MI VERGOGNO E MI SPAVENTO DI ESSERE ITALIANO

Cari Blogger, sto preparando un post sulla vicenda che vede coinvolto Mastella. Nel pomeriggio lo inseriro. Intanto vi invito tutti ad andare ad ascoltare e vedere le dichiarazioni del Ministro. Qui sotto il il video con le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Clemente Mastella in seguito all’arresto della moglie.
UPDATE ore 21.20: Impegni Istituzionali mi tengono lontano dal Blog. Forse questa notte mi farò vivo con un post o più probabilmente con qualche commento. Di certo l’ultima riunione in agenda è segnata per l’una e mezza.
UPDATE ore 1,47 del 17 gennaio:
Non è facile spiegare il motivo della mia posizione e non è facile spiegarlo soprattutto ai così detti giustizialisti (che a volte hanno pure le loro ragioni, sempre create da quelli che esagerano) ma sento il dovere di provarci anche se mi converrebbe il contrario, sia per motivi politici che sull’altare della popolarità che si conquista sempre facilmente sparando a zero sulla politica maneggiona.
Quando fu costruito l’impianto della nostra costituzione su base democratica, essendo stati creati due poteri molto molto forti, quello legislativo e quello giudiziario, fu subito chiaro ai costituenti che occorreva proteggere l’uno dall’altro. Mi spiego meglio: è evidente che se la politica avesse maggiore potere della magistratura si rischierebbe di avere un Paese dove sarebbero possibili i più efferati scempi della classe politica senza che nessuno possa intervenire per porre freno. Ma è, al contrario, altrettanto ovvio che, se la magistratura avesse più potere della politica, le scelte popolari e democratiche non conterebbero più niente perchè ogni procura avrebbe il potere di arrestare e fare cadere una classe politica che non gli piace, magari perchè non garantisce gli interessi di quella corporazione. I Padri costituenti per evitare che potessero nascere conflitti tra i due forti poteri dello Stato, a garanzia della tenuta della democrazia, costruirono lo strumento dell’immunità parlamentare da un lato e quello del CSM (chiamato parlamentino della magistratura) dall’altra. In modo si garantiva che ogni potere non potesse essere aggredito dall’altro. Con l’avvento di “tangentopoli” la classe politica italiana, che aveva esagerato, ritenne di autoridurre le proprie garanzie, lasciando invece immutate quelle della magistratura.
Sperando di essere stato chiaro continuo: qualche anno dopo venne modificato l’impianto delle regole politiche dando molto più spazio alle scelte popolari rispetto a quando i vertici istituzionali venivano scelti all’interno delle Assemblee: mentre prima era possibile togliere un Sindaco, un Governatore o un Presidente del Consiglio con una semplice seduta d’aula oggi ciò non è più possibile. Tenuto conto di ciò, diminuzione delle garanzie politiche e impossibilità di cambiare una scelta popolare se non attraverso interventi traumatici, provo a fare comprendere il mio pensiero attraverso due esempi: uno di qualche anno fa e poi quello di oggi. Un giorno di dicembre del 1995 fu arrestato Francesco Musotto, Presidente della Provincia di Palermo, con la grave accusa di concorso esterno alla mafia. Quel giorno un pubblico ministero ed un GIP determinarono traumaticamente l’annullamento di una scelta popolare: Musotto non doveva sedere in quella poltrona! si andò a nuove elezioni e, come previsto in questi casi, la gente si determinò a votare per il candidato della coalizione opposta che governò la Provincia per gli anni successivi. A parte il costo per le nuove elezioni (si parla sempre di milioni di €.) avvenne che qualche anno dopo Musotto fu dichiarato totalmente estraneo ai fatti e, quindi, assolto. Ci si chiede allora: perchè Musotto fu arrestato? non era forse meglio un avviso di garanzia che permettesse il regolare svolgimento delle indagini senza provocare un trauma istituzionale? Quali erano le certezze di reato che convinsero i magistrati all’arresto visto che poi le tesi della procura si sono rivelate assolutamente infondate e tali riconosciute dalla stessa magistratura? E tutto ciò senza tenere in considerazione il dramma personale, umano e familiare sopportato dal Presidente Musotto. Perchè Musotto fu arrestato? questa è la domanda che tiene in piedi il mio ragionamento, perchè il trauma istituzionale e non la semplice richiesta di processo? Questa stessa domanda faccio ancora oggi. La sig.ra Lonardo è Presidente dell’Assemblea Regionale della Campania, il suo arresto crea ancora una volta un trauma istituzionale. Perchè l’arresto non l’avviso di garanzia e la richiesta di un regolare processo? anche in questa occasione la magistratura ha preferito mostrare i muscoli e sapete perchè? perchè tanto se si scoprirà che ha sbagliato non paga pegno. Quel che voglio fare capire è che oggi è saltato l’equilibrio fa i poteri dello Stato e questo è pericolosissimo! Sono queste le condizioni in cui nascono i colpi di Stato, sono queste le condizioni in cui saltano le garanzie democratiche di cui nessun Paese può fare a meno. Nel 1995 un deputato regionale dei DS annunziò in anticipo, in aula, che Musotto sarebbe stato arrestato, oggi la Presidente Lonardo ha ricevuto la comunicazione del suo arresto dalla stampa!!!!!!!! Non può essere considerato civile un Paese in queste condizioni. Ed è forte la mia accusa ai partiti di sinistra che hanno favorito, con il prosciutto negli occhi, questo stato di cose. Ed allora, per concludere, io non voglio neanche entrare nel merito delle accuse ma le dichiarazioni del Ministro Mastella oggi in Parlamento mi creano uno stato di angoscia e di spavento. Riascoltatele attentamente e dopo ditemi se oggi occuparsi della cosa pubblica non rappresenta un rischio. Io voglio continuare a lavorare per la Sicilia e per l’Italia intera ma pretendo di lavorare senza la minaccia continua di un potere dello Stato che non rispetta le regole ed è troppo potente per le mie forze!
UPDATE ore 02,09:
Riguardando ancora il filmato dell’intervento in Aula di Mastella mi sono accorto di quel Ministro che -in un momento molto delicato, anche dal punto di vista personale - mentre Mastella parla lui, per niente interessato all’intervento, bello tranquillo, gli rompe le scatole stando al telefono, magari con la moglie che gli chiede cosa vuole mangiare a pranzo. Ma come sono fatti i Ministri di Prodi?
Gennaio 16th, 2008 at 14:22
già una cosa che fa ridere è l’invito di Franceschini a non dimettersi. una cosa assurda e ridicola, RIDICOLA
Gennaio 16th, 2008 at 14:33
Ma,poiche’ il cronista va veloce,sul Tg ore 13,30 di Rai 1,mi è sembrato di capire che:la signora Mastella ha saputo la notizia dai media e che il pm ha confermato di non avere ancora notificato la sentenza.Ma come fanno i media ad avere conoscenza di un mandato senza che questo sia ancora emesso?
Gennaio 16th, 2008 at 15:06
io mi vergogno e mi spavento di avere come ministro della giustizia uno che va al gp di monza con l’aereo presidenziale e si porta pure il figlio per compagnia.
Gennaio 16th, 2008 at 15:25
Io mi vergogno di un guardasigilli che definisce la magistratura che ha rilevato indizi di reato contro di lui o la sua famiglia “frange estremiste delle toghe”, ma estremiste rispetto a quale pensiero? quello della legalità?
E poi quale magistrato firmerebbe un ordine di arresto a carico della moglie del ministro della giustizia se non esistesse veramente il reato? Non credo ci siano kamikaze tra i magistrati.
Mi vergogno di avere mastella come ministro della giustizia.
L’applauso del parlamento a Mastella è uno schiaffo alla magistratura, chissà che immagine diamo all’estero, l’organo che legifera contro chi applica le leggi, io credo che tutto questo non faccia bene a nessuno.
Gennaio 16th, 2008 at 15:30
Pare che la notifica stia avvenendo in questo momento, ma i media lo hanno saputo stamattina.
Allargamento del diritto di informazione giornalistica o abuso di notizie in fuga?
Gennaio 16th, 2008 at 15:37
Azzurra
non hai la più pallida idea di ciò che è la magistratura (parte di essa) in Italia. Tu parli di “come dovrebbe essere” ma quello che vediamo è ben lontano da un IDEALE.
Gennaio 16th, 2008 at 15:43
Non ho mai avuto simpatia per Mastella ma oggi mi sembra l’uomo più dignitoso di tutta la compagine al Governo dell’Italia.
Non c’è manco bisogno di spiegare perchè…
Gennaio 16th, 2008 at 16:12
Io continuo a credere nella magistratura più di quanto non creda a Mastella. Se non ha nulla da nascondere si faccia processare come tanti altri hanno fatto.
