da XCento Magazine
Nei momenti di crisi a soffrire di più è sempre l’anello debole della catena. La Basilicata e il Mezzogiorno in generale, considerati da sempre Cenerentola d’Italia ed’Europa, salvo le dovute eccezioni geografiche,come si collocano in questo nuovo scenario, così incerto e poco rassicurante nonostante il cambio di governo?
Lo abbiamo chiesto al coordinatore di Grande Sud, Gianfranco Miccichè.
Considerata la situazione di emergenza, le politiche per il Sud saranno costrette ad un passo indietro?
Se ciò accadesse toglieremmo immediatamente la fiducia al Governo Monti. Noi ci aspettiamo discontinuità rispetto agli anni di egemonia leghista. La presenza del ministro Barca alla coesione sociale e territorialeper ora ci garantisce.
Come si colloca Grande Sud rispetto al nuovo esecutivo?
Abbiamo visto di buon occhio il cambio di governo. Abbiamo apprezzato anche il senso di responsabilità che ha portato Silvio Berlusconi a fare un passo indietro. Naturalmente, aspettiamo divedere gli atti e le manovre in Parlamento e lo giudicheremo rispetto alle azioni che svilupperà, soprattutto rispetto agli interessi meridionali. La gente del Sud non può più aspettare.
Se lo spread continua a oscillare, la colpa non era di Berlusconi, che ha continuato a dire “no” alla patrimoniale. Quante lacrime e sangue piangeremo ancora?
Non servono più e soltanto tagli lineari e nuove tasse. Ci vogliono politiche per la crescitae un’idea di sviluppo cheveda il Sud protagonista di una stagione di rilancio. Servono infrastrutture, investimenti, sostegno alle imprese e all’occupazione. Il resto è solo recessione.
Quanto dura il Governo Monti?
Speriamo fino alla fine della legislatura, ma il Parlamento e i partiti sono in fermento, la situazione non è semplice e Monti non è un mantra. Chi denuncia un gap di democrazia non dice in assoluto una bugia. Prima o poi si dovrà tornare al popolo.
Quale sarà la nuova geografia del centro-destra dopo che il governo Monti avrà esaurito la sua missione?
Senza Berlusconi tutto cambierà, non solo il centro-destra. Lui è stato il perno, in negativo e in positivo, su cui si è retto il sistema politico negli ultimi venti anni. Andando via lui…
Se è vero che è in atto una speculazione ai danni dell’euro, come ipotizzato da alcune testate estere, non è impossibile la caduta della moneta unica. In quel caso cosa succederebbe?
Torneremmo alla lira, che sarebbe svalutata. I nostri titoli di stato sarebbero considerati spazzatura. Rischieremmo il fallimento, perché lo Stato farebbe fatica a finanziarsi sui mercati. Ci guadagneremmo nelle esportazionie magari il Pil potrebbe crescere. Certo, servirebbe un po’ di protezionismo. Dovremmo comprare e consumare più prodotti italiani. Ma meglio difendere l’euro.
La crisi delle banche è stata risolta con l’intervento statale. La crisi degli Stati pare provocata dalle stesse banche salvate dai contributi pubblici. Ma chi salverà gli Stati?
Politiche serie di risanamento e di crescita. Attenzione ai territori, ai loro prodotti, alle loro culture e identità. La globalizzazione è un demonio pericoloso. Per questo noi guardiamo al Sud come ad una grande comunità di uomini, idee e risorse. Fra tante banche, buone e cattive, ne manca una essenziale che dovrebbe avere più potere: la Bce che dovrebbe diventare il baluardo dell’euro e poter assumere piena autonomia dai singoli paesi, soprattutto dalla supponenza di Francia e Germania.
(D.A.)













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