Archivi per la categoria ‘Gianfranco Micciché’

A LORO PIACE VINCERE FACILE

lunedì, 8 marzo 2010

grtta-e-vinci

Una riflessione sul caso liste.

Ritengo che Governo e Quirinale, col decreto interpretativo, abbiano fatto ciò che dovevano: garantire a TUTTO l’elettorato attivo il diritto al voto, talmente sacro, inviolabile e cruciale per un sistema democratico, da non potersi consentire che venisse mortificato da un banale vizio di forma.

Con questo non voglio affatto dire che la forma non sia importante; anzi, tutt’altro, essa rappresenta ciò che conferisce a un ordinamento e alla sostanza dei suoi principi l’indispensabile crisma dell’autoritarietà. Ciononostante, tale assunto, per quanto insindacabile, non può esimere il Legislatore dal dovere di intervenire, quando ciò serva a colmare le eventuali lacune che il sistema evidenzi, anche nelle sue articolazioni e regole formali.

Ed è quello che hanno fatto Governo e Quirinale con quel decreto, da tutti detto “salva liste”, che a me, invece, piace definire “salva regole”. Si, perché, a differenza di quanto inopportunamente sostenuto da un esponente della Cei, io credo che con questo decreto il Governo Berlusconi e il Presidente della Repubblica abbiano, non cambiato le regole in corso ma, mantenuto quelle del normale agire democratico di un Paese che da decenni ormai si determina col voto libero, riconosciuto a TUTTI.

Ovviamente, le opposizioni, irresponsabili, gridano allo scandalo, sono pronte a scendere in piazza, taluni vorrebbero addirittura ipotizzare uno strappo istituzionale nei confronti del Capo dello Stato. Io, invece, credo che il Presidente Napolitano, firmando, si sia comportato da vero Capo dello Stato, cioè con grande senso di responsabilità. Sarebbe stato irresponsabile, infatti, limitare il diritto di voto ad un imprecisato (probabilmente il maggiore) numero di elettori; sarebbe stato irresponsabile lasciare che la burocrazia prevalesse sulla democrazia; sarebbe stato irresponsabile assistere, inerti, alla morte del primo assioma di una competizione elettorale in un Paese libero e democratico, cioè quella par condicio tra i competitors, tanto sbandierata quando conviene farlo, che questa volta davvero rischiava di essere cancellata.

E sarebbe irresponsabile continuare ad avvelenare, con dichiarazioni al vetriolo e manifestazioni colorate e colorite, la campagna elettorale, che (dovrebbero ricordarselo Di Pietro e i suoi amici) non è un’arena su cui scannarsi per vincere a tutti i costi e conquistare l’agognato trofeo, bensì un momento di civile e paritario confronto, che consenta ai cittadini di scegliere la classe politica che debba guidarli. E allora, lascino stare le piazze e  si dedichino alla campagna elettorale. Esprimano civilmente le loro idee, i loro programmi, i loro progetti e cerchino di convincere la gente confrontandosi con noi, anziché sperare in una vittoria a tavolino, per abbandono di campo forzato.

Poi, se a loro piace vincere facile… si diano al gratta e vinci!

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Ho incontrato giovani interessati, appassionati e presi dal nostro progetto

sabato, 6 marzo 2010

invito_pdlsicilia

Devo confessare che l’incontro è andato oltre le più rosee aspettative. C’erano tanti giovani, interessati, appassionati, incredibilmente presi dal nostro progetto politico, che nemmeno io pensavo potesse essere già entrato nei loro cuori e nelle loro teste. Nei loro volti  ho rivisto un entusiamo che quasi avevo dimenicato. E’ stato bello e divertente!

Ho dato mandato allo staff del blog di postare al più presto un resoconto video in modo che tutti possano avere contezza di quello che è successo ieri… e ne vedrete delle belle.

Buon weekend.

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IN DEFAULT

giovedì, 4 marzo 2010

giuliotremonti

Da metà Italia in giù tutto il sistema è in default … Quando incontri un assessore non sai bene se è un assessore o un camorrista: che ci crediate o no, queste sono parole di un esponente del Governo italiano, il Ministro Giulio Tremonti.

