I TRE PILASTRI DELL’AMMINISTRAZIONE MICCICHE’

I TRE PILASTRI DELL’AMMINISTRAZIONE MICCICHE’

“Qualsiasi programma è oggi fortemente condizionato da obblighi assoluti comunitari e nazionali, che chiedono il pareggio di bilancio e quindi tagli e riduzione della spesa. Fattori che comporterebbero un impoverimento ulteriore di una regione già povera.

Io credo che questa sia una strada sbagliata e, comunque, l’economia siciliana deve restare in mano ai siciliani. Dobbiamo essere noi a decidere come raggiungere il pareggio di bilancio. La soluzione esiste.

Il Bilancio, come è noto, è composto da due voci, uscite ed entrate. Il pareggio lo otterremo lavorando sulla seconda voce: l’aumento della ricchezza”.

1.

Basta burocrazia

Rivoluzioneremo la pubblica amministrazione per renderla strumento al servizio della gente e delle imprese

Entro 3 mesi l’ARS dovrà approvare la legge, da me già scritta, per cambiare radicalmente il sistema burocratico regionale. Chiederò a tutti i miei alleati di sottoscriverla preliminarmente.

Passeremo dal sistema infinito delle autorizzazioni a quello certo dei controlli: la legge autorizza, la pubblica amministrazione controlla durante e dopo.

Vogliamo meno burocrazia e più libertà per i nostri imprenditori e gli investitori stranieri. Faremo emergere le eccellenze professionali della regione già presenti nell’organico, responsabilizzandole e gratificandole su un reale progetto di cambiamento della funzione pubblica.

2.

Nuovi Rapporti con l’Unione Europea e lo Stato centrale

Uso dei Fondi Strutturali

La Sicilia deve avere la capacità di dialogare con l’Unione Europea e lo Stato italiano in maniera paritaria e autonoma rispetto alle proprie esigenze.

Serve un’azione diretta a Bruxelles per trasformare i nostri bisogni ed esigenze in progettualità concreta e finanziabile.

Ripercorreremo la strada virtuosa, che ha portato alla spesa di tutti i fondi di Agenda 2000, che ha consentito alla Sicilia di ricevere ulteriori 700 milioni di euro di premialità.

3.

L’azione di governo

Il Presidente della Regione ha un dovere assoluto: governare.

Questo significa individuare, proporre e attuare le strategie più idonee per la crescita della Sicilia, senza farsi dettare da nessuno l’agenda delle priorità.

In Sicilia bisogna iniziare a fare sistema. La crescita del territorio non può essere slegata dalle proprie naturali attitudini: turismo, agricoltura e ricerca, non possono prescindere dall’indipendenza energetica e dallo sviluppo delle reti infrastrutturali.

Il Governo dovrà incentivare tutti i sistemi produttivi, economici, culturali e sociali affinché si strutturino in una rete di integrazione reciproca. Non bisogna disperdere le proprie risorse e potenzialità rimanendo chiusi in una logica di isolamento di settore.

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