
Lo Statuto Siciliano oggi compie 66 anni.
La Carta che regolamenta l’Autonomia Speciale siciliana, oggi più che mai, resta al centro dell’attenzione per quegli aspetti, fortemente innovativi già al tempo della sua stesura, che l’hanno resa modello precursore del decentramento in chiave federalista.
Agli occhi dei padri dello Statuto, gli articoli che lo compongono non soltanto ponevano la Sicilia al pari dello Stato – al tempo non ancora Repubblica -, ma la rendevano regione culla della partecipazione democratica.
Senza retorica, ritengo che ogni cittadino siciliano dovrebbe conoscerne i contenuti, perché in quegli articoli è racchiusa la lungimiranza politica di coloro che nella Sicilia hanno saputo scorgere le potenzialità di una terra senza eguali.
Purtroppo, ciò che è avvenuto nel corso degli ultimi sessantasei anni è una storia tutta siciliana, a tratti chiaroscuri, le cui ombre hanno offuscato la forza dirompente di quella idea di Sicilia, immaginata dagli Alessi, dagli Aldisio, dai La Loggia.
E’ così accaduto che intere parti dello Statuto cadessero nel dimenticatoio, rimanendo inattuate e perciò inutili proclami, che nessun Governo regionale è mai riuscito a far valere; un mancato funzionamento che ha impedito allo strumento statutario di essere, come avrebbe potuto e dovuto essere, motore di crescita della nostra terra.
Quindi, va bene festeggiare la ricorrenza dello Statuto, purché al momento meramente celebrativo corrisponda non solo l’intento, comunque nobile, di perpetuare (e divulgare) la memoria di un passato illustre fatto di uomini illustri e illustri intendimenti, ma anche – e direi soprattutto – l’intento, anzi la ferma volontà, di capire dove si è sbagliato e di fare dello Statuto Siciliano, più che una “reliquia” da portare in processione un giorno all’anno per ungersi di spirito autonomistico, un vero strumento di rinascita della nostra terra.
Penso alla materia tributaria: potremmo essere capaci di diminuire la pressione fiscale sul territorio, di aumentare il potere d’acquisto, di introdurre agevolazioni alle imprese esistenti e di incentivare l’afflusso di capitali esterni.
I tributi, a cominciare dalle imposte sul consumo di energia, oggi versate allo Stato, non varcherebbero Cariddi.
Penso al fatto che il popolo siciliano avrebbe tra le mani uno strumento potentissimo di democrazia diretta: il referendum propositivo.
Penso a una Regione che siederebbe di diritto al tavolo del Consiglio dei Ministri quando l’organo discute temi di interesse siciliano.
Questi sono solamente esempi di ciò che i nostri predecessori, siciliani come noi e quanto noi innamorati di una terra al punto da immaginare un sistema di leggi all’altezza di una progredita nazione occidentale, ritenevano il miglior futuro per la Sicilia.
Oggi il mio pensiero va allo stesso futuro che i padri dell’autonomia avevano immaginato, perché un giorno, a Statuto pienamente attuato, questo possa ridar lustro sia alla memoria che agli orizzonti di coloro che la pensarono degna capitale di un Grande Sud.
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Bel post,ma di chi e’ la colpa? Questo e’ il problema
Perchè perdere tempo a chiedersi di chi è la colpa? Ormai a cosa serve? Quello che invece serve è porvi rimedio e andare avanti, affidandosi alle persone giuste. Ecco perchè spero per la nostra Sicilia che il prossimo presidente possa essere Miccichè!
Evviva lo Stato indipendente di SICILIA
Parli come se fossi uno appena arrivato invece fai il politico dal ’94, io non ti credo …
Credo che la Sicilia sia proprio uno Stato a se’ stante, non una semplice regione di uno Stato!
ma Lei lo conosce????? e se si da quando? da oggi??? e dal 94 ad ora cosa ha fatto??? vergogna
Ha fatto un sacco di cose, ingrati!!!!
Mia cara Lisa,
U Zu Faluzzu, Persona Seria e company sono semplicemente moralisti senza morale, ma comunque sbagli a dare degli ingrati, il politico non deve assolutamente richiedere o ricevere gratitudine, ma bensì consenso civico ( che è altra cosa ) la gratitudine è un sentimento che non deve rientrare nei canoni della politica.
Non c’è bisogno di essere presidenti della regione per portare avanti lo Statuto Si può cominciare subito appoggiando quello che in parte sta già facendo Lombardo ed evitando di fare come D’Alia (che dimentica di essere tra quelli che in tanti anni non ha fatto niente per la Sicilia ma che stranamente trova sempre più consensi)
Da quello che hai scritto si capisce cosa sei.
Il politico non deve ricercare neppure il consenso civico, deve solo prestare la sua opera ed il suo tempo per gestire la Cosa Pubblica al meglio nell’interesse di tutti, anche di chi non lo ha votato.
Non esiste la professione del politico, esiste solo una parentesi temporale provvisoria di alcuni anni, dopo di che si deve tornare al lavoro di sempre e cedere il osto ad altri.
I politici di professione, quelli che campano dalla politica mi danno all’anima.
Caro Micciche tu sei candidato a tutto. A Sindaco a Pres della Regione ma devi creare nuova classe dirigente. Il tuo delfino e’ Fallica Mineo Tamaio…? Non pensi essere ridicolo
Un vincente per la Sicilia.
Gianfrà vai avanti, scendi di nuovo in prima linea, la politica è una cosa bellissima sono certi politici che la rendono squallida e sporca, lottare e mai piangersi addosso.
Dai Gianfrà.
Persona seria, cara, sei ignorantino scusami, consenso civico non significa consenso elettorale, il consenso civico è trasversale !!!