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  • 24
    Giugno
    2008

    L’istinto di colpevolezza

    ènews

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    Il tribunale del Riesame di Milano non è stato affatto indulgente con l’ex primario della clinica Santa Rita, Pier Paolo Braga Massone, descritto anzi nell’ordinanza come un chirurgo «socialmente pericoloso », dedito all’esercizio della sua professione come «strumento di indebito profitto». Riconoscendo che non esistono prove sufficienti per trattenerlo in carcere con l’accusa di omicidio volontario e per stabilire un nesso certo tra le operazioni del personale medico della clinica e la morte di alcuni pazienti, i giudici non smettono infatti di insistere sulla condotta riprovevole dei medici usi a «interventi chirurgici inutili, fortemente invasivi e mutilanti» per fini truffaldini. Nessun «innocentismo», dunque. Solo che tra un truffatore e un omicida esiste una differenza fondamentale. E questa differenza fondamentale finisce troppo spesso per essere ignorata da un diffuso istinto di colpevolezza preventiva, privo di filtro giudiziario, anzi animato e intensificato da un contesto verbale di orrore che suscita comprensibile furore e indignazione, ma mai l’attesa di riscontri che diano solidità alla certezza diffusa della colpa.

    Non c’entrano i magistrati. C’entra l’ansia sociale e mediatica di accorciare, semplificare, forzare l’esito di un’inchiesta destinata a un impatto micidiale sulla sensibilità pubblica, però prescindendo a priori dalle prove di un delitto mostruoso di cui si pensa di costruire preventivamente l’identikit. Nel 2007, a Rignano Flaminio, sulla base di parole rese ancor più terribili da quella commistione di immaginazione e di realtà tipica del lessico infantile, l’Italia si convinse che una banda di pedofili (oramai anziane maestre d’asilo, una bidella, un benzinaio cingalese) si fosse resa responsabile di inenarrabili violenze ai danni dei bambini deportati nell’orrore dei «castelli cattivi». Quella presunta banda venne poi scagionata: semplicemente non esisteva, come non esistevano le prove di un delitto che aveva già provocato la reazione allarmata e disgustata del grosso dell’opinione pubblica. Il caso dei medici del Santa Rita è diverso, perché il venir meno dell’accusa principale, l’omicidio volontario, non cancella i traffici di una rete di truffatori che millantavano rimborsi gonfiati per arricchirsi sulla pelle dei malati. Ma è l’accusa principale che, prima ancora delle verifiche, viene a essere immediatamente metabolizzata come un dogma, una verità indiscutibile e anzi antefatto di mostruosità ancora maggiori, foriera di verità ancor più raccapriccianti. Un meccanismo inesorabile che spazza via ogni dubbio, qualsiasi prudenza.

    I «discorsi» intercettati o registrati, con la loro potenza suggestiva e la sensazione potentissima di verità che da essi promana, si trasformano, prima ancora di ogni valutazione giudiziaria, in surrogati delle prove che devono essere ancora confermate. E i «mostri», che peraltro non hanno bisogno di additivi per confermarne, come scrivono i giudici, l’immorale «pericolosità sociale », vengono impiccati alle loro voci e agli spezzoni delle loro frasi prima ancora che alle conversazioni intercettate sia restituito un senso compiuto. Stavolta non la solita ed eterna disputa tra innocentisti e colpevolisti, ma la condanna morale preventiva che non ammette nessuna gradazione delle colpe. I giudici, invece, sono chiamati proprio a ricercare i gradi e la dimensione esatta di una colpa. Il contrario assoluto della fede in una verità preconfezionata.

    Pierluigi Battista

    Fonte: corriere.it

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    17
    Giugno
    2008

    Provinciali, Sicilia al centrodestra

    ènews

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    Il centrodestra ha conquistato tutte e otto le Province siciliane in cui si è votato espugnando le roccaforti “rosse” di Enna, Caltanissetta e Siracusa. I candidati Pdl-Udc e Mpa a scrutinio concluso hanno ottenuto vittorie schiaccianti, anche oltre il 70%. A Palermo Giovanni Avanti ottiene il 72,30%, a Catania Giuseppe Castiglione (Pdl-Udc-Mpa) il 77,62%, a Messina Nanni Ricevuto il 76,01%, a Trapani Mimmo Turano il 65,79%.

    Ad Agrigento Eugenio D’Orsi ha vinto con il 67,88%. A Siracusa Nicola Bono ha chiuso a quota 68,55% . Giuseppe Monaco (Pdl-Udc-Mpa) ha vinto a Enna col 53,87% e Giuseppe Federico a Caltanissetta con il 63,50%.

