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E’ una vergogna!
Chiudere il Museo Riso è una vera follia. Un’insana follia, quella degli ignoranti, degli improvvisati, degli irresponsabili, la follia dei banditi della Regione Siciliana.
La banda Lombardo-Armao & co ha colpito ancora, ma questa volta è davvero troppo. Chiudere il Museo Riso equivale a chiudere la porta in faccia alla Sicilia, che si vede defraudata di un’eccellenza. E’ l’ennesimo segno, questa volta fin troppo vistoso, dell’irresponsabilità, dell’incapacità, dell’immoralità di un governo che oggi ha superato ogni limite di sopportazione.
Ancora ricordo quanta passione abbiamo speso in questo progetto, ancora ricordo quanta emozione abbiamo provato nel ridarlo alla luce. Che nessuno si permetta di spegnerla, quella luce; neppure la banda Lombardo.
Su questo, che sia chiaro, Grande Sud non farà sconti. Altro che referendum, altro che chiacchiere!
Lombardo & co sperimenteranno cosa vuol dire avere a che fare con un partito incazzato. Sì, lo siamo e non ci calmeremo, questa volta non ho proprio voglia di calmarmi.
Siamo pronti a tutto pur di mettere fine a questo affronto. Faremo barricate in aula, scenderemo in piazza, se servirà, metteremo le tende sotto il covo di questi banditi della politica e non ce ne andremo da lì, almeno fino a quando non avranno il coraggio di togliersi il passamontagna dalla faccia e presentarsi ai siciliani, spiegando le vere ragioni della chiusura, per poi chiedere scusa e riparare al danno.
Sì perché non ci basteranno le spiegazioni, ne’ ci fermeremo ad eventuali dichiarazioni d’intenti o promesse più o meno vane. Non ci fidiamo! Non arretreremo di un passo, fino a quando Palazzo Riso non verrà restituito ai siciliani.
La Sicilia e Palazzo Riso avranno i briganti di Grande Sud dalla loro parte: la banda Lombardo è avvisata.




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Semplicemente,Grande!!!!
miccichè non credi nemmeno tu a quello che dici!!!lo sai che senza l’appoggio della banda lombardo non diventerai mai governatore!!
La Sicilia non ne può più né di Lombardo, né di Armao, né della classe dirigente dell’MPA, né dei danni fatti dalla “banda”. Voltiamo pagina.
Hai visto cosa sta succedendo al CO.IN.R.E.S. dove i sindaci si pagano gli operatori esterni e gli amministrativi e gli operai di qualche comune come misilmeri non ricevono lo stipedio da novembre quindo devono ancora prendere novembre, dicembre e tredisima, e i picciriddi chi mancianu
è uno schifo
il mercato della “VUCCIRIA non esite quasi più, il Museo Riso, lo chiudono. Ditemi voi dove e cosa andrà a vedere il turista. Magari lo portiamo a Bellolampo a vedere la discarica dirifiuti? Il turista ha bisogno e , di vedere la Vucciria e ,di vedere il MUSEO RISO, altrimenti è tutto perso e Palermo sarà sempre più povera dal punto di vista CULTURALE e non solo.
lombardo dice che non è vero, ma chi gli crede?
secondo me li dovresti prendere a calci caro gianfranco
perche e vero una banda di malviventi quanto vuoi incominciamo
Sono d’accordo, ma vorrei lo stesso impegno per gli impianti di risalita di piano battaglia, chiusi ormai da SEI ANNI. A me, abituato a fare impresa, SEI ANNi mi sembrano un tempo infinito…
Grazie per l’attenzione
gianfranco cacciali via ,,,,,,,sono siciliani fassulli,,,
mamma mia da quanto tempo aspettavo un parlare così schietto nella nostra politica!!!
A ME NON MI CONVINCETE NESSUNO , NEPPURE GIANFRANCO…QUESTO SISTEMA É MORTO E QUESTI POLITICI MI SEMBRATE DEI FANTASMI, SIETE TOTALMENTE LONTANI DALLA GENTE E SINO ADESSO HO VISTO SOLTANTO LO SPORCO PARLAR MALE DI CHI NON SI LAVA PER NIENTE! CREDO CHE QUALCOSA DI GROSSO ACCADRÁ…VEDO CHE NON SI É CAPITO NULLA , COME PER ESEMPIO CHE LA GENTE , ” IL POPOLO ITALIANO” STA ASPETTANDO UNA DIMOSTRAZIONE DI COERENZA DA TUTTI I POLITICI E DI ESEMPIO .NON SI POSSONO CHIEDERE SACRIFICI ” AGLI ALTRI “, É TROPPO FACILE…E ADESSO MI DIRETE CHE FACCIO ANTIPOLITICA , CHE É PERICOLOSO QUESTO MIO PENSIERO E BLA BLA BLA ….CREDO CHE QUESTI POLITICI NON SONO PIÚ LA STORIA , MA LA PREISTORIA…BISOGNA SOLTANTO CHE QUALCUNO LI AVVISI !
