
Quando, il 19 Luglio di 18 anni fa, appresi la notizia dell’esplosione di via D’Amelio, rimasi attonito, incredulo: non potevo credere che, dopo la strage di Capaci, la mafia osasse continuare nel suo folle disegno di sfidare frontalmente lo Stato.
Ci sfidò, ancora, ci tolsero un altro eroe e, con lui, altri angeli custodi; e noi piangemmo, c’indignammo, ci adirammo.
Quel dolore si rinnova ogni anno, nel ricordo di quegli eccidi e, con esso, si rinnova in noi la consapevolezza di aver perso, nel giro di poche settimane, due uomini, “sicilianissimi”, due magistrati, due eroi.
Tuttavia (ecco la loro grandezza!) nello stesso ricordo di quel dolore, cresce e si rinsalda in noi anche la consapevolezza che in realtà non li abbiamo persi, che in realtà loro sono ancora qui e fanno ancora rumore, pesano ancora, e di più, sulle coscenze sporche dell’illegalità, tanto da esser vilipesi, oltraggiati, come è accaduto ieri. Non più due siciliani, due magisrati, due eroi, ma due icone, due monumenti eterni alla legalità, alla giustizia, alla speranza di riscatto di una Sicilia libera e forte, più dei mafiosi.
Due monumenti: questo sono Falcone e Borsellino. Lo sono non perchè immortalati in statue, targhe, alberi e foto celeberrime; lo sono nel senso più stretto della parola, sono un costante ammonimento alla memoria! Possono pure abbattere statue e spogliare alberi, ma non potranno mai cancellare ciò che è inciso nella nostra coscienza e in eterno risuonerà nella memoria di un popolo!
Falcone e Borsellino certamente valgono per quello che sono stati, per quanto di straordinario hanno fatto, ma soprattutto valgono per quello che ci hanno lasciato, per l’alto esempio di coraggio e senso dello Stato che ancora oggi rappresentano: ricordarli, appunto, significa, non solo commemorarli e rivivere il dolore per il loro sacrificio, ma anche e soprattutto rinnovare in noi questo loro altissimo esempio e farcene, ognuno nel proprio ambito di vita, portatori sani.
E’ cosi, in fin dei conti, che abbiamo quasi del tutto sconfitto la mafia. E’ così che un giorno quel “quasi” non esisterà più, che debelleremo del tutto il cancro mafioso.
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bel post
SAPREMO PRIMO O POI CHI C’ERA VERAMENTE DIETRO QUESTE STRAGI…! ALMENO COSI’ IERI HA DETTO IL FRATELLO DI PAOLO BORSELLINO! MI SEMBRA STRANO CHE 4 MAFIOSETTI PECORAI ABBIANO, PER MOLTO TEMPO, TENUTO SOTTO SCACCO LO STATO! SECONDO ME ERANO COPERTI MOLTO BENE…!DA CHI? MANCA POCO! SI VEDRA’ MOLTO PRESTO!
Dire che è una vergogna è poco… comunque è come dici tu…le statue, le insegne e via discorrendo non potranno mai cancellare quanto in memoria appartiene e apparterrà sempre alla nostra gente…
Il cancro mafioso verrà debellato quando cambierà la nostra mentalità…. nell’attesa, una bella “pulizia” alla Camera dei deputati e al Senato non guasterebbe.
BASTA CON LE CELEBRAZIONI… DI PARTE!
DARE UNA COLLOCAZIONE POLITICA AI MORTI DI MAFIA PER UN PROPRIO TORNACONTO MEDIATICO E’ SQUALLIDO. FALCONE DI SINISTRA, BORSELLINO DI DESTRA… MA FINIAMOLA, LA MAFIA SI SCONFIGGE CON I FATTI NON CON LE PAROLE! E’ CHIARO CHE OGNI SCHIERAMENTO HA BISOGNO DEI SUOI EROI PER AUTOLEGITTIMARSI, MA FARLO SULLA PELLE DEI SICILIANI CHE VIVONO QUOTIDIANAMANTE LE VESSAZIONI MAFIOSE E’ INCREDIBILE. MA CHI SE NE FREGA DELLE SOLITE INUTILI PAROLE DI CIRCOSTANZA DEI TANTI, TROPPI RAPPRESENTANTI DELLE ISTITUZIONI SUI MORTI AMMAZZATI DALLA MAFIA… SCHIFANI, VIZZINI, MICCICHE’, VICARI, CASCIO, LUMIA, ALFANO, LUPO RISPARMIATECI LA RETORICA E AGITE CONCRETAMENTE E NEL SILENZIO, COSì COME AGIVANO FALCONE E BORSELLINO.
mah
onore ai caduti!