Io, lo confesso, stento ancora  a crederci e vorrei tanto che Tremonti intervenisse a smentire queste parole o comunque a spiegarsi meglio oppure a chiedere scusa

Chieda scusa o si spieghi meglio anzitutto con gli italiani del Meridione. Chieda a loro scusa non per queste insulse parole, ma proprio per quel DEFAULT, che egli attribuisce alla metà d’Italia dove essi vivono, provocato non soltanto (come comodamente si vorrebbe far credere) dalle colpe delle classi dirigenti locali, ma anche e soprattutto da una politica del governo centrale, quasi monopolizzata, a beneficio del Nord, dagli stessi che poi si mostrano preoccupati per l’altra metà del Paese e lanciano ipocrite grida d’allarme, dispensando ricette e panacee. Qui, da queste parti, ci si è francamente stancati delle Penolepi della politica, che da un lato tessono e dall’altro scuciono, soprattutto se quelli che aspettano il compimento della tela sono milioni di meridionali, che vivono nella speranza che un giorno questa loro eterna odissea possa finire 

Chieda, inoltre, scusa a quanti, assessori e non, fanno politica al Sud e la fanno onestamente, con passione, con dignità e grande senso di responsabilità. Anche perchè i fatti, alcuni recentisimi, hanno sempre dimostrato come la malapolitica, quella della corruttela e del malaffare, non è delimitata da predefiniti steccati terriotoriali e che sia parimenti riprovevole tanto il Senatore che si fa eleggere con i voti della ’Ndrangheta, quanto il Consigliere comunale di Milano che si fa beccare con le dita nella marmellata.   

E, infine, chieda scusa a se stesso, perchè ha perso un’occasione per affermare e dar credibilità a concetti (sulla Sanità e sul federalismo fiscale) che sarebbero stati ampliamente condivisibili, se non ne avesse vanificato il senso e la portata con quelle parole. Talmente condivisibili, che spero possa trovare il modo di riprendere l’argomento, specie quello della Sanità, magari spiegando bene le sue ragioni a quanti, del nostro stesso partito, qui in Sicilia mi fanno da tempo la guerra, perchè sostengo un Governo, la cui originaria maggioranza prese a scricchiolare proprio quando si cominciò a mettere mano alla Sanità siciliana, per combatterne sprechi e disincrostarne ataviche schifezze.

Purchè lo faccia senza usare frasi ad effetto, che poi risultano inopportune, sensa senso ed offensive. Altrimenti, finirà che quando incontreremo Giulio Tremonti non sapremo bene se è un Ministro della Repubblica italiana o un militante oltranzista del leghismo nord più estremo

 

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Noi ti difendiamo!

sabato, 27 febbraio 2010

gaspare_giudice

Ci risiamo! Ci risiamo con la stampa infamante e diffamatoria. Questa volta tocca all’Unità il triste primato dell’indecenza. Questa volta però è diverso, questa volta è peggio, perché hanno toccato, infangato l’onorabilità di un uomo che purtroppo non può neanche difendersi. Perché è morto!

Gaspare Giudice, il mio amico Gaspare, l’onorevole Giudice è stato stroncato da un male incurabile, è stato ucciso da un calvario giudiziario, lungo undici anni, a cui era stato ingiustamente costretto da quella stessa avversione, bieca e violenta, che oggi ha mosso la penna di Claudio Fava. Ingiustamente! Perché Gaspare Giudice era stato assolto a formula piena. Gaspare Giudice era un uomo innocente e questo Fava lo sa.

Ma Fava appartiene a quella schiera di ipergiustizialisti manettari, che, in spregio alla nostra Costituzione, conoscono un solo principio: quello della presunzione di colpevolezza; che diventa certezza della colpevolezza quando si tratta di avversari politici. Molto più che un semplice principio. Un dogma, che si pretende di far valere e si sbandiera impudentemente persino quando l’avversario politico da colpire è stato assolto da una sentenza di un tribunale della Repubblica italiana, che questi signori dicono di amare, servire e rispettare. Ma la verità è che questi adepti del post comunismo d’azione,  nostalgici di Tangentopoli e monetine da lanciare, nuovi paladini del giustizialismo in viola, sono disposti ad amare, servire e rispettare la Repubblica italiana solo a condizione che Essa sia retta dall’Estremismo che professano e dai suoi principi e metodi illiberali… altrimenti, tutti ladri, mafiosi, corrotti; tutti da intercettare, da indagare, da sputtanare su quotidiani, trasformati in patiboli di fango.

Tutti, ma proprio tutti! Anche il povero Gaspare, che da lassù starà provando tanta pena per Fava e magari ci starà suggerendo di ignorarlo, di perdonare il suo vile e gratuito attacco.

No, amico mio!  A noi Fava non fa pena, ci fa schifo! Noi non possiamo ignorarlo, noi vogliamo difendere, coi denti e a qualunque costo, la tua memoria, la tua onorabilità, ciò che di straordinario ci hai lasciato. Noi lo difendiamo, contro Fava, che di straordinario ha combinato così poco, che ormai non sa trovare di meglio da fare che prendersela vigliaccamente con chi non c’è più, ma quando c’era sapeva difendersi, si è difeso e ha vinto!

Ciao Gaspare… e scusaci se ancora non siamo riusciti a fare dell’Italia un Paese migliore, quel Paese, libero e civile, che tante volte insieme abbiamo immaginato, pensato, sognato. E al quale tu hai dedicato la tua vita!

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