Intervista: l’incontro con Berlusconi

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Post di redazione

PALERMO (ITALPRESS) – “Venerdì scorso ho avuto un incontro con il presidente del Consiglio che mi ha chiesto di avvertirlo se all’orizzonte si dovessero profilare problemi per la tenuta del governo regionale”. All’indomani del forum dell’ala “lealista” del Pdl, tenutosi a Letojanni, in una lunga intervista all’agenzia ITALPRESS, il sottosegretario Gianfranco Miccichè torna a parlare dei rapporti tesi nella maggioranza siciliana, e del futuro del suo Pdl Sicilia, per il quale non esclude la possibilità di “maggioranze d’aula”, come le ha definite nei giorni scorsi l’ex An Fabio Granata, e l’ipotesi di “esportare” l’esperienza siciliana oltre i confini dell’Isola.

“L’esecutivo regionale – dice Miccichè – è nato dopo una travagliata trattativa portata aventi dal presidente Berlusconi. Operare più o meno nell’ombra per far cadere la giunta Lombardo significherebbe disattendere il volere del premier“. E spiega che “ogni ipotesi di sabotaggio del bilancio regionale e il tentativo di delegittimare il governo Lombardo sarebbe l’ennesimo esempio di schizofrenia dei vertici di quel che rimane dell’originario Pdl siciliano”.

“Mi sembra di capire – rincara Miccichè – che da quelle parti non ci sia una linea comune praticamente su nulla. Comunque, per cose così importanti la linea politica da seguire senza deroghe la dettano Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini”. E in proposito “i leader nazionali si sono espressi in maniera per nulla equivoca”.

Ai coordinatori regionali del partito che sono tornati a chiedere maggiore confronto sulle scelte del Governo Lombardo, Miccichè replica: “Se decidessero, senza tentennamenti, di appoggiare la Giunta allora si potrebbero discutere programmi e proposte, ma di fronte alle quotidiane dichiarazioni di guerra non si capisce lo stupore per il mancato coinvolgimento della loro componente”. E torna a parlare di “schizofrenia”, “quella che lamento da tempo”, perché “non è possibile continuare a dire di appartenere alla maggioranza che all’Ars sostiene il governo Lombardo, avere assessori in giunta, e con i fatti dimostrare di stare all’opposizione”.

Poi Miccichè riprende il pensiero di Granata, che nei giorni scorsi non ha escluso la possibilità all’Ars di “maggioranze d’aula” su singoli provvedimenti: “E’ giunto il momento di conoscere in maniera formale qual è la maggioranza che sostiene Lombardo che peraltro, in un momento di confusione politica come quella attuale, potrebbe anche non essere rappresentata dai partiti ufficiali, ma da parlamentari che avendo rispetto per la Sicilia volessero con intelligenza e coraggio aderire a un diverso progetto di governo”. E chiarisce il significato delle sue parole: “non c’è dubbio che prima del voto di bilancio questa ipotesi andrà verificata. Fosse per me lo farei addirittura prima del voto di fiducia all’assessore Armao”.

E proprio sulla vicenda Armao, il sottosegretario è esplicito: “ricordo un solo precedente in cui un partito ha sfiduciato un proprio rappresentante nell’Esecutivo (nel 1995, con il voto di sfiducia all’allora ministro della Giustizia Filippo Mancuso, ndr) e dopo poco tempo andarono tutti a casa”. “Anche perchè – continua – le motivazioni che oggi inducono alla sfiducia all’assessore Armao sono altrettanto folli di quelle che portarono alla sfiducia dell’allora ministro Mancuso”.

“Continuando con questi atteggiamenti – avverte Gianfranco Miccichè – gli elettori che già oggi sono molto disorientati dalle loro scelte finiranno con abbandonarli completamente. Se non ci fosse Berlusconi i nostri elettori in Sicilia non voterebbero più Popolo della Libertà”, per questo “sono ogni giorno più convinto della bontà della scelta fatta dai quindici parlamentari regionali del Pdl Sicilia”.

E a proposito di Pdl Sicilia, Miccichè parla dei prossimi passi all’Ars, e non solo: “nelle prossime ore il gruppo si riunirà per darsi un assetto. La mia proposta è quella di nominare Giulia Adamo, donna forte e determinata, a capogruppo”. In ogni caso, spiega il sottosegretario, “è una scelta che dovrà fare il gruppo”. Comunque, “riceviamo continuamente da tutti i comuni della Sicilia richieste per la fondazione di gruppi del Pdl Sicilia. Sarebbe difficile e controproducente non soddisfare questa esigenza”. E non esclude, come aveva anche auspicato Granata, di “esportare” l’esperienza oltre i confini regionali: “Fabio ha ragione. Non vedo perchè non si debba imitare l’iniziativa anche in altre regioni italiane dove c’è una gestione del partito simile a quella siciliana”.

Altro punto, la nomina, alle porte, dei vertici locali del Pdl: “Sono certo che il coordinamento nazionale del partito non avallerà le scelte di Castiglione e Nania, non credo che verrà premiata la loro l’arroganza”. L’esclusione della componente che fa capo al sottosegretario “non e’ un problema”, “Roma – ribadisce – non avallerà queste scelte. La cosa non mi preoccupa. Tra la gente la parte più consistente del partito è con noi. E tra poco, saremo anche maggioranza all’Ars”. D’altronde, conclude, “abbiamo un unico interesse che ci guida quotidianamente: fare crescere la Sicilia”.