Gennaio 16th, 2008 at 16:24
Io onestamente sono sorpreso, magari altri politici avrebbero detto che era un attacco da parte della magistratura e quindi non si sarebbero arresi, lui invece si è dimesso capendo benissimo che era l’ora di togliersi di mezzo. Per una volta ha fatto la cosa giusta.
Gennaio 16th, 2008 at 16:41
Mi chiedo ,da cosa prende spunto una intercettazione?
Da una denuncia?Da una lettera anonima?Da una indagine amministrativa? Cioè quali elementi ,giustificati,ha un magistrato per mettere sotto controllo il telefono o la casa o l’ufficio di un cittadino.Ed a secondo il tipo di reato sospetto,il soggetto non dovrebbe essere informato sui fatti.Il Ministro dice nel Suo discorso:intercettazioni manipolate ad arte.Se lo dice Lui c’è da credere.Anche io credo che il magistrato in questione,a meno che pazzo,abbia elementi sicuri di cui dovrà rispondere al CSM.Ma il fatto che ciò accada dopo i fatti avvenuti alla Forleo ed a De Magistris,mi lascia pensare
Gennaio 16th, 2008 at 17:05
Giusto! VERGOGNA è il sostantivo esatto, che esattamente esprime il sentimento di tutti gli italiani che ancora vogliano credere che le istituzioni debbano mantenere alto il senso di dignità
Gennaio 16th, 2008 at 17:21
I politici sono i camerieri dei banchieri.
La gente fa fatica a pagare i mutui! Stiamo andando verso una nuova WALL STREET 1929, altro che Mastella e i rifiuti.
http://sapienza-finanziaria.blogspot.com
Gennaio 16th, 2008 at 17:37
Prodi respinge le dimissioni! ma certo, deve pararsi il culo perché se Mastella va via verosimilmente cade il governo!
Gennaio 16th, 2008 at 17:40
In manette anche il consuocero di mastella e altri 30 esponenti dell’udeur assessori regionali, sindaci e consiglieri.
Il presidente del tar della Campania e il prefetto di benevento.
Io non credo che i magistarti non abbiano proprio nulla in mano, ed è assurdo prendere le parti di mastella per partito preso ovvero contro la magistratura.
Gennaio 16th, 2008 at 17:44
Ma no tancredi respinge gli atti perchè si unisce ai martiri della cristianità :-), non hai sentito sandra mastella che dice che è un attacco ai cattolici e collega quanto è accaduto al papa con il suo arresto?
Gennaio 16th, 2008 at 17:53
Io dico che un parlamento serio e rispettabile, di fronte a un caso simile quantomeno chiede chiarimento al ministro e prima di scagliarsi ciecamente contro la magistratura si prende la briga di visionare gli atti o aspetta l’esito del procedimento.
Gennaio 16th, 2008 at 18:28
Caro Mastella anche tu come Duosiciliano ti sei risvegliato, vedi che cosa hanno fatto gli italici con 147 anni di colonialismo della Sicilia e della Duesicilia!!
Bravo @ U cristiano “U cristianu:
Gennaio 16th, 2008 at 18:23
Gli italici hanno cercato di silenziare il popolo e nazione Siciliana con 147 anni di colonialismo, con 61 anni di falsa autonomia e con 147 anni di menzogne storiche, Ora questi italici tentono di silenziare il Papa e la Chiesa!!
Quando si risvegliera` il popolo Siciliano per combattere il colonialismo italico??”
Gennaio 16th, 2008 at 18:32
A voi che vi “vergognate” a rate e a seconda
di come tira il vento, una domanda:
c’è qualcuno tra voi che si “vergogna” pure di un Dell’Utri o di un Cuffaro?
L’uno un paio di volte condannatoin via definitiva per intrallazzi vari e in attesa di giudizio di secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa (in primo grado condannato a 9(nove) anni.
L’altro sotto processo per favoreggiamento alla mafia.
È solo una damanda che chiede una qualche risposta.
Gennaio 16th, 2008 at 18:42
mirko la tua visuale delle cose è molto calcistica, tu ragioni del tipo “perchè toccate i politici del mio partito? pensate ai vostri, che sono peggio…”
Gennaio 16th, 2008 at 18:44
Veramente noi almeno siamo coerenti.
Certi altri di mia conoscenza, invece di prendere le parti GARANTISTE in favore della signora Mastella e del suo consorte avrebbero chiesto a gran voce la loro testa, considerato che si trovano dalla parte opposta, politicamente.
Ma la COERENZA non sempre viene notata e apprezzata!
Gennaio 16th, 2008 at 18:45
Mirko, ma ogni volta che parli di un avversario politico pubblichi il Curriculum, tanto per non dimenticartelo??
Ci fai i promemoria??
Gennaio 16th, 2008 at 18:52
@Mirko
nei casi che citi si è aspettato che la giustizia facesse il suo corso e infatti lo ha fatto.
Qui invece questo signore impedisce che la magistartura vada avanti sollevando i magistrati dall’incarico e l’intera coalizione di cui fa parte li attacca vergognosamente per partito preso.
Gennaio 16th, 2008 at 18:58
La Russa: “Prodi ci dica se c’è ancora un governo” - Prodi venga alla Camera a dirci se c’è ancora il governo oppure no e cosa succede sulla giustizia, inoltre deve dirci se respingendo le dimissioni di Mastella condivide le sue accuse ai magistrati”.(Tiscali News)
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Già: visto che le respinge la pensa come lui… E’ evidente.
Gennaio 16th, 2008 at 19:04
Indagato pure Mastella per concussione a Bassolino, finalmente in Campania si liberano di un po’ di spazzatura…
Gennaio 16th, 2008 at 19:18
Eccoli i garantisti un tanto al chilo.
Gennaio 16th, 2008 at 19:26
I professionisti della calunnia invece sono “a gratis”!
Gennaio 16th, 2008 at 19:49
EEEEHHIIIIIIIIIII
Vedo che sono arrivati gli esperti!!
Forcaioli, cacciatori di streghe, inquisitori dei miei stivali..
A noi!!!!!!
Gennaio 16th, 2008 at 19:51
Questo non è un paese normale, questo è il luogo dove la parte peggiore del vecchio continente sta avendo la meglio.
Sarà la nostra nemesi, siamo stati i primi a portare la civiltà e saremo i primi a distruggerla!
Che vergogna interplanetaria!
Gennaio 16th, 2008 at 19:53
Azzurra: a noi puoi dirlo… siamo in pochi (sic!).
Tu fai parte della CASTA dei magistrati, vero?
Gennaio 16th, 2008 at 19:56
VELTRONI: AUSPICO MINISTRO CONTINUI LAVORO
Il segretario del Partito democratico Walter Veltroni, davanti alle notizie che riguardano la signora Mastella, esprime al ministro di Giustizia “la sua personale solidarietà insieme all’auspicio che il ministro continui il suo lavoro ai vertici del ministero”.(ANSA)
AHAHAHAHAHHHHH Che Ruffianone!!!!!!!!!!!!!
Gennaio 16th, 2008 at 20:01
CHITI, PIENA SOLIDARIETA’ DI TUTTO GOVERNO
“Esprimo la piena solidarietà di tutto il governo e mia personale”. Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti nell’aula del Senato interviene sulla vicenda delle dimissioni del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Chiti parla di un “dialogo costruttivo” del ministro con la magistratura e con le altre categorie che operano nella giustizia e sostiene che “la sua permanenza in carica è una garanzia” per portare avanti le riforme nel campo della giustizia.(ANSA)
Ma non c’è una “contraddizione in termini o la vedo solo io??
Se il Ministro è una “garanzia”, allora i magistrati stanno “facendo lapipì fuori dal vasino” (per dirla gentile!). Invece se i magistrati hanno ragione allora come fa il Governo ad esprimere queste vagonate di solidarietà???
mah….
Delle due l’una.
Gennaio 16th, 2008 at 20:01
Per la prima volta Mastella fa una cosa giusta(cioè dimettersi) e Veltroni gli dice di non farla, quest’uomo cosa si è fumato?
Gennaio 16th, 2008 at 20:13
forse gli spaghetti…..
Gennaio 16th, 2008 at 20:26
x Luigi, Angela e Azzurra.
Ho fatto una domanda precisa a chi “si vergogna” di, e chiedevo una risposta.
Evidentemente è stata da me male formulata.
Ci riprovo, anche se, per essere corretti, non era rivolta a voi che avete risposto, divagando “berluschinamente”. Ma ci ho fatto il callo con chi cerca di arrampicarsi sugli specchi e non essere intellettualmente onesto almeno con se stesso/a. A mio modesto parere questo è anche una questione di generosità con se stessi/e, ancor prima che nei confronti degli altri. Ma tant`è..ad ognuno quello che puó.
Va da sè che questo non smuove neanche un pelo dei miei baffi, tanto per usare un eufemismo.
Per quel che mi riguarda, Mastella o individui come lui,li caccerei a pedate nel sedere dal Parlamento, figuriamoci dal governo!
