
Post di redazione
Di seguito l’intervista rilasciata dall’Onorevole Miccichè al quotidiano Il clandestino:
Onorevole Miccichè, cosa succede a Termini Imerese?
Succede che da un lato c’è la ferma volontà della Fiat di togliere le tende e andare via dalla Sicilia; dall’altro lato, c’è la ferma volontà del governo di non lasciare soli gli operai di Termini Imerese e di trovare comunque una soluzione, che possa preservarli dalla disoccupazione, ma anche preservare la loro professionalità, la loro dignità di operai del settore.
In Fiat dicono di non volere ecoincentivi: questo vi ha un po’ spiazzati?
Dicono così, perché vogliono i soldi diretti dello Stato, come accade in altre parti del mondo. Sanno che Fiat non riesce ad essere competitiva e che di quegli incentivi potranno farsene ben poco, perché moltissimi italiani li useranno per acquistare auto di altre case.
Neanche lei, a quanto pare, vuol darglieli. Leggiamo nel suo blog di una sua proposta in tal senso …
Visto l’ammontare di questi ecoincentivi (svariati milioni di euro), che il governo si è responsabilmente detto disponibile ad elargire, purché Fiat non chiuda, io propongo al mio governo di non dare nulla alla Casa torinese e di dare, invece, la metà di quegli stessi soldi alla Sicilia: il governo, in tal modo, risparmierebbe centinaia di milioni e noi Sicilia con quei soldi non solo assicureremmo il futuro agli operai di Termini, ma creeremmo sviluppo e altra occupazione.
Termini Imerese sta diventando il simbolo di un’Italia che regredisce?
E’ sicuramente il simbolo di una Sicilia e di un Sud che boccheggia, perché tenuta ai margini di una politica di governo sempre più filo nordista, condizionata com’è dallo strapotere della Lega. Del resto, quello della Fiat di Termini Imerese non è un caso isolato dalle nostre parti. Certo , la colpa è anche nostra, è cioè di una classe dirigente siciliana che quasi mai ha saputo far sentire il suo peso a Roma.
Quasi mai?
Il quasi si riferisce al periodo in cui io guidavo Forza Italia in Sicilia e portai 4 ministri siciliani al governo
Non ci dica che questa sia l’unica colpa della politica siciliana, che la crisi dell’industria siciliana dipenda solo da questo
Affatto. La politica siciliana ha la colpa di non aver mai affrontato il problema di petto, ma di avere, ad ogni crisi, approntato delle soluzioni tampone, che quel problema lo hanno solo rinviato. E oggi eccoci qua! Per questo ritengo che la politica siciliana dovrà fare uno sforzo di coesione e unità , per poter gestire al meglio la crisi del settore industriale, anzitutto facendo sentire forte la propria voce nei consessi istituzionali centrali e poi non preoccupandosi di tappare qualche buco qua e là, ma rilanciando una politica economica e industriale seria, capace di garantire infrastrutturazione, agevolazioni fiscali, sicurezza del territorio e tutte le altre condizioni senza le quali l’imprenditoria non può attecchire.
Tornando, nello specifico, al caso Fiat, il ministro Scajola dice che per lo stabilimento di Termini Imerese ci sono diverse offerte. Qual è per lei la soluzione migliore?
Che si producano auto! Certo, l’interesse di diverse altre aziende, alcune anche di grosso calibro, ci fa piacere, perché rappresenta un importante attestato di fiducia verso il sistema-Sicilia e conferma il valore della forza lavoro siciliana e la bontà della scelta d’investire ancora su Termini Imerese. Se c’è ancora qualcuno che guarda a Termini Imerese con grande interesse, vuol dire che Termini Imerese e i suoi operai possono ancora dare tanto, vuol dire che c’è del buono in quello stabilimento, è la conferma che quegli operai non si abbarbicano sui tetti, digiuni e all’addiaccio, per elemosinare, per piangersi addosso e prostrarsi ai piedi del padrone, alla ricerca disperata di un tozzo di pane, ma per gridare, con forza e dignità, quanto valgono, quanto sia assurdo rinunziare a quella straordinaria risorsa umana e professionale che essi rappresentano
Insomma, gli operai di Termini possono stare tranquilli?
