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Un uomo pubblico non può dire: “Io non rubo perchè non ne ho bisogno” . Il messaggio che ne viene fuori è devastante, è contrario non solo ad ogni logica, ma anche a tutte le regole dell’etica e del senso civico.
Quando il ministro Tremonti dice “Non ho bisogno di rubare agli italiani” non solo offende l’intelligenza degli italiani stessi (ai quali dovrebbe, invece, spiegare i motivi veri della sua assunta estraneità), ma lascia anche trasparire l’idea, distorta e molto contorta, quasi che a rubare possano essere solo quelli che non guadagnano 10 miliardi l’anno: suona più come una specie di “giustificazione di classe”, come un’aprioristica assoluzione etica per i ricchi e di condanna per chi ricco non lo è.
Non si ruba perchè non è giusto, non si ruba perchè è contro la legge! Punto e basta.
Questo, per sottolineare il comportamento inadeguato che un ministro della Repubblica sta assumendo, al cospetto del Paese, rispetto a una vicenda così delicata. Non solo, ma il tutto riveste connotati ancor più gravi trattandosi non di un ministro qualunque, bensì del ministro che negli ultimi due anni ha varato misure molto severe su evasione ed elusione fiscale: ragione di più perchè non ci siano ombre sui suoi comportamenti privati, lui che obbliga tutti gli altri a una condotta rigorosa; ombre che non vegono certo fugate dalle spiegazioni, superficiali, incomprensibili e forse anche un pò supponenti, di Tremonti.
Ha fatto una stupidata, forse è vero. Ma aggiungere altre stupidate mi sembra uno stolto perseverare.
Piuttosto, chiarisca bene (cioè senza enunciazioni assurde e strani postulati di principio) tutti i contorni di questa vicenda, altrimenti quelle ombre non si dissiperanno e magari qualcuno un giorno potrebbe dire: “ Quando incontri un ministro ricco del nord non sai bene se è un ministro o un delinquente“.












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