Quello che disgusta (e chiedo venia per l`espressione un pò forte)è che certuni e certune si indignano e si vergognano a corrente alternata. Dipende.
Io non so chi ha fatto quel titolo di questo blog, ma se fosse mano del signor Miccichè gli chiederei, ad esempio, che anche io mi vergogno, come cittadino italiano, di sapere certi signori come Dell`Utri (sempre per fare un esempio) seduti tra i banchi del Senato della Repubblica.
E la mia vergogna non diminuisce se si tratterebbe di individui della sinistra o kommmmunisti part-time.
Oppure, per non cadere nella demagogia tanto cara agli ipocriti di turno, bisogna stabilire se la “vergogna” del signor Miccichè (almeno così mi è dato di capire) sia maggiore e proporzionata alla sua carica di quella di un semplice cittadino come il sottoscritto.
Due pesi e due misure, anche in fatto di vergogna?
Scherziamo davvero?
Gennaio 16th, 2008 at 20:36
x Angela.
Guarda che anche Cicchitto (non so se rendo l`idea..) ha esternato “completa” solidarietá” nei confronti del Mastellone.
Che fai, Angela, anche tu pesi a seconda delle misure?
Gennaio 16th, 2008 at 20:37
Mirko, ma proprio non riesco a spiegarmi.
La mia indignazione non è a corrente alternata. E’ continua. E’ diretta solo a quella parte della magistratura che utilizza gli strumenti inquisitori per “levare di mezzo” avversari e personaggi scomodi nell’attuazione di un disegno.
Ed in questo sono equa: sospendo il giudizio (e quindi ciò significa che mantengo i miei dubbi anche di fronte a condanne, poichè so che spesso le prove non sono tali) nei confronti di Cuffaro, di Dell’Utri, e per altri versi di Contrada, e adesso anche per Mastella e sua moglie. Non mi interessa la parte politica cui appartengono. Io sono al di sopra.
Semplicemente DUBITO.
E nel mio dubitare cerco anche di percepire dove porta questo bel disegno.
Sai quel gioco “unisci tutti i puntini….” e vedrai cosa appare?
Ecco.
Tutto qua.
Spero di esser stata chiara.
Per ciò che riguarda la risposta che vuoi dal Presidente, evidentemente è solo lui che può dartela.
Gennaio 16th, 2008 at 20:41
Mirko!
Ma Cicchitto non è parte del Governo! c’è una bella differenza! I parlamentari che non fanno parte della compagine di Governo possono esprimere ciò che vogliono! Non hanno la responsabilità di RAPPRESENTARE il Governo Italiano!
Gennaio 16th, 2008 at 20:50
Chiarissima.
A corrente alternata.
Gennaio 16th, 2008 at 20:56
Senti, fai come i bambini, che senza motivazioni e senza argomentare insistono su una stessa parola.
Divertiti così…
Gennaio 16th, 2008 at 20:58
Bèh, se torniamo un pò indietro, durante il governo della destra e ci rileggessimo le “esternazioni di solidarietá” di certi esponenti del Governo nei confronti del buon Silvio per le decine di figuracce che il Loro ci ha fatto fare, specialmente all`estero, e le porcate di qualche esponente legaiolo o di Alèmagna Nazionale ti verrebbero i capelli grigi..
Gennaio 16th, 2008 at 21:20
l’idea che forse se certi politici tenessero un comportamento diciamo cosi consono al loro ruolo non vi sfiora nemmeno vero?Chissà se invece di fare telefonate per piazzare belle signorine per comprare senatori,se si evitasse di frequentare mafiosi,se si evitasse di rubare,chissà forse la magistratura non sarebbe costretta ad intervenire.E neanche vi viene di capire come mai se un magistrato indaga su certi personaggi incappa immancabilmente con un politico?Noo è piu’ facile dire che i magistrati sono degli aguzzini.
@Angela
Spero vivamente che non ti riferivi a me nel professionista della calunnia,in caso di risposta affermativa ti invito a dirmi chi avrei calunniato e come.
Gennaio 16th, 2008 at 21:58
Ragazzi, oggi ho visto e sentito al telegiornale delle porcate da parte di tutti e due gli schieramenti che mi facevano impallidire. Quando c’è da occupare l poltrone tutti contro, ma quando c’è da andare contro la magistratura tutti insieme. Questi ci prendono per il c…
Gennaio 16th, 2008 at 21:59
Alieno, proprio non ci siamo. Non mi riferivo a persone su questo blog.
Gennaio 16th, 2008 at 22:02
Bassolino scagiona Clemente Mastella. Dichiara di non essere mai stato concusso da lui. Che la nomina in questione è stata operata per libera scelta.
Ma i magistrati perchè non interrogano almeno quelle che sarebbero le vittime?????
Gennaio 16th, 2008 at 22:04
Scusate volevo dire: quando c’è da occupare le poltrone uno contro l’altro, quando c’è da andare contro la magistratura tutti insieme.
Gennaio 16th, 2008 at 22:08
Chi di toga ferisce, di toga perisce
Scritto da Mauro Mellini
Altro che voti di fiducia al Senato! Stavolta il governo Prodi rischia sul serio di sfasciarsi. E’ questa la prima reazione alla notizia, ancora solo qualche riga ed in forma che lascia margini al dubbio, dell’arresto e della custodia domiciliare della moglie di Clemente Mastella, Ministro della Giustizia, l’uomo che dopo la caduta del governo Berlusconi e del guardasigilli Castelli con le elezioni del 2006, sembrava destinato a segnare la fine delle ostilità tra Parlamento, Governo e Magistratura, uscita questa, in effetti, vincitrice alle elezioni e quindi naturale partner della nuova maggioranza. Mastella come suo primo atto, si affrettava ad abolire quel tanto di timide riforme dell’ordinamento giudiziario operato dal centrodestra. Ma per gli appetiti della Corporazione era ancora poco.
L’arresto della Signora Mastella non è solo un fendente trasversale al titolare di Via Arenula. Si tratta, infatti non solo della moglie del Ministro, ma della Presidente del Consiglio Regionale della Campania, la regione oggi nell’occhio del ciclone per lo scandalo delle immondizie. E’ la seconda figura istituzionale, dopo il marito ministro, del partito di famiglia e di paese (Ceppaloni). Un partito in bilico (magari solo a parole, ma anche in queste cose, spesso le parole sono pietre) tra Governo e disimpegno se non opposizione.
L’uomo della “pace fatta” con la magistratura, ministro di una maggioranza che a clamorose insistenti iniziative delle toghe deve non solo il fatto di essere tale, ma addirittura quello di esistere, non ha avuto, in realtà, dal primo momento, una vita facile nei rapporti con le toghe. Qualcuno, con alla mano nomi, luoghi e numeri, andava mormorando che un preoccupante cerchio di pesante pressione politico-giudiziaria su esponenti UDEUR si andava stringendo attorno al Ministro della Giustizia. Qualche altro, negli ultimi tempi, diceva doversi a qualcosa del genere se Mastella non aveva compiuto il passo di abbandonare la maggioranza.
Nel momento in cui scrivo non conosco ancora quale sarebbero le accuse alla Signora Mastella e non basterà una notizia di agenzia per potercisi raccapezzare. Alla Signora ed al Marito va il nostro augurio che questa penosa situazione sia al più presto chiarita e che l’innocenza sia riconosciuta. Ma proprio l’ipotesi dell’innocenza della moglie comporta un’assai grave responsabilità d’ordine politico del Marito, che non è il ministro responsabile degli Esteri o della Pubblica Istruzione, ma della Giustizia. Di una giustizia di cui oggi vengono anche lorsignori a sapere (noi sapevamo da tempo ciò che possono aspettarsene tutti i cittadini) che anche l’innocenza della moglie del ministro che ne è responsabile, non è al sicuro.
Mastella, che ha proclamato di volersi tirar da parte di fronte a diversi fatti ed in più occasioni, rinunciandovi per accomodamenti in extremis, vorrà pure stavolta rimanere al suo posto (si fa per dire)?
Se darà le dimissioni chi lo potrà sostituire? Prodi prenderà l’interim della giustizia? La sorte toccata a De Magistris potrebbe puntellare tale ipotesi. Oppure, per non alterare l’equilibrio regionale (vedasi manuale Cencelli aggiornato) si darà alla Jervolino il dicastero di Via Arenula? Potremmo sbizzarrirci con un autentico museo degli orrori. E’ comunque più probabile che abbia luogo l’”effetto domino”. Tra poco, forse tra poche ore, sarà dato saperne assai di più.
Certo è che un Governo che fino a questo momento è rimasto in piedi grazie al voto dei Senatori a vita, probabilmente lo vedremo cadere per un atto di un paio di magistrati. Dire che il nostro è un Paese governato in forza del voto popolare comincia ad essere una barzelletta poco spiritosa.