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5 Commenti a “Intervista: l’incontro con Berlusconi”

  1. il ribelle scrive:

    LA FORZA DI MICCICHè

  2. FRANCESCO scrive:

    UNA SEDE DELLA LEGA SANNITA IN OGNI COMUNE DEL SUD ITALIA.
    ECCO, SOLO CON UNA LEGA SANNITA FORTE RIUSCIREMO A DIFENDERE LE PRIORITA’ E I BISOGNI DEL SUD E DEI MERIDIONALI TUTTI. LA NOSTRA SEDE SI TROVA ACAMPOBASSO, NEL MOLISE.
    IL NOSTRO LEADER E’ IL DOTT. LORENZO LOMMANO

  3. giovanni scrive:

    in verità c’è un precedente di assessore regionale sfiduciato dall’aula e revocato da cuffaro: il tuo amico bartolo pellegrino

  4. Palermitano scrive:

    a mio parere stiamo esagerando…

    se continua così non andrò più a votare ne voi ribelli ne tanto meno gli altri !
    bisogna rispettare la volontà degli elettori e non dar sfogo alle antipatie che avete all’interno non solo della coalizione ma del partito stesso !

    BASTA !
    E togliete Armao !!! e che faccia il professionista miliardario !

  5. GLI ERRORI POLITICI DI MICCICHÈ SONO STORIA» scrive:

    GLI ERRORI POLITICI DI MICCICHÈ SONO STORIA»
    Scritto da Administrator
    Giovedì 12 Novembre 2009 17:31
    In riferimento alle dichiarazioni di Miccichè sorprende che anche quando “ricapitola”, Miccichè riassume a modo suo capovolgendo la realtà. Ricapitolando secondo verità: l’anno scorso Miccichè gestì la presidenza dell’Assemblea litigando, come gli accade frequentemente, con tutto e con tutti: con la maggioranza, con il governo e con l’opposizione.

    Non presiedeva quasi mai e quando presiedeva lo faceva per sabotare il governo allora in carica. Quando arrivò la sentenza Cuffaro, quello stesso Cuffaro che lui volle fortissimamente candidare nel 2001 e a cui volle affiancarsi da Presidente dell’Assemblea nel 2006, Miccichè piuttosto che lavorare per una prospettiva di governo che sarebbe giunta di lì a breve, preferì salire su un improbabile pulpito con pretese da moralizzatore dal quale cominciò ad insultare prima Cuffaro, poi Lombardo come ipotetico continuatore del cuffarismo e numerosi esponenti di Forza Italia. Individuò nel suo blog il megafono moralisteggiante che poi dovette spegnere tra gli insulti dei suoi ex sostenitori con cui addirittura immaginava di costituire delle liste per le elezioni regionali, che non riuscì a metter su. Insomma: un errore politico dopo l’altro e insulti a volontà lo hanno reso un incandidabile perché candidare lui significava non allearsi l’Mpa con cui il Presidente Berlusconi (votandosi contemporaneamente per le elezioni politiche!) intendeva cmq stringere un’alleanza. A causa dell’attività di Miccichè, in quei mesi, Forza Italia dovette rinunciare ancora una volta alla presidenza della Regione Siciliana dopo che lo stesso Miccichè l’aveva regalata a Cuffaro nel 2001 e dopo che sempre Miccichè era stato protagonista delle dimissioni, ancora oggi inspiegabili, del presidente Provenzano nel 1998. Da quelle dimissioni Miccichè è sempre stato la causa politica della esclusione di Forza Italia dal vertice della Regione Siciliana. Miccichè dunque si rassegni ad una amara verità, è lui che si è reso incandidabile nonostante la buona volontà di molti esponenti di spicco di Forza Italia, è proprio lui la causa dei suoi insuccessi e dei suoi guai politici. Sappiamo che è difficile riconoscerlo per il diretto interessato, ma è così purtroppo per lui e per tutto il Pdl. Ma torniamo ai giorni nostri. Dopo l’elezioni regionali Lombardo ha immediatamente avviato una politica tendente alla aggressione e mortificazione del principale alleato e cioè del Pdl. Per questo i “lealisti” hanno reagito non immaginando che qualcuno (proprio Miccichè) si ponesse da vassallo pur di avere qualche poltrona in più. Dunque: «meglio sabotare il Pdl e ci guadagno un po’ io». Questa la logica inaccettabile che ha guidato Miccichè. Riguardo la guida del Pdl è stato proprio Miccichè a lanciare un proclama: chi vince le elezioni europee nella lista del Pdl avrà la guida del partito. Una sfida da lui lanciata e da lui persa con la sconfitta del suo candidato. Tutto ciò nonostante l’alleanza da lui contratta con il candidato espressione della ex Alleanza Nazionale in Sicilia e nonostante abbia fatto l’intera campagna elettorale a “pancia piena”, cioè con gli assessori regionali ben accomodati sulle poltrone di governo e ben assecondati e coccolati dal presidente lombardo a differenza dei candidati “lealisti” cacciati fuori dalla giunta regionale proprio alla vigilia del voto, combattenti e vincitori a mani nude. Ma anche questo per Miccichè è difficile da riconoscere e lancia un nuovo proclama. Probabilmente se Miccichè fosse umile e intellettualmente onesto riconoscerebbe tutto questo, ma è inutile illudersi perché se lo fosse stato non avrebbe compiuto tutti gli errori che lo hanno portato a non essere candidato a presidente della Regione.

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