
post di Francesco Armetta (ufficio stampa Pdl-Sicilia)
Come insegnano nei corsi di marketing il brand o marchio è la carta di identità di un’azienda. Nel corso degli anni l’unica cosa che nel documento di riconoscimento cambia è la foto, ma i dati anagrafici, cioè gli elementi fondamentali per il riconoscimento, restano sempre quelli. Quando un’azienda o nel caso specifico un movimento politico si presenta con più marchi o loghi significa che non ha ben chiara la propria identità e rischia di disorientare l’elettorato di riferimento. Così nel Lazio per il Popolo della Libertà.
Basta fare un breve giro per le vie della Capitale per accorgersi che ogni ipotetico candidato al consiglio regionale del Pdl accompagna sui manifesti la propria immagine sorridente con un diverso simbolo del partito.
Cambiano le foto e gli slogan, ma nel caso specifico cambia anche l’identificazione del brand: il logo del movimento politico fondato da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Non una cosa da poco, ecco un esempio di brand-anarchia in chiave Popolo della Libertà: sfondo blu con scritta ‘Il Popolo della Libertà’ e sotto un arcobaleno tricolore; sfondo blu e scritta nella parte superiore ‘Il Popolo della Libertà’, con arcobaleno tricolore al centro e ‘Berlusconi Presidente’ nella parte inferiore; parte superiore con sfondo blu e scritta ‘Il Popolo della Libertà’, arcobaleno tricolore al centro e il solo cognome del Presidente del Consiglio in blu su sfondo bianco; ma anche sfondo blu e scritta nella parte superiore ‘Il Popolo della Libertà’ con arcobaleno tricolore al centro e ‘Berlusconi per Polverini’ in bianco sotto. E sono solo i più comuni.
Insomma una babele di loghi e simboli, parzialmente uguali ma diversi per significato e contenuto del messaggio, che meriterebbe chiarezza, anche perché in ballo c’è il futuro di una regione che fino a qualche mese fa era data per certa al centrodestra, ma adesso rischia di diventare il punto di non ritorno della classe dirigente del Pdl.
In attesa del simbolo ufficiale è aperto il toto logo del Pdl per le elezioni regionali nel Lazio, con buona pace degli elettori.




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Caro Francesco, l’approssimazione dell’esito del congresso fondativo sta prepotentemente emergendo e non solo in Sicilia. Come sempre “l’inascoltato” Miccichè ottiene giustizia da quel galantuomo che è il “Tempo”.
Cu lassa a vecchia pa nova….
Si futtiu chi so manu
Bell’articolo!!!!
Un’analisi lucida, frutto della sapienza di un’ottima firma!
E’ censura o civiltà?
http://www.technoplaza.it/2010/australia-commenti-politici-anonimi-censurati/
PDL:VERDINI”IO CANE PASTORE LAVORO PER FAR RIENTRARE MICCICHÈ IN BRANCO”
ROMA (ITALPRESS) – “In qualita’ di cane pastore e’ mio compito far rientrare Gianfranco nel branco. Piu’ che un auspicio e’ un desiderio”. Cosi’, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, si sarebbe espresso oggi in Transatlantico alla Camera il co-coordinatore nazionale del Popolo della Liberta’, Denis Verdini, conversando con alcuni deputati vicini al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianfranco Micciche’.
(ITALPRESS).
vas/sat/red 02-Feb-10 19:27 NNNN
Se ho ben capito ogni candidato si è fatto il propio logo.
Quindi c’è un Scoordinamento..
A posto.
Verdini :il buon ( cane ) pastore.
BBAAUUU
E che dire del logo della candidata alla presidenza, che addirittura cambia il colore di riferimento dall’azzurro al rosso?
Sono d’accordo con lei che il brand è la carta d’identità di un’azienda, e nel caso specifico, di un grande partito qual è il Pdl. Detto ciò però, non c’è da scandalizzarsi se il simbolo viene rimodulato in salsa regionale. Anche in Sicilia i nostri politici del Pdl l’hanno già attuato: all’Ars c’è il simbolo del gruppo del Pdl ufficiale, e accanto, da qualche mese, convive quello dei cosiddetti “ribelli”, e cioè del Pdl con sotto la scritta “Sicilia”. Come mai, dunque, tanta meraviglia di quanto sta avvenendo nel Lazio? Lei ,professore Armetta, scrive nel blog che quando un movimento politico si presenta “con più marchi o loghi significa che non ha ben chiara la propria identità e rischia di disorientare l’elettorato di riferimento”. Mi consenta, ma se è così, lei involontariamente dà ragione a quei leader siciliani dei lealisti che nei mesi scorsi hanno criticato la scelta del sottosegretario Miccichè di utilizzare il simbolo del Pdl aggiungendovi la scritta Sicilia. A tal proposito riporto una dichiarazione dell’onorevole Salvino caputo, uno dei deputati regionali che all’Ars fa parte del gruppo dei lealisti del Pdl: “L’utilizzo del simbolo con l’aggiunta Sicilia avrebbe ingenerato confusione e avrebbe legittimato una scelta politica che è e resta scissionistica. Il partito è uno solo e soltanto questo si può fregiare del simbolo del Popolo delle Libertà. Nessuna deroga è ammessa e quindi possono utilizzare qualunque simbolo meno che quello di Berlusconi”. Posizione che adesso sembra superata da quanto sta avvenendo nel Lazio. Il Pdl si avvia, secondo me, verso una dimensione federale: unico leader ma brand diversi nelle varie regioni.Un modo per far sentire il partito ancora più radicato al territorio.
Un saluto a tutti gli é-blogger
Che ci sia una crisi di indentità, o per meglio dire uno scoordinamento all’interno del PdL, è evidente. Però, se l’On. Miccichè, cui riconosco lungimiranza politica, continua solo a denunciare pubblicamente tale fatto non risolve nulla. Continuo a domandarmi e chiedo all’On. Miccichè, anche se in verità mi sono ormai arreso su una sua possibile risposta sul blog, se è intenzionato a far decollare il Partito del Sud, includendo il Lazio, o vuole continuare in questo esercizio di analisi politica peraltro chiara anche ai meno avvezzi alla politica.
Cordialmente,
Coordinamento MpA della Provincia di Frosinone
Sarebbe importante sapere cosa hanno risposto a Verdini,quei parlamentari ,incontrati nel transatlantico,vicini a Micciche’.
Santino, noi una risposta possiamo darla….in questo caso a Verdini però, in quanto non esiste/sussiste tale problema oggi per il pdl nazionale, in quanto l’On. Miccichè con il pdl Sicilia non ha tradito il pdl nazionale ma ha solo preso le distanze da certe scelte (poco chiare e molto discutibili) del pdl cd “lealista” prima e da quello nazionale nel momento in cui questo non rimette/chiarisce le posizioni di questo pdl cioè cd “lealista” (dandogli torto a livello nazionale sulla gestione quindi sulle idee portate avanti fino ad oggi)….poi forse si potrà discutere di futuro pdl, anche se visto l’evolversi della situazione e il successo conseguito da certe scelte politiche (vedi pdl Sicilia) se si tornerà indietro contenti lasciando svanire cetre idee vincenti che non possono nuocere nessuno, tranne i poteri romani quindi del nord nel nostro caso.
Buona giornata, e forza sud
Onorevole, “quannu u vulemu fari sto pdl Catania è sempri ura”, anche perchè esiste quello di Palermo, Siracusa, Ragusa….se non sbaglio c’è quello di Trapani e Agrigento….quindi mi sembra giusto che ci sia quello Catanese. Tutto questo non toglie niente al pdl nazionale, anzi è argomento di confronto e di crescita per lo stesso.
Buon lavoro e buona giornata
Per Fabbrizio: non mi pare che quello dell’onorevole Miccichè sia solo un esercizio di analisi politica. Abbiamo creato il Pdl Sicilia!
Il logo del partito PDL deve essere uno solo senza equivoci, se ho ben capito è questo che vuole dire l’ on. Miccichè e sono pienamente d’ accordo con Lui.
Condivido nel Lazio la scelta della candidata a presidente.
Una persona che si è occupata di diritti sindacali da segretario generale dell’ UGL, in un momento in cui è veramente difficile portare avanti i diritti sindacali, inoltre, è raro che una donna diventi segretario generale di un grande sindacato nazionale di lavoratori dipendenti.
Mi piace se la Polverini diventa presidente della regione Lazio.