Armao?
Ma non aveva fatto un accordo con il Guggenheim?
Se si candida superbocciato.
e ti incazzi per palazzo riso? e allora per quello che stanno tramando contro il patrimonio di boschi, riserve e beni demaniali della regione che farai? li non basteranno le barricate, ci vorrà molto di più!! in verità mi sarei aspettato che ti fossi incazzato per il trattameno riservato a quei dirigenti generali che hanno te per riferimento, e comunque per il fatto che non si può lasciare l’amministrazione in balia delle onde di una non politica. e la questione di Palazzo Riso non è altro che un piccolo segno della disamministrazione in cui versa la regione siciliana. ora ammetterai che se Lombardo è arrivato a questo punto, anche tu ci hai messo del tuo, perchè quando ruppe con il PDL, non ci voleva molto a capire che a lui di Miccichè non gliene fregava niente e alla prima occasione ti avrebbe scaricato per come ha fatto, quella era l’occasione per staccargli la spina e invece gli si è dato acqua per la sopravvivenza ricevendone calci in c… fino in ultimo al taglio dei dirigenti generali. Ora motivi per fare barricate ce ne sono non uno ma 100mila e palazzo riso con tutto il rispetto non è il primo motivo. ma per fare questo non basta un blog da cui se dal caso pontificare, no, occorre andare tra la gente, negli uffici, costruire una rete di relazioni che consentano anche di dare coraggio ai tanti che oggi subiscono la boria e l’alterigia di quanti godendo di determinate coperture politiche spadroneggiano in maniera spudorata, e per timore subiscono tutto questo. non mi dispiace l’idea dei briganti, ma bisogna che questi sposino una serie di giuste cause, allargando così anche il numero dei briganti.
Mi piace quando si “incazza”.
Fuoriesce la sua natura di combattente,di …brigante.
Così si fa! Questo e’ quello che voglio sentire da un politico siciliano. Incazzati
Caro Gianfranco,
mi ricordo, ti ricordi, di quel film dove si diceva e si faceva dire ‘Sono incazzato nero e tutto questo non lo sopporto più’. C’è talmente tanto da non sopportare più e Palazzo Riso può davvero essere l’ultima goccia per mettere in luce le follie di una Regione che annaspa e che ha perso di vista qualsiasi interesse pubblico. Siamo incazzati neri e non ne possiamo più di lavorare circondati da tanta incredibile incapacità. Pronto a montare le tende e, perchè no, alle barricate! Vai avanti, andiamo avanti.
Siciliani, siamo chiamati alle arti !!!! L’arte e la cultura in Sicilia muoiono ed Il Presidente Lombardo e l’assessore Armao decretano la chiusura del museo regionale d’arte contemporanea Riso, dopo la reazione di Gianfranco Miccichè, del mondo dell’arte, del comitato cittadini x il Museo Riso e di tutta l’opinione pubblica …. Fanno finta di fare marcia indietro, dichiarando che non è vero, che non l’hanno detto … ci crediamo nella loro buona fede ? Io, anche no! spero che si salvi il Riso, questa volta siamo tutti veramente stra-incazzati !
Lombardo per fortuna è agli sgoccioli, se ne deve ANDARE!!!
I bastuna ci vulissiru, avutru chi… a lignati l’aviti appigghiari
caro Gianfranco sono daccordissimo con chi dice che il governo Lombardo ha fatto molte malefatte e tanta disamministrazione. A fronte di questo il Palazzo Riso è veramente l’ultima cosa. Forse un simbolo per il quale ritieni di sguainare la spada quando, invece, non l’hai fatto per cose più importanti e che hanno toccato l’economia dell’intera isola. Hai fatto un partito ma è mal gestito, anzi, malissimo, perchè non da spazio ai territori ma invece è comandato dai vertici che decidono alleanze, tempi e modi, che cambia nome in una notte, che che tutela amici e posizioni, insomma il partito di un padrone. Questo purtroppo non va bene e non sarà facile che esso possa determinare qualcosa, perchè, così continuando, resterà piccolo ed insignificante. Firmato Claudio. Uno che ha preferito andarsene. Che può tornare ma quando ci sarà vera democrazia interna, riconossimento delle qualità e competenze (al di la delle amicizie politiche) e sopratutto l’autodeterminazione delle decisioni in ogni territorio.
