“Mi riferisco a questo incredibile – secondo me – reato di traffico di influenza. Non so se voi conoscete bene qual è il lavoro che normalmente fanno i politici, specialmente in alcune zone del Paese: posso dire che noi, deputati di Grande Sud, passiamo la giornata a cercare di «influenzare» – mi posso costituire – nel senso che abbiamo tutti i giorni a che fare con qualche impresa che viene a chiederci un aiuto perché sta per chiudere, mandando a casa decine di persone perché non riesce ad ottenere 10.000 euro di prestito da una banca; io cerco di influenzare il direttore di quella banca (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Grande Sud-PPA e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Abbiamo gente che viene tutti i giorni da noi perché cerca di ottenere una visita da un primario, non il 12 settembre prossimo, come gli dicono, ma con urgenza perché ha una malattia grave; io cerco di influenzare quel primario.
Tutti i giorni viene da me un pescatore cercando un aiuto ed una mano perché – giorno dopo giorno – gli sequestrano i tonni che pesca perché l’Europa dice che i tonni non si possono pescare in Italia, ma dobbiamo aspettare che li vengano a prendere i giapponesi, appena girano l’angolo di Trapani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Grande Sud-PPA e di deputati del gruppo Popolo della Libertà). Io cerco tutti i giorni di influenzare dalla Guardia di finanza fino a tutti i commissari europei per evitare che questo accada.
Io sto tutto il giorno a cercare di influenzare qualcuno perché possa dare lavoro ad un disoccupato siciliano, pugliese, calabrese o campano (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Grande Sud-PPA e di deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Signor Ministro, il combinato disposto tra le intercettazioni ed il reato di traffico di influenza ci mette nelle condizioni di essere, noi di Grande Sud, matematicamente tutti indagati.
Allora, siccome siamo in un momento di crisi e dobbiamo anche risparmiare, le dico sinceramente che tanto vale che ci costituiamo tutti e si faccia un maxiprocesso a noi politici del sud (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Grande Sud-PPA), perché passiamo la giornata a cercare di influenzare qualcuno per ottenere quel minimo di aiuto che oggi lo Stato ci può dare.
Devo dire con dispiacere che, purtroppo, raramente riusciamo ad influenzare: troppo spesso ci viene detto «no». Io metterei in galera quelli che ci dicono «no», non noi che cerchiamo di influenzare o di ottenere qualcosa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Grande Sud-PPA).
Signor Ministro, non voglio fare un intervento demagogico, né voglio mettermi a dire che oggi questo Governo dovrebbe pensare di più al decreto «sviluppo» o a dire all’Europa che tutte le limitazioni incredibili che ci pone ci stanno veramente mettendo in ginocchio, ma la prego e la invito a rivedere realmente con serietà questo, che secondo me è un errore clamoroso che mette un grandissimo potere nelle mani dei magistrati italiani che, per quanto seri e bravi possano essere, ogni tanto abbiamo visto che manifestano qualche punto di non perfetta coerenza con il giuramento che hanno fatto quando sono diventati magistrati. Mettiamo nelle mani di questi pochi magistrati, che non sono persone perbene all’interno della magistratura italiana, un potere infinito; mettiamo ancora nelle mani della magistratura non perbene la possibilità di decidere chi deve essere eletto la prossima volta e chi non deve essere eletto, chi deve continuare a lavorare per la propria gente e chi non deve continuare a farlo.
La invito, seriamente, senza infingimenti e senza demagogia, a rivedere l’articolo sull’influenzabilità nella pubblica amministrazione perché è un errore realmente grave di cui tutti noi ci pentiremo – lo dico a tutti quelli che voteranno questo provvedimento – tra qualche anno amaramente.
Per la prima volta Grande Sud non voterà a favore di questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Grande Sud-PPA e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)”.
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Caro Miccichè
ho letto il suo interventom alla camera, in sostanza lei è contro il reato perchè le impedirebbe di raccomandare. Ma le sembra che questo sia il compito di un politico, raccomandare persone, al di là dei propri meriti, per avere posti di lavoro, raccomandare malati per saltare la lista, magari a primari messi lì dalla politica, senza valutarne le capacità, magari incapaci.
Questo è solo un concentrato dei peggior difetti dei politici del sud, emanatori di raccomandazioni per costruirsi un grumo di potere su cui far affidamento per la propria carriera.
Un politico che vuole fare bene il suo mesteire dovrebbe lavorare per permettere una crescita vera di posti di lavoro, permettendo ad un ragazzo del sud di trovarlo senza dover chiedere la raccomandazione per poi sdebitarsi. Dovrebbe lavorare perchè gli ospedali al sud funzionino in modo efficace, senza che per curarsi si debba chieder un favore al politico.
Invece lei, col suo discorso, mostra una mentalità da vecchio politico meridionale, in cui il favore, la raccomandazione è il perno dell’attività politica.
Così non andiamo da nessuna parte.
