«Danno soldi solo a chi li ha e il nostro sogno è sfumato». «Affondate dai complicati meccanismi Ue e dalla burocrazia»

da La Sicilia, 13 giugno 2012

CATANIA. Storie che rischiano di diventare semplicemente ordinarie. E invece ogni storia come quella che andiamo a raccontare, con le parole di Laura e di Maria, è una storia speciale, che deve servire da analisi, da monito, da spiegazione in parole povere, semplici e chiare, del fatto che si fa un bel parlare di inventare lavoro, di dare sfogo alla fantasia, di creare, ma senza quattrini non si conclude un bel niente. Laura Limoli e Maria Cutaia sono due amiche che, stanche di cercare lavoro, hanno provato, appunto, a costruirne uno. Come? Spiega Laura. «Si dice che in Italia il lavoro se non c’è bisogna inventarselo. Ebbene dopo anni di ricerca inutile e di invio vano di curriculum a qualsiasi offerta di lavoro, mi sono convinta che se volevo un misero stipendio, il lavoro me lo dovevo creare io. La mia migliore amica, Maria, aveva avuto in eredità la vecchia macelleria del nonno e condividendo con lei la stessa sorte di disoccupata cronica c’è venuta l’idea di tramutare la macelleria in un localino dove avremmo potuto unire la passione per la cucina alla possibilità di uno stipendio decente a fine mese». E qui comincia la storia, che è quella di una scelta coraggiosa, quasi quasi di un azzardo, se vogliamo, visti i tempi che viviamo. Ma Laura e Maria ci credono, e scendono subito sul campo. «Abbiamo iniziato con un sopralluogo alla bottega, che necessitava di qualche ristrutturazione. Abbiamo chiamato una squadra di operai per avere un preventivo, capendo, da quel che ci dicevano, che non sarebbe stata spesa da poco». Nel frattempo Laura e Maria esplorano anche il settore arredamento. «Ogni fornitore consultato ci dava prezzi diversi e noi ci domandavamo se il prezzo basso era sinonimo di qualità scarsa o se il prezzo alto era sinonimo di fregatura». Intanto, confessano, la notte le due ragazze non dormivano più, pensando che dovevano pagare la tassa pure sull’insegna luminosa. E di giorno? «Di giorno continuavamo il nostro giro sulla giostra della burocrazia. Bisognava andare nei negozi antincendio per informarsi su cosa serviva per avere tutto a norma, e poi ci voleva il geometra per fare il progetto e l’ufficiale sanitario per l’autorizzazione a procedere e, ancora, file di ore negli uffici di acqua, luce e gas per contratti allacci e seccature varie». A quel punto il sogno del localino diventa per Laura e Maria un incubo di scartoffie e attese. E di preoccupazione per le spese da affrontare. «Il display della calcolatrice non era più sufficiente racconta ironizzando un po’ Laura a contenere i costi che dovevamo sostenere, e ci chiedevamo come avremmo fatto a procurarci i soldi. Chiedere ai nostri genitori era fuori questione, avendo già speso tanto per la nostra istruzione non potevamo chiedere ancora soldi. E poi c’è da dire che non avevano preso molto bene il fatto che due laureate finissero a friggere patatine. A quel punto pensavamo che la strada migliore fosse chiedere il finanziamento europeo: eravamo donne, giovani, disoccupate e stavamo riconvertendo un locale antico. Ci sentivamo di sicuro le candidate perfette». Ed effettivamente lo erano per accedere a finanziamenti europei. Laura e Maria trovano una commercialista per costituire l’azienda, per occuparsi dell’Inps, della Camera di commercio e della partita Iva. E, soprattutto, la professionista spiega finalmente alle due ragazze che sognano di avere la loro impresa, come funziona la storia dei fondi. «La commercialista ci disse subito che per un’azienda ci davano fino a 125 mila euro, metà a fondo perduto e metà da restituire, ma dovevamo stare attente perché oltre al prestito da restituire, c’era il costo della partita Iva, il costo della società, delle bollette e dei fornitori e poi c’erano i contributi da pagare al’Inps, annualmente circa 4 mila euro a testa». Così, per risparmiare, la commercialista consiglia a Laura e Maria, di L’occasione. Maria aveva avuto un vecchio locale in eredità e con Laura aveva pensato di farci un ristorante mettere in regola sono una di loro, almeno il primo anno. «Praticamente dovevo essere in nero nella mia stessa azienda. Mentre iniziavamo ad annaspare in questo mare magnum di problemi e complicazioni, arrivarono una serie di coltellate definitive che distrussero completamente la nostra voglia di azienda. Il contributo per la ristrutturazione del locale era solo il 10% del prestito totale, quindi se s foravamo dovevamo mettere i soldini di tasca nostra. E anche i costi di allacci e impianti, nonché dell’attrezzatura meno importante di un’attività (coltelli, taglieri, pinze) erano a spese nostre». Insomma il sogno sfuma brutalmente e tutte quelle che erano sembrate facilitazioni, incentivi, scorciatoie, si rivelano tunnel, strade senza uscita, rischi impossibili da correre per due ragazze. «La batosta finale è stata quella che ha chiuso tutta l’operazione mai partita: per l’accettazione e l’approvazione del prestito ci voleva circa un anno e non potevamo muovere un solo mattone prima di quella data. Oltretutto in questo tempo di attesa nessuno di noi poteva lavorare o si perdeva la peculiarità di giovane disagiato. Ma questo era il male minore, perché in Sicilia il problema di trovare lavoro non si pone. Siamo uscite sconfitte dallo studio della commercialista, senza averle nemmeno chiesto il suo onorario. Rifacendo la somma delle spese che avremmo dovuto affrontare, al buio, praticamente e pensando a quanti soldi mettere noi, per potere arrivare ad accedere a quei fondi che dovevano essere incentivi per giovani». La storia finisce qua, senza avere mai trovato un incrocio fortunato dove svoltare. Laura e Maria si sono rassegnate, forse. «Forse posso sembrare pessimista e negativa ma non lo sono. Sono solo una trentenne siciliana che ha provato ad inventarsi il lavoro ed è stata segata. Adesso, tenterò anche di mettere il mio cervello in fuga, cercando lavoro all’estero, sperando che qualcuno mi voglia, anche per friggere patatine è ovvio, farei davvero di tutto pur di evitare l’ultimo appellativo rimastomi, quello di bambocciona».

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Un Commento a “«Danno soldi solo a chi li ha e il nostro sogno è sfumato». «Affondate dai complicati meccanismi Ue e dalla burocrazia»”

  1. antonio scrive:

    Carissime conoscendo esattamente come vanno queste cose, non mi stupisco della vs. delusione.
    Poichè comunque dobbiamo vivere, sappiate che attraverso ENEL, rimanendo in Sicilia possiamo darvi € 1500 al mese nette, per interessanti lavori nel settore del LED.

    Se siete interessate inviatemi il vs. cv o chiamate 334/1125391.

    E Coraggio,

    Antonio

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