Purtroppo la politica é diventata una cosa da banditi !E la nostra California ( Sicilia) é sempre stata depredata , violentata e umiliata ….Non saranno questi banditi quí a ridarle dignitá e onore .
Mi dispiace , non vedo nulla di nuovo all’orizzonte , soltanto MUNNIZZA INTELLETTUALE e SPORCHI GIUOCHI DI SEDIE !
però!
incazzati pure, ma quello là comanda e chiude tutto fuorchè a Catania: Questa è la verità e tu lo hai sostenuto
Grande Micciche’, siamo tutti con te (fa oure rima)
Miccichè diffidato dai giudici
Avrebbe dovuto deporre, come testimone dell’accusa, al processo per peculato all’ex direttore generale della Fondazione Federico II Alberto Acierno, ma stamattina ha dato forfait sostenendo di avere impegni istituzionali. Una giustificazione non valida secondo i giudici della terza sezione del tribunale di Palermo che hanno chiesto al pm di citare con diffida Gianfranco Micciché, ex leader di Fi in Sicilia ora esponente del movimento Grande Sud. Micciché, presidente dell’Ars all’epoca dei fatti, nominò Acierno direttore della fondazione e stabilì in 180 mila euro l’anno il suo compenso invertendo la rotta rispetto al passato visto che fino ad allora l’incarico era a titolo gratuito. Acierno si sarebbe appropriato di 150mila euro sottraendoli alle casse della fondazione e del Gruppo misto all’Ars di cui era presidente. Il processo è stato rinviato al 30 gennaio per la citazione di Micciché. Se il leader di Grande Sud non si presenterà se ne potrà ordinare l’accompagnamento coattivo.
fonte LIVESICILIA
http://www.livesicilia.it/2012/01/11/il-processo-le-spese-pazze-di-acierno/
Mi sento in obbligo di ringraziare l’on. Micciche`, Sottosegretario al CIPE con delega ai FONDI FAS: GRAZIE GIANFRANCO…GRAZIE! DIO TE LO RICOMPENSI!
Scippo al Sud – Indagine minuziosa su tutti i fondi rubati al Sud e portati al Nord dell’Espresso.
Scritto il 8 aprile 2011
Decine di miliardi destinati al Mezzogiorno usati per altri scopi. Dai trasporti sul lago di Garda ai debiti del Campidoglio. E persino per coprire il deficit causato dall’addio all’Ici.
Un tesoro da oltre 50 miliardi di euro disponibile solo negli ultimi due anni. Che poteva servire per terminare eterne incompiute come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e che invece è andato a finanziare i trasporti del lago di Garda e i disavanzi delle Ferrovie dello Stato. Una montagna di denaro che avrebbe dovuto rilanciare l’economia del Sud e che è stata utilizzata per risanare gli sperperi e i buchi di bilancio dei comuni di Roma e Catania e per la copertura finanziaria dell’abolizione dell’Ici.
Un fiume di denaro destinato a colmare i ritardi delle zone sottoutilizzate del Paese e che è stato impiegato invece dal governo per pagare le multe delle quote latte degli allevatori settentrionali cari ai leghisti e la privatizzazione della compagnia di navigazione Tirrenia. Sono alcuni brandelli di una storia incredibile, il grande scippo consumato ai danni delle regioni meridionali. La storia delle scorribande sul Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate, manomesso e spremuto negli ultimi anni dal governo Berlusconi per finanziare misure economiche e opere pubbliche che niente hanno a che fare con i suoi obiettivi istituzionali. Un andazzo che, nonostante qualche isolata protesta, è andato sinora avanti indisturbato. Fino alla soglia della provocazione. Come per gli sconti di benzina e gasolio concessi agli automobilisti di Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige, denunciati dal deputato Pd Ludovico Vico.
