La candidatura di Nello Musumeci a Presidente della Regione nasce da una chiara e marcata scelta sicilianista. Dall’esigenza di dotare la Regione di un governo che, in un momento di crisi acuta come quella che stiamo vivendo, non sia subalterno alle politiche nazionali.
Il nostro obiettivo è coinvolgere la stragrande maggioranza del popolo siciliano, senza pregiudizi, senza veti, senza rancori e senza risentimenti.
Proprio per questo è opportuno compiere, sin da ora, scelte chiare e marcate in direzione del programma sicilianista che Nello Musumeci sta predisponendo con i suoi alleati.
Il discorso vale anche e soprattutto per il Popolo delle Libertà, di cui non possiamo non apprezzare l’ampia apertura e l’ampio credito dato alla nostra iniziativa.
Occorre però fare un po’ di ordine per evitare che il nostro progetto possa essere snaturato nelle sue fondamentali linee politiche.
I più autorevoli dirigenti del Pdl dicono che il principale obiettivo della loro adesione al nostro progetto è la ritrovata unità del centrodestra. Mi consentano di non essere del tutto d’accordo. La ritrovata unità è politicamente un valore, non c’è dubbio (se vogliamo la si poteva anche rendere più facile senza i brutti comportamenti dell’ultimo mese). Ma se tale unità serve esclusivamente a riproporre in Sicilia logiche che appartengono al centrodestra nazionale – tra le quali, non dimentichiamolo, ci sono ancora quelle difficili da dimenticare dettate dal Ministro Tremonti, e che la segreteria del Pdl tenta sempre di mantenere attraverso un nuovo accordo la Lega Nord di Roberto Maroni – sinceramente non sappiamo che farcene. Non ci interessa essere alternativi al centrosinistra. Ci interessa essere alternativi agli antimeridionalisti!
Per dimostrare agli elettori che l’alleanza non è una ‘ammucchiata’, come qualcuno vuole fare credere, è necessario da parte di tutti un gesto d’amore nei confronti della Sicilia. Un sincero e autentico bagno di autonomia, capace di avere non solo la forza ma anche le carte in regola per imporre o contrapporre al governo centrale decisioni mirate esclusivamente al bene della Sicilia e dei siciliani.
Ragionamento che, per altro, al momento opportuno, verrà riproposto inevitabilmente anche in altre Regioni.
Quando abbiamo chiesto al Pdl di cambiare nome per sintonizzarsi meglio alle esigenze e alle aspettative della nostra Regione non pensavamo di provocare nessuno, spiace che sia stata intesa come un’ingerenza. Quello che chiedevamo e continuiamo a chiedere è una spinta decisa verso il sicilianismo.
Resto comunque fiducioso e sono sicuro che il Popolo della libertà entro poco tempo sarà in grado di designare un unico interlocutore credibile e autorevole, con il quale confrontarsi per definire il programma e la strategia più idonea affinché questo possa trovare concreta attuazione.

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