Archivi per la categoria ‘Gianfranco Micciché’

IL PARADOSSO DELLA PESCA IN SICILIA

giovedì, 16 maggio 2013

“Se la legge dice al contadino che per dissodare il terreno può farlo solo con a mani nude, lui che può fare se non usare la zappa e infrangere la legge o cambiare mestiere?”.

Un amico pescatore, con questo esempio paradossale, mi spiegava quanto sia diventato difficile svolgere onestamente il suo mestiere in Sicilia.

Le norme sancite dall’Unione Europea proibiscono l’utilizzo di quelle che per secoli sono state le attrezzature tradizionali dei pescatori. D’altro canto il Mediterraneo è il mare in cui tanti Paesi che non recepiscono le norme europee sono liberi di pescare un po’ come pare a loro.

Il risultato? Sul mercato italiano troviamo prodotti che provengono dalle acque qualche miglio più in là dalle nostre coste ma che non possono essere pescati da siciliani.

Un danno all’economia dell’isola e un danno all’economia delle migliaia di famiglie che vivono di questo mestiere.

Rivedere le norme comunitarie in funzione delle realtà locali, garantire la tutela della fauna marina e delle tradizioni delle marinerie, coinvolgere i Paesi extra UE in un processo di condivisione delle risorse: questo ci aspettiamo da chi legifera in Europa. Questo, fuorché “chiedere al contadino di zappare a mani nude”.

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CARO NELLO

lunedì, 6 maggio 2013

Caro Nello,

ti sono vicino da uomo, da amico e, prima ancora, da padre.

Se la perdita di un caro è sempre qualcosa di profondamente triste e doloroso, la scomparsa del proprio giovane figlio lo è ancor di più.

Da parte mia, di tutto il gruppo dirigente e dei ragazzi di Grande Sud un caloroso abbraccio a te e alla tua famiglia.

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LE POLEMICHE STRUMENTALI E LA MANCANZA DI COMPLETA E CORRETTA INFORMAZIONE

domenica, 5 maggio 2013

“In questi ultimi due giorni, da quando sono stato nominato Sottogretario alla Presidenza del Consiglio, molti giornalisti della carta stampata mi hanno contattato per un’intervista.

Mi spiace, a onor del vero, dover constatare quanto “l’ardore giornalistico” di chi scrive spesso finisca per trasformare un ragionamento esteso e complesso in una sintesi semplicistica e fuorviante. Determinate affermazioni, estrapolate così dal contesto, sono storpiature giornalistiche e offrono il fianco a polemiche strumentali che non avrebbero alcuna ragione di esistere in presenza di una completa e corretta informazione.

In base a tali premesse, considerato il momento delicato per il Paese e constatata la presenza di persone all’interno dei partiti che sperano nella caduta del Governo, al fine di evitare ulteriori strumentalizzazioni comunico formalmente agli organi di stampa che non rilascerò più alcuna intervista che non sia accompagnata da una ripresa video dell’intera conversazione“.

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IL DISCORSO DI NAPOLITANO

martedì, 23 aprile 2013

Bersani applaudiva commosso, Berlusconi non aveva mai sentito un discorso politico così straordinario da 20 anni a questa parte e i parlamentari del M5S stavano seduti, impassibili, non un sorriso, niente lacrime di commozione, nessun cenno di applauso. Delle perfette facce di bronzo.

Gli altri applauidivano ad ogni sferzata.

Sembravano quegli esponenti di partito che, ospiti in tv, di fronte alla satira di un Crozza o di un Marcorè, restano – stupidamente – impassibili, incapaci di elaborare l’autoironia del momento, finché lo sfottò riguarda la loro parte politica.

Ieri, in realtà, Napolitano ne ha avute per tutti.

Partiti, leader, segretari e presidenti, tutti complici dell’immobilismo che ha impedito scientificamente quel balzo in avanti che il momento storico impone ormai da tempo all’Italia.

La forza delle parole pronunciate da un venerando ed emozionatissimo ultraottantenne ha spazzato via in pochi minuti i fiumi di parole densi di sterili veti incrociati e ha stigmatizzato senza alcuna eccezione il populismo di chi ha fatto facile contrapposizione tra piazze e spazi di confronto democratico, macerando in un semplicistico polpettone-pop rabbia, complottismo e dilettantismo.

Sette anni ancora di quest’uomo possono solo far bene all’Italia e alla classe politica italiana che ha tanto da imparare dall’esperienza di un ultraottantenne così Alla faccia del giovanilismo ad ogni costo.