La Corte dei conti ha provato a stoppare lo sperpero lamentandosi apertamente per l’utilizzo dei soldi del Fas che hanno finito per assumere”l’impropria funzione di fondi di riserva diventando uno dei principali strumenti di copertura degli oneri finanziari” connessi alla politica corrente del governo. Ma con scarsi risultati: qualche riga sui giornali, poi il silenzio. Anche Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, ha chiesto al governo di “smetterla di utilizzare i Fas come un Bancomat”. Così come Dario Franceschini al tempo in cui era segretario del Pd: “Ogni volta che è stato necessario finanziare qualcosa, dall’emergenza terremoto alle multe per le quote latte”, ha affermato, “si è fatto ricorso al Fas togliendogli risorse”. Quante per l’esattezza? Cifre precise non ce ne sono. Interpellata, persino la presidenza del Consiglio getta la spugna dichiarandosi incapace di fornire un rendiconto dettagliato delle spese fatte con i fondi Fas. Secondo una stima de ‘L’espresso’ però i soldi impropriamente sottratti al Sud solo negli ultimi due anni sono circa 37 miliardi. Una cifra ragguardevole confermata dal senatore democratico Giovanni Legnini: “Siamo di fronte ad una dissipazione vergognosa che certifica come il Pdl stia tradendo il Sud”. Giudizio condiviso persino da Giovanni Pistorio, senatore siciliano dell’Mpa, il Movimento politico per le autonomie, parte organica della maggioranza di centrodestra: “Gli impegni verso il Mezzogiorno erano al quinto punto del programma elettorale del Pdl, il governo li ha completamente disattesi”.
Quante promesse
E già, chi non ricorda le sparate a favore del Meridione con le quali il Cavaliere giurava che stava “lavorando con tutti i ministri per mettere a punto un piano innovativo per il Sud, la cui modernizzazione e il cui sviluppo ci stanno da sempre a cuore”? O quelle del sottosegretario Gianfranco Micciché che, sebbene da quasi dieci anni come viceministro o sottosegretario gestisca i fondi per il Meridione, più volte ha minacciato la fondazione di un partito del Sud se Berlusconi non avesse “sbloccato i fondi Fas e reso i parlamentari meridionali protagonisti della elaborazione delle strategie”? Parole al vento.
La storia del Fas e dei suoi maneggiamenti comincia nel 2003 con il secondo governo Berlusconi quando tutte le risorse destinate alle aree sottoutilizzate vengono concentrate e messe sotto il cappello del ministero per lo Sviluppo economico. Il compito di ripartire le risorse viene invece affidato al Cipe con il vincolo di destinarne l’85 per cento al Sud e il 15 al Centro e al Nord. Intenti lodevoli, ma si parte subito con il piede sbagliato. Nel solco della peggiore tradizione della Cassa per il Mezzogiorno, i fondi finiscono per essere in gran parte utilizzati per quella politica delle mance tanto cara ai ras locali di tutti i partiti e alle loro fameliche clientele. Il 2003 è un anno destinato a rimanere negli annali degli sperperi. A colpi di milioni di euro si realizzano fondamentali infrastrutture come il museo del cervo a Castelnuovo Volturno e quello dei Misteri a Campobasso; il visitor center a Scapoli; si valorizza la palazzina Liberty di Venafro; si implementa il sito Web della Regione Molise; si restaurano conventi, chiese e cappelle a decine come a Montelongo, Castropignano e Gambatesa; si acquistano teatri come a Guglionesi; si consolida il santuario di Montenero di Bisacce. Per carità, si fanno pure le reti fognarie nei paesi e strade interpoderali sempre utili alle popolazioni; si recuperano siti turistici e pure aree naturalistiche, ma a fare epoca sono sicuramente il fiume di regalie come quelle legate al recupero e la valorizzazione della collezione Brunetti e agli studi sulle valenze naturalistiche dell’aerea di Oratino, al museo ornitologico di Montorio dei Frentani, per non parlare della realizzazione dell’enoteca regionale del Molise.