Borsellino, si starà rivoltando nella tomba….
povero…
http://www.youtube.com/watch?v=DN9iM-7DSlo
dedicato a tutti quelli che si affannano a trovare verità ‘comode’…
Corriere della Sera – 19 luglio 2010
pag. 29 – Pierluigi Battista
Dunque, tranne i capi della mafia, sbagliarono (sbagliammo) tutti: politici e giornalisti, americani e russi, banchieri e industriali, sindacalisti e diplomatici, magistrati e avvocati, sofisticati «analisti», gente della finanza, della comunicazione, dell’editoria, della politologia. Stando alle più recenti rivisitazioni sulle stragi del ‘93 e dando retta all’idea che Cosa Nostra abbia eseguito gli attentati (dieci morti in tutto) ai Georgofili a Firenze, al Velabro a Roma e in via Palestro a Milano al fine cH saldare un rapporto con i nuovi referenti politici in sostituzione dei vecchi, pare (li capire che molti fossero già in grado di capire l’esatta identità di questi «nuovi». Quelli che avrebbero vinto nel ‘94: insomma, l’esercito di Cesare.
Gli unici attenti e lungimiranti, i mafiosi. Gli altri, tutti gli altri, invece no. Nel maggio del ‘93, sulle ali dell’investitura referendaria del 18 aprile che aveva sancito la distmzione
del vecchio sistema, e simultaneamente all’incriminazione per mafia di Andreotti, il nuovo trionfatore sembrava Mariotto Segni. Sembrava a tutti, ma non ai capì elì Cosa Nostra,
maestri della previsione politologica. I progressisti, che noi tutti ingenui pensavamo avessero ottime chance per subentrare ai partiti avversari abbattuti dal ciclone di Mani
pulite, puntavano addirittura a sciogliere al più presto il Parlamento degli inquisiti
per eleggerne uno nuovo presumibilmente dominato da loro. Si trattava di fare subito una
nuova legge elettorale e poi votare. Subito. In fretta. E infatti così si fece. Che favore per quelli che saranno, a dispetto di ogni previsione eccetto quelle dei capimafia, i veri vincitori.
Nessuno puntava sui nuovi vincitori. Nel novembre e dicembre del ‘93, molti mesi dopo le stragi, la sinistra trionfò nelle elezioni per i sindaci di Roma, Venezia, Napoli, Genova.
A Palermo, Leoluca Orlando venne plebiscitato. A Torino si andò addirittura al ballottaggio tra due candidati di sinistra. La Lega, da sola, non sembrava un’alternativa convincente
e a un certo punto Bossi stava per fare un accordo con Segni e Martinazzoli. Il Msi era andato bene con Fini a Roma e la Mussolini a Napoli: ma comunque aveva perduto.
l media (Fininvest in testa) erano pressoché all’unanimità paladini dell’azione dei giudici. Tutti si aspettavano l’arrivo trionfale della «carovana» di Occhetto. No, anzi: tutti no.
Tutti tranne i mafiosi, che già nel maggio e nel luglio del ‘93 avrebbero capito, secondo la nuova vulgata storiografico- giudiziaria che si sta imponendo con una certa superficialità
mnemonica, che il «nuovo» destinato a installarsi a Palazzo Chigi si sarebbe chiamato Silvio Berlusconi. Criminali, ma analisti finissimi, non c’è che dire. In confronto ai
sapientoni che avevano puntato sul cavallo opposto, poi, sembrano dei giganti del pensiero politico, degni della Nazione di Machiavelli e Guicciardini. O no?
Il giornalista del Corriere assiste ad una manifestazione di parte. Anzi ad un balletto retorico sceneggiato su Bella ciao e con giochi pirotecnici finali che illuminano il solito sinistro cielo fatto delle solite stantie accuse lanciate dall’organizzatore della manifestazione e secondo le quali tutto il male proviene da Berlusconi. Stando il bene solo, e soltanto, dalla sua parte e dalla parte dei suoi sodali. Con diligenza, l’inviato, allora, segna tutto quello che gli servirà per scrivere il pezzo, sul suo bloc notes. Anche l’assenza di pubblico. Ma al momento di dare forma al suo articolo, invece di capire o cercare di capire del perché dell’assenza di quell’ingrediente essenziale, alza il dito accusatore contro gli assenti. E per evitare di sbagliare, indignato, accusa tutta la Città di Palermo di aver voltato le spalle a Borsellino. Anche una medusa avrebbe capito che se ci si chiude in un recinto la minima cosa che possa accadere e di restare soli. Eppure il cronista la pensa diversamente. Ma, forse, la colpa è tutta da addebitare alla cappa di calore che avvolgeva Palermo. Perciò, non resta che chiedere scusa ai fratelli animali planctonici per averli impropriamente chiamati in causa.
