

Chi vince le elezioni deve potere governare la città. Non saremo di certo noi i complici di chi cerca escamotage per impedire questo sacrosanto diritto democratico.
Quella voluta dal Pd e Lombardo si è rivelata una folle legge elettorale ma non è con i sotterfugi che si rimedia ai propri errori.
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This entry was posted on giovedì, 10 maggio 2012 at 15:19 and is filed under Gianfranco Micciché. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
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Grande Sud ora è un partito, impegniamoci a farlo crescere senza personalismi….. non fare alleanze è segno di discontinuità con il passato…….. Noi dobbiamo sapere sia governare che far governare……. un buon partito prima che di governo deve essere di ottima opposizione.
Caro carissimo Presidente,avro’ occasione, onorevolmente,di riferirglielo di persona,che “fussi chi fussi a vota bona” finalmente , di “imboccare quel bivio da soli” e , come si suol dire inoltre, “chi mi ama mi segua”.Questa pietra legata al collo ,corsruita a “Palermo”,non la ingrandisca per tutta la sicilia. IL PDL E’ FINITOOO..! In Sicilia siamo rimasti come ancora di salvataggio per i moderati..Il SUD e’ di GRANDE SUD..e basta!
Peppe la verità è che nessuno vi vuole… se siete partito dovevate candidare a Sindaco Tamaio valorizzare la classe dirigente… invece sempre gli stessi nomi
L’apparentamento sarebbe stato un volgare sotterfugio sulla
pelle dei Palermitani.Un partito moderno praticamente all’esordio non poteva macchiarsi di una simile colpa.
Grande Sud a Palermo . UN BUON RISULTATO !! Ma 16 candidati sotto i 50 voti !!! Chi e’ il genio che ha compilato la lista?
Grande risultato del portavoce di micciche che ha messo a frutto gli incarichi ricevuti….una domanda ma al CIPE, presidenza del consiglio, lavora part time? Viva l’Italia viva Grillo
giusto, ben detto: APPARENTAMENTI CON NESSUNO!Se la governi Orlando adesso la città
Il fatto è che nè Orlando nè Ferrandelli potrebbero ami accettare un apparentamento, sarebbe come dire ai palermitani: “abbiamo scherzato”. Quanto al tuo partito, io credo che l’unica cosa che devi fare se vuoi risuoltare davvero credibilie sia rompere definitivamente col passato e partire con un autentico progetto meridionalista
Caro ludovico,
Tamajo mi sembra essere stato eletto con grande sud al consiglio comunale, il che mi sembra di rilievo visto che è il primo della lista, inoltre visto che tu sei un suo sostenitore e visto che Tamajo è PARTE INTEGRANTE del partito GRANDE SUD……. perchè ne parli come esterno al partito ? forse sei tu uno dei tanti personaggi senza spina dorsale che non sanno metterci la faccia ? Inoltre… secondo il tuo illuminato parere Tamajo candidato a sindaco avrebbe raggiunto da solo il 20% dei consensi ? Ritengo che Tamajo, al quale vanno i miei sinceri auguri di un proficuo lavoro per palermo e per il SUO PARTITO GRANDE SUD, CON IL QUALE IL PADRE E’ STATO ANCHE ASSESSORE AL COMUNE DI PALERMO.
Caro Giacomino,
Eusebio Dalì ha dato il massimo impegno per raggiungere un’ottimo risultato. effettivamente ha avuto poche preferenze rispetto alle sue aspettative da scrittore di successo !!!! la politica non è più autoreferenziante !!!! comunque Eusebio è persona intelligente e capace… saprà trasformare questa sconfitta in futuri successi.
Caro Vincenzo Accursio,
il problema non è compilare la lista (per farlo basta sapere scrivere ) è avere candidati con un bagaglio di voti superiore….. il che è risultato difficile visto la disaffezione generale alla politica.
Tra ferrandelli e Orlando nessuno dubbio: scelgo Orlando
La Corte dei Conti boccia i tagli al pubblico impiego.