Auto o non auto, la linea del Piave è che nessuno sarà licenziato!
Perché ce l’ha tanto con Marchionne? Non pensa che in fondo è uno che sta facendo il suo lavoro?
Io non ce l’ho con Marchionne, il mio non è un fatto personale. Ma, vede, anch’io faccio il mio lavoro. Comprendo le sue ragioni, comprendo la crisi e le ragioni del Dio Mercato. Ma, da politico, ho un solo Dio da servire: la gente! E chiudere quello stabilimento è come chiudere, anzi, sbattere la porta in faccia alla gente di Termini Imerese, per aprirle quella della disperazione … dell’Inferno.
Sempre sul blog, lei ha scritto che le prossime riunioni non le farete né al Ministero, né a Palazzo Chigi, ma sotto casa di Marchionne. Perché questa durezza?
Perché i signori del Lingotto, non solo lasciano nello sconforto e nella paura migliaia di famiglie siciliane, che in Fiat e di Fiat hanno fin’ora campato, ma pretendono pure di accompagnare alle loro condizioni la fase di transito; in altre parole, hanno intenzione di creare problemi anche sul dopo, portandosi in Polonia le nuove tecnologie, così come la vecchia linea di montaggio utilizzata per assemblare le Ypsilon e svuotando di fatto lo stabilimento. Non si permettano, non ci pensino nemmeno! Se ne vadano pure, ma consegnino alla Sicilia le chiavi dello stabilimento senza condizioni e senza quei condizionamenti che a me sembrano, più che altro, strumentali all’impedimento che a Termini un’altra azienda venga a fare auto. Ripeto: lo stabilimento di Termini Imerese e i suoi operai, se possibile, devono continuare a fare automobili, con o senza Fiat, perché questo è ciò che sanno fare.
Termini Imerese è una città carnevalesca. Lei cosa metterebbe sul suo carro?
Ci metterei degli operai polacchi che a fatica cercano di tenere a un guinzaglio, fatto di banconote, Marchionne e Montezemolo, mentre questi si affannano per fuggire via, avidamente protesi verso uno stabilimento che porta in bell’evidenza lo stemma della Sicilia. Del resto, il carnevale è nato proprio come rovesciamento della realtà.




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perche’ la sicilia deve avere questo destino,perchè la terra piu’ ricca al mondo deve restare la più povera,perchè?
a ciancimino nessuno ci crede,voi se non mostrate amore per questa terra con fatti concreti vi ritroverete travolti non dalle parole di ciancimino ma dalla gente che vi sfiducerà.
off post
da siciliainformazioni.com
Nel Pdl siciliano rischia di scoppiare la pace A Roma si congiura per un “dopo Micciché”
“Dai nemici mi guardi Iddio, che dagli amici mi guardo io”. E’ questo, il saggio motto antico che, normalmente, deve attraversare la mente di Gianfranco Micciché quando a Roma, talvolta, è oggetto di “affettuosi”- più o meno felpati e pelosi – consigli da parte di presunti amici, e compagni di partito. Suggerimenti ed inviti che, con solerzia degna di migliore causa, lo sollecitano a “redimersi” dalle sue scorbutiche e divisorie posizioni siciliane, che tanta ansia seminano dentro il contesto del PDL nazionale.
Ecco a voi, allora, l’aneddoto raccontatoci dalla nostra tradizionale attendibile “gola profonda” romana. All’incirca una decina di giorni, a Roma, in gran segreto, è stata organizzata una riunione avente per oggetto : “Come fare con Micciché ? E come disfarsene?” Pare fossero in cinque – non più giovani e forti, ma sicuramente potenti o reputati tali -naturalmente del PDL nazionale, ma anche con la presenza di qualcuno di altissimo caratura istituzionale.
La riunione è stata convocata da un potente ministro che “conta per siciliano”, con grande visibilità mediatica e la fama di “uno che la sa lunga”.Un soggetto diabolico, lo reputano. Con un chiodo fisso in testa : sbaraccare il potere politico di Micciché dalla Trinacria. Termine desueto,ma tanto caro a papà suo quando, a Milano, riferiva delle bellezze e delle stranezze di Sicilia.