Provo una grande indignazione a sentire ancora questa prosopopea sull’esempio e l’eroismo dei due magistrati uccisi dalla Mafia, ma anche da non ancora identificati apparati occulti politico-istituzionali-mafiosi, da colui che non più di un paio di anni fa affermava che l’intitolazione di strade aeroporti piazze, ecc.. ai due eroi “postumi” danneggiasse l’immagine della Sicilia. Oggi come allora il signor Miccichè profana nuovamente la memoria e la coscienza di due tra i più grandi uomini di questa terra, quella dei loro familiari e anche di quella parte sana del popolo siciliano alla quale Miccichè vorrebbe potersi abusivamente iscrivere, dimostrando disprezzo proprio per l’intelligenza di quel popolo che pretende di difendere. Mi spiace Sig. Miccichè, ma i suoi legittimi eroi sono altri: il Sig. Dell’Utri, confermato anche in appello colpevole di concorso in associazione mafiosa e, per la proprietà transitiva, il sig. Mangano, alias “lo stalliere di Arcore”, morto all’ergastolo per Mafia, e da questi definito eroe. Provi ad osservare un dignitoso e doveroso momento di racolgimento e silenzio. Grazie
Nel 1988,il giudice Caponetto,capo del pool antimafia,si ritira per motivi di salute.
Nel 1988,tutti si apettano che ad essere nominato capo del pool antimafia fosse Giovanni Falcone.
Nel 1988 , a capo del pool antimafia viene nominato il giudice Mele,che della Cosa Nostra e del metodo del pool,poco ne sapeva.
Nel 1988..Silvio Berlusconi non era sceso in politica.
Se fosse stato in politica avrebbero detto che a sollecitare il nome di Mele,sarebbe stato Lui.
Konsala comu vuai,sempri komunisti su.
MI CHIEDO DA SEMPRE… PERCHE’ I POLITICI (POLITICANTI) SI AFFANNANO A RINCORRERSI NELLA DIALETTICA DELL’ANTIMAFIA ‘A PAROLE’, SCONTATA, INUTILE, RIDICOLA… E NON SPIEGANO COSA CONCRETAMENTE FANO, TUTTI I GIORNI, DALL’ALTO DEI LORO PRESTIGIOSI INCARICHI, PER SCONFIGGERE IL CANCRO MAFIOSO?
LE LORO PAROLE… SENZA COMPORTAMENTI COERENTI… SOLO SOLO UN MODO PER LAVARSI LA COSCIENZA DAL MENEFREGHISMO QUOTIDIANO, PER ALCUNI CONNIVENZA…
SEMPRE CHE… UNA CITAZIONE IN UN ARTICOLO DI GIORNALE VALGA PIU’ DI OGNI ALTRA COSA!
Il Corriere dice che il popolo palermitano ha girato le spalle a Borsellino.
Non chiarisce se a Paolo o a Salvatore.
La verita’ è che noi palermitani abbiamo un detto : i panialli si friinu quannu l’uagghiu è cavuru.
L’ogghiu arrifriddo’,e cu sa vistu sa vistu.
Andare dietro ad agende rosse,ricorda i famosi libretti rossi di Mao,cioè i maoisti.
E ccu c’ha ghiri? I maoisti di allora sono dirigenti alla regione,ristaru quattru pensionati…chi rulura nne calcagna. Cu c’ha ghiri???
Che c’azzecca Borsellino con i maoisti??
Al sig.Battista chiederei:
Visto che i mafiosi sono ,a suo dire ,analisti finissimi, come mai non hanno previsto gli arresti di grossi capi del taglio di Provenzano?
Inoltre chiederei cosa fa nel giornale in cui scrive,in merito alle infiltrazioni della Ndragheta,da decenni instaurata nel settentrione?
BATTIIISTA….Si signore.
Raga’… arrestano Toto’ Riina e non gli fanno la perquisizione a casa sua? Dopo tanto tempo, guarda caso, trovano la casa vuota tutta tinteggiata nuova (per cancellare le impronte digitali). Spariti documenti ecc… Ma chi ha sbagliato? Apparati dello Stato no? Se andate in questo link http://digilander.libero.it/obiettivomafia/riina_e_il_covo.htm ci sono alcune dichiarazioni che fanno “arricciare i capelli”. Ve ne cito una: «Se si fosse fatta la perquisizione nella villa di Totò Riina dopo il suo arresto ci sarebbe stato il finimondo. C’erano documenti che avrebbero potuto rovinare uno Stato intero»… A voi il resoconto!
