Il ritorno di Fantozzi?

fantozzi

Le parole di Tremonti in favore del posto fisso hanno scatenato dibattiti e qualche polemica, che francamente non capisco. Tremonti, in fin dei conti, si è limitato a dire una cosa ovvia. Semmai, una riflessione seria va fatta sul valore o (per Tremonti) disvalore della flessibilità.

Anzitutto, che il posto fisso sia un valore non c’è dubbio. Un’ovvietà in Italia, dove (al Nord come al Sud) di generazione in generazione ci si è tramandati il sogno del posto sicuro (meglio se pubblico).

E’, però, un errore rinnegare la flessibilità. Anch’essa è, a parer mio, un valore o, meglio, lo è quando sappia sostanziarsi in uno strumento d’incremento dell’occupazione, da un lato, e di garanzia di qualità del lavoro prestato, dall’altro.

Certo, se parlando di flessibilità pensiamo agli lsu, pip e simili, storciamo il naso, perché pensiamo alla precarietà di migliaia di persone, che riempiono le amministrazioni e periodicamente le piazze, alla testa di capipopolo e sindacalisti delle sigle più disparate. Questo è il popolo dei precari, onesti lavoratori, molti dei quali incolpevolmente inutilizzati, che legittimamente aspirano alla stabilizzazione. Qualcuno li definisce “una piaga sociale”; io li definisco una grande risorsa umana, svenduta dalla mala politica. Tutto questo, infatti, non ha nulla a che vedere con la flessibilità del lavoro, intesa come un valore. Tutto questo è semplicemente una  stortura della politica clientelare e scriteriata, che ha flessibilizzato precarizzando, ha cioè utilizzato lo strumento della flessibilità solo per “vendere posti” in cambio di voti, creando, così, un sovrannumero di dipendenti “pubblici”, messi là a congestionare le amministrazioni (che non ne avevano bisogno) e ad aspettare che quella stessa mala politica corregga i propri errori e trasformi la loro precarietà in posto fisso.

Se la flessibilità nel nostro Paese si è trasformata in precarietà è perché l’economia italiana non è cresciuta come avrebbe dovuto, non è competitiva come dovrebbe esserlo. E’ fuor di dubbio, infatti, che la flessibilità si trasforma in precarietà soprattutto per la mancanza di continuità nella partecipazione al mercato del lavoro. E cos’è il mercato del lavoro? E’ l’incontro tra i posti di lavoro disponibili e le persone in cerca d’occupazione (ecco perché, per tornare agli lsu, questi sono diventati precari, nell’accezione più negativa possibile del termine).

Tuttavia, non dobbiamo perdere di vista il valore della flessibilità.

La società e l’economia hanno bisogno di essere flessibili. E’ cambiata l’economia,  è cambiato il mercato del lavoro. Oggi le aziende vanno a produrre in Cina o in Polonia non perché ce l’hanno coi lavoratori italiani, ma per essere competitivi e stare nel mercato.  Pensate, quindi,  se non potessero nemmeno avvalersi di quegli strumenti contrattuali che prevedono il lavoro flessibile e che, peraltro,  garantiscono una maggiore professionalità, dal momento che tendenzialmente il lavoro flessibile stimola alla produttività, più di quanto non lo faccia quello fisso.

Certo, occorre anche affrontare il tema dei salari, perché ciò che i precari guadagnano è davvero poco. Ma questo non è un tema legato all’impiego a tempo determinato o indeterminato (o non lo è in parte), è un tema più generale, perché anche tra chi ha il posto fisso c‘è chi non arriva alla fine del mese.

E infine, ci sono i giovani. I giovani di oggi non cercano più “il posto fisso alla Regione” (per usare un’espressione frequente dalle nostre parti), a loro non interessa, almeno all’inizio, il tipo di contratto, ma che abbiano un contratto, attraverso cui mettersi in gioco, con le carte di cui dispongono: capacità, conoscenza, intraprendenza, professionalità. E la flessibilità ha in effetti permesso a tanti giovani di entrare nel mondo del lavoro e, una volta entrati, li ha stimolati a migliorarsi, a specializzarsi, diventando spesso delle risorse per sé stessi e per il datore di lavoro. E sono questi giovani, sono queste nuove leve del lavoro che stanno trasformando in meglio la nostra società, grazie a loro, una società sempre meno “fantozziana” e sempre più competitiva e al passo coi tempi e col sistema.