Dalla riunione due cose certe sono sortite : a) alla divisione del PDL siciliano, si deve trovare una soluzione, a breve, apparentemente pacifica e soddisfacente per tutti, se no soffriremo le pene dell’Inferno in balia di quel cinico di Lombardo, che gode da matti nel far litigare la gente, per farsi poi, meglio, gli affari suoi ; b) pensiamo, però, per subito dopo, come preparare un nuovo futuro siluro a Micciché, perché è chiaro che costui – anche per il suo stretto, franco e diretto, rapporto personale con Berlusconi – ritiene che il PDL in Sicilia sia una sua privativa, che non è disposto a dividere con niuno. Quindi,la prossima volta che lo attaccheremo dovremo “stenderlo” una volta e per tutte.
Un linguaggio truculento, abituale per siciliano ancorché emigrato da tempo, ma che pare abbia turbato il noto animo poetico di uno dei congiurati : “non esageriamo, suvvia” pare abbia detto. Che subito sarebbe stato rimbrottato da un congiurato con “fama da vero duro” : “taci bischero, che poi ti si spiega”.
Fatto sta che, nel corso della riunione, sarebbero emerse ragioni oggettive, intanto, per far apparentemente pace al più presto. Considerando non ultima l’esigenza di ampliare il panorama dei protagonisti economici presenti in Sicilia. Che, geograficamente, si legge – in realtà – Palermo e dintorni; in senso lato (ossia Trapani e Caltanissetta incluse). Zone dove Micciché fino ad ora, pare, non abbia tollerato “l’ingresso” di potentati economici milanesi amici del ministro simil-siciliano. Questione che ha avuto un suo ruolo, nel massiccio attacco politico distruttivo, partito dalla Sicilia orientale, a cui il sor Gianfranco ha reagito,anche per questo, in modo inequivocabile, con la nascita del PDL-Sicilia. Insomma, il sottosegretario ribelle, “dando spago” a Lombardo ed a quei lupi del PD, rischierebbe di far saltare affari d’oro nei settori dei rifiuti e dell’acqua, per cui tanti “devoti” amici nordisti del partito proverebbero concreto dolore a doverci rinunciare.
“Poche storie – avrebbe tagliato corto il congiurato con i più alti galloni istituzionali addosso – questo (ndr . Micciché) ci sta facendo perdere la faccia con tutti quelli che contano nel mondo, che cominciano a pensare che per entrare in Sicilia si deve parlare solo con lui. E’ inaccettabile ! E poi non mostra nessun rispetto per chi incarna le istituzioni ! Dovreste sentire cosa gli può uscire dalla bocca.” Il silenzio, ambiguo, che ha circondato questa intemerata fuori luogo, ha convinto “l’altissimo congiurato” a tacere di botto, tornando a raccogliersi nel suo più stretto riserbo istituzionale.
La riunione ha poi esaminato fatti e manovre possibili da determinare, per stringere nel medio tempo di apparente pacificazione Micciché. Prendendo in esame , pure, il suggerimento di lavorare su qualche “mediocre”, ma altolocato, supporter di Micciché, che dal prosieguo di questo andazzo “divisorio” delle cose ci può solo perdere e non guadagnare più.. “Al momento opportuno ci si potrà parlare, proficuamente” ha rassicurato tutti l’altissimo congiurato, ammiccante, riferendosi ad un importante e sempre gratificato seguace di Micciché che,però, oggi, sotto sotto, soffre la disciplina “di partito” del PDL Sicilia. E che oltre alla gloria, vorrebbe pure usufruire, autonomamente e concretamente, pure degli “onori”.
La riunione si è pure occupata dell’utilità e dell’opportunità dell’UDC siciliana. “Che facciamo con il povero Totò ?”, qualcuno avrebbe posto il problema. “Fatti suoi!”, avrebbe tagliato corto il “duro della compagnia”, “noi non si ha colpa! Ha fatto ed ha sfatto tutto lui” E invece, “l’altro ragazzo dell’UDC ci può essere utile ?”. “Certo” è stata la risposta, “è l’unico che può parlare e mediare con Micciché, una volta erano amici intimi”. “Perfetto”, ha concluso il mefistofelico organizzatore della riunione segreta, “procediamo speditamente, così tra qualche mese potremo ridimensionare quel supponente di Lombardo, per poi, a tempo debito, rifilare quello che si merita a Micciché. Così, poi, potremo respirare”.
