
dal quotidiano di Grande Sud
Il leader di Grande Sud, Gianfranco Miccichè, dopo il suo intervento a “L’aria che tira”, ha partecipato come ospite alla trasmissione di La7 “Piazza Pulita” condotta da Corrado Formigli. Il tema principale è stata la protesta dei forconi che secondo l’analisi di Miccichè “non è contro il governo Monti o contro altri governi, ma è contro una situazione in generale” che è la stessa “che mi ha obbligato ad uscire dal Pdl”.
Il problema secondo il leader del movimento arancione è il “livello di strafottenza nei confronti della povertà italiana che insopportabile” perché come ricorda “ho tentato di convincere in tutti i modi il signor Tremonti che stava per esplodere una parte di Italia” senza riuscirci. Infatti continua “il disagio della crisi internazionale” è accentuato “se colpisce le strutture deboli e quella del Sud è debolissima, malata”.
Il difetto del governo Monti, ma di tutti i governi, è quello di non capire che le città di Italia non sono tutte uguali, ha spiegato Miccichè, se la prima azione l’esecutivo del professore è stata “portare a 1000 euro la tranciabilità, mi permetto di dire che giù si vive di assegni postdatati” in questo modo spiega “non avete evitato l’evasione ma il fatturato”. “I mercati di pesce e verdura – chiarisce Miccichè – iniziano con gli assegni postdatati, perché i venditori non hanno i soldi per comprare la merce e devono pagare con un assegno a tre mesi con la speranza che in quei tre mesi i soldi li recuperano”.
“Quello che io sostengo con serenità e calma, ma con arrabbiatura ed è per questo che mi metto accanto ai Forconi è che solo facendo casino si attira l’attenzione” perché parlare con Monti o con Passera è inutile perché non mettono attenzione per la situazione del Sud in generale. “Il problema non è il governo Monti – chiarisce il leader di Grande Sud – la rabbia vera è nei confronti di Berlusconi e di Tremonti, sono stati loro da governo politico a non capire che la situazione era seria”
“Che ci sia una crisi della politica è sicuro – argomenta Miccichè – e non nasce dagli scontri interni ai partiti o alla coalizioni ma dal non rendersi conto che ci sono soluzioni semplici per certi problemi. Le richieste dei trasportatori, dei pescatori e degli agricoltori possono avere delle possibili soluzioni a costo zero che non tolgono denaro alle casse dello Stato. Il punto è – conclude – che finora non c’è stata un’attenzione reale al problema che non è solo di tipo economico, ma sociale”.




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A proposito dell’ “aria che tira”… , ma al tribunale di Milano. Quando la legge è quella del pm. Ok, si mandi Berlusconi in galera. A vita. Così che le toghe possano vivere felici e contente. Ma che giustizia è se il pm contesta all’avvocato della difesa l’eccessivo ‘approfondimento’? E che fine ha fatto il ‘principio costituzionale della terzietà del giudice’, se il giudice Vitale, invece di permettere il dovuto approfondimento in aula, al fine di potere emettere una sentenza sulla base del diritto, in scienza e coscienza, si mette dalla parte del pm fino al punto di replicare stizzita all’avvocato della difesa che le sue ” lamentele potranno essere oggetto di ricorso in Cassazione”? Come dire io ti pesto e tu devi stare zitto e poi, semmai, vai a leccarti le ferite in Cassazione. Bene. Ma dopo aver messo in una fetida cella il berlusca e gettata la chiave nella Fossa delle Marianne, al Buonsenso non resta che sperare di non finire mai in un’aula di tribunale e venire rosolato a piacimento da un pm e da un giudice, mentre il suo avvocato di difesa viene deriso e i testimoni a discarico ricusati. Sembrava impossibile per la culla del diritto romano che in certi tribunali dello Stivale si potesse instaurare la tirannide giudiziaria. Invece è avvenuto quello che neppure nei tempi più buoi dell’ex URSS è capito. Lì, i dissidenti o gli avversari politici, si mandavano in manicomio. Si torturavano fino a estorcere una confessione. Ma quando si portavano in tribunale le carte, anche se lorde di sangue, erano a posto. In modo che il giudice, che aveva le mani e la coscienza nere come e più della polizia giudiziaria, potesse emettere la sentenza dopo aver sentito decine e decine di testimonianze che inchiodavano l’imputato alle sue non colpe. Lì avevano il potere di vita e di morte i giudici e la polizia, per servire meglio lo stesso tiranno, ma cercavano di salvaguardare il Rito del giudizio. L’apparenza. Da noi si è perso anche questa specie di pudore perverso. Si è buttato il codice e la costituzione oltre l’ideologia e si procede nei tribunali con la stessa disinvolta arroganza di come fa la Mafia nel portare avanti i suoi affari. Non è un post di protesta, ma sicuramente vuole essere un post di riflessione. Perché sempre più spesso capita che i tribunali affrontano i processi con l’idea fissa di far vincere il proprio pupo. Un esempio per tutti. Il processo a Bruno Contrada, che sembra abbia fatto scuola. Anche lì sono stati tenuti fuori i testimoni a discarico. Che, si badi bene, non erano dei pentititi come i testimoni a carico, ma nobili figure delle istituzioni.