In conclusione, non sono contrario al posto fisso e non nego che in linea di principio esso sia un valore. Ma difendo anche il valore della flessibilità!

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14 Commenti a “Il ritorno di Fantozzi?”

  1. stefania scrive:

    Sono d’accordissimo con quanto detto. In tutto.
    Mi piace l’analisi ed il tema.
    Ma di questo uso distorto della flessibilita’ di chi e’ la colpa?
    Degli imprenditori e dei parlamentari che per primi si avvalgono della intelligenza ed ambizione dei giovani italiani, di quelli che sanno di valere ma che non possono arrivare.
    Allora… va bene la flessibilita’ purche’ ancorata alla meritocrazia e no ad un sistema di piena fungibilita’ di voti.
    E avrei tante altre cose da dire.

  2. Bart scrive:

    Tutto il sistema del rapporto di lavoro deve essere rivisto e il sistema degli ammortizzatori sociali, validi per le grandi aziende e inesistenti per le piccole abbandonate a se stesse.
    Una domanda mi pongo molto spesso, perchè chi è in cassa integrazione deve essere pagato per stare a casa?? E non si impegna invece per il periodo in attività sociali o di pubblica utilità.
    Di sicuro ce n’è lavoro da fare per aggiustare questo sistema.
    Buon lavoro Gianfranco

  3. stefania scrive:

    In Germania un donna sola con un figlio riceve dallo stato una somma pari a 750 euro e cio’ fino a quando il figlio non avra’ completato gli studi. Questo lo si fa per aiutare i bambini che potrebbero essere diseguali rispetto agli altri e sopratutto per garantire ad ogni essere umano una esistenza libera e dignitosa.
    In Spagna le finanze dello stato sono per la maggior parte destinate all’edilizia popolare, agli affitti ai giovani pagati per meta’ dallo stato.
    In Italia abbiamo la peggiore classe politica d’Europa e noi del sud di tutt’Italia.
    In assoluto.

  4. stefania scrive:

    ovviamente 750 euro mensili.

  5. peppino scrive:

    Il problema che si pone in Italia non è il posto fisso o no, ma che venga garantito a tutti, secondo un giudizio di meritocrazia, capacità ed esperienza la possibilità di lavorare.Spiego cosa è successo a mè brevemnte:
    Sono laureato in economia dei mercati finanziari presso l’università di siena, ma risiedo in Sicilia, dopo un periodo di lavoro all’estero(irlanda) sono stato assunto con contratto di sostituzione di maternità presso una banca, dal febbraio 2008 a dicembre 2008. Quando ho fatto i colloqui, mi era cmq stato garantito che se ci fossero delle esigenze di personale scuramente si sarebbe attinto a personale interno o a persone che avessero svolto già un periodo di lavoro in precedenza
    Cmq finito il periodo di lavoro, in cui ero assunto come 3area 1 livello, vengo a scoprire che difficilmente la banca mi richiamerà perchè non è possibile fare l’apprendistato, e scopro pure che quasi tutte le banche non assumono persone con esperienza come la mia perchè ho avuto un contratto (3A1L) e quindi anche loro non possono assumermi come apprendista.
    Ora vi sembra possibile???mi ritrovo disoccupato e senza possibilità in quel settore perchè ho lavorato, sembra un paradosso ma è la realtà.
    L’italia sembra boicottare le persone con esperienza.Avendo lavorato in Irlanda dove conta invece solo quest’ultima sembra una barzelletta tutta italiana, anche se conosco bene la differenza del costo del lavoro tra i due paesi
    Io non voglio Raccomandazioni ma avere la possibilità di confrontarmi con altri.
    Aggiungo nell’ultimo concorso mps era espressamente vietato partecipare a persone che come me hanno già avuto rapporti di lavoro con altri istituti fnanziari..
    Questa è la realtà caro Ministro….