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PALERMO E I GAZEBO

venerdì, 19 aprile 2013

Palermo è una città che può permettersi di essere vissuta per strada quasi tutto l’anno.

Ristorantini, pizzerie, pub e centinaia di tavolini affollano le strade del centro storico; osterie, baracchini, venditori ambulanti e il profumo di panelle&crocché colorano le più belle cornici barocche della città.

Visioni normali per chi la vive quotidianamente, esotiche immagini di un modo di vivere diverso per il turista. Palermo è soprattutto una città in cui la cultura del cibo da strada è pluricentenaria.

Di pluricentenario abbiamo anche la forma mentis del Sindaco e della sua maggioranza.

Amministrano la città quasi al puro scopo di vederla fallire in tutte le sue peculiari eccellenze. Non si spiegherebbe altrimenti l’incapacità dell’amministrazione di tutelare quelle attività che di ristorazione e turismo vivono.

Succede quindi che, a distanza di pochi giorni, tutti i gazebo della città saranno privi delle autorizzazioni necessarie: chi ne ha uno, dovrà smontarlo o subire multe salate e giorni di chiusura per l’attività.

Ma poiché Palermo se la passa bene – da noi infatti la crisi non si sa assolutamente cosa sia – possiamo anche permetterci di chiudere qualche centinaio di attività e licenziare un migliaio di dipendenti. Tutt’al più, andranno a rinfoltire le fila di quei precari tanto cari al Sindaco.

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ANNA MARIA CANCELLIERI E’ IL NOME GIUSTO PER IL QUIRINALE

venerdì, 19 aprile 2013

Lancio un appello al centrodestra e al presidente Berlusconi affinché convergano sul nome di Anna Maria Cancellieri per la successione al Quirinale. Una donna dall’alto profilo istituzionale e morale, fuori dagli schemi partitici e che ha ricoperto con professionalità e competenza il difficile incarico di Ministro dell’Interno. L’indiscussa caratura della candidatura è condivisa anche dalla sinistra di Bersani che difficilmente potrebbe rifiutarsi di sostenerla.

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LA GIUNTA PIU’ BELLA DEL MONDO

martedì, 16 aprile 2013

In Sicilia, e un po’ in tutta Italia, due fattori si contendono un primato indecente: la malavita e i cattivi governanti.

Dei secondi c’è da notare quanto, sempre più spesso, finiscano per provocare danni pari a quelli di un criminale.

Succede così che un imprenditore siciliano di San Cataldo sia costretto a chiudere per via di pagamenti mai saldati dalla Pubblica Amministrazione.

Congiuntura economica negativa, pressione fiscale, crisi della domanda? Macché! Qui si chiude perché la Pubblica amministrazione non paga.

Lavori per lo Stato, per la Regione, per un ente pubblico e questi non pagano per mesi, o per anni in alcuni casi.

Se l’imprenditore di turno fosse stato vittima di estorsione, minacce, strozzinaggio, allora giù tutti indignati, pronti a fustigare pubblicamente l’ovvia immagine di una Sicilia strangolata dal malaffare.

Ma siccome si tratta della (ir)responsabilità della “giunta più bella del mondo”, degli oratori regolarmente iscritti all’albo dei professionisti dell’antimafia, del gotha del populismo militante, allora la loro unica colpa è quella di non saper esercitare il ruolo per cui sono stati eletti.

In Sicilia abbiamo tutto. Ci manca il resto.

(Pino Caruso)

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INGROIA 2.0

martedì, 9 aprile 2013

Potevamo parlare di politica, della necessità per il Paese di un governo, dell’ipotesi estrema di elezioni anticipate o del futuro Presidente della Repubblica e invece parliamo di Antonio Ingroia.

Potevamo parlare della magistratura italiana, del suo perenne altalenare tra partecipazione attiva in politica e imparzialità giudiziaria e invece parliamo di Antonio Ingroia.

Potevamo parlare del nuovo corso della politica, della ventata di sobrietà, delle dirette streaming nelle aule dei parlamenti, delle decisioni prese in trasparenza e invece parliamo di Antonio Ingroia.

Potevamo parlare della fine del clientelismo, del familismo politico, del salvataggio dei trombati e invece parliamo di Antonio Ingroia.

Potevamo parlare di rispetto delle leggi, di risparmio per le amministrazioni, di contenimento dei costi della politica e invece parliamo di Antonio Ingroia.

Potevamo infine parlare dei valori della legalità e dell’antimafia come banderuola per far carriera e infatti parliamo di Antonio Ingroia.

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