
Oggi è il giorno della memoria, è il giorno in cui tutti abbiamo il dovere di fermarci, anche solo per un istante, e meditare, riflettere, ricordare.
Perché il ricordo, in fondo, è tutto ciò che rimane alle povere vittime dell’olocausto, ricordare è l’unica cosa che, forse, può dare un senso alla loro tremenda fine, può trasformare quel terribile, disumano martirio in monito per le generazioni future e renderle migliori.
E’ vero, conosciamo tutti, chi più chi meno, la storia, sappiamo tutti come sono andate le cose: il fascismo, gli ebrei, Auschwitz … Ma diciamocelo ancora, raccontiamocelo di nuovo, ricordiamolo sempre, affinché non debba svanire nell’oblio del tempo ciò che non può e non deve svanire, bensì rimanere impresso nelle nostre coscenze come un marchio indelebile. Altrimenti, sarebbe come uccidere di nuovo quei milioni di ebrei, ucciderli d’indifferenza; sarebbe come negare ai nostri figli e ai figli dei nostri figli la possibilità di imparare dagli errori del passato e non commetterli più, la possibilità, cioè, di essere migliori; e sarebbe come negarci la possibilità di essere, noi, una società virtuosa e protesa al futuro, perché chi non ha memoria non ha futuro.
E allora, vi invito a lasciare su questo blog, per un giorno nostro personalissimo muro della memoria, un pensiero, una traccia, un segno. Per ricordare, per non dimenticare!
Tag: ebrei, giorno della memoria, olocausto, per non dimenticare, shoah, sterminio





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E’ difficile aggiungere parole alle immagini. E’ un orrore. Ma è più antico di quanto si pensi. E noi siciliani dovremmo essere ancor più vicini, se possibile, a chi lo ha subito. Pochi ricordano che nel 1495 ben il 10 % della popolazione siciliana era di religione ebraica quando si consumò da noi un’altra shoah in cui nobilmente il Popolo, il Parlamento siciliano e la Città di Palermo ebbero il coraggio di opporsi alla corona aragonese che volle per forza questa espulsione.
Decine, forse centinaia di migliaia di ebrei preferirono nascondersi e convertirsi al cristianesimo pur di non farsi espellere. In un certo senso i martiri del XX secolo sono nostri parenti più di quanto non si sospetti.
Ma le discriminazioni sono ad ogni passo, dove meno te le aspetti, anche dentro questa rispettabilissima Italia.
Leggo, copio e incollo dal Corriere di oggi:
«Sono convinto — dice il ministro Sacconi — che l’Italia non ha bisogno di un “partito del Nord” ma di un partito nazionale a prevalente guida nordista, che sia capace di far muovere la locomotiva e allo stesso tempo di togliere i freni ai vagoni più lenti (leggi Sud, ndr)”.
Perché mai i cittadini del sud devono farsi guidare da quelli del Nord resta un mistero. L’urgenza di un PDL del Sud, o forse intanto solo specificamente per la nostra Sicilia, resta tutto, perché non credo che gli “altri” ci tolgano i freni prima di essere molti km avanti a noi.
Sembra OT ma non lo è. Dalla discriminazione nasce il disprezzo, poi l’odio e infine tutto il resto. Ed oggi c’è chi cavalca un odio antimeridionale proprio mentre noi abbiamo diritto a recuperare la nostra dignità.
Volevo sapere che ne pensava Lei al riguardo.
Gli operai della Fiat,della Italtel,della Keller…
I morti di Giampileri,di Favara..
I disoccupati…
Ecco il nuovo olocausto
Il razzismo si manifesta in tanti modi
Chi è l’ Hitler di oggi??
Cara Gianfrano, complimenti per la tua precisa e puntuale riflessione. Ogni qualvolta vedo e rivedo queste terribili immagini, provo tanta rabbia, tristezza….concordo con te che il ricordo è l’unica cosa che, forse, può dare un senso alla loro fine e trasfomare il le sofferenze di quella povera gente in moniti da rivolgere alla presente e futura generazione per renderla migliore….