  6. santino scrive:

    Lavoro a tempo indeterminato
    Lavoro a tempo determinato
    Lavoro precario
    Ma quale lavoro ? Ovunque si sente parlare di disoccupazione
    Sto terminando di vedere la rassegna stampa di Tgr Sicilia;i quotiniani riportano che alla CARITAS sono aumentate le persone che fanno richiesta chi di avere pagata la bolletta di luce o di gas,chi va anche per un pasto caldo.
    Poi mi sono affacciato al balcone e la strada era un tappeto di macchine.BHOOO
    Ma è una occupazione virtuale,è una disoccupazione virtuale.
    MI ARRENDO

  7. Marco Lampasona scrive:

    un valore il posto fisso ? l’unico valore è il lavoro la cui retribuzione deve essere proporzionata alla quantità ed alla qualità (art. 36 della nostra Carta Costituzionale) il resto un falso problema

    saluti

  8. FILIPPO ROBERTO scrive:

    @gianfry perche ti devo prendere per il c… dicendoti sono daccordo o non sono daccordo ma la flessibilità riveduta alla filosofia Biagiana può essere utile. lo sai per certo che la mia rigidità di disokkupato cronico dura da piu’ di dieci anni ed oggi sono così rigido comme un baCCALA’ sotto sale da 40 anni ed allora puzzo di rancilu e nessuno mi vuole.
    la legge 68/99 per il collocamento P.H. lo sai è fatto per I FALSI INVALIDI ed io che sono laureato e preparato nell’amministrazioni p. o p. sono K.O.!!
    CIAO RIMEMBER IL 16/10/2007 ANCORA ASPETTO, MA NONOSTANTE TUTTO CONTINUO AD ASPETTA IL CONTATTO DI UN AMICO

  9. Angela scrive:

    @Filippo Roberto,
    hai ragione. Alla ipotetica flessibilità del lavoro si contrappone la concreta rigidità della disoccupazione.

    E chi ha, ahimè, raggiunto una certa età vede chiudersi le porte del lavoro, visto che quel poco che c’è è fatto solo per apprendisti e persone senza esperienza. In effetti le aziende spesso cercano persone inesperte anche per ingabbiarli in contratti-capestro buoni solo per lo sfruttamento massimo.

    Se invece sei una persona con un curriculum e con referenze, questo ti fa diventare potenzialmente un problema per ogni datore di lavoro. (in questo c’è da ringraziare anche i sindacati)

    Ma, davanti alla flessibilità e alla rigidità, si erge sovrana la MANCANZA di OFFERTA di lavoro.
    Dov’è, sto lavoro di cui stiamo cianciando?

  10. stefania scrive:

    Angela perfetta!
    Prima di fare la filosofia del diritto… creiamo il diritto, perfavore.

  11. FILIPPO ROBERTO scrive:

    @ stefania diritto sopratutto OU PANI E A PASTA E TRAVAGGHIU’.
    my sistter angy non faceva filosofia metafisica ma costatazione empirica, se vuoi bastaa che mi dai un buono pasto ti dò io qualche lezione tra l’ipotetico e il reale: allora ipoteticamente parlolo di giustlaborismo ma in realtà sono disokkupato e faccio la fame.
    per ulteriori lezioni dettagliate recati al boccoe ddel povero potrai trovarmi

  12. Angela scrive:

    @Filippo Roberto:
    Stefania sta dicendo la stessa precisa ‘ntifica (Camilleri docet)cosa che dici tu…

  13. enricoIV scrive:

    Sono d’accordo sull’importanza della flessibilità, ma bisogna creare un mercato per i lavoratori flessibili. E aggiungo una provocazione: chi ha un contratto a minor tempo dovrebbe essere pagato di più di chi ha il contratto garantito per più tempo. Banalmente: io datore di lavoro non ce la faccio a garantirti uno stipendio tot per tot anni; allora ti prendo solo per un breve periodo, però almeno ti pago di più. Il tempo è denaro, no?
    Per concludere: una vignetta significativa!

  14. BROWN scrive:

    il posto fisso o non fisso e’ come al solito un tema
    di lana caprina.
    La precarieta’ dell’economia spinge verso la ricerca del posto fisso.
    Un’economia piu’ sana consente una maggiore flessibilita’.
    Cio’ ovviamente va applicato anche alla politica
    Se non ricordo male all’inizio forza italia parlava di due mandati parlamentari. Ecco il posto fisso ideale: una bella nomina al parlamento o al senato.
    Al limite anche il sindaco va bene, 10 anni di giri del mondo. Sei mesi di attivita’ in citta’; assenza dal consiglio e dalla giunta. Tutto delegato ai veri sindaci che poi vengono indicati come potenziali salvatori: lociceri e affini.
    Cmq e’ divertente la flessibilita’ delle appartenenze.
    Per creare l’attuale disastro della citta’ di palermo ci sono voluti anni
    per sputtanarla mesi
    per aggiustarla secoli

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