Loro sono eroi e l’esempio lo hanno dato, non perchè sono stati uccisi ma per come hanno vissuto le loro vite!…. adesso tocca a noi accettare le sfide e combattere contro chi vuole il male della nostra terra.
E basta con queste patenti di legalità, basta col moralismo, bastaaaaa. Dell’Utri è innocente fino al terzo grado di giudizio, no perchè lo dico io, ma perchè lo dice la costituzione, avete presente? Quel pezzo di carta su cui giurano anche i magistrati. E poim che cosa cavolo c’entra sta cosa di dell’Utri? Perchè uno difende Dell’Utri non può sentire davvero ammirazione per Falcone e Borsellino? Essere garantisti significa essere marchiati a vita da voi? MA ANDATE A CAGARE, FALSI MORALISTI DL CACIOCAVALLO!!! FATE SEMPLICEMENTE VOMITARE
GIANFRANCO MICCICHE’
12 APRILE 2010
Il nostro è un popolo straordinario, dalla fortissima identità culturale, è un popolo segnato da secoli di storia controversa, dalla quale è sempre riuscito a venir fuori con grande dignità e vittorioso. Un esempio su tutti: la Mafia, ciò che ha tristemente contraddistinto la storia recente (oltre che il presente) di questa Terra, da cui il popolo siciliano ha saputo (ormai quasi definitivamente) riscattarsi. E questo grazie a grandi personaggi siciliani, come Falcone e Borsellino, che hanno saputo segnare un cammino di dignità e di orgoglio nostrano, indicando la via a un intero popolo.
Il nostro è un popolo fatto di grandi uomini, che, oggi come ieri, eccellono ed hanno eccelso in tutti i campi: arte, economia, cultura, sport, ecc, rendendoci, nonostante tutto, orgogliosi delle nostre origini, della nostra sicilianità
nessuno mai potrà cancellare o abbattere ciò che loro hanno costruito.Resterà scolpito nei secoli ,come le tavole di Mosè ,che Dio consegnò ,sul Sinai.
caro ribelle,
non so se tu concordassi con il pensiero di Borsellino. Probabilmente anche tu, forse in buona fede, oggi ne esalti i meriti, il coraggio, l’esemplarità della sua condotta. Spero non perchè il signore di cui in questi giorni si ricorda il martirio è passato a miglior vita e non ha potuto seguire e portare a conclusione filoni di indagini che già allora, negli ultimi giorni della sua vita, aprivano inquietanti squarci sui rapporti tra Dell’Utri, Mangano, i cavalli, la Mafia e la nascita del nuovo partito Forza Italia. Forse tu ritieni o, considerata la trivialità delle tue parole pretendi, di poter legittimamente stare tra coloro che si battono per la cultura della legalità e l’etica nella politica. Forse. Ma ritornando a quanto accennavo in apertura, Borsellino, pur essendo un garantista per dovere professionale e istituzionale, la pensava in modo opposto a te, per tua cultura generale. A dispetto delle finte amnesie di Alfano che ne ha voluto sottolineare la riservatezza e la distanza dalle ribalte mediatiche (parlare a nuora perchè suocera intenda), Borsellino ribadiva in ogni pubblico dibattito e intervista che l’allontanamento dalla vita pubblica del politico macchiatosi, o anche solo sospettato, di condotte penalmente illecite penalmente o politicamente sanzionabili (quest’ultimo non è sicuramente il caso di Dell’Utri, il quale ha 2 sentenze di condanna per gravissimi reati, soprattutto per un politico, in entrambi i gradi di giudizio di merito; il terzo, quello della cassazione, è un giudizio di legittimità), non potesse essere delegato esclusivamente alle sentenze dei tribunali. Queste infatti, solo per farti un esempio, non possono condannare il politico eletto coi voti della Mafia se non è dimostrato che si sia perfezionato lo scambio (reato di voto di scambio). Cioè: è dimostrato che il politico è stato effettivamente eletto coi voti della Mafia, ma siccome non vi sono prove “sufficienti” del fatto che abbia reso il favore ricevuto, viene assolto dal reato (vedasi Mannino). Ti senti allora sollevato, rassicurato, garantito? Io no!Fossi in te non starei ad aspettare il terzo grado di giudizio ma proverei a farmi una mia idea “politica” sulle responsabilità del personaggio inquisito e del rapporto costi-opportunità tra l’eventualità di avere allontanato dalla politica una persona innocente “penalmente” ma comunque rea di comportamenti perlomeno politicamente inopportuni, o di avere mantenuto in gioco un delinquente per altri 10-15 anni, in attesa del tuo 3° grado di giudizio. E’ da vent’anni che ti prendono per il culo con la questione del garantismo e oggi della privacy, per poter continuare a fare e disfare a loro piacimento. Se non hai interessi di parte e sei in buona fede quando pensi quello che scrivi, allora ti auguro di continuare a sognare e non svegliarti dal tuo letargo. Diversamente, buona mangiata alle mie spalle.