SANTINO, non scherziamo su queste cose…auguriamoci che qel periodo buio e terrificante non ritorni mai più…certo, poi il problema della disoccupazione,le morti sul lavoro ecc.., sono problemi rali e seri in cui le istiruzioni, tutte, devono fare la loro parte fin in fondo per ridare la giusta dignità e tranquillità che spetta alle tante genersone disoccupate.
Regna il clima della democrazia che nasconde la dittatura.
Un governo regionale che sostiene di lottare la mafia ed in realtà opera negando diritti del lavoro a tempo determinato nella pubblica amministrazione mantenendo il precariato sotto la minaccia che può rendere disoccupati i precari.
In sostanza un governo regionale che sostiene al peggio non vi è mai fine.
Un governo regionale consapevole che la mancata concessione dei diritti del lavoro citati, porta disagio economico.
Il disagio economico porta impossibilità di adempiere alle normali spese necessarie quotidiane per vivere.
Di conseguenza si deve diventare delinquenti per vivere.
Infine è questo tipo di mentalità che favorisce anche la mafia ad arruolare i bisognosi.
I governi attuali creano mafia o lottano la mafia?
Stamattina ascoltavo le parole della De Matteis che spiegava che questo accanimento verso il popolo ebreo nasceva chiaramente dall’odio e che l’odio nasceva dall’invidia che si aveva di questo popolo.
Diceva lei che “Essere invidiabili provoca odio”.
Era ai tempi un popolo molto colto, molto studioso (v. i vari Nobel).
Diceva ancora che per i sopravvissuti l’indifferenza e’ una seconda morte.
Io non riesco a capire come si possa arrivare a questo.
Mi spaventa la natura umana, questa follia generale che ha invaso il mondo.
E mi spaventa una cosa ancora di piu’.
Non e’ successo nel 1400 ma solo 65 anni fa.
E’ il nostro presente. Noi esseri umani siamo questi.
Apriamo gli occhi e stiamo attenti a tutti i segnali di allarme.
L’ho gia’ detto una volta e lo ripeto. La nostra unica speranza e’ Napolitano.
Se Napolitano fosse diverso ai lavoratori della Fiat di Termini Imerese li bastonerebbero pure.
Due categorie temono loro. Gli insegnanti ed i magistrati che per l’80% sono del Sud perche’ noi o siamo disoccupati o siamo laureati ed anche tutte due cose insieme.
Questi insegnanti del Sud che educano i loro figli.
Li hanno fermati.
Ora c’e’ la magistratura.
Perche’ lo so direttamente che al Nord i magistrati sono tutti siciliani e calabresi. Occorre una costanza ed una determinazione per studiare e diventare magistrato che non e’ una cosa comune.
A Bergamo ho visto una cosa che mi ha colpito.
All’ingresso del Tribunale c’era un signore che distribuiva volantini. Per curiosita’ ne ho preso uno.
Questo signore del Nord chiedeva che la sua causa cambiasse magistrato perche’ quello che gli era toccato era del sud.
Lui diceva che non voleva essere giudicato da uno del Sud e voleva un giudice del Nord.
Sono rimasta scioccata ma ancora piu’ scioccata per il fatto che per la gente che camminava era una richiesta normale anzi legittima.
Questo signore non stava chiedendo nulla di sbagliato.
Un’ultima riflessione e poi taccio. Lo prometto.
Oltre alla Fiat di Termini (e chi c’e’ dietro) , alle Ferrovie di Stato che ci hanno tagliato fuori(!), i fondi FAS e tante cose che denotano secondo me un piano lucido e gia’ in atto, vorrei segnalare che poco tempo fa nel decreto Ronchi (e quindi con una decretazione d’urgenza!) hanno inserito una piccolo articolo, una cosa per loro insignificante sulla quale non era necessario discutere.
Hanno privatizzato l’acqua.
La Regione Puglia in risposta ha fatto da poco una legge con cui ha riconfermato la natura pubblica dell’acqua per assicurare i cittadini sul fatto che quando e se falliranno le varie societa’ che gestiscono il servizio comunque i cittadini non rimarranno senz’acqua.
Purtroppo oggi dobbiamo guardare con sospetto ogni loro cosa e stare attenti a tutte le parole come quelle del ministro e ripeto ministro Sacconi.