Progetti inutili
Insomma, una insaziabile vocazione a spendere. Che continua a prosciugare il Fas anche negli anni successivi, pure quando a Palazzo Chigi torna Prodi. Tra il 2006 e 2007, accanto a tanti impeccabili interventi per il Sud, come il finanziamento ai programmi per l’autoimprenditorialità e autoimpiego gestiti da Sviluppo Italia (90 milioni) o agli interventi per il risanamento delle zone di Sarno e Priolo, appaiono una miriade di contributi a progetti che con il Sud hanno poco a che vedere: 180 milioni vanno per esempio al progetto ‘Valle del Po’; 268 al ministero dell’Università per i distretti tecnologici; 119 al ministero per le Riforme per l’attuazione di programmi nazionali in materia di società dell’informazione; altri 36 milioni al ministero dell’Ambiente per finanziare tra l’altro il ‘Progetto cartografico’. E non è finita: un milione finisce al ministero per le Politiche giovanili e le attività sportive per vaghe attività di assistenza; un altro milione al Consorzio nazionale per la valorizzazione delle risorse e dei prodotti forestali con sede in Frontone nella meridionalissima provincia di Pesaro e Urbino; 4 milioni al completamento dei lavori di ristrutturazione di Villa Raffo a Palermo, sede per le attività di alta formazione europea; 2 milioni alla regione Campania per la realizzazione del museo archeologico nel complesso della Reggia di Quisisana; 20 milioni al Cnipa per l’iniziativa telematica ‘competenza in cambio di esperienza: i giovani sanno navigare, gli anziani sanno dove andare’; quasi 4 al ministero degli Esteri per il sostegno delle ‘relazioni dei territori regionali con la Cina’.
Sarebbe già abbastanza per gridare allo scandalo. Ma non è finita: da conteggiare ci sono pure i trasferimenti di risorse Fas ai vari ministeri e che si sono tradotti tra l’altro in uscite di 25 milioni a favore della presidenza del Consiglio per coprire le spese della rilevazione informatizzata delle elezioni 2006; 12 per finanziare le attività di ricerca e formazione degli Istituti di studi storici e filosofici di Napoli; 5 milioni al comando dei carabinieri per la tutela ambientale Regione siciliana per interventi di bonifica; 52 per coprire i crediti di imposta di chi utilizza agevolazioni per investimenti in campagne pubblicitarie locali; 106 milioni per l’acquisto di un sistema di telecomunicazione in standard Tetra per le forze di polizia. E vai a capire perché.
Cavaliere all’attacco
Insomma, un autentico pozzo senza fondo al quale si attinge per le esigenze più disparate rendendo vane le richieste di un disegno organico per il rilancio dell’economia meridionale. Sarà anche per questo che tra il 2007 e il 2008 arriva una mezza rivoluzione per il Fas. L’intento sembra quello di fare ordine e voltare pagina, in concreto si gettano le premesse per l’ultimo grande scippo. Cominciamo dai soldi. Il governo Prodi riprogramma le risorse per il Meridione e con la Finanziaria 2007 stanzia a carico del Fas 64 miliardi 379 milioni, un autentico tesoro. Con tanti soldi a disposizione e l’esperienza negativa dei decenni di intervento straordinario a favore del Mezzogiorno, sembra l’inizio di una nuova era: il Sud deve solo pensare a spendere con raziocinio. Invece all’inizio del 2008 esce di scena Prodi e rientra in gioco Berlusconi. Che, per coprire le spese dei pochi interventi di politica economica che riesce a varare, ricomincia a saccheggiare proprio il Fas, una delle poche voci di bilancio davvero carica di soldi. Non è un caso perciò se a fine 2008 il Fondo si vede sottrarre altri 12 miliardi 963 milioni per finanziare una serie di provvedimenti tra cui quelli che foraggiano le aziende viticole siciliane carissime al sottosegretario Micciché (150 milioni); l’acquisto di velivoli antincendio (altri 150); la viabilità di Sicilia e Calabria (1 miliardo) e la proroga della rottamazione dei frigoriferi (935 milioni); l’emergenza rifiuti in Campania (450); i disavanzi dei comuni di Roma (500) e Catania (140); la copertura degli oneri del servizio sanitario (1 miliardo 309 milioni); le agevolazioni per i terremotati di Umbria e Marche (55 milioni) e perfino la copertura degli oneri per l’assunzione dei ricercatori universitari (63).
Tagli dolorosi
E siamo solo all’assaggio. Un altro taglio da un miliardo e mezzo arriva per una serie di spese tra cui quelle per il G8 in Sardegna (100 milioni) marchiato dagli scandali; per l’alluvione in Piemonte e Valle d’Aosta (50 milioni); la copertura degli oneri del decreto anticrisi 2008 e gli accantonamenti della legge finanziaria; gli interventi per la banda larga e per il finanziamento dell’abolizione dell’Ici (50 milioni).
