
Post di redazione
Gianfranco Miccichè ha preso parte ieri ad un incontro a Marsala con gli agricoltori e i pescatori della provincia di Trapani, organizzato dal PdL Sicilia.
Presenti il capogruppo all’ARS Giulia Adamo, l’on. Scilla e l’assessore Bufardeci che nei loro interventi hanno evidenziato la necessità che l’agricoltura siciliana vada tutelata, ma anche liberata da pratiche e procedure che, in passato, hanno garantito sacche di potere e rendite di posizione che ormai sono deleterie. E’ necessaria una rivoluzione culturale, è necessario fare autocritica e cambiare metodo: attraverso il sistema della filiera, dell’aggregazione, degli accorpamenti, bisogna fare in modo che la Sicilia – oggi produttrice di materie prime che vengono poi commercializzate da altri – divenga protagonista del processo produttivo in tutte le sue fasi, dalla produzione alla conservazione alla trasformazione fino alla commercializzazione del prodotto finito. Che la Sicilia da luogo di consumo divenga luogo della produzione.
Miccichè – che ha concluso l’incontro – si è confrontato a muso duro, ma con la solita franchezza, con un’agitata platea i cui iniziali mugugni si sono trasformati, col trascorrere dei minuti di un intervento breve ma incisivo, in applausi e manifestazioni di consensi: “Solo oggi, qui, prendo piena coscienza del vostro problema che va risolto attraverso il lavoro ed il supporto politico. A noi non manca né la forza, né la volontà, né il coraggio e nemmeno l’incazzatura per risolverlo e darvi le risposte aspettate. Certo noi – a differenza di altri che, per esempio, fanno di tutto per non fare arrivare in Sicilia i FAS – rappresentiamo quella politica coraggiosa che ama la propria terra e antepone questo amore a tutti e a tutto, cariche comprese. E a proposito di sviluppo della nostra terra e di battaglie condotte con questa motivazione, sono ben lieto di dirvi che è stata convocata da Berlusconi e Tremonti una conferenza stampa sulla semplificazione delle procedure amministrative. Ho chiamato il Presidente e l’ho ringraziato perché è una cosa che chiedo da tempo”.
Miccichè ha, poi, concluso: “Crediamo nel nostro progetto a tal punto da metterci in gioco e rischiare tutti molto, come ho rischiato io, hanno rischiato Titti Bufardeci e Giulia Adamo. Ma è un progetto a cui crediamo davvero ed è per questo che siamo qui a prenderci anche le contestazioni, perché vogliamo confrontarci con la gente e comunicare tutto quello che stiamo facendo per fare di questa nostra bella Sicilia una terra migliore.”
Tag: agricoltura, economia, fondi Fas, Giulia Adamo, pdl-sicilia, pesca, Sicilia, sviluppo, Titti Bufardeci




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Ecco per fare arricchire un pò la nostra terra ci vuole questo,l’agricoltura della Sicilia può esportare prodotti genuini in tutta l’europa,non dimentichiamo anche della conca d’oro,conosco la serietà sia del presidente dell’ars Adamo e dell’assessore Bufadeci, loro possono garentire il proseguimento del progetto,per aiuto all’economia agricola della Sicilia devastata da tempo………..bravissimi,ma sarà l’inizio di tante nuove realtà qui nella nostra terra?
sono quasi commosso…
finalmente si parla di Agricoltura.
Perchè non incentivare veramente, oltre la produzione, la comercializzazione dei prodotti della ns. terra?
Perchè dobbiamo lasciare sempre fare agli altri?
Vi ricordo che con il commercio di limoni siciliani dopo l’unità d’Italia si sono pagati moltissimi debiti del neonato regno (purtroppo).
Comunque mi fà piacere che anche l’on. Miccichè abbia prso a cuore il problema degli agricoltori Siciliani.
ormai e troppo darti per l’agricoltura siciliana.e morta e sepolta non credo che possa essere salvato i prezzi ormai sono sotto la soglia per gli agricoltori.ormai con il libero mercato dove compri esempio in Spagna,ho in Egitto compri molto dimeno quello che spendi in Sicilia.
Ecco perché gli agricoltori non investono piu,perché non conviene.Non ci prendono ne anche le spese.Sfido chiunque ha smentirmi
intervengo nel dibattito sull AGRICOLTURA APERTO DA MICCICHè.
