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Quando scende in piazza una categoria, si è davanti a una protesta. Quando a scendere in piazza è un intero popolo, si è davanti a una vera e propria rivoluzione.
Ecco cosa è accaduto in questi giorni in Sicilia: un intero popolo ha detto “Basta”. Sì, perché su quelle strade non c’erano solo gli agricoltori, i pescatori, gli artigiani, gli studenti, i trasportatori, i pastori, su quelle strade c’era la Sicilia, su quelle strade c’erano le centinaia di migliaia di siciliani che, pur dovendo subire enormi disagi, non hanno mai – neppure per un istante – fatto mancare il loro sostegno a quanti quelle strade intanto le occupavano fisicamente.
E’ questa la straordinaria portata di quello che alcuni media hanno ribattezzato come la “Primavera siciliana” e che a me piace piuttosto definire “rinascita”. La rinascita di una Terra, la rinascita di un popolo, il suo orgoglio, la sua rabbia, la sua voglia di riscatto. La rinascita del popolo siciliano: c’è tutto questo in quei giorni di pacifica, dignitosa, ma non per questo meno rabbiosa e forte, protesta. Una protesta sacrosanta, un movimento di massa che viene dal popolo e, lo ribadisco ad abundantiam, tale deve rimanere, per mantenere inalterata tutta la sua straordinaria forza d’urto.
E la politica? Qual è l’atteggiamento che la politica deve assumere nei confronti di una sollecitazione così forte, così incisiva? Un quesito legittimo, a cui taluni hanno risposto con la goffaggine di chi cavalca la tigre, ma non s’accorge che la tigre sta ruggendo anche al suo indirizzo.
Noi, al contrario, abbiamo risposto attraverso una condivisione seria, assumendoci, cioè, le nostre responsabilità di classe politica di questo Paese che sa riconoscere i propri errori e cerca di superarli, dicendoci al fianco di tutti quei siciliani che ne hanno le tasche piene e gridano “Basta!”, dicendoci pronti a far riecheggiare quel grido di dolore per le aule del Parlamento.
La nostra è condivisione, è lotta politica, è difesa della nostra gente. Niente belle parole, niente semplicistici attestati di solidarietà, niente iniziative di sostegno, tipo sfilate in bella mostra dietro striscioni a favor di telecamere: di queste cose la gente non sa più cosa farsene. Piuttosto, un’azione concretapolitico-sostenibile che, in realtà, già da tempo portiamo avanti a Roma e che seguiteremo a portare avanti, confrontandoci costantemente con questo Governo, il quale avrà i nostri sì solo se dirà sì alla Sicilia e al Sud più in generale.
E lo stesso impegno hanno profuso i nostri parlamentari regionali, che hanno incontrato una rappresentanza del movimento e hanno concertato una serie di iniziative volte a coinvolgere concretamente la politica siciliana, la quale, al di là d’incontri romani (comunque utili se fatti con lo spirito di chi vuol prendere di petto la questione e non scaricare il pesante barile) deve assumersi direttamente le sue responsabilità.
Noi ci siamo! Lo sappiano i Forconi, lo sappiano tutti i siciliani: Grande Sud c’è! E non perché ci venga riconosciuto qualche merito, ma solo e semplicemente perché è nostro dovere esserci. In fondo, se siamo nati è per questo, è per fare quella rivoluzione del Sud, tanto declamata quanto disattesa, tanto necessaria quanto, oggi, presente nella testa e nel cuore della gente del Sud. Che non ne può più! Proprio come accadde un secolo e mezzo fa, quando la gente di Sicilia non ne poté più e diede vita a una rivoluzione che scosse l’Isola fin nelle sue fondamenta, fino a condurla all’indipendenza. Anche questa volta l’obiettivo ultimo è l’indipendenza: l’indipendenza della nostra gente dal bisogno quotidiano, dal cappio del sottosviluppo, dalle catene del regresso economico e sociale, da un destino ostile che qualcuno sembra essersi divertito a scrivere per noi e che molti si compiacciono nel leggerlo da lontano. Ma questa volta, sono pronto a scommetterci, quell’indipendenza finalmente ottenuta non sarà solo per pochi mesi, questa volta sarà, dovrà essere, il riscatto definitivo di un popolo straordinario, che quando non ne può più reagisce e vince (Cosa Nostra ne sa qualcosa).
Anche questa volta sarà così. E noi ci siamo, faremo la nostra parte, strenuamente impegnati a fare del Sud la parte migliore di questo Paese, che amiamo e vogliamo davvero unito.




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Anch’io dalla parte dei rivoluzionari. Viva la Sicilia
Ammiro e sostengo il suo impegno, un impegno reale e genuino, di chi ama davvero la Sicilia…..
Gran bel post, complimenti
Benevero!
Se veramente il grido di dolore riecheggerà in Parlamento, allora sarà stata una rinascita. Se invece il Parlamento se ne fotte, se ne sbatte, se ne impipa e se ne frega, come ha fatto sempre, allora di questa protesta rimarrarà per la Sicilia solo, soltanto, unicamente e esclusivamente un enorme danno.
Il grido di dolore e’ straziante’ qui moriamo letteralmente di fame, la politica lo capisca e faccia qualcosa. Se no altro che rivoluzione, qui va a finire a guerra civile
resistere resistere rsistere
E sticazzi…vogliamo proprio l’indipendenza, altro che chiacchere
La protesta vada avanti, altrimenti sarà stato tutto inutile. Che i partiti ci siano è bene, ma anche senza, l’importante è che si vada avnti