Il secondo elemento della ‘rivoluzione’ del 2008 è costituito dalla trovata di Berlusconi e Tremonti di riprogrammare e concentrare le risorse del Fas (ridotto nel frattempo a 52 miliardi 400 milioni) su obiettivi considerati “prioritari per il rilancio dell’economia nazionale”. Come? Anzitutto, attraverso la suddivisione dei soldi tra amministrazioni centrali (25 miliardi 409 milioni) e Regioni (27 miliardi). Poi con la costituzione di tre fondi settoriali: uno per l’occupazione e la formazione; un altro a sostegno dell’economia reale istituito presso la presidenza del Consiglio; un terzo denominato Infrastrutture e che dovrebbe curare il potenziamento della rete infrastrutturale a livello nazionale, comprese le reti di telecomunicazioni e energetiche, la messa in sicurezza delle scuole, le infrastrutture museali, archeologiche e carcerarie. Denominazioni pompose ma che in realtà nascondono un unico disegno: dare il via al saccheggio finale.
Al Fondo per l’occupazione e la formazione vengono per esempio assegnati 4 miliardi che trovano i primi impieghi per finanziare la cassa integrazione e i programmi di formazione per i lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali. Quanto al fondo per il sostegno all’economia reale finanziato con 9 miliardi va a coprire le uscite per il termovalorizzatore di Acerra (355 milioni); gli altri sperperi per il G8 alla Maddalena (50), mentre 80 milioni se ne vanno ancora per la rete Tetra delle forze di polizia in Sardegna; un miliardo per il finanziamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; 400 milioni per incrementare il fondo ‘conti dormienti’ destinato all’indennizzo dei risparmiatori vittime delle frodi finanziarie; circa 4 miliardi per il terremoto in Abruzzo; 150 milioni per gli interventi dell’Istituto di sviluppo agroalimentare amministrato dal leghista Nicola Cecconato; 50 milioni per gli interventi nelle zone franche urbane; 100 per interventi di risanamento ambientale; 220 di contributo alla fondazione siciliana Rimed per la ricerca biotecnologica e biomedica.
Senza fondo
Ma la vera sagra della dissipazione si consuma all’interno del fondo Infrastrutture (12 miliardi 356 milioni di dotazione iniziale) dove il Sud vede poco o niente. Le sue dotazioni se ne vanno per mille rivoli a coprire i più svariati provvedimenti governativi: 900 milioni per l’adeguamento dei prezzi del materiale da costruzione (cemento e ferro) necessario per riequilibrare i rapporti contrattuali tra stazioni appaltanti e imprese esecutrici dopo i pesanti aumenti dei costi; 390 per la privatizzazione della società Tirrenia; 960 per finanziare gli investimenti del gruppo Ferrovie dello Stato; un altro miliardo 440 milioni per i contratti di servizio di Trenitalia; 15 milioni per gli interventi in favore delle fiere di Bari, Verona, Foggia, Padova.
Ancora: 330 milioni vanno a garantire la media-lunga percorrenza di Trenitalia; 200 l’edilizia carceraria (penitenziari in Emilia Romagna, Veneto e Liguria) e per mettere in sicurezza quella scolastica; 12 milioni al trasporto nei laghi Maggiore, Garda e Como. Pesano poi sul fondo Infrastrutture l’alta velocità Milano-Verona e Milano-Genova; la metro di Bologna; il tunnel del Frejus e la Pedemontana Lecco-Bergamo. E poi le opere dell’Expo 2015 che comprendono il prolungamento di due linee della metropolitana milanese per 451 milioni; i 58 milioni della linea C di quella di Roma; i 50 per la laguna di Venezia; l’adeguamento degli edifici dei carabinieri di Parma (5); quello dei sistemi metropolitani di Parma, Brescia, Bologna e Torino (110); la metrotranvia di Bologna (54 milioni); 408 milioni per la ricostruzione all’Aquila; un miliardo 300 milioni a favore della società Stretto di Messina. E non per le spese di costruzione della grande opera più discussa degli ultimi 20 anni, ma solo per consentire alla società di cominciare a funzionare
Caro Gianfranco…un si sputa nceluuuuu ca nfacci torna…lo capisci ancora il siciliano?
Puoi anche cancellarlo l’articolo da qui..tanto abbiamo riempito facebook…e continueremo a dirlo a chiunque non lo sapesse. ladro e venduto…
Acierno …che personaggio!! in galera…
Belli tipi!