodo di alcune parole chiave: disciplina, senso del dovere, etica, condivisione di obiettivi e lavoro di squadra.
Sono convinto che sulla base di questi concetti occorre costruire percorsi di crescita ed arrivare al successo tanto per l’Italia quanto per la nostra Sicilia: avere l’ambizione di essere i migliori e fare l’impossibile per diventarlo.
Però mi sorge spontaneo un confronto tra quanto dichiara l’Amministratore Delegato Marchionne oggi, dopo anni di duro lavoro, e quanto ha reso noto pubblicamente nelle scorse settimane Montezemolo dall’alto della “cattedra” di Confindustria.
Lui, Montezemolo, ha richiamato all’ordine tutti i politici, gli amministratori pubblici, gli imprenditori, la gente. Lui ha parlato di etica, di tutto quello che non va in Italia e della necessità di provvedere con urgenza. Lui si è fatto celebrare, da più parti, come il nuovo messia, come uomo pronto ad entrare in politica, magari a fianco di personaggi “nuovi”.
Io allora penso che questa nostra Italia abbia bisogno di gente che lavori, produca, ottenga risultati, ambisca all’eccellenza e lo faccia in silenzio fino al risultato raggiunto. Abbiamo bisogno di operai e manager efficienti. Non certo di aspiranti politici bravi ad arringare folte platee.
Noi, come Sergio Marchionne, come la Fiat e come la Apple, vogliamo vedere le cose del mondo in maniera diversa dagli altri e vogliamo essere consapevoli che ci sarà spazio per quelli come noi.