“Ma sarà d’accordo il Presidente ? Non lo dobbiamo informare per tempo ? Sto partito del Sud, è una idea che un po’ lo suggestiona”, è esploso il congiurato dall’animo poetico. “Te l’ho già detto. Taci , bischero, poi ti si spiega”, l’ha rimbrottato il “duro”. Mentre, apparentemente distratto, l’altissimo congiurato, probabilmente, era in ambasce pensando a quanto fosse sconveniente che nessuno dei presenti si fosse precipitato, per tempo, ad aiutarlo, devotamente, ad indossare il cappotto. Avrà pensato, giustamente, che in Sicilia, una “vastasata” del genere non sarebbe mai potuta accadere.
Nessuno ci sfiduciera’ perche’ ci rappresentano oggi persone preparate e coscienti.
La Fiat – ripeto – che se ne vada.
E’ una casa automobilistica che annuncia il lancio in Messico e poi dice che la CIG senza incentivi e’ obbligatoria. Veramente, da nausearsi.
Senza commenti. Facciano quello che vogliono e gli auguro di fare soldi, ma tanti soldi da non pensarci piu’.
A Marchionne consiglierei di mangiare un po’ di meno pero’. E’ troppo appesantito. Non collima con un contesto “imprenditoriale”.
La Fiat dichiara che a causa del blocco degli incentivi dovra’ mettere in CIG altri lavoratori, pero’ poi lancia investimenti in Messico, quasi fosse costretta.
Decisamente illogico.
Ce lo fanno apposta? Sinceramente lo inizio a sospettare.
Auguriamogli fortuna, che ne hanno bisogno.
Penso che per la Fiat sia necessario SPARIRE dalla Sicilia, prima possibile e senza strascichi, senza lasciare “puzza”.
Non e’ una minaccia. E’ una constatazione.
Nella loro leaderschip hanno fatto una scelta. Devono andare fieri per la loro strada, con fierezza.
Lascino i pesi morti. Noi speriamo sempre nella resurrezione.
“Dai nemici mi guardi Iddio, che dagli amici mi guardo io”. E’ questo, il saggio motto antico che, normalmente, deve attraversare la mente di Gianfranco Micciché quando a Roma, talvolta, è oggetto di “affettuosi”- più o meno felpati e pelosi – consigli da parte di presunti amici, e compagni di partito. Suggerimenti ed inviti che, con solerzia degna di migliore causa, lo sollecitano a “redimersi” dalle
sue scorbutiche e divisorie posizioni siciliane, che tanta ansia seminano dentro il contesto del PDL nazionale.
Ecco a voi, allora, l’aneddoto raccontatoci dalla nostra tradizionale attendibile “gola profonda” romana. All’incirca una decina di giorni, a Roma, in gran segreto, è stata organizzata una riunione avente per oggetto : “Come fare con Micciché ? E come disfarsene?” Pare fossero in cinque – non più giovani e forti, ma sicuramente potenti o reputati tali -naturalmente del PDL nazionale, ma anche con la presenza di qualcuno di altissimo caratura istituzionale.
La riunione è stata convocata da un potente ministro che “conta per siciliano”, con grande visibilità mediatica e la fama di “uno che la sa lunga”.Un soggetto diabolico, lo reputano. Con un chiodo fisso in testa : sbaraccare il potere politico di Micciché dalla Trinacria. Termine desueto,ma tanto caro a papà suo quando, a Milano, riferiva delle bellezze e delle stranezze di Sicilia.
Dalla riunione due cose certe sono sortite : a) alla divisione del PDL siciliano, si deve trovare una soluzione, a breve, apparentemente pacifica e soddisfacente per tutti, se no soffriremo le pene dell’Inferno in balia di quel cinico di Lombardo, che gode da matti nel far litigare la gente, per farsi poi, meglio, gli affari suoi ; b) pensiamo, però, per subito dopo, come preparare un nuovo futuro siluro a Micciché, perché è chiaro che costui – anche per il suo stretto, franco e diretto, rapporto personale con Berlusconi – ritiene che il PDL in Sicilia sia una sua privativa, che non è disposto a dividere con niuno. Quindi,la prossima volta che lo attaccheremo dovremo “stenderlo” una volta e per tutte.
