La vicenda del recluso per stalking indicato come presidente del collegio sindacale di Sicilia e servizi è l’emblema di una stagione di deliri di onnipotenza che stanno ridicolizzando la Sicilia agli occhi dei più.
La mania compulsiva del governatore Lombardo nell’assegnare poltrone agli amici degli amici, forse per garantirsi qualche vecchio o nuovo consenso elettorale, sta causando dei danni inenarrabili, tanto solo sotto il profilo economico, quanto a livello d’immagine.
La Sicilia, infatti, sta diventando la barzelletta dell’intera nazione: sprechi a iosa, classe burocratica elefantiaca e onnipresente, assessori regionali che scappano per non finire più nel tritacarne mediatico, corsa all’occupazione militare delle poltrone e assurda ossessione di certa politica nel parlare solo dei propri problemi, disconoscendo o non volendo affrontare quelli dei cittadini
Quanto ancora deve continuare questo teatro dei pupi? Bisogna smontare baracca e burattini. La Sicilia merita di meglio.

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Già, la Sicilia e i siciliani meritano di meglio. In tutti i sensi. A Mazara del Vallo hanno fatto ritorno i tre pescherecci sequestrati dai libici. “E’ stato un mese di inferno e umiliazioni”,racconta Francesco Di Giovanni, comandante dell’”Antonino Serrato”. “La sentenza del tribunale prevedeva solo un’ammenda – continua – invece ci hanno sequestrato le attrezzature da pesca, danni per decine di migliaia di euro. I miliziani ci hanno detto che volevano essere sicuri che saremmo andati subito a casa e che non ci saremmo rimessi a pescare. Un comportamento intollerabile”. Hanno dovuto subire soprusi. Angherie. Mortificazioni. Un paniere di ristrettezze e condizionamenti psicologici per piegare il più possibile la volontà e il morale degli equipaggi dei tre pescherecci e, più in generale, un vero monito per tutta la marineria mazarese. Che mai come in questo frangente è stata lasciata sola (e non soltanto da Lombardo). Come i nostri Marò in india. La politica estera e tutto il resto, è risaputo, non è affare di Monti e del suo governo. Lui e Napolitano il loro obiettivo l’hanno centrato in pieno nello stesso momento in cui Mario il bocconiano ha varcato la soglia di Palazzo Chigi. Con un solo unico compito: la liberalizzazione delle tasse. Una volta, anche per uno scroscio improvviso di pioggia, l’imprecazione “Governo ladro” era d’obbligo. Adesso piovono tasse 24h su 24h e nessuno si deve lamentare, altrimenti, al malcapitato, dal Goldman’s Boy Monti arriva l’accusa di soffiare sullo spread. Tuttavia, i suoi ministri hanno imparato bene a coltivare il proprio campicello. Tanto bene che mentre i libici tenevano i Pescatori di Mazara “nel degrado e nella sporcizia più assoluta”, il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, il frate laico Andrea Riccardi, aveva organizzato un giro di conferenze per meglio illustrare la sua personalissima sanatoria degli immigrati. E che gli italiani si arrangino e pensino a pagare le tasse, altrimenti il cane Equitalia gli salterà alla gola.