    Il centrodestra si appresta a conquistare anche gli unici tre comuni capoluogo della Sicilia dove si è votato per il rinnovo di sindaci e consigli comunali: Messina, Siracusa e Catania. A Messina Giuseppe Buzzanca (Pdl e Udc e altre nove liste) ha ben 13 punti di vantaggio sul principale avversario, il candidato del centrosinistra e segretario regionale del Pd Francantonio Genovese. Quando sono state scrutinate 157 sezioni su 254, Buzzanca è a quota 51,37% contro il 30,4% di Genovese. La sfida tra ex sindaci, dunque, sembra appannaggio di Buzzanca che nel 2003 fu costretto a dimettersi dopo il rinvio a giudizio (poi la condanna) per peculato d’uso, con l’accusa di avere usato l’auto blu per un viaggio privato. Anche Genovese, nel 2005, è stato costretto a lasciare il comune per decadenza dall’incarico dopo che il Tar aveva accolto il ricorso del Nuovo Psi di Gianni De Michelis, escluso dalla competizione elettorale. A Siracusa Roberto Visentin (Pdl-Udc-Mpa) - 117 sezioni su 123 - è in vantaggio sul rivale del centrosinistra Roberto de Benedictis: 56,4% contro il 33,2%. Tutta ”in casa” centrodestra la sfida a Catania, dove Raffaele Stancanelli (Pdl-Udc e Mpa) - 47 sezioni su 335 - è a quota 49,18% contro il 27,52% di Nello Musumeci (la Destra), solo terzo Giovanni Burtone (Pd) con il 18,94%.

    Fonte: TgCom

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    16
    Giugno
    2008

    AMMINISTRATIVE IN SICILIA, VOTANTI IN CALO

    ènews

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    16 Giu.- Proseguono le operazioni elettorali in Sicilia dove si sta votando per il rinnovo di otto province (esclusa solo Ragusa) e 147 comuni, tra cui Catania, Messina e Siracusa. I seggi si chiuderanno alle 15 e poi cominceranno le operazioni di scrutinio. Alle 22 di ieri, ultimo dato disponibile all’ufficio elettorale della Regione siciliana, ha votato il 38,06%, con un affluenza in calo del 10,33% rispetto alle precedenti amministrative. La flessione maggiore si registra a Palermo: -17,55% (il 27,76% contro il 45,32%). Questa tornata di amministrative riguarda 4 milioni e 400 mila elettori. I 5.105 seggi, aperti alle 7, saranno chiusi alle 15 e subito dopo cominceranno le operazioni di scrutinio, prima le provinciali e poi le comunali. I candidati, tra aspiranti sindaci e presidenti di Provincia, consiglieri comunali e provinciali, sono circa 18 mila. Le elezioni coinvolgono quasi per intero il corpo elettorale siciliano: anche nel ragusano unica provincia esclusa da questa tornata, si vota in quattro piccoli comuni. I comuni alle urne col sistema maggioritario (popolazione superiore a 10 mila abitanti) sono 38; in 109 si vota col proporzionale. Gli eventuali ballottaggi si svolgeranno il 29 e 30 giugno.

    Fonte: Ansa

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    13
    Giugno
    2008

    FINANZIARIA 2009:UN IMPATTO DA 13,1 MLD DI EURO CON TAGLI ALLE AUTONOMIE LOCALI

    ènews

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    13 giu. - La Finanziaria 2009 avrà un impatto di 13,1 miliardi con tagli alle spese delle autonomie locali per 3,4 miliardi e di un miliardo a carico della sanità. La manovra per il prossimo anno prende forma anche nelle macro-cifre che sono state fornite oggi dal sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas, durante la conferenza unificata.

    La manovra quindi, dopo le ulteriori limature del caso, dovrebbe arrivare sul tavolo del consiglio dei ministri il prossimo 18 giugno come più volte annunciato e confermato oggi anche dal ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, dopo che si era diffusa la voce di un possibile slittamento al 27 giugno.

    “La prossima settimana - ha detto Scajola dopo un pranzo a Palazzo Grazioli con il premier, Silvio Berlusconi - sarà pronto il piano triennale per l’economia”. E anche il ministro per i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto, ha spiegato che la manovra arriverà la prossima settimana.

    Sul ‘clima’ all’interno del Governo è intervenuto invece il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, che ha spiegato: “C’é accordo su tutto”.

    Se nel Governo l’accordo sembra ormai raggiunto appare ancora molto in salita il percorso per un accordo con le autonomie locali alle quali oggi il sottosegretario Vegas ha presentato il ‘conto’ triennale dei tagli che certo non è piaciuto ai rappresentanti di Regioni, Province e Comuni.

    Questo anche perché pochi giorni fa il Governo ha bloccato la possibilità di intervenire sulla fiscalità locale. La manovra prevede dunque un primo pacchetto da 13,1 miliardi a valere sul 2009 che si cumulerà alla manovra 2010 portando l’impatto a 20,2 miliardi per arrivare nel 2011 a complessivi 34,8 miliardi che serviranno, come già indicato a raggiungere il pareggio di bilancio.

    Per il 2009 dunque il taglio complessivo agli enti locali sarebbe di 3,4 miliardi e questi deriverebbero in particolare da 2,8 miliardi a carico di Regioni, Province e Comuni e da ulteriori tagli che coinvolgerebbe le Regioni a statuto speciale.