P.S. Arriva ora la notizia che Mastella ha rassegnato le dimissioni parlando alla Camera.
Certo non dovrebbe convincere nessuno il suo tentativo di ridurre tutto ad un complotto di un gruppo, di una piccola minoranza di magistrati, contro la sua persona. Non si tratta di un piccolo gruppo, ma di una parte egemone della Corporazione. E, forse, neppure di un complotto, ma di una sorta di riflesso condizionato contro il potere politico e per l’esercizio di una potestà, di un protettorato della giurisdizione rispetto alla sovranità popolare ed a quanti ne traggono i poteri di cui sono investiti.
E’ giusto, invece, quanto egli ha detto della assoluta inammissibilità che da questa autoinvestitura dipenda la vita di governi ed il ruolo di governanti.
Il meglio della sua autodifesa l’ha fatta però Mastella, tacendo.
Tacendo delle sue responsabilità, che non sono piccole, in ordine all’affermarsi di questo gruppo eversivo, di cui ha rafforzato prestigio, supremazia nella Corporazione e velleità, cedendo ad esso su tutta la linea con la controriforma dell’ordinamento giudiziario.
Gennaio 16th, 2008 at 22:12
Ok Angela
Thanks
Gennaio 16th, 2008 at 22:15
Speriamo che, se cambia il governo, a qualcuno non venga in mente di metterci Previti come Guardasigilli..
Il solito noto di Arcore ci aveva provato a piazzarlo ma dovette ripiegare sulla Difesa.
Mi ricordo quando il Cesarone abbaiò con la sua solita sicumera:”quando andremo al governo non faremo prigionieri!”
Finì in galera anche se per un paio di giorni, cacciato poi dal Parlamento.
Il classico destino per i corrotti e/o corruttori.
Ah, dannate toghe rosse!
Gennaio 16th, 2008 at 22:16
Se Mastella ha paura
Scritto da Alessio Di Carlo
“Ho paura”: tra le parole pronunciate da Clemente Mastella nel discorso con cui ha rassegnato le proprie dimissioni, sono queste quelle che debbono maggiormente far riflettere.
Far riflettere innanzitutto lui, l’ex Ministro Guardasigilli. Che da oggi è il benvenuto nell’Italia in cui i cittadini si sentono minacciati e non tutelati dalla giustizia. Benvenuto nel Paese in cui le notifiche dei provvedimenti giudiziari avvengono tramite gli organi di stampa, nell’Italia degli intercettati, della giustizia ad orologeria che con il tintinnar di manette muove le lancette della politica.
Benvenuto, Mastella. Avrebbe forse dovuto accorgersene prima, risparmiandosi e risparmiandoci le continue genuflessioni alla corporazione togata.
Ma tant’è.
Giungano a Lei ed alla Sua signora la nostra solidarietà personale ed un sincero benvenuto tra noi.
Gennaio 16th, 2008 at 22:18
“Come difendersi da questi, il cui potere è senza confini?”
Scritto da Marina Salvadore
Ora, anche il Ministro della Giustizia può sperimentare sulla propria pelle almeno il lontano sentore del Giustizialismo alla Robespierre che ha rovinato la vita e la carriera a troppi servitori e servi di Stato. Con ciò non vogliamo assolutamente esprimerci nel merito di quest’ennesima via crucis giudiziaria imbastita di perfido gossip ma, ispirandoci al caso Contrada, non possiamo non evidenziare l’onnipresente zampino della esclusiva “scuola di pensiero” della Procura di S. Maria Capua Vetere, che pare sempre più attestarsi quale colonia indipendente sul Territorio dell’Italia Una. Chissà perchè ci tornano alla mente le immaginette votive dei sussidiari della scuola dell’obbligo; quella, in particolare, della giacobina Pimentel Fonseca che innalza sul Castel S. Elmo di Napoli il vessillo dell’effimera Repubblica Partenopea… Delle dichiarazioni a caldo di Clemente Mastella qualcuno si è lasciato opportunamente sfuggire questa, che ci pare, invece, la più degna di nota: “Un’ingiustizia enorme è la fonte inquinata di un provvedimento perseguito con ostinazione da un procuratore che l’ordinamento manda a casa per limiti di mandato e di questo mi addebita la colpa. Colpa che invece - incalza Mastella - non ravvisa nell’esercizio domestico delle sue funzioni per altre vicende che lambiscono suoi stretti parenti e delle quali è bene che il Csm si occupi.
“Mi dimetto - continua il leader dell’Udeur - riaprendo la questione delle intercettazioni a volte manipolate, a volte estrapolate ad arte, assai spesso divulgate senza alcun riguardo per la riservatezza dei cittadini”.
I coniugi Mastella, per via del loro eccessivo “familismo” in politica non ci sono mai stati molto simpatici, è vero. ma con un pizzico di onestà intellettuale o, quantomeno, di buonsenso, nel momento topico di terribili emergenze che investono localmente la regione Campania ed il Governo centrale, ci saremmo aspettati altri autorevoli “arresti”, per reati gravissimi ai danni della salute pubblica e del territorio nonché per diverse e specifiche corruzioni e concussioni tradotte in milioni di euro, volatilizzatisi in Regione Campania… per i quali, sinceramente, ci risulta difficile caricarne la responsabilità a Sandra Lonardo in Mastella, ch’è stata coinvolta, a quanto ci dice il procuratore Maffei, in concussioni d’altro tipo con un’azienda ospedaliera del casertano. Che strano.. ma non è all’ordine del giorno, prioritario e pressante, invece, il monnezza-gate? Pensare non è reato: ecco, dalla venuta nel monnezzaio d’Italia del super Poliziotto con poteri speciali ci saremmo aspettati questa linea di condotta. a meno che egli non sia stato spedito in Campania con un “doppio incarico”, del quale solo il secondo sarebbe stato celermente portato a termine. mentre la monnezza, come sempre, può attendere.
“Mi dimetto per senso dello Stato - dice Mastella - Lo faccio senza tentennamenti, per riaprire una grande questione democratica. Anche perché, come ha detto Fedro: gli umili soffrono quando i potenti si combattono. Mi dimetto perché ritengo, anche dopo la mia dolorosa esperienza, che vada recuperata la responsabilità, almeno civile, dei magistrati, sulla scorta della giurisprudenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo. Ho trovato nel corso della mia attività istituzionale una stragrande maggioranza di magistrati seri e imparziali, ma mi sono imbattuto anche in alcuni che fanno del pregiudizio, soprattutto contro la politica e i politici, la ragione di vita della loro attività professionale. Come ci si può difendere però da questi, il cui potere di interdizione e di delegittimazione è senza confini?”.
Ma guarda un po’. E’ la stessa domanda marzulliana che da sedici anni si pone anche e soprattutto Bruno Contrada!
Gennaio 16th, 2008 at 22:19
Mastella paga per i propri errori
Scritto da Davide Giacalone
l ministro Mastella non aveva altra scelta che le dimissioni. Non esiste la possibilità che si resti a capo del dicastero della giustizia nel mentre la moglie finisce agli arresti, per giunta a causa di un’inchiesta sull’attività politica. A Mastella va tutta la solidarietà umana, ma non quella politica. No, perché quel che succede è anche frutto dei suoi silenzi e dei suoi errori.
Egli, come il governo di cui fa parte, ha in ogni modo tentato di lisciare la corporazione dei magistrati per il verso del pelo. Oramai siamo giunti all’assurdo che le voci più critiche verso la corporazione si levano dal suo interno. E va ripetuto, senza dimenticare le gravi colpe della coalizione avversa, che ha invece condotto una legislatura all’insegna dello scontro e della polemica, senza, però, essere capace di portare a casa apprezzabili risultati legislativi, che valgano per tutti. Mastella ha creduto che, in fondo, si possa tirare a campare, magari facendo evaporare la pressione, di tanto in tanto, con provvedimenti di clemenza. Non è così.
Il presidente della giunta campana, sua moglie, ha saputo degli arresti domiciliari dalla televisione. Non è la prima, non sarà l’ultima, è comunque la dimostrazione che la giustizia non esiste. Ed è anche la dimostrazione che quei provvedimenti di violenta limitazione della libertà personale, nei confronti di cittadini che abbiamo il dovere di considerare innocenti, sono inutili, quando non illegittimi. Ci sono solo tre ragioni per cui un cittadino può essere privato della propria libertà in assenza di una condanna, mentre, invece, questi arresti si susseguono in una litania di formule burocratiche sempre uguali, e sempre prive di senso del diritto. Ogni volta che abbiamo indicato il problema, ogni volta che abbiamo documentato che il diritto dei cittadini è calpestato, la corporazione togata ha sostenuto che volessimo legargli le mani e tappargli la bocca, mentre il mondo politico la bocca se l’è tappata da solo, per timore, per insipienza, per coscienza sporca. Mastella compreso.