OCCORRE UN INTERMEDIARIO PUBBLICO,COME CREDO FACCIANO IN SPAGNA,CHE ACQUISTI AD UN MINIMO PREZZO POLITICO I PRODOTTI-GLI AGRUMI PER ESEMPIO -PROVVEDENDO POI A PIAZZARLI SUL MERCATO.
LE EVENTUALI PERDITE DI GESTIONE TRA ACQUISTI E VENDITE DOVRANNO ESSERE RIPIANATE DA AGEA , CHE,PERCENTUALMENTE RIDURRA’IL FONDO UNICO DOVUTO AGLI AGRICOLTORI MEDESIMI.
SOLO IN QUESTO CASO IL PRODOTTO NON RESTERA’ INVENDUTO SUGLI ALBERI, IN QUANTO LO STATO, SIA PURE AD UN PREZZO POLITICO,ASSICURA UNA REMUNERAZIONE, CHE COME ANZIDETTO SARA’ PRELEVATA DA UN FONDO DESTINATO A TUTTI GLI AGRICOLTORI – QUINDI – GRAVERA’ ANCHE SU COLORO I QUALI RIESCONO A VENDERE I LORO PRODOTTI, ED INCASSANO ANCHE I CONTRIBUTI PER INTERO.
IN QUESTO CASO SI ASSICURA UNA FUNZIONE RIEQUILIBRIATRICE AD UN INTERMEDIARIO PUBBLICO PER RAGIONI SOCIALI.
Sempre number one
Evidentmente non siete dentro al sistema, o quantomeno, non andate dal fruttivendolo…
Il problema è che i prezzi sono bassisimi alla produzione e alti per gli utenti finali, in mezzo esistono una serie di intermediari che fanno aumentare i prezzi per guadagnarci anche loro.
Purtroppo i prezzi non li fanno i produttori, ma questi intermediari, dal canto loro i produttori non possono fare i prezzi perchè non hanno forza commerciale, ormai c’è troppa frammentazione, troppi produttori piccoli e piccolissimi.
L’unica soluzione è quella di fare dei consorzi territoriali, per gli agrumi, per l’uva, per l’ortrofrutta, in parole povere il problema è quello di far fare sistama ai produttori siciliani, implementando anche sistemi di tracciabilità dei prodotti.
Basta vedere al nord dove esiste, ad esempio, il consorzio del parmigiano, quello delle mele della Val di Non, del prosciutto di Parma, etc.
Una volta nel Palermitano esistevano le cooperative agricole prevalentemente nel settore dei limoni, sono morte perchè non erano state concepite come cooperazione tra produttori, ma semplicemente un tizio o dei tizi un poco più furbi utilizzavano la forma societaria di cooperativa di produttori per avere un’azienda su cui pagare poche tasse, ed in effetti i soci erano tali solo sulla carta.
Invece di pagare ogni anno milioni di euro ai dirigenti della regione ed in particolare a quelli dell’assessorato all’agricoltura la regione si dovrebbe fare carico di organizzare questi consorzi.
Vi faccio un esempio pratico sui prezzi…
2 mesi fà limoni buoni succosi venduti all’intermediario a 20 cent., sfido quinque di Voi ad andare dal fruttivendo a comprare limoni a meno di 1€ (ovviamente parlo della Sicilia, al nord costano moltodi più), limoni comprati a pochi kilometri dal produttore.
abbiamo capito,giuseppe,siamo sempre pronti a non fare valere la nostra Sicilia,sappiamo benissimo che nei tempi a venire qui invece di terra coltivata troviamo cemento,ma è rimasto anche quel campo pieno di terra che ci fà gustare prodotti nostarni,sappiamo bene che dal contadino al consumatore alza di molto il prezzo,ma ormai è così per tutto da quando hanno messo il fatidico euro. Ma se riusciamo a fare la commercializzazione dei nostri prodotti principali quelli che offrono la nostra terra,si può fare maturare un incremento di genuinità.Qui si riesce ad arricchire il paese con l’agricoltura
A proposito della semplificazione amministrativa
è stato mandato un servizio al TG1 su alcune riforme
per la contorta burocrazia italiana; inutile dire che mentre
lo guardavo pensavo alle parole di Miccichè riguardo l’argomento!
Speriamo che vengano attuate presto.
Sono felice che l’agricoltura riceva lo spazio che gli spetta poichè
è la nostra risorsa principale e VA TUTELATA.