
“Abbiamo in Italia sei stabilimenti e produciamo l’equivalente di quello che si realizza in una sola fabbrica in Brasile. È fuori da ogni logica industriale, riflette una realtà che non esiste più”. L’analisi dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, riportata dai quotidiani nei giorni scorsi, non era soltanto uno sfogo, visti gli sviluppi delle ultime ore. A Termini Imerese non si produrranno più auto a partire dal 2012. La notizia, battuta dalle agenzie di stampa nel pomeriggio di ieri e ripresa dai principali organi di informazione, ha scatenato l’immediata reazione degli operai dello stabilimento siciliano.
In poche ore circa 500 lavoratori si sono ritrovati dinanzi ai cancelli della fabbrica per protestare contro la decisione comunicata dal top manager del Lingotto, il quale ha confermato una volta di più al ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola, la scelta di puntare alla riconversione della produzione. A Termini, fino al 2011, si produrrà la Lancia Ypsilon.
Per risalire alle motivazioni che stanno alla base di questa strategia, aveva spiegato Marchionne, “basta leggere i dati”. Ma quali sono, nello specifico, questi numeri? Quelli fondamentali sono due: mille e zero. Mille sono gli euro in più che servono per produrre un’auto a Termini rispetto alla media degli altri impianti in Italia e nel mondo; zero è invece il margine di guadagno per l’azienda. Nel 2004, un’ora di lavoro veniva pagata 30 euro a Tychy (Polonia), 55 a Melfi, 75 a Pomigliano e Cassino, 80 a Mirafiori, 90 a Termini. L’ammontare della retribuzione non costituisce l’unico problema. C’è infatti anche una questione legata alla produttività: 50 auto a testa sono prodotte ogni anno dai 1.400 lavoratori dello stabilimento isolano (contro le 70 di Tychy e le 71 di Melfi) per un totale di 70 mila vetture (a fronte di una capacità di 120 mila) che fanno attestare il cosiddetto “indice di saturazione” al di sotto del 60 per cento. Alle cifre e alle considerazioni avanzate dall’azienda torinese, il governo oppone le proprie. Anzitutto gli incentivi: quelli erogati nel 2009 ammontano a 400 milioni di euro. Nel 2010 potrebbero arrivarne altri 400, solamente per Termini, 300 dalla Regione siciliana e 100 dal governo.
Guerre di cifre a parte, il destino della fabbrica termitana sembra ormai segnato. Con la cessazione della produzione di auto si chiuderebbe, di fatto, una stagione meridionalista inaugurata nel 1962 da Vittorio Valletta. Una parabola discendente che, nel tempo, ha portato a una riduzione della forza lavoro dalle 3.600 unità degli anni ‘70 alle attuali 1.500. Con l’integrazione tra Fiat e Chrysler, ormai a uno stadio sempre più avanzato, il destino dei lavoratori di Termini sembra essere legato a dinamiche che si svolgono lontano da Palermo. Nell’era della globalizzazione, evidentemente, per la Fiat di Marchionne, l’inglese è più importante del dialetto siciliano.
Tag: Fiat, polo industriale, Sergio Marchionne, Termini Imerese




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