In tempi di crisi e di tagli torna prepotentemente alla ribalta la spesa pubblica italiana, insostenibile ed eccessiva per i servizi resi alla collettività. E se tagliare il numero dei parlamentari e i loro stipendi è demagogia, tagliare il numero dei dipendenti pubblici è un argomento che di tanto in tanto ritorna la centro del dibattito politico! I sindacati di categoria fanno orecchio da mercante e assecondano le direttive del governo avendo 151 milioni di euro di permessi sindacali da farsi ”perdonare”. A difesa del pubblico impiego, laddove il sindacato latita da decenni, interviene la Corte dei Conti: “La spesa dell’Italia per i redditi dei dipendenti pubblici è in linea con i principali paesi dell’Unione Europea. Il raffronto tra il numero dei dipendenti pubblici e il totale degli occupati, in forte discesa per l’Italia nell’ultimo decennio (dal 16,4% al 14,4%), evidenzia un peso della burocrazia sul mercato del lavoro pari a circa la metà della Francia e di gran lunga inferiore anche al Regno Unito. Con la politica di soli tagli al personale della pubblica amministrazione il risultato è stato un peggioramento della qualità dei servizi pubblici che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità, con inevitabili, negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi erogati”. Per la prima volta dalla privatizzazione del pubblico impiego il conto annuale rileva una significativa diminuzione del costo del personale, che si attesta su un valore di 152,2 miliardi (1,5% in meno rispetto al 2009). Il rapporto tra Pil e spesa per i redditi dei dipendenti pubblici è in continuo calo e raggiungerà, nel 2014, un valore pari al 10%. La Corte fa una stima dell’esborso per le finanze pubbliche dei permessi sindacali del pubblico impiego: “Nel 2010 il costo per l’erario dei permessi sindacali è di 151 milioni di euro. La fruizione dei diversi istituti (aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili, distacchi), può essere stimata come equivalente all’assenza dal servizio per un intero anno lavorativo di 4mila e 569 unità di personale, pari ad un dipendente ogni 550 in servizio!”. Così si è espressa la Corte nella relazione 2012 sul costo del lavoro pubblico. Alcuni comparti della P.A. sono stati colpiti duramente e si trovano in “forte scopertura” gli organici di forze armate, corpi di polizia, vigili del fuoco, prefetti, diplomatici, magistrati e professori universitari. “Il personale in regime di diritto pubblico – si legge nella relazione – rappresenta nel 2010 circa il 18% del totale complessivo dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, con una spesa pari a 25,5 miliardi. In netta flessione, rispetto al 2009, gli appartenenti alle varie categorie, in particolare professori universitari (-5,6%) e magistrati (-2,8%). Al termine del 2010 i dipendenti in servizio presso tutte le pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono diminuiti dell’1,9%, calo che fa seguito a quello di analogo valore del 2009″. Per quanto riguarda poi il metodo meritocratico la Corte sottolinea: “Il blocco della crescita delle retribuzioni complessive e della contrattazione collettiva nazionale hanno comportato il rinvio, da un lato, delle norme più significative in materia di valutazione del merito individuale e dell’impegno dei dipendenti”. I giudici tributari osservano che “nel periodo 2005-2011 il divario tra le retribuzioni contrattuali del settore pubblico e quelle dei comparti privati subisce un drastico ridimensionamento, passando da un valore dell’8% al 2,6%, forbice destinata a restringersi ulteriormente per effetto del blocco della contrattazione collettiva per i soli dipendenti pubblici fino a tutto il 2014.”.
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Il fantasma della dracma a braccetto con la lira!