@ Antonio
Carissimo,perdonami se rispondo al tuo commento indirizzato al ribelle,e mi scusi il ribelle se mi prendo la briga di rispondere.Tu dici :
“Borsellino ribadiva in ogni pubblico dibattito e intervista che l’allontanamento dalla vita pubblica del politico macchiatosi, o anche solo sospettato, di condotte penalmente illecite penalmente o politicamente sanzionabili”
Ma non ti sembra esagerato?
Quindi,stando a questo ragionamento,se io voglio eliminare un avversario politico,mi metto in contatto con un pentito di mafia,gli faccio fare il nome del mio avversario,lui viene solo sospettato,e finisce il mandato che gli elettori gli avevano dato.
Tipo Stalin e i deportati in Siberia,o tipo Repubblica, che un bel giorno scrive a pieno titolo”Arrestate Lombardo”,quando poi il procuratore di Catania ,smentiva.
prego, santino, fai pure
Beh! Chiamale accuse di un pentito! Per prima cosa, terrei distinte le dichiarazioni di Spatuzza, a cui forse alludete quando parlate di far fare il nome di un proprio avversario per fotterlo, con le accuse, le prove (tra cui anche verbali delle forze dell’ordine) e le testimonianze di pentiti e non, su cui si è basata la condanna per Mafia del senatore Dell’Utri, in primo e secondo grado. Queste testimonianze e prove, infatti, sono precedenti e di molto alle accuse di Spatuzza e si basano su innumerevoli e convergenti riscontri che hanno confermato la consistenza e la fondatezza dei capi di imputazione contestati a Dell’Utri.
Ma ammettendo che le accuse contro il senatore siano basate solo sulle dichiarazioni di un pentito di Mafia, per di più costruite ad arte. I suoi legali non avrebbero fatto a pezzi l’accusa? E se anche questi legali fossero o fossero stati dei perfetti incapaci, dobbiamo credere che i magistrati della pubblica accusa (e le forze di polizia che hanno raccolto alcune delle prove) e i componenti del collegio giudicante fossero tutti dei farabutti che, violando la legge, volevano fottere il senatore Dell’Utri per colpire Berlusconi? Forse neppure nell’Unione Sovietica di Stalin sarebbe esistito un meccanismo così preciso e perfetto. Sulla fuga di notizie il problema è spinoso. Quello che è accaduto a Lombardo è deprecabile sia umanamente che politicamente, ma anche qui farei attenzione a dare per scontato che siano stati i magistrati a fare filtrare notizie protette da segreto. Magari non varrà nel caso di Lombardo, ma quelle stesse notizie potrebbero essere passate dalle mani di più persone, spesso gli stessi avvocati dell’indagato che hanno gioco facile a confondere le acque e ad esporre i magistrati all’accusa di essere gli artefici delle fughe di notizie.
Magistrati (pubblici ministeri e giudici) che, come ci insegna la stretta attualità, sono fotografati a braccetto con gli Anemone, i Bertolaso, gli Scajola, i Verdini, i Dell’Utri, i Brancher, ecc.., ma anche i Fassino, i D’Alema & C (salvati, non dimentichiamolo, dal voto complice di buona parte del centro destra di allora: “oggi a te domani a me”)e che sono spesso e volentieri organici con il potere. La storia ci racconta di tanti cattivi magistrati sensibili alle lusinghe della politica che si lasciano corrompere (Squillante, Metta, ecc..) o aspirano a posizione di vertice nelle istituzioni, come le candidature a governatore di questa o quella regione o a presidente di commissioni di vigilanza varie (vedi CONSOB), che dispongono ispezioni ad orologeria e sanzioni disciplinari esemplari contro magistrati non allineati (vedi i casi Forleo e De Magistris che indagavano su D’Alema, Fassino, Mastella, Prodi, ecc..: quindi non è un problema di parte) o che ancora si prestano ad avvicinare colleghi per condizionarne il giudizio su materie “delicate” (vedi lodo Alfano), oppure conducono le cause su binari morbidi, se non addirittura morti (multe multimilionarie per evasione fiscale) ecc..
Parliamo degli stessi magistrati?
Questo post nel sito di MIcciché è un insulto alla memoria
di questi EROI.