Il caso della signora Mastella non è isolato, anzi, è in compagnia di migliaia di altri casi simili. Il ministro si dimette, perché lo colpisce nella famiglia. Avrebbe dovuto considerare prima che il compito assegnatogli non consentiva le solite relazioni, scritte dagli uffici, avrebbe dovuto, fin dall’inizio, essere il ministro dei cittadini che chiedono giustizia. Ha perso l’occasione, noi non perderemo quella di considerare il caso che direttamente lo riguarda come tutti gli altri. Non la perdiamo mai, questa occasione, nei confronti di nessuno, e nei confronti di tutti difendiamo i diritti ed il diritto. Peccato Mastella sia costretto ad accorgersene una volta persa la funzione.
Gennaio 16th, 2008 at 22:31
Eh Mirko, sarebbe meglio che il Ministro della Giustizia diventassi tu! allora si che ne vedremmo delle belle!
Gennaio 16th, 2008 at 22:41
Angela meglio Previti no?
Gennaio 16th, 2008 at 23:12
Giusto Alieno,
l’alternativa è tra Mirko e Previti. Tertium non datur!
Gennaio 16th, 2008 at 23:13
Favolosa puntata di Porta a Porta in corso.
Saaaaaaalve!
Gennaio 16th, 2008 at 23:13
Mirko tutta la vita!E non lo conosco nemmeno.
Previti se lo conosci…lo eviti.
Gennaio 16th, 2008 at 23:28
Penso sia stato sufficiente Castelli, il legaiolo.
Firmava leggine porcellum et ad personam per salvaguardare il deretanum di chi sappiamo, e che sistematicamente gli ritornavano indietro sul tavolo con la dicitura: incostituzionale.
Uno statista come Mastella, uno del fare.
Peccato che lo hanno mandato a rifare l’ingegniere edile. Sempre se non sta in Parlamento ad abbaiare:
Roma ladrona!,
passando ogni mese, ovviamente, alla cassa.
Gennaio 17th, 2008 at 00:16
Questo purtroppo è il nostro paese Italia. MANNINO su “Punti fermi” tantissimi anni fa, scrisse quello che poi accaddè a lui e a tanti altri poveri siciliani, ma anche italiani del nord (mani pulite). La Magistratura del nostro paese opera senza regole, spesso segue certe direttive politiche, in altri casi, purtroppo molto spesso in Sicilia fa terrorismo contro questa terra e contro chi ha il coraggio di investire, rimanere e non andare via.
Gennaio 17th, 2008 at 00:56
x Angela.
Un mio commento su un’altro vostro “statista”,(sì statista in senso lato, comparsa da film di quarta categoria per capirci) anche lui Guardasigilli (sic!) impegnato nella scorsa legislatura a firmare, slogandosi quasi il polso, le leggine ad personam per salvaguardare i deretanum di chi ti puoi immaginare. Leggine porcellum che gli ritornavano sistematicamente indietro sul suo tavolo con la dicitura “incostituzionale”, non è passato.
Mi riferivo all’ingegnier Castelli.
Poi, si sa, i miracoli (terreni)di San Silvio sono noti e quelle leggine-porcellum andarono comunque in porto.
Gennaio 17th, 2008 at 01:34
Basta!!! noi tutti ne abbiamo le scatole piene dei soliti giustizialisti “a corrente alternata” come adora dire Mirko. E si a corrente alternata, perchè allora non parlare del procedimento in corso che coinvolge il Mortadellone nazionale, “Why not” vi dice qualcosa?
Sempre tutti pronti a giudicare e a indossare la toga per fare giustizia mediatica, già me lo immagino, l’annunciatrice della Rai che dice: alle ore 21,00 processo a tizio, a seguire processo a caio; dove ognuno col televoto può decidere di mandare in carcere chi gli sta più sulle palle. Siamo diventati ridicoli, siamo all’interno di un grande reality show dove ognuno di noi la mattina si alza accende la TV e scopre di essere stato nominato dal magistrato di turno che è entrato nel confessionale della stampa per fare la sua nomination. La pena? non esci dalla casa anzi ci entri, si in quella circondariale.
Smettiamola con i magistrati che hanno la smania di comparire in TV, siano essi toghe rosse o toghe a scacchi, la giustizia va fatta nei tribunali, non nelle televisioni o sui giornali.
Questa sera a Porta a Porta, Belpietro ha parlato di numerosi casi di mala giustizia che si perpetrano ogni giorno in Italia, dove alla fine lo Stato viene condannato a risarcire i malcapitati,e bene per una volta vorrei che a pagare fossero i veri impuniti italiani!!! Tutti quei magistrati che sbagliando, lasciano il conto da pagare allo Stato, ecco, sono loro che dovrebbero pagare personalmente, magari con la stessa pena di reclusione inflitta al malcapitato di turno. Forse finirebbe la voglia di reality show della giustizia italiana.
Gennaio 17th, 2008 at 01:47
Non è facile spiegare il motivo della mia posizione e non è facile spiegarlo soprattutto ai così detti giustizialisti (che a volte hanno pure le loro ragioni, sempre create da quelli che esagerano) ma sento il dovere di provarci anche se mi converrebbe il contrario, sia per motivi politici che sull’altare della popolarità che si conquista sempre facilmente sparando a zero sulla politica maneggiona. Quando fu costruito l’impianto della nostra costituzione su base democratica, essendo stati creati due poteri molto molto forti, quello legislativo e quello giudiziario, fu subito chiaro ai costituenti che occorreva proteggere l’uno dall’altro. Mi spiego meglio: è evidente che se la politica avesse maggiore potere della magistratura si rischierebbe di avere un Paese dove sarebbero possibili i più efferati scempi della classe politica senza che nessuno possa intervenire per porre freno. Ma è, al contrario, altrettanto ovvio che, se la magistratura avesse più potere della politica, le scelte popolari e democratiche non conterebbero più niente perchè ogni procura avrebbe il potere di arrestare e fare cadere una classe politica che non gli piace, magari perchè non garantisce gli interessi di quella corporazione. I Padri costituenti per evitare che potessero nascere conflitti tra i due forti poteri dello Stato, a garanzia della tenuta della democrazia, costruirono lo strumento dell’immunità parlamentare da un lato e quello del CSM (chiamato parlamentino della magistratura) dall’altra. In modo si garantiva che ogni potere non potesse essere aggredito dall’altro. Con l’avvento di “tangentopoli” la classe politica italiana, che aveva esagerato, ritenne di autoridurre le proprie garanzie, lasciando invece immutate quelle della magistratura.
Sperando di essere stato chiaro continuo: qualche anno dopo venne modificato l’impianto delle regole politiche dando molto più spazio alle scelte popolari rispetto a quando i vertici istituzionali venivano scelti all’interno delle Assemblee: mentre prima era possibile togliere un Sindaco, un Governatore o un Presidente del Consiglio con una semplice seduta d’aula oggi ciò non è più possibile. Tenuto conto di ciò, diminuzione delle garanzie politiche e impossibilità di cambiare una scelta popolare se non attraverso interventi traumatici, provo a fare comprendere il mio pensiero attraverso due esempi: uno di qualche anno fa e poi quello di oggi. Un giorno di dicembre del 1995 fu arrestato Francesco Musotto, Presidente della Provincia di Palermo, con la grave accusa di concorso esterno alla mafia. Quel giorno un pubblico ministero ed un GIP determinarono traumaticamente l’annullamento di una scelta popolare: Musotto non doveva sedere in quella poltrona! si andò a nuove elezioni e, come previsto in questi casi, la gente si determinò a votare per il candidato della coalizione opposta che governò la Provincia per gli anni successivi. A parte il costo per le nuove elezioni (si parla sempre di milioni di €.) avvenne che qualche anno dopo Musotto fu dichiarato totalmente estraneo ai fatti e, quindi, assolto. Ci si chiede allora: perchè Musotto fu arrestato? non era forse meglio un avviso di garanzia che permettesse il regolare svolgimento delle indagini senza provocare un trauma istituzionale? Quali erano le certezze di reato che convinsero i magistrati all’arresto visto che poi le tesi della procura si sono rivelate assolutamente infondate e tali riconosciute dalla stessa magistratura? E tutto ciò senza tenere in considerazione il dramma personale, umano e familiare sopportato dal Presidente Musotto. Perchè Musotto fu arrestato? questa è la domanda che tiene in piedi il mio ragionamento, perchè il trauma istituzionale e non la semplice richiesta di processo? Questa stessa domanda faccio ancora oggi. La sig.ra Lonardo è Presidente dell’Assemblea Regionale della Campania, il suo arresto crea ancora una volta un trauma istituzionale. Perchè l’arresto non l’avviso di garanzia e la richiesta di un regolare processo? anche in questa occasione la magistratura ha preferito mostrare i muscoli e sapete perchè? perchè tanto se si scoprirà che ha sbagliato non paga pegno. Quel che voglio fare capire è che oggi è saltato l’equilibrio fa i poteri dello Stato e questo è pericolosissimo! Sono queste le condizioni in cui nascono i colpi di Stato, sono queste le condizioni in cui saltano le garanzie democratiche di cui nessun Paese può fare a meno. Nel 1995 un deputato regionale dei DS annunziò in anticipo, in aula, che Musotto sarebbe stato arrestato, oggi la Presidente Lonardo ha ricevuto la comunicazione del suo arresto dalla stampa!!!!!!!! Non può essere considerato civile un Paese in queste condizioni. Ed è forte la mia accusa ai partiti di sinistra che hanno favorito, con il prosciutto negli occhi, questo stato di cose. Ed allora, per concludere, io non voglio neanche entrare nel merito delle accuse ma le dichiarazioni del Ministro Mastella oggi in Parlamento mi creano uno stato di angoscia e di spavento. Riascoltatele attentamente e dopo ditemi se oggi occuparsi della cosa pubblica non rappresenta un rischio. Io voglio continuare a lavorare per la Sicilia e per l’Italia intera ma pretendo di lavorare senza la minaccia continua di un potere dello Stato che non rispetta le regole ed è troppo potente per le mie forze! Gianfranco Miccichè
Gennaio 17th, 2008 at 02:06
Guardi non rappresenterebbe un rischio se i politici,facessero il loro dovere senza fare intrallazzi e cose varie,e di questi politici onesti ci sono e ci sono stati,infatti non tutti vengono indagati,non tutti vengono arrestati.Senza fraintendimenti di sorta Tangentopoli ha scoperchiato il modo vergognoso e squallido di fare politica e che ha creato i guasti di cui ancora noi ne paghiamo le conseguenze.Lei è troppo intelligente per non sapere come me che quando un politico spende vagonate di euro per farsi eleggere lo fa perchè sa che potrà rifarsi(in tutti i modi),sappiamo entrambi che Mastella è solo l’esempio piu’ lampante(ma non il solo)di questo modo di intendere la politica.Per quanto riguarda la vicenda Musotto non voglio accendere polemiche per carità ma ha omesso alcuni elementi che potrebbero darle la risposta.