L’ immagine del post di cui sopra e’ di soli 65 anni fa.
“Mala tempora currunt..”
Anch’io sono un precario della pubblica amministrazione,dal 1997,finalmente oggi ho ricevuto la mia prima busta paga,chi devo ringraziare?Non saprei rispondere,so’ solo che quando ho intrapreso questo percorso,l’ho fatto consapevole dei tempi e delle difficoltà che avrei incontrato,”polli” in alcuni casi un po’ di sincerità aiuta a non chiudersi nel mondo tutto particolare della “protesta a tutti i costi”.
Forse dovrei ringraziare il Ministro Brunetta che ha obbligato,per legge,le amministrazioni pubbliche a stabilizzare i precari…..forse lo ringraziero’.
Se vivere in Italia è vivere in una dittatura ti consiglierei di andare a vivere a Cuba,ma non da turista,e se oggi come dici tu”Il disagio economico porta impossibilità di adempiere alle normali spese necessarie quotidiane per vivere” per questo dobbiamo ringraziare lam sinistra, ben 18 anni di governo che ci ha riempito di tasse ed aumenti vari,con la scusa,nobile,di ripianare le casse dello stato andati letteralmente in fumo con 13 mesi di crisi…..per questo un sentito grazie a tutti coloro che in passato hanno creduto che l’unico modo per riprenderci economicamente era il ripianamento dei conti pubblici…no comment..
l’ipocrisia regna sovrana! ci indignamo x lo sterminio degli ebrei (è cosi’ lontano nel tempo, che ci costa?), ma lasciamo che la civilissima Italia nel 2010 renda il paese invivibile a tutti quei poveri extracomunitari che arrivano per svolgere i lavori che i ns “signori” non si degnano più di fare, costretti a vivere come le bestie (altro che lager), sotto-sottopagati, sempre più spesso vittime di aggressioni collettive. Lasciamo che il ns governo faccia continuamente leggi e leggine che rendono sempre più difficile l’esistenza nel ns paese x le minoranze etniche. Noi siamo siciliani, orgogliosi di esserlo, ma sempre razza “meticcia”. Magari un giorno chiederanno anche a noi “terùn” il permesso di soggiorno x passare lo stretto. Pensiamoci!
Sarà per il nome ma mi ritrovo completamente d’accordo con la mia omonima. Non dobbiamo essere miopi, Gianfranco. facciamo tesoro del passato ma teniamo d’occhio il presente. ricordiamoci di Coccaglio, di Rosarno, dei cori razzisti allo stadio e ci rendiamo conto che il passato, forse, non è poi così lontano.
Effettivamente ritornando in dietro nella storia attraverso foto come questa o storie vissute da qualche superstite (giustissimo ricordare tutto ciò), quindi immaginando le atrocità fatte subire a questi poveri “cristi”, mi viene da dare sempre più credibilità al mio pensiero (che già ho con percentuale alta) tramite un documentario trasmesso in passato dalle tv nazionali, che hitler facesse parte di una setta (che lodava il demonio) per arrivare ha fare tutto questo (sempre secondo il mio pensiero, non basta essere folle e pazzo, come è stato definito negli anni, per arrivare ha fare tutto quello che è stato fatto).
ben detto mia omonima, ma facciamo anche che il pdl Sicilia sia più coerente con il nome che porta, altrimenti viene da pensare: ma “libertà” per chi?
“il rimanere zitti e indifferenti è il più grande peccato che si possa commettere” ( dall’opera del premio Nobel Elie Wiesel ) “Lasciateci ricordare, lasciateci ricordare gli eroi di Varsavia, i martiri di Treblinka, i bambini di Auschwitz. Essi combatterono da soli, soffrirono da soli, vissero soli, ma essi non morirono da soli, per qualcosa in cui tutti noi morimmo insieme a loro.”