    Nel 2010 i tagli salirebbero a complessivi 5,2 miliardi: 4,3 da Regioni, Province e Comuni più l’ulteriore quota si arriverebbe così nel 2011 con tagli complessivi per 9,2 miliardi 7,8 dei quali dagli enti locali.

    Più in dettaglio i tagli sarebbero per le Regioni di 2,4 miliardi tra il 2009 e il 2011, per le Province 975 milioni, per i Comuni di 4,4 miliardi.

    Più i tre miliardi complessivi di tagli alla Sanità. Insomma cifre che Regioni e Comuni definiscono insostenibili. “Chiediamo la conferma dei patti sulla salute, sul trasporto pubblico locale, sulle non autosufficienze”, ha spiegato al termine dell’incontro il presidente Vasco Errani. “Le ipotesi che ci hanno proposto oggi non vanno in questa direzione” ha detto citando, ad esempio, i 3 miliardi di tagli per la sanità.

    “E’ impossibile sostenere una manovra di questo tipo con il contemporaneo blocco delle addizionali” ha aggiunto il presidente dell’Anci, Leonardo Domenici. Infine resta ancora l’ipotesi di un intervento a valere sull’anno in corso che potrebbe arrivare via decreto e avere un impatto di 2 miliardi più un miliardo se si procedesse ad introdurre la ‘Robin tax’, la tassazione aggiuntiva su petrolieri, banche e assicurazioni. Il provvedimento servirebbe a ricondurre il deficit a quanto indicato nella relazione unificata sull’economia cioé al 2,4%.

    Fonte: Clandestinoweb

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    12
    Giugno
    2008

    Catania, operai morti: nuovi rilievi

    ènews

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    12 Giu. Proseguono i rilievi scientifici di Carabinieri e tecnici nella vasca del depuratore di Mineo dove sono morti, in un incidente sul lavoro, sei persone: quattro dipendenti comunali e due operai di una ditta specializzata del settore. Secondo la tesi maggiormente accreditata, potrebbero essere stati travolti da materiale di scarico riversato nella vasca, rilasciando miasmi venefici. I sei sarebbero deceduti nel tentativo di salvarsi a vicenda.

    Sui corpi non ci sono lesioni
    I sei operai sono stati trovati in una vasca con 30 centimetri di “fango”, costituito dal materiale filtrato dal depuratore. Sono deceduti mentre stavano compiendo un intervento di pulizia e ripristino di un filtro. Dai primi accertamenti medico-legali i corpi non presentano lesioni ed erano “imbrattati” di fango. Secondo la tesi più probabile, formulata dal comandante provinciale dei carabinieri di Catania, Giuseppe Governale, gli operai potrebbero essere stati travolti da materiale di scarico che all’improvviso, per cause non ancora stabilite, si sarebbe riversato nella vasca creato condizioni simili alle sabbie mobili. I sei, trovati abbracciati, potrebbero essere morti nel tentativo di salvarsi a vicenda. E il decesso sarebbe attribuibile a un “mix” tra la presenza improvvisa del fango del depuratore e i miasmi emessi dallo stesso fango.

    Gli esami clinici
    Le salme delle vittime dell’incidente sul lavoro si trovano negli obitori di tre paesi della zona: due ciascuno tra Caltagirone, Mineo e Palagonia. In giornata il procuratore capo della Repubblica di Caltagirone, Onofrio Lo Re, che coordina le indagini dei carabinieri di Catania, dovrebbe disporre le autopsie. L’esame sui corpi prevede un’indagine degli organi interni e in particolare dei polmoni, oltre che su test ematici per verificare la presenza di sostanze tossiche nel sangue.

    Chi erano le vittime
    Le sei persone decedute erano esperte del settore del quale si occupavano. Giuseppe Zaccaria, 47 anni, era perito industriale, ed era il responsabile della sicurezza dell’impianto. Era stato assunto dal Comune nel dicembre del 2001, dove era entrato come lavoratore socialmente utile dopo la chiusura della sua impresa. Con la moglie, negli anni scorsi, avevano adottato un bambino. Era rientrato dalle ferie appositamente per riparare il guasto al depuratore. Anche Natale Giovanni Sofia, 37 anni, era dipendente comunale dal dicembre del 2001. Lascia la moglie e due figli. Giuseppe Palumbo, 57 anni, aveva due figli grandi, una delle quali si sarebbe dovuta sposare il mese prossimo. Era un appassionato di caccia. Salvatore Pulici, 37 anni, era il custode dell’impianto. Lascia due figli: un ragazzo di 11 anni e una bambina di pochi mesi che era stata battezzata nelle scorse settimane. Era un ‘contrattista’ con un part-time e presto sarebbe stato stabilizzato. Anche i tecnici dell’azienda Carfì morti a Mineo erano reputati attenti e preparati. Salvatore Tumino, aveva 47 anni, ed era originario di Ragusa. Salvatore Smecca, anche lui di 47 anni, era originario di Gela (Caltanissetta) ma si era trasferito a Marina di Ragusa. Nel capoluogo ibleo, il giorno della tragedia è stato proclamato il lutto cittadino.

    Fonte: TgCom

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