Con tutto questo fermo restando la presunzione d’innocenza attendiamo gli esiti della vicenda.
Gennaio 17th, 2008 at 02:09
Riguardando ancora il filmato dell’intervento in Aula di Mastella mi sono accorto di quel Ministro che -in un momento molto delicato, anche dal punto di vista personale - mentre Mastella parla lui, per niente interessato all’intervento, bello tranquillo, gli rompe le scatole stando al telefono, magari con la moglie che gli chiede cosa vuole mangiare a pranzo. Ma come sono fatti i Ministri di Prodi?
Gennaio 17th, 2008 at 02:19
@ Alieno
non faccia l’errore di entrare nel merito delle vicende (ma se deve lo faccia con chiarezza). Il problema che si pone uno come me è reale: come si può amministrare con questa spada di Damocle sulla testa? Il pericolo nelle democrazie non sono solo i regimi totalitari ma anche i poteri incontrollabili.
Anche se sembra folle ho delle persone nella stanza accanto che mi aspettano e sono costretto a mollare il blog. Eventuali continuazioni a domattina, mi perdoni, grazie e buonanotte
Gennaio 17th, 2008 at 02:34
l’avviso di garanzia a Berlusconi inviato giust’appunto a Berlusconi il giorno priciso priciso dell’inizio dei lavori del G8 a Napoli?????
Governo caduto!!!!!
Alieno credi sia stato fatto per motivi di assoluta improcrastinabilità dell’attivazione della macchina giudiziaria????…o per sputtanarlo davanti al mondo intero?????
Io credo che il problema sia nella qualità delle persone che occupano posti istituzionali ad elevato esercizio di potere!
Credo anche, partendo da una condizione di buona fede da parte di tutti, che una dote fondamentale da parte di chi occupa posti di potere sia l’equilibrio interiore. Sopratutto quando si decide
Gennaio 17th, 2008 at 02:34
l’avviso di garanzia a Berlusconi inviato giust’appunto a Berlusconi il giorno priciso priciso dell’inizio dei lavori del G8 a Napoli?????
Governo caduto!!!!!
Alieno credi sia stato fatto per motivi di assoluta improcrastinabilità dell’attivazione della macchina giudiziaria????…o per sputtanarlo davanti al mondo intero?????
Io credo che il problema sia nella qualità delle persone che occupano posti istituzionali ad elevato esercizio di potere!
Credo anche, partendo da una condizione di buona fede da parte di tutti, che una dote fondamentale da parte di chi occupa posti di potere sia l’equilibrio interiore. Sopratutto quando si decide
Gennaio 17th, 2008 at 02:40
quando avremo una classe politica seria, avremo una magistratura seria e con questo tengo anche a precisare che se i politici sono puliti, non hanno nulla da temere.
non abbaiate alla luna, pigliandovela contro questo e contro quello, è il sistema che è marcio.
Gennaio 17th, 2008 at 05:03
Da quando ce questo governo stiamo diventando lo zimbello di tutto il mondo
Si dovrebbe dimettere tutta la sinistra
E una vergogna la spazzatura ci a fatto fare il giro del mondo
Ora questa di Mastella
Poi non parliamo di tutto quello che combinano
A 20 mesi sull’incirca che ce il governo Prodi e 20 mesi di abbile
Lui dice che L’Italia si riprende ma qua L’Italia va a rotoli
E si sono veramente sconcertato
Spero che si risolve tutto al più presto
La soluzione io celo come tantissimi amici che la pensano come me
Andare al voto il più presto possibile
Saluto tutti
Gennaio 17th, 2008 at 06:11
I Duosiciliani e Siciliani si dovrebbero vergognare di chiamarsi Italiani
Leggi e impara:
Unità d’Italia: processo ai piemontesi
di Maurizio Blondet
Il Risorgimento visto da un nobile irlandese: le ombre del governo sabaudo
Patrick Keyes O’Clery, irlandese, aveva 18 anni quando nel 1867 si arruolò tra gli Zuavi per difendere il Papa: partecipò alla battaglia di Mentana dall’altra parte, ossia contro i garibaldini. A 21 anni, nel 1870, è nel selvaggio West americano a caccia di bisonti. Ma, appreso che l’esercito italiano si prepara a invadere lo Stato Pontificio, torna a precipizio: il 17 settembre ‘70 è a Roma di nuovo.
E’ filtrato tra le linee italiane con due compagni, un nobile inglese e un certo Tracy, futuro deputato del Congresso Usa. In tempo per partecipare, contro i Bersaglieri, ai fatti di Porta Pia.
Tornato in Inghilterra ed eletto parlamentare, si batterà per l’autonomia dell’lrlanda. Nel 1880 abbandona la politica per dedicarsi all’avvocatura. Morirà nel 1913, avendo lasciato due volumi sulla storia dell’unificazione italiana. L’opera, che le edizioni Ares di Milano manderanno in libreria alla fine di agosto (Patrick K. O’Clery, La Rivoluzione Italiana. Come fu fatta l’unità della nazione, 780 pagine, 48 mila lire), sarà presentata al prossimo Meeting di Rimini giovedì 24 agosto. Opera stupefacente degna del suo avventuroso autore, dovrebbe essere letta nelle scuole italiane: e non solo come esempio di revisionismo storico precoce e antidoto alla mitologia del Risorgimento. Vedere l’Italia con l’occhio di uno straniero di cultura anglosassone - allora il centro culturale e politico del mondo - risulterà salutare.
Esempio. A proposito del brigantaggio del Sud, stroncato In anni spietati dal Regno d’Italia, O’Clery riporta voci di dibattiti parlamentari a Torino. Il deputato Ferrari, liberale, che nel novembre 1862 grida in aula: “Potete chiamarli briganti, ma combattono sotto la loro bandiera nazionale; potete chiamarli briganti, ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come il governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa a un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente distrutta e non dai briganti” (Ferrari allude a Pontelandolfo, paese raso al suolo dal regio esercito il 13 agosto 1861). O’Clery riferisce i dubbi di Massimo D’Azeglio (non certo un reazionario) che nel 1861 si domanda come mai “al sud del Tronto” sono necessari “sessanta battaglioni e sembra non bastino”: “Deve esserci stato qualche errore; e bisogna cangiare atti e principii e sapere dai Napoletani, una volta per tutte, se ci vogliono o no… agli Italiani che, rimanendo italiani, non volessero unirsi a noi, credo non abbiamo diritto di dare delle archibugiate”. Persino Nino Bixio, autore dell’eccidio di Bronte, nel ‘63 proclamò in Parlamento: “Un sistema di sangue è stato stabilito nel Mezzogiorno. C’è l’Italia là, signori, e se volete che l’Italia si compia, bisogna farla con la giustizia, e non con l’effusione di sangue”.