Animus meminisse horret. Le parole di Enea quando comincia a raccontare la grande tragedia della guerra di Troia nell’Eneide di Virgilio, rappresentano perfettamente il mio stato d’animo di oggi. Il ricordo di quegli anni di sofferenze indicibili rimarranno indelebili nella mia memoria. Ma sono ben poca cosa rispetto all’Olocausto. Una macchia dell’umanità che dovrà rimanere sempre scolpita nelle generazioni future perché oscenità simili non si
ripetano mai più. Nessuno di noi all’epoca poteva lontanamente immaginare quel piano diabolico dello sterminio degli ebrei. Quando scoppiò la seconda guerra
mondiale ero una ragazzina di tredici anni e abitavo in un piccolo paese delle Madonie. Avevo da poco concluso le elementari, e vivevo la mia prima grande delusione: avrei voluto proseguire gli studi e diventare un avvocato, ma la
mia “fame” di cultura si è dovuta scontrare con i poveri mezzi dei miei genitori, e così si concluse la mia carriera di studentessa. Eravamo cinque figli. Con noi viveva pure mia nonna. Mio padre faceva il contadino, si alzava
all’alba e tornava sempre quando il sole era tramontato da ore. Un lavoro duro, massacrante che non conosceva riposo, ma che ci consentiva di vivere dignitosamente. A scuola una delle materie che ci facevano studiare con attenzione era la “cultura fascista”. Dovevamo imparare a memoria tutta la storia del duce, guai ad essere impreparati. Era un vero e proprio lavaggio del cervello. In quel periodo tutti i ragazzi erano irreggimentati sin da ragazzini, io ero “piccola italiana” e ad ogni ricorrenza importante facevamo il saggio ginnico davanti alle autorità del paese. Anche in quel periodo le raccomandazioni avevano il loro grande peso: al diploma elementare ero stata la più brava, ma la medaglia alla fine è stata assegnata ad una mia compagna, figlia di un professore. Mia madre protestò davanti alla commissione presieduta dal podestà, ma fu inutile. Ogni sabato, i ragazzi dovevano recarsi in piazza
tutti in divisa per partecipare aicosiddetti “premilitari”. Per chi non si presentava erano dolori: per i genitori erano previste multe salate. Fez in testa e camicia nera e sfilavano per le strade principali cantando “Duce, tu
hai dato al popolo l’impero, per il duce e per il re, eia, eia, alalà”. Sembravano momenti di allegria, di fiducia nel futuro, e invece, stavamo andando incontro al baratro. Al sonno della ragione. Alla più grande delle sciagure. Lo scoppio della guerra noi l’abbiamo vissuto con grande dolore: mio fratello, come tanti altri giovani del paese, venne chiamato alle armi. Si chiamava Francesco, non dimenticherò mai il momento della partenza. Di mio fratello non abbiamo più avuto notizie per anni. In seguito abbiamo saputo che era stato catturato durante lo sbarco degli Alleati in Sicilia e portato in un campo di prigionia in Inghilterra. Quante le lacrime versate da mia madre per
questo figlio che tutti credevamo morto. Scrisse centinaia di lettere senza ottenere mai una risposta. Poi nel ’46 il miracolo: tornò a casa anche se irriconoscibile. Era magrissimo e ammalato. Gli anni della guerra sono stati
duri anche per noi. C’era tanta fame. Il pane veniva distribuito con la tessera, nessuno poteva impastare la farina a casa. Ad un certo punto, i mulini non funzionarono più e ci siamo dovuti arrangiare. Uno scalpellino del paese ci realizzò una sorta di piccola macina di pietra (‘u mulinieddu, lo chiamavamo) e così riuscivamo a macinare un po’ di frumento che avevamo conservato in soffitta. Per lavarci, mia madre si era industriata e riuscire a fare il sapone dalla feccia dell’olio. Mi ricordo quando un giorno vennero in casa alcuni fascisti: requisivano tutti gli oggetti d’oro, in particolare le fedi. Ricordo ancora, come se fosse stato ieri, il netto rifiuto di mia madre: “La fede rappresenta il giuramento d’amore con mio marito – disse -, la terrò sempre con me”. Io in quel momento ebbi paura, temevo che quelle persone potessero farle
del male, e invece, se ne andarono senza dire una parola. Il momento dell’arrivo degli Alleati nel nostro paese ci fu annunciato alcuni giorni prima da un bombardamento martellante. Per evitare di rimanere intrappolati dentro le
macerie delle nostre case ci eravamo trasferiti all’interno di una grande grotta. Lì si erano rifugiate diverse famiglie di sfollati palermitani. Insieme cercavamo di farci coraggio. Proprio mentre lanciavano le ultime bombe che seminavano morte fra la popolazione, mia madre con il rischio di essere colpita da qualche scheggia era uscita dal nostro rifugio perché dalle uova covate da giorni dalla chioccia nascevano alcuni pulcini. Ci commuovemmo, quelle piccole creature rappresentavano per noi la vita che, malgrado tutto, voleva affermarsi sulla morte. Mi rivolgo adesso ai giovani: la democrazia è il bene supremo di un popolo libero. Salvaguardatelo sempre.
