Post di redazione
“L’attuale riforma Chinnici, con le altre norme esistenti, vanno cancellate per passare a un sistema in vigore in tutte le regioni europee, tranne che in Italia: quello che sostituisce le autorizzazioni burocratiche con i controlli successivi. Solo così si possono velocizzare le procedure”. Così il candidato alla Presidenza della Regione siciliana Gianfranco Miccichè, intervistato da ‘la Repubblica’.
Confermando la sua intenzione di non ridurre l’organico della Regione, ha aggiunto: “C’è una regola posta dall’Europa, quella del pareggio di bilancio. Oggi un presidente della Regione deve presentarsi a Roma e a Bruxelles e fare un discorso chiaro: la Sicilia accetta di sottostare ai vincoli dei patti di stabilità ma chiede due o tre anni per far crescere le entrate e dunque il PiI.
Come? Proprio attraverso una burocrazia più veloce che attragga gli investimenti”.
E in merito alle consulenze esterne, Miccichè ha assicurato che rispetto all’esecutivo Lombardo “i miei consulenti saranno molti, ma molti, di meno. Vanno presi i consulenti che servono, per materie specifiche e per un tempo prede terminato.
Non vanno ingaggiati esperti per fare sotto governo”. Idee molto chiare anche per quanto riguarda la velocizzazione della spesa dei fondi comunitari. Bisogna procedere “subito a una rimodulazione degli interventi. Un minuto dopo la mia elezione voglio proporre ai governi nazionale ed europeo la concentrazione della spesa su poche misure, eliminando le tante perfettamente inutili che finora hanno permesso di restaurare marciapiedi o aprire bar in paesi sperduti. E poi tocca agli uomini: servono responsabili di misura capaci. Questa è la vera rivoluzione”.
Nel dettaglio Miccichè ha spiegato che “Purtroppo l’ufficio Audit, che verifica la spesa dei fondi europei, è rimasto senza direttore per diversi mesi. Si tratta di potenziare e fare funzionare al meglio questa struttura. Per garantire efficienza serve soprattutto continuità amministrativa: il governo Lombardo ha cambiato con eccessiva frequenza i dirigenti generali. lo nominerò i capi dipartimento una volta sola, a inizio legislatura, e poi cambierò, se necessario, soltanto quelli che non funzionano”.
Altro tema la gestione della raccolta dei rifiuti: “Occorre restituire la responsabilità ai Comuni. E, insieme alle responsabilità, bisogna affidare loro parte del personale in esubero”.
E sui termovalorizzatori: “Non ho mai avuto interesse a realizzarli. E ho fatto un’alleanza con un partito, il Pds-Mpa, che mi ha chiesto esplicitamente di escludere la costruzione degli inceneritori dal mio programma. Oggi esistono nuove tecnologie, sistemi più avanzati per lo smaltimento dei rifiuti, che possono essere gestiti da consorzi di Comuni”.
Tra i capisaldi dell’azione di governo di Gianfranco Miccichè la tutela del settore agricolo siciliano, che passa innanzitutto dalla “difesa dei nostri prodotti”. “Oggi, con la complicità di associazioni di categoria – ha spiegato Miccichè -, arrivano in Sicilia pomodorini piuttosto che limoni taroccati, coltivati altrove. Con due gravi conseguenze: vengono meno posti di lavoro e il prezzo dei nostri prodotti ‘veri’ è destinato a calare. Bisogna incentivare la chiusura della filiera produttiva in Sicilia, dalla coltivazione alla realizzazione del prodotto finito. E favorire – ha concluso – una pesante azione di contrasto della contraffazione”.
Progetti concreti anche per aumentare il numero dei visitatori in Sicilia e rendere più redditizio il settore turistico. Bisogna mettere “in rete le bellezze siciliane. Utilizzando le risorse che ci sono, anche quelle europee, per percorsi integrati fra i monumenti: è paradossale che chi va alla Villa del Casale non sa che poco distante c’è la Venere di Morgantina. Il cretto di Burri non è conosciuto neanche dai siciliani”. “Occorre lavorare – ha continuato Miccichè – per completare il processo di privatizzazione dei servizi aggiuntivi e fare in modo che questo grande museo che è la Sicilia sia sempre aperto ai turisti.
Ma qui posso fare ben poco senza l’aiuto dei sindacati. Ho chiesto un incontro a Bernava e Barone: gli dirò di spendersi per risolvere il problema della mobilità dei custodi. Oggi – ha concluso – ci sono dipendenti che non vogliono cambiare sede di lavoro neppure di pochi chilometri. E i siti restano chiusi. È una vergogna cui i sindacati devono farsi carico”.

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