Un linguaggio truculento, abituale per siciliano ancorché emigrato da tempo, ma che pare abbia turbato il noto animo poetico di uno dei congiurati : “non esageriamo, suvvia” pare abbia detto. Che subito sarebbe stato rimbrottato da un congiurato con “fama da vero duro” : “taci bischero, che poi ti si spiega”.
Fatto sta che, nel corso della riunione, sarebbero emerse ragioni oggettive, intanto, per far apparentemente pace al più presto. Considerando non ultima l’esigenza di ampliare il panorama dei protagonisti economici presenti in Sicilia. Che, geograficamente, si legge – in realtà – Palermo e dintorni; in senso lato (ossia Trapani e Caltanissetta incluse). Zone dove Micciché fino ad ora, pare, non abbia tollerato “l’ingresso” di potentati economici milanesi amici del ministro simil-siciliano. Questione che ha avuto un suo ruolo, nel massiccio attacco politico distruttivo, partito dalla Sicilia orientale, a cui il sor Gianfranco ha reagito,anche per questo, in modo inequivocabile, con la nascita del PDL-Sicilia. Insomma, il sottosegretario ribelle, “dando spago” a Lombardo ed a quei lupi del PD, rischierebbe di far saltare affari d’oro nei settori dei rifiuti e dell’acqua, per cui tanti “devoti” amici nordisti del partito proverebbero concreto dolore a doverci rinunciare.
“Poche storie – avrebbe tagliato corto il congiurato con i più alti galloni istituzionali addosso – questo (ndr . Micciché) ci sta facendo perdere la faccia con tutti quelli che contano nel mondo, che cominciano a pensare che per entrare in Sicilia si deve parlare solo con lui. E’ inaccettabile ! E poi non mostra nessun rispetto per chi incarna le istituzioni ! Dovreste sentire cosa gli può uscire dalla bocca.” Il silenzio, ambiguo, che ha circondato questa intemerata fuori luogo, ha convinto “l’altissimo congiurato” a tacere di botto, tornando a raccogliersi nel suo più stretto riserbo istituzionale.
La riunione ha poi esaminato fatti e manovre possibili da determinare, per stringere nel medio tempo di apparente pacificazione Micciché. Prendendo in esame , pure, il suggerimento di lavorare su qualche “mediocre”, ma altolocato, supporter di Micciché, che dal prosieguo di questo andazzo “divisorio” delle cose ci può solo perdere e non guadagnare più.. “Al momento opportuno ci si potrà parlare, proficuamente” ha rassicurato tutti l’altissimo congiurato, ammiccante, riferendosi ad un importante e sempre gratificato seguace di Micciché che,però, oggi, sotto sotto, soffre la disciplina “di partito” del PDL Sicilia. E che oltre alla gloria, vorrebbe pure usufruire, autonomamente e concretamente, pure degli “onori”.
La riunione si è pure occupata dell’utilità e dell’opportunità dell’UDC siciliana. “Che facciamo con il povero Totò ?”, qualcuno avrebbe posto il problema. “Fatti suoi!”, avrebbe tagliato corto il “duro della compagnia”, “noi non si ha colpa! Ha fatto ed ha sfatto tutto lui” E invece, “l’altro ragazzo dell’UDC ci può essere utile ?”. “Certo” è stata la risposta, “è l’unico che può parlare e mediare con Micciché, una volta erano amici intimi”. “Perfetto”, ha concluso il mefistofelico organizzatore della riunione segreta, “procediamo speditamente, così tra qualche mese potremo ridimensionare quel supponente di Lombardo, per poi, a tempo debito, rifilare quello che si merita a Micciché. Così, poi, potremo respirare”.
“Ma sarà d’accordo il Presidente ? Non lo dobbiamo informare per tempo ? Sto partito del Sud, è una idea che un po’ lo suggestiona”, è esploso il congiurato dall’animo poetico. “Te l’ho già detto. Taci , bischero, poi ti si spiega”, l’ha rimbrottato il “duro”. Mentre, apparentemente distratto, l’altissimo congiurato, probabilmente, era in ambasce pensando a quanto fosse sconveniente che nessuno dei presenti si fosse precipitato, per tempo, ad aiutarlo, devotamente, ad indossare il cappotto. Avrà pensato, giustamente, che in Sicilia, una “vastasata” del genere non sarebbe mai potuta accadere
Dal pdl mi guardo io
Sempre la stessa minestra,ogni giorno.