O’Clery non manca di registrare giudizi internazionali sulla repressione. Disraeli, alla Camera dei Comuni, nel 1863: “Desidero sapere in base a quale principio discutiamo sulle condizioni della Polonia e non ci è permesso discutere su quelle dei Meridione italiano. E’ vero che in un Paese gl’insorti sono chiamati briganti e nell’altro patrioti, ma non ho appreso in questo dibattito alcun’altra differenza tra i due movimenti”
O’Clery fornisce alcune cifre. Tra il maggio 1861 e il febbraio 1863, l’esercito italiano ha catturato “con le armi” e perciò fucilato 1038 rivoltosi; ne ha uccisi in combattimento 2.413; presi prigionieri 2.768. Inoltre; “Secondo Bonham, console inglese a Napoli, sistematicamente favorevole ai piemontesi, c’erano almeno 20 mila prigionieri politici nelle carceri napoletane”, ma secondo altre stime 80 mila. I più - indovinate - in attesa di giudizio, o addirittura del primo interrogatorio, “senza sapere di cosa fossero accusati”, in celle sovraffollate: testimonianza di Lord Henry Lennox, un turista di rango che nel 1863 visitò appunto le prigioni di Napoli.
Altro esempio: la politica finanziaria del neonato Regno d’Italia. Non vi stupirà sapere che l’Italia anche allora covava un deficit mostruoso. O’Clery fornisce dati precisi di bilancio. Ma basterà un suo dato: il deficit del Regno nel 1866 fu di 800 milioni di lire, “Cifra pari alla metà delle entrate della Gran Bretagna e lrlanda”, ossia del Paese allora più ricco d’Europa. Deficit coperto da “prestiti e ipoteche sui beni nazionali, vendita di beni demaniali e istituzione di monopoli”, ovviamente coperti da stranieri, prodromo e causa della durevole dipendenza italiana da interessi finanziari estranei.
“Altra grande risorsa fu la rapina ai danni della Chiesa”, la confisca dei beni e degli ordini religiosi, “che nel solo 1867 fruttò 600 milioni”. La condizione della Chiesa nel Regno viene così riassunta dal nostro irlandese: “Esilio e arresto di vescovi; proibizione di pubblicare le encicliche papali; detenzione di preti e sorveglianza della loro predicazione; soppressione di capitoli e benefici e incameramento dei beni; chiusura di seminari; leva obbligatoria per i seminaristi; rimozione delle immagini religiose sulle vie e divieto di processioni”.
Se il lettore d’oggi troverà in questo riassunto qualche tratto anacronisticamente sovietico, non è tutto. Leggendo O’Clery, finirà per chiedersi se i cronici mali italiani che siamo abituati a considerare “retaggi borbonici” (ottusità amministrativa, inefficienza e improvvisazione, centralismo autoritario) o persino “fascisti” (tracotanza guerrafondaia) non sarebbero invece da ribattezzare savoiardi o piemontesi.
L’enorme deficit del regno, scrive O’Clery, è dovuto alle spese per mantenere “il più grande esercito d’Europa” e formare “una marina imponente per numero e qualità”, nel tentativo di “recitare il ruolo di grande potenza”. Quel costoso esercito fu come noto sconfitto dagli austriaci a Custoza, per l’insipienza dell’”eroe” Lamarmora (ma anche Garibaldi, che proclamò di prendere Monaco “in quindici giorni”, fu bloccato in Trentino da pochi jaeger). L’enorme flotta corazzata subì a Lissa la nota umiliante sconfitta, contro navi di legno.
Poteva mancare il ricorso all’iniqua pressione fiscale? Non mancò. “Nel Regno delle Due Sicilie la tassazione era, nel 1859, di 14 franchi a testa. Nel 1866, sotto il nuovo regime, le tasse erano salite fino a 28 franchi a testa, il doppio di quanto pagava l”’oppresso” popolo napoletano prima che Garibaldi venisse a liberarlo”.
La tassa sul macinato, bersaglio polemico dei patrioti mazziniani quando l’applicava il governo pontificio, “fu più che raddoppiata ed estesa a tutte le granaglie, perfino alle castagne”. Causa la fiscalità, vi stupirà sapere che fu necessario organizzare “la lotta all’evasione”? Fu organizzata, e manu militari. I contribuenti in arretrato subivano “perquisizioni domiciliari” e durante queste “visite”, che evidentemente duravano giorni e notti, avevano l’obbligo di cedere ai soldati “i letti migliori” nelle loro case. Ciò non impedì che il Regno restasse sempre in pericolo d’insolvenza.
Tanto che i titoli del debito pubblico italiano “si vendono a 33 punti sotto il loro valore nominale”, al contrario del debito napoletano; che “fino al 1866 era così solido, che i suoi titoli si ponevano al disopra del nominale”. Si dirà il prezzo fu alto, ma almeno il Sud fu raggiunto dalla modernità, i piemontesi portarono un’amministrazione più razionale; saranno stati ottusi, ma erano incorruttibili No. “La contabilità pubblica si trovava in condizione spaventosa, ordini di pagamento non autorizzati apparivano continuamente nei registri della Corte dei Conti”, e il caos favoriva “malversazioni di ogni genere”.
O’Clery cita: “Nel 1865 il ricevitore generale delle imposte a Palermo fuggi con 70 mila franchi; a Torino fu scoperta una stamperia di tagliandi del debito pubblico e un impiegato delle Finanze, processato per ciò fu assolto …L’anno 1866 portò alla luce le frodi degli impiegati incaricati della vendita dei beni ecclesiastici; a Napoli un alto ufficiale di polizia fu arrestato per essersi appropriato di fondi destinati ai pubblici servizi.
Casi simili se ne possono citare all’infinito”, conclude O’Clery: e chissà perché, noi spettatori di Tangentopoli 1992, siamo inclini a credergli sulla parola. Ma almeno, uno stato militaresco, mise ordine nel disordine pubblico del Meridione? Stroncò la mafia? Serafico, O’Clery dà la parola alla Guida della Sicilia una guida turistica per inglesi, scritta da un certo Murray, che metteva in guardia: “Le strade siciliane non sono più sicure come al tempo del governo borbonico, il quale. Pur con tutti i suoi errori ebbe il merito di rendere le sue strade sicure come quelle del Nord Europa”. Piacerebbe non crederci. Attribuire questi racconti all’animo papalino e “reazionario dello storico. Purtroppo, qualcosa lo impedisce. L’Italia vista dagli occhi di O’Clery ci appare sinistramente familiare. Per noi lettori del Duemila, l’effetto è un déjà vu.
Avvenire - 6 agosto 2000
Gennaio 17th, 2008 at 06:55
Dopo aver letto l’articolo seguente l’unica via d’uscita per il futuro per la nostra patria Siciliana e` l’indipendenza!!!
I REDENTORI IN SICILIA
tratto da “LA CONQUISTA DEL SUD” di CARLO ALIANELLO
E la Sicilia? La Sicilia [era davvero] tanto generosa e attiva a favore di Garibaldi e dei suoi mille seguaci?
Leggiamo l’anonima Cronaca degli avvenimenti di Sicilia, che illustra il periodo dall’aprile 1860 al marzo 1861.1 Così essa descrive i giorni dell’avanzata garibaldina:
«La ritirata dei regi dalla Sicilia è il segnale dello scioglimento di tutti gli ordini civili e politici; chiusi i tribunali, annichilita la magistratura, abolita la polizia, cercati a morte e poi barbaramente uccisi tutti gli uffiziali di sicurezza pubblica, rotto il freno ad ogni scellerataggine; banda d’assassini sotto il nome di squadracce, scorrazzanti dovunque; eccessi maggiori di quelli sofferti dai Maroniti nella Siria. Memorandi gli eccidi di Bronte e di Biancavilla.
« Nel primo di questi comuni, quaranta dei più probi cittadini torturati e poi massacrati, le loro case messe a sacco e a fuoco, ardendovi i cadaveri dei trucidati; commesse altre esorbitanze antropofaghe. Benché Bronte non fosse che di ottomila abitanti, pur non riescono a frenarvi il tumulto sei compagnie di piemontesi accorsi; mentre non a guari, bastavano pochi soldati regi a mantenervi l’ordine! Vi arriva Nino Bixio con duemila; bandisce lo stato d’assedio, il disarmo generale fra tre ore, la pena di morte a chi non ubbidisce; multa di once dieci (pari a 130 franchi) per ogni ora di ritardo di completo ristabilimento dell’ordine.
