MICCICHE’ IN STAMPA …tello

dal Corriere della Sera, 11 gennaio 2012

Chiude Palazzo Riso. L’arte contemporanea fa litigare Palermo

di Felice Cavallaro

Per il museo dei centomila visitatori, per la calamita culturale che a Palermo è diventato «Palazzo Riso» con le mostre d’arte moderna e contemporanea, l’Unione Europea ha stanziato 12 milioni di euro. Ma da tre mesi non si riesce a programmare un allestimento o una rassegna, a realizzare uno dei tanti progetti rimasti nel cassetto a causa di una frizione fra chi governa il museo e chi governa la Regione Siciliana. Con il clamoroso epilogo di una chiusura annunciata ieri dal direttore Sergio Alessandro per impossibilità ad agire, ma subito smentita dal governatore Raffaele Lombardo: «Una bufala». Un tira e molla che richiama la crisi del «Madre», il museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli dove il direttore Eduardo Cicelyn s’è ritrovato con una sorta di foglio di via, vidimato dalla giunta di Stefano Caldoro, con bollo dell’assessore alla Cultura Caterina Miraglia. Uno sconveniente spettacolo che allarma grandi artisti, da Kounellis a Paladino o Clemente, fra contestazioni di spese ritenute eccessive e finanziamenti rivendicati perché già deliberati.

Come accade nell’altra capitale del Sud devastata dalla crisi dei rapporti e da una sorda guerra politica ieri esplosa nella difesa del direttore di Palazzo Riso da parte dell’ex pupillo di Berlusconi e leader autonomista Gianfranco Micciché, all’attacco di Lombardo, pronto a minacciare proteste e barricate «contro i banditi della politica»: «Non è una bufala. Non li fanno lavorare».

Una bagarre dai toni durissimi con minacce esplicite per Sergio Alessandro, redarguito dall’assessore ai Beni culturali Francesco Missineo, entrato nell’agone mentre ieri tornava dalle vacanze a Cortina: «Non ne sapevo niente, ma il Riso non chiuderà perché questo non lo decide un dirigente. Non accadrà quel che annuncia e dovrà rispondere anche per il danno d’immagine. Se lui chiude, domani vado io ad aprire».

Il contrasto è il riflesso di una guerra interna all’ufficio di Missineo, un tecnico affiancato da un dirigente generale vicinissimo a Lombardo, Gesualdo Campo, catapultato da Catania nei panni del commissario. Con Alessandro e gli altri dirigenti del Riso non esiste dialogo, come si intuisce dall’accorata riflessione di Antonella Amorelli che tante mostre ha curato e che da un anno lavora a un progetto sulle primavere arabe: «Il museo è un palazzo o è l’arte che trovi dentro il palazzo? Il museo è la gente che fa didattica, gli addetti che lo animano, gli stagisti, i volontari, quanti si impegnano con contratti ridicoli, ma da mesi ci dicono che non servono, mentre le idee restano ferme…».

A cominciare dal progetto «Fuggire», nato sulla scia degli sbarchi a Lampedusa per richiamare anche gli artisti del Sud del mondo a tradurre i drammi dell’umanità in installazioni e sculture. Un progetto centrato su cento giorni di proiezioni, concerti, lezioni e dibattiti affidati a storici, sociologi, architetti, scrittori. Questa una delle prime tappe immaginate per l’impiego di quei 12 milioni che forse fanno invidia ad altri settori «culturali» della Regione, come temono al Museo Riso. Di qui il dubbio che la vera posta in gioco sia proprio il «bottino» dei fondi europei. Un appetitoso boccone, come lo definiscono tanti operatori impegnati nei progetti a rischio, difesi da Miccichè: «Ecco gli effetti della banda che domina la Regione, ma noi faremo barricate in auto, scenderemo in piazza, pianteremo le tende...». Filippica respinta da Missineo, deciso a non mollare, ignaro del blocco di quei 12 milioni: «Si tratta di fondi già registrati alla Corte dei conti. Non si possono spostare, mi dissocio anche per questo da quanto scritto dal dirigente…».

La fibrillazione che spacca politica e burocrazia non annuncia nulla di buono. A Napoli come a Palermo dove nasce un comitato cittadino, si annuncia un’assemblea per venerdì sera ed echeggia l’appello del presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, nei panni di cultore d’arte moderna: «Stupisce che in silenzio si chiuda o si ostacoli un museo perno di una delle pochissime attività internazionali svolte in Sicilia. Magari col rischio di finanziare altre iniziative che certamente non passeranno alla storia».

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2 Commenti a “MICCICHE’ IN STAMPA …tello”

  1. u zu faluzzu scrive:

    Miccichè diffidato dai giudici
    Avrebbe dovuto deporre, come testimone dell’accusa, al processo per peculato all’ex direttore generale della Fondazione Federico II Alberto Acierno, ma stamattina ha dato forfait sostenendo di avere impegni istituzionali. Una giustificazione non valida secondo i giudici della terza sezione del tribunale di Palermo che hanno chiesto al pm di citare con diffida Gianfranco Micciché, ex leader di Fi in Sicilia ora esponente del movimento Grande Sud. Micciché, presidente dell’Ars all’epoca dei fatti, nominò Acierno direttore della fondazione e stabilì in 180 mila euro l’anno il suo compenso invertendo la rotta rispetto al passato visto che fino ad allora l’incarico era a titolo gratuito. Acierno si sarebbe appropriato di 150mila euro sottraendoli alle casse della fondazione e del Gruppo misto all’Ars di cui era presidente. Il processo è stato rinviato al 30 gennaio per la citazione di Micciché. Se il leader di Grande Sud non si presenterà se ne potrà ordinare l’accompagnamento coattivo.

  2. marcella scrive:

    Sicuramente la cultura è la molla della vita di un popolo,quindi è giusto e doveroso protestare,Ma per i treni che da Palermo non portano più al nord una vocina la vogliamo sollevare o è troppo proletario?

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