Una volta gli ebrei,una volta lo stolking,due volte la Fiat,poi Ciancimino,ora di nuovo la Fiat.
Questa è masturbazione mentale,non si aprla di programmi,di cosa avviene alla Regione,di cosa sta facendo o vuole fare l’imprenditore Mancuso,perche’ è ( a suo dire ) ostacolato dalla burocrazia e dall’antimafia,perchè c’è una regia che decide chi deve fare impresa e chi no.
Si pubblicano articoli da altre fonti,le quali affermano che a Roma hanno una loro “gola profonda “,poi pero’ critichiamo Ciancimino perche’ parla per sentito dire..
M’ABBUTTO’
E siccome nessuno mi obbliga a restare in questo blog,tolgo il disturbo.
xxx
Uhmmmmm il commento 5 e tendenzioso e rilevatore al contempo. Intanto che “l’acito” sopraggiunga ai congiurati attavolati. Poi il sicul-milanese ci ha rotto i cosidetti e per usare il suo tipico linguaggio sappi che da queste parti non solo lo abbiamo duro e ce ne freghiamo, ma il mattarello lo usiamo in modo non convenzionale, lo introitiamo per il retto.
Dell’alta carica istituzionale presente è meglio non parlarne, si riderà tanto della sua caduta, ila fine dei predecessori nella carica ci rendono sereni sul tramonto del soggetto. Per i resto sono cani, lupi, pecore e agnelli; come dire di leader non se ne vedono.
Estiquazzi
dai vertici della Fiat hanno tranquillizzato l’Italia: quello di Termini Imerese sarà l’unico stabilimento che verrà chiuso!
in compenso non ci toglieranno mai le raffinerie (perchè intossicare il caro nord) nè ci daranno la possibilità di opporci all’installazione delle centrali nucleari (non importa se la Sicilia è ad alto rischio sismico nè che non abbia grosse risorse idriche), è la Sicilia, qui si può giocare col futuro della gente. Poi a Roma si fanno anche le riunioni segrete x programmare un piano d’attacco contro quel “guastatore” di Miccichè che, a questo punto, non capisco cosa stia aspettando a prendere definitivamente le distanze dal Pdl nazionale.
SE CI FOSSE UN GOVERNO ALLA FRANCESE MARCHIONNE’ PRENDEREBBE PEDATE NEL C@LO, NAZIONALIZATE LA FIAT!, FUORI IL MENAGER DENTRO LO STATO; NON GLI FREGA UN CAVOLO DELL’ITALIA, NON CREDETEGLI, ORMAI NON HA PIU’ CREDIBILITA’.
PRESO DA IL MANIFESTO.IT
Dal 2004, la Fiat non ha più avuto aiuti pubblici, dice il presidente del gruppo Luca Cordero di Montezemolo. Vero, incentivi alla rottamazione esclusi e comunque validi per tutti, costruttori stranieri compresi. Ma Montezemolo parlava dell’Italia. Perché all’estero, il suo amministratore delegato Sergio Marchionne è stato il più bravo a farsi dare finanziamenti pubblici. Il più grande. Dal governo di Barack Obama ha ottenuto aiuti per 7 miliardi di dollari con cui salvare la Chrysler (e, se gli andrà bene, probabilmente anche la Fiat). Dal governo serbo ha avuto altri 200 milioni di euro insieme al 67% della nuova società che controlla la Zastava, obiettivo di produzione 200.000 vetture all’anno. Da poco, il governo russo gli ha concesso 2,4 miliardi di euro per produrre lì in joint venture paritaria con Sollers altri 500.000 veicoli. La Fiat si fa Stato con mister 10 miliardi, ma non in Italia. Marchionne preferisce rinunciare al rinnovo degli incentivi e a Termini Imerese. Non ci sono né soldi né cammello, evidentemente. E per una volta dà ragione a Montezemolo.