« In Biancavilla, la plebe aizzata e capitanata da un Biondi, in pochi giorni commette ventisette omicidi su i più agiati proprietari; il rimanente dei quali, per salvarsi, indossa abiti da villani. Altrove, come a Trecastagni, e in alcuni paeselli di S. Filippo d’Agirà, a Castiglione, a Noto, si continua a far lo stesso. Un tale La Porta di Ventimiglia, fin dal precedente mese di aprile compromesso come scorridore alla testa d’una banda, commette numerose esorbitanze e si fa sostituire nel comando di essa dall’altro famigerato assassino, Sante Meli, comunque arrestato dagli stessi luogo¬tenenti garibaldini; pure vien liberato per protezione di La Porta, divenuto ministro dittatoriale. Tanta anarchia induce lo stesso liberale Saia, in faccia al prodittatore De Pretis, a dire: “II vostro governo ci fa desiderare oggimai quello di Maniscalco”.2
« Di fatti in Palermo si teme una reazione, al che di fretta vi si mandano da Messina distaccamenti garibaldini, e vi si arrestano nobili e sospetti, essendo già emgrati per Malta, per Napoli e per Roma i più ragguar¬devoli ed onesti cittadini ».
La Cronaca degli avvenimenti di Sicilia contiene anche un riassunto di articoli da giornali italiani ed esteri. Vi si legge che « per trovare un pretesto onde disfarsi di nemici privati, si fa correre voce essersi rinvenuto un notamento di quattromila agenti dell’an¬tica polizia, e si dice che “il governo di Garibaldi siasi limitato a bandirli dall’isola” ».3 Perciò, continua la Cronaca, nel 1860 « … l’anarchia con i furti e gli assassinii si burla del governo liberale; i fatti recenti sono di lor natura tragici e selvaggi ». E le cose peggiorarono ancora nel 1861. « L’8 marzo fu giorno di sterminio: una banda di ottanta assassini mette la città di S. Margherita a sangue e a fuoco; trentaquattro persone vi sono massacrate ». Sempre nel nome santo della libertà, e in quello sacrosantissimo di Garibaldi. « Lo stesso dì a Piana de’ Colli sono uccisi sulla pubblica via due figli de l’infelice Onofrio Napoli. Anche nel medesimo giorno, Girgenti ha avuto i suoi settembrizzatori in tutta la forza del termine; alcuni popolani hanno assalito le prigioni del Castello, ne hanno strappate trentasei persone ivi detenute come sospette di borbonismo, le hanno trascinate nel Vescovado e le hanno massacrate. Questa orgia è stata imitata dai cannibali dei vicini comuni, e per otto giorni vi è stata spaventevole successione di rapine e di stragi. Agli 11, presso Resuttano, tra Caltanissetta e Cefalù, due bande, disputandosi il bottino, lottano per tre ore, lasciando undici cadaveri sul luogo del conflitto… ».
E ancora uccisioni, stragi, rapine, mafia, disordine, prepotenze, balzelli… Non v’è luogo della Sicilia che non sia brutto e infetto dal sangue e dalla decomposizione dei cadaveri. Nella Cronaca da cui attingiamo, è tutto scritto. Chi vuole può andarsela a leggere, cercandola con pazienza nelle biblioteche, o scovandola in qualche scaffale di antiquario, giacché è divenuta rarissima, e non a caso.
A testimonianza della Cronaca? « innumerevoli sono le declamazioni fatte nel Parlamento di Torino dagli stessi deputati siciliani, nel corso delle sessioni del 1861, contro il governo invasore, e non può farsi a meno di scegliersi fra le tante quella del deputato Bruno che, censurando le prepotenze governative… »,” loda l’istituzione tutta liberale delle compagnie d’armi, mantenute dai Borboni, sotto il cui governo la Sicilia offrì per molti anni edificante spettacolo, che furti non succedevano assolutamente, e si poteva passeggiare per tutte le strade, ed a tutte le ore, senza la minima paura d’essere aggrediti e derubati, come oggi dobbiamo deplorare.
« L’altra del deputato Crispi: “Credete voi, signori”, dice egli, “che in Sicilia si seguano lo statuto, le leggi nuove o almeno i Codici del passato governo? Niente affatto. Ascoltate. In una provincia sono saccheggiate le case rurali, incendiata una fattoria e il padrone minacciato di vita; egli chiede giustizia e gli viene negata. Vi è anche di più. Questo offeso è tratto dal suo domicilio e viene confinato in un altro comune, con l’ordine all’autorità di non farlo allontanare. L’offeso, punito economicamente dalla Luogotenenza di Vittorio Emanuele, si chiama Filippo Pancali; il comune in cui gli furono consumati gli eccessi anarchici è Vittoria; Gomido è il comune dove il Pancali è confinato. Partinico: il proprietario Angelo Nobile salta sul tetto per fuggire: la moglie va ad aprire la porta: la polizia entra e si da a una severa requisizione: un uomo della forza pubblica si accorge dalla finestra che il fuggitivo era sul tetto; tira il fucile e l’uccide. Un fatto simile era venuto in Bagherìa un mese prima. Un fatto più terribile avvenne prima che io partissi da Palermo nelle carceri centrali della provincia: un arrestato venne ucciso sul limitare della prigione. Più volte si sono sporti reclami contro gli arresti arbitrari, senza che le autorità se ne fossero incaricate. Al 16 dello stesso mese, essendosi presentato all’autorità giudiziaria per chiedere di alcuni arresti fatti a Partinico, ed altri comuni, l’autorità stessa nulla ne conosceva. Rivoltomi al questore e al segretario di sicurezza pubblica, venne risposto anche nulla saperne. I nomi degli arrestati sono: Patti, Timpa, Nobile ed altri. Ebbene, o signori, il 28 novembre, giorno della mia partenza da Palermo, gli imputati non erano stati ancora rimessi al regio procuratore criminale. Un altro fatto debbo narrarvi: abbiamo nelle prigioni di Palermo individui assolti dall’autorità giudiziaria, che la polizia tiene ancora in prigione, malgrado la loro assolutoria. Non vi parlerò della pubblica sicurezza: in Sicilia siamo costretti ad andare sempre armati per tutelare le nostre persone, le nostre proprietà. Nel corso d’un anno, da che v’è stabilito il governo di Vittorio Emanuele, nel circondario di Palermo più di duecento reati di sangue sono stati commessi; per cinque sesti i processi furono istruiti contro rei ignoti; dell’altro sesto non tutti hanno avuto la meritata punizione. Non so se conoscete la celebre lettera del prefetto di Catania, signor Tholosano, al ministro Minghetti, che tutti i giornali han pubblicata: in questa lettera accusa lo stato infelicissimo di quella provincia e accusa altresì d’insipienza e di poca moralità gli impiegati di sicurezza e la magistratura”.6
« Lo stesso deputato Crispi, nella susseguente tornata,7 movendo interpellanza sui fatti di Castellammare del Golfo, dice che il malcontento in Sicilia è gravissimo?
« L’altro deputato siculo D’Ondes Reggio ripete le stesse interpellanze del Crispi e con rammarico accenna che cinque cittadini siano stati fucilati senza essere stati sottoposti a processo regolare, e tra le altre cose, osserva: “Questi cinque di Castellammare saranno stati ribelli; almeno credo che tali saranno stati, perché appunto, non essendovi ancora giudizio, io non so che cosa veramente fossero… Quei cinque dovevano avere il tempo ed i mezzi di difendersi, dovevano essere giudicati da magistrati, quali dalla legge sono stabiliti. Di essi era necessario veder chi veramente fosse stato reo, o no, e se questo reo fosse colpito dalla pena dell’estremo supplizio o da un’altra pena più mite. Poteva tra loro trovarsi un minore… coloro potevano essere innocenti; e non è questa la prima volta che de’ ribaldi si impadroniscono degli innocenti e li costringono di stare in mezzo a loro con le armi alla mano; quindi poteva anche ben darsi che tra quei cinque si trovasse non solo un innocente, bensì un uomo che fosse d’idee liberali e, ciò non ostante, fosse stato trucidato… Signori, crudeli e feroci sono i selvaggi, i deboli, i timidi, gli improbi; ma i civili, i forti, i probi, i magnanimi, sono di sensi umani, vogliono la giustizia ed anche perdonano*.
« E nella stessa tornata l’anzidetto Crispi in replica aggiunge altre accuse per arresti arbitrari, uccisioni impunite, ecc. ecc.
« II deputato Cordova rivela i seguenti abusi:
1) Negli uffici delle dogane di Sicilia furono nominate persone idiote e analfabete.
2) In Palermo i doganieri rubano, ed in Messina gli impiegati sono uccisi, occupando il loro posto gli uccisori.
3) In Siracusa gli impiegati sanitari degli ospedali sono il quadruplo del numero degli infermi.
4) Gli impiegati in Sicilia sono enormemente moltiplica ti e, sotto questo aspetto, era assai migliore il governo borbonico, il quale per la Luogotenenza spendeva novecentomila lire meno del governo piemontese.
5) Si danno tristissimi esempi al popolo e questo impara il male dai governanti. Per far denari, illecitamente gli impiