Mario e Sergio dicono la verità

da il Tempo

di Mario Sechi

I veti tra i partiti, il turbosindacalismo e le lobbies in Italia hanno sempre impedito il varo delle riforme liberali. La storia, la globalizzazione, la recessione e la fine della vita a debito si stanno però incaricando di mettere in moto un processo in ritardo di almeno trent’anni. Il governo Monti deve fare i tagli alla Pubblica Amministrazione perché siamo di fronte a un sistema abnorme. Già nell’autunno scorso lo Stato ha rischiato la crisi di liquidità. Senza riforme strutturali, l’insolvenza non è più uno scenario astratto. Scorrono i titoli di coda sul sistema consociativo che ha guidato l’Italia. E i mercati, tra spinte razionali e irrazionali, anticipano la politica. Fiat è una metafora perfetta per l’Italia, è la case history di un’azienda confinata nel mercato domestico che internazionalizzandosi ha scoperto l’America e le virtù del frazionamento del rischio in un settore di titani. Fiat finché a Torino non è arrivato Sergio Marchionne era percepita dalla politica come un pezzo del welfare italiano, parte di un meccanismo di scambio in cui i risultati economici erano solo una frazione della missione aziendale. Storia finita. Fiat può lasciare l’Italia, ridurre gli investimenti, spostarsi dove i fattori della produzione non sono organizzati dai tribunali, ma dagli imprenditori. Di fronte a questo scenario un centrodestra moderno avrebbe grande spazio di manovra. Invece siamo allo zero assoluto. Sulla politica industriale (e Fiat è il tema dei temi) come sulla riduzione del peso dello Stato. Quando Monti propone il taglio dei dirigenti, dei dipendenti e delle consulenze, il Pdl deve sostenerlo. È un modo per ribadire le proprie idee (se ancora ne hanno qualcuna coerente) e far emergere le contraddizioni di un Pd che ha confuso Hollande con Rosa Luxemburg. È una maniera intelligente per dire ai sindacati che l’epoca dei diktat è finita, e per smascherare quel grumo di interessi che ha bloccato l’Italia. E invece no, ilPdl si sta confinando nella trincea corporativa. Per un voto oggi, corrono verso il nulla domani. Qualcuno dirà che sto sprecando l’inchiostro, che non vale più la pena di occuparsi di chi ha deciso di suicidarsi in maniera confusa e infelice. Può darsi, ma la realtà è che Monti diventa «un laboratorio del centrosinistra» non perché lo voglia, ma perché manca il centrodestra.

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