Un saluto affettuoso a tutti gli è-blogger
Onore alla memoria, ma di futuro proprio non ce n’è e temo che non basti la memoria….vada a casa questa classe dirigente e forse potremo avere un futuro.
Comunque, a tutri quelli che scrivono su questo muro (mi piace la definizione): non scrivete off topic, almeno per una volta, almeno questa volta non lo fate
Accolgo l’invito e lascio anch’io un pensiero.
Forse il miglior modo per imprimere in se stessi il ricordo è rivedere le immagini di film come “Schindler’s list” o “la vita è bella”, leggere le biografie di “Edith Stein” di San Massimiliano Kolbe. E alla luce di ciò, oggi meditando sull’odio che è causa di tali terribili parentesi nella storia del mondo, mi chiedo seriamente ma che faccio io per contrapporre a questo odio l’AMORE, la solidarietà la comprensione, e faccio abbastanza perchè queste virtù oltre che personali divengano virtù pubbliche, sociali?????
Come uomini abbiamo grandi responsabilità in merito, ma come politici siamo ancora più responsabili e non possiamo esimerci da tale compito. E mi chiedo ma facciamo abbastanza?????????
gia la foto dice tutto!!!
Rispondo a Massimo, dicendo che posso essere in linea di massima d’accordo con quanto ha scritto, ma credo che un pò off topic lo sia
salute…profeta dei ribelli!!!! Complimenti per il post
In effetti a pensarci bene a volte e’ meglio non scrivere direttamente.
Lo riconosco.
Perchè in Sicilia non sta funzionando l’ assunzione a tempo determinato nella pubblica amministrazione tramite gli uffici di collocamento, di norma prevista?
Forse perchè non garantirebbe il controllo totale del lavoro e potrebbe accadere che persone aventi diritto non siano simpatiche a coloro che abusano mantenendo un monopolio illegale del lavoro.
Grazie per la risposta. Non tutti lo fanno.
Oggi pure ??
La tragica esperienza della shoah fu una delle pagine più nere della storia del novecento definito il secolo delle idee assisine per via dell’atroce sterminio che il popolo ebraico in nome di un immane follia perpetrata dal regime nazista
Tutto incominciò nella notte dei cristalli quando Hitler alla fine del suo discorso alla nazione dichiarò la persecuzione agli ebrei tedeschi dando l’ordine ai componenti del partito nazionalsocialista di rompere le vetrate delle loro abitazioni e dei loro negozi in segno dell’odio razziale.
Si dice che ad originare questo odio fu l’uccisione di un ambasciatore tedesco in Francia da parte di un ebreo.
La tragedia inizia nel 1943 quando nei paesi occupati dal nazismo entrano in vigore le leggi razziali Chi può fugge negli Stati Uniti in Palestina Molti bambini per sfuggire all’eccidio nazista vennero esiliati e nascosti all’estero sotto falsa identità da famiglie che correvano peraltro il rischio di essere immediatamente e pubblicamente uccisi.
Al di là dei fatti carattere storico politico il giorno della memoria, rappresenta un momento per non dimenticare l’atroce sterminio che il popolo ebraico subì dai regimi nazisti rammenta.
Il ricordo di questo giorno va non solo a coloro che furono deportati, ma anche a quelli che si opposero al progetto di sterminio e a rischio della propria vita salvarono altre vite proteggendo i perseguitati ebrei per spirito di solidarietà cristiana e umana