La Borsa scende, lo spread sale, il debito pubblico aumenta, la benzina pure, l’inflazione idem, gli stipendi e le pensioni – quando e se si percepiscono – sono quelli, giusti giusti, per non morire di fame! Su tutto questo incombono due provvedimenti presi dal governo tecnico che porteranno al collasso finale le famiglie italiane: l’IMU e l’aumento dell’IVA. E tutto questo per restare nell’euro! Ma qualora dovessimo riuscire nell’impresa impossibile di saldare il nostro debito pubblico con l’Europa, l’Europa ci sarà ancora? Un fatto è certo: oggi sono in tanti a volere uscire dall’euro per tornare alla vecchia Lira! L’eurozona trema dopo il terremoto elettorale che ha spezzato l’asse Berlino-Parigi! L’aggravarsi della crisi greca e i mutati scenari europei – non da ultimo quello italiano che alle recentissime amministrative ha tolto consensi ai partiti che appoggiano l’attuale esecutivo – riaprono la partita sulla crisi dell’eurozona. La Cancelliera tedesca Angela Merkel, indebolita dal tracollo elettorale alle regionali in Nord Reno Westfalia, deve anche affrontare la svolta francese. Con il socialista François Hollande all’Eliseo è probabile che la linea del rigore nella finanza pubblica venga messa in discussione. Potrebbe passare l’idea della creazione di un debito pubblico europeo, cui Berlino si è sempre opposta! Ma se non si agisce in fretta e bene sul debito sovrano c’è il rischio che la Germania rimanga l’unico stato membro della Ue! La Grecia, infatti, è ad un passo dal default e la sua imminente uscita dall’euro potrebbe innescare una crisi ancor più profonda, che avrebbe reazioni a catena sugli altri paesi in difficoltà, come Spagna e Italia. Il ripristino delle monete nazionali è pertanto un fantasma che sta prendendo sempre più corpo e che aleggia su tutti gli stati membri. La Grecia è ormai un paese ingovernabile, incapace sia di dare vita a maggioranze effettive di governo, sia ad un esecutivo in grado di applicare le misure di austerità e di rigore finanziario richieste dall’Unione Europea. Se saranno indette nuove elezioni non è affatto detto che saranno in grado di produrre un risultato diverso da quello attuale: l’ingovernabilità! Priva di un governo tale da garantire le condizioni imposte dalle istituzioni comunitarie, la Grecia non riceverà gli aiuti finanziari europei, necessari per onorare, almeno parzialmente, il debito pubblico. Ciò comporterebbe un default incontrollato e, di conseguenza l’uscita dall’euro. Ma il ripristino della dracma aprirebbe uno scenario di inflazione generalizzata e di isolamento economico, dalle conseguenze imprevedibili. Nessuno può oggi sapere con precisione quale sarebbe l’effetto domino del default totale di Atene. Ne sarebbero toccati il delicato funzionamento della moneta unica, le sue quotazioni internazionali, mentre molti istituti di credito dovrebbero azzerare nei loro bilanci i titoli greci. Insomma, già la Grecia da sola può pregiudicare il sistema dell’euro, figurarsi dunque cosa potrebbe succedere se il contagio investisse paesi come l’Italia e la Spagna? Sarebbe la fine dell’euro! Ma il ripristino delle monete nazionali sarebbe un problema di gravità immane per tutte le nazioni e l’Italia ovviamente rischierebbe di ritrovarsi con i guai maggiori avendo uno debito pubblico che è secondo solo alla Grecia. E comunque, il ritorno alla lira sarebbe un’operazione tanto complessa, quanto fallimentare. In principio, occorrerebbe restaurare il valore di conversione stabilito al momento della nascita dell’euro, pari a circa 1937 lire (…lo stipendio raddoppierebbe in un sol colpo!!!). Ma nell’istante in cui la conversione dovesse avvenire inizierebbe l’immediato deprezzamento della nostra moneta (…lo stipendio crollerebbe della metà di quello percepito oggi in euro!!!) con un’inflazione tanto devastante da far rimpiangere anche al più accanito degli anti-europeisti quello stesso istante!
Caro Gianfranco, mi raccomando premia sempre gli stessi.
caro gianfranco uno come TAMAJO che non ho il piacere di conoscere ma che grazie ai suoi voti il nostro partito ha raggiunto il 6,2 % va trattato con i guanti gialli visto che è anche molto giovane la gente è stanca della vecchia politica la gente vuole chi lavora giornalmente sul territorio