DOPPIOPESISMO ALL’ITALIANA

31 agosto 2010

Post di Francesco Armetta-Staffsud

Lo avevano annunciato e l’hanno fatto. Marcello Dell’Utri non doveva parlare a Como e così è stato. Perché, in fondo, in Italia un uomo libero non può salire sul palco di una rassegna culturale senza fare i conti con chi ha la pretesa di avere un punto di vista privilegiato sul mondo e per questo decidere cos’è giusto o sbagliato, a chi sono garantiti o negati certi diritti. E’ un dato di fatto. I custodi dell’ortodossia democratica, i Pasdaran del pensiero unico, gli strenui difensori della Costituzione, quel popolo dai colori vivaci, viola e rosso, è autorizzato a fare tutto. Anche negare a Marcello Dell’Utri il diritto di “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, perché per lui non vale il principio della presunzione d’innocenza, Dell’Utri non può essere considerato non colpevole “sino alla condanna definitiva”.

Il senatore del Pdl è ormai un simbolo, un’icona, il collante delle diverse anime di questa sottocultura democratica a parole, ma xenofoba nei fatti, patetica e incoerente, che per sopravvivere deve necessariamente identificare un nemico da abbattere, da sconfiggere, al quale negare anche i più elementari diritti costituzionali, in virtù di una presunta superiorità morale, etica, naturale che mai niente e nessuno però potrà attribuire.

Negare a qualcuno il diritto di parola è l’anticamera della morte. La scomparsa della democrazia. Il requiem dei valori e principi che costituiscono l’architrave del nostro vivere civile. Impedire a Marcello Dell’Utri di esprimere le proprie idee è un ignobile, scellerato, intollerabile atto di violenza che ci indigna e disgusta. Sentimenti che dovrebbero essere condivisi da tutti, almeno da coloro che culturalmente si sentono distanti da questa pericolosa nuova avanzata oscurantista. E invece registriamo il silenzio più assordante. Dove sono finiti i giovani del Pdl che alcuni mesi fa non hanno perso tempo a bacchettare il senatore Dell’Utri per le parole su Mangano? Dove sono tutti coloro che a difesa del diritto d’espressione dei Litfiba, non comprendendo però un’intelligente provocazione, hanno inondato di comunicati le redazioni dei giornali? Perché è lecito starsene zitti di fronte a quanto è accaduto ieri sera a Como, non mostrare solidarietà al senatore Dell’Utri, non condannare chi ha vietato ad un libero cittadino italiano di esprimere il suo pensiero? Il solito doppiopesismo italiano. Viva la libertà di espressione e di critica.

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REDAZIONALE

30 agosto 2010

(scritto da Staffsud)

 

Le ferie son finite e una nuova stagione politica si affaccia al vicino orizzonte. Ma quanto nuova?
La novità è marcatamente sostanziale, visti i mutati equilibri all’interno della maggioranza “romana” e delle opposizioni, tanto che  i detrattori del bipolarismo o i nostalgici di una prima Repubblica “strappata a morsi da Tangentopoli”, gridano ora alla sua morte prematura.

In effetti, c’è nell’aria qualcosa di nuovo, si respira quel non so che di mutamento,  si ha quasi la stessa sensazione, un pò strana, del dopo terremoto, quando non sai se è finito tutto o se altre scosse di assestamento torneranno ad insidiarti. E si resta in attesa. Un’attesa silenziosa, in apnea.

Così la politica italiana, che attende,  certo non in silenzio, però attende. Aspetta di capire se la linea programmatica, tracciata dai famosi cinque punti, riuscirà a tenere e a mettere al riparo la fortezza del Centrodestra dalle incursioni, amiche e nemiche; o se, invece,  essa si rivelerà una linea Maginot, al di là della quale preparare e pensare a nuove elezioni.

E a proposito di linee ed orizzonti, c’è da scorgere con grande attenzione l’orizzonte siciliano, dove s’addensano, minacciose, nubi, provenienti dai cieli capitolini, pronte a portare qui da noi piogge, fulmini, vento e tempeste. Qui nessuna linea è stata segnata, per cercare di  tenere la barra dritta e garantire continuità ad un’azione governativa che, infatti, stenta a decollare. Qui, a discapito della solarità di una terra che di pioggie e tempeste ne ha sempre viste poche, sembra quasi che non si aspetti altro che una violenta burrasca, eppure salutata da alcuni come un bell’acquazzone “salvifico”, che scenda a ripulire le starde di una maggioranza sempre più variabile e variegata.

Di chi è la colpa? Chi vuole l’acquazzone? Difficile dirlo! Certo è che dal 2008 assistiamo a una politica siciliana destrutturata e per questo precaria. La litigiosità all’interno del Centrodestra si mescola inevitabilmente con quella del Centrosinistra e crea un mix esplosivo d’instabilità, che certo non fa bene ai siciliani, la cui volontà, invece, era stata chiara nell’affidare le sorti della Regione a un Governatore e ad una coalizione, che stabilmente avrebbero dovuto pensare solo e semplicemente a governare la Sicilia.
Ecco, potrebbe essere questo un nuovo orizzonte della politica siciliana! Non nubi minacciose, ma l’azzurro di un percorso chiaro, che riprenda quel filo d’Arianna srotolato 2 anni fa dai siciliani  e permetta loro di uscire dal labirintico circolo dei governi seriali e di tornare indietro, a casa: quella che un tempo si chiamava Casa delle Libertà e che fu per anni la casa sicura di una coalizione forte, vincente, rassicurante.
Un filo, una linea tracciata secondo un preciso schema programmatico, attorno al quale continuare a lavorare per la Sicilia. Non un patto di legislatura, non alleanze pre- elettorali, non alchimie e strategie da Monopoli, bensì un chiaro e semplice accordo programmatico.

E se anche Lombardo, anzichè presentare un quarto governo, si presentasse in Aula con dei punti (semplificazione burocratica, iniziative per l’occupazione, diminuzione degli sprechi, tutela del territorio,  ecc …)  e su questi chiedesse alle forze politiche che lo hanno sostenuto e lo sostengono l’ok per andare avanti?

Questo si che sarebbe un nuovo orizzonte …

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POST DELLA DOMENICA

29 agosto 2010

Si riparte! E’ di nuovo campionato, è di nuovo passione, tifo, gioia, allegria.

E’  di nuovo “Forza Palermo!”

Ed è un Palermo che fa sognare, che fa ben sperare in una stagione straordinaria, quanto e magari più della precedente. E’  il Palermo del pragmatico e bravo Delio Rossi, dell’esperto Liverani, degli azzurri Sirigu, Cassani e ora anche Bovo; è il Palermo dei gioielli sudamericani, Palermo di Fabrizio Miccoli, che aspettiamo a braccia aperte, e dei nuovi giovani aquisti.  E’ il Palermo di Maurizio Zamparini.

Ma è soprattutto il Palermo dei palermitani, delle magiche domeniche allo stadio, tra un caffè borghetti e un ghiacciolo all’arancio, tra un ”arbitro buttalo fuori …” e  i cori coloriti rimpallati da una curva all’altra, tra una ola travolgente  e le migliaia  di sciarpette rosanero che colorano di gioia e fantasia una città meravigliosa, calda, unica.

E’ il nostro Palermo, è il nostro campionato …. sì, questo sarà il nostro campionato. Forza ragazzi.

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