Più che il traffico dell’influenza poté la politica bucata. Ed è questa che va combattuta. Per evitare il proliferare dei Daccò a Milano e dei Dacchì a Palermo (ovvero lo showman Lombardo: che pur avendo annunciato di dimettersi il 28 luglio al “Grand Hotel Palazzo d’Orleans” continuano senza sosta gli avvicendamenti assessoriali). La Sicilia (dal latino: Sicilia) nel mondo è sinonimo di mafia. Un marchio d’infamia immutabile nel tempo. Come il nome che porta. Forse a causa della sua quasi totale appartenenza alla placca africana i suoi abitanti, caratterialmente, sono più vicini agli africani che agli euroasiatici. La “casta” insomma l’hanno nel sangue ed è un retaggio che viene dalla notte dei tempi. Non per niente il comparatico è nato qui. Un copyright che i siciliani hanno fatto valere anche nei confronti dei cartaginesi e dei romani. Sottomessi sì, ma senza rinunciare al marchio di fabbrica. Che è migliore di un quarto di nobiltà. Perciò le elezioni non possono essere che lotte tra clan. E a volte divengono, nel gioco all’elastico di alleanze fortunate, delle vere e proprie scalate sociali. Si sgomita, si tradisce, ci si imbelletta per meglio apparire, dato che, per chi ci sa veramente fare ed ha dalla sua parte un pizzico di fortuna, ogni campagna elettorale può diventare l’occasione della vita. Il parassitismo sociale, in una realtà senza prospettive ed avvenire, è l’unico vero capitale da spendere, per gli elettori e gli stessi possibili eletti. La fideiussione omnibus che salva dal fallimento. L’ascensore sociale che può portare anche in paradiso. La moltitudine di dipendenti della regione siciliana e tutte le strutture e sovrastrutture che ingabbiano l’economia isolana e la indirizzano nell’unica sola direzione indicata dal padrone pro tempore, fino ad arrivare all’insulsaggine del consulente del consulente per arrivare al consulente che meglio non si trova, che poi non è altro che il consulente del niente, sono figli e figlie del sistema “spirtizza”. Così, lungo tutto lo Stivale, con immutato fascino, le mangiatoie continuano a restare l’unico ponte di collegamento tra gli aspiranti protagonisti di ogni stagione politica e quel “pulviscolo sociale” che può far realizzare l’agognato sogno.
Michele
il bicchiere non va visto sempre mezzo vuoto (per raccomandare), a volte deve essere visto come mezzo pieno ( aiutare un elettore che ti ha votato perchè ti ritiene una persona capace di risolvere i problemi, a venir fuori da una difficoltà). Io sono per il bicchiere mezzo pieno. Sono infatti certa che Gianfranco abbia semplicemente, da persona generosa e comprensiva oltre che da politico riconoscente verso chi lo ha preferito, aiutato persone in difficoltà.Permettimi di dire che “raccomandare” è tutt’altra cosa, e che in Italia e soprattutto in Sicilia, purtroppo, abbiamo molti esempi da poter fare in merito.
ma questo è un leader????? non oso immaginare i vari terranova fallica mineo e co…..
lui è un leader, chi gli sta accanto sono solo le scartine di forza italia, peccato
Certo, sulle prime le parole di Miccichè fanno un po’ incazzare. Uno pensa: ma che è, l’apologia della raccomandazione? E se io non ce l’ho un Miccichè amico a cui chiedere di influenzare il primario dell’ospedale, che faccio? Crepo per assenza di santi in paradiso? Certo che sì. Al Sud, almeno, funziona così.
Pare evidente che il discorso del leader di Grande Sud appartenga a quella categoria dialettica assimilabile all’iperbole provocatoria. Una sorta di iper-realismo ironico, con finalità polemica. Ovvero: fare una fotografia dell’esistente e portarla alle estreme conseguenze, sposando lo status quo fino a metterne in evidenza l’assurdità, l’ambiguità, l’errore.
Miccichè, in sostanza dice: inutile fare i puritani, la realtà dei fatti è che se vivi in Sicilia non puoi fare a meno di chiedere una mano al potente di turno e non puoi esimerti dal darla, ove opportuno. È una giungla, è il posto in cui vige l’arte di arrangiarsi e in cui il concetto di regola non si radica manco a forza. E’ la terra dei disperati, detto in soldoni. Perchè così si vuole che sia: il ricatto politico, ahinoi, funziona meglio laddove trionfano il bisogno e la disperazione.
Miccichè non dice che il suo tentativo di aiutare chi combatte contro la trappola della burocrazia o contro il cinismo della mala politica, sia giusto. Dice solo che non ha scelta. E dicendolo, non fa altro che denunciare lo stato delle cose.
E in fondo sembra essere diventata questa la sua battaglia quotidiana: il no di Grande Sud al decreto in questione si è trasformato in un’occasione per sollevare l’attenzione sui problemi dell’altra Italia. Quell’Italia in cui lavoro, salute, istruzione, cultura, sono sempre più simili a un’antica utopia democratica, morta e sepolta ancor prima di venire alla luce.
Intanto, la sinistra mai nata e la destra annacquata di oggi pare abbiamo smarrito ogni senso e direzione: per che cosa stanno combattendo, oltre che per qualche poltrona?
Onorevole Miccihè, bello sarebbe se lei desiderasse di combattere per la grandezza sua e della sua terra, affinché la storia potesse ricordarsi di lei in quanto uomo della cesura e del cambiamento: un bravo “guastafeste” che, insospettabilmente, ha fatto funzionare le cose, spostando la prospettiva. E che ha ricondotto la vecchia politica, mondata delle polverose ideologie, verso il luogo delle idee. Quelle sì che ci servono, come l’acqua e il pane.
Se è davvero l’uomo intelligente e generoso che molti dicono che lei sia, lo dimostri. L’ironia e soprattutto il coraggio – anche di incassare le critiche e di sfidare il perbenismo – sono già una buona partenza. Ora ci riveli il resto, se ce la fa. Stavolta senza padrini illustri, cavalieri imbattibili e coalizioni di ferro. La vera battaglia è ora, nel mezzo del tracollo, tra relitti e macerie, quando le categorie, le sigle e le appartenenze perdono di significato. E si rimane soli, chiamati a reinventare il presente, per spingerlo verso il futuro. Alla Sicilia, innanzitutto, serve un uomo che abbia le palle per capire tutto questo e per farne la sua sfida. Anzi, la nostra.
Cordialmente,
s.l.
Toh! Un’altro con la lingua lunga …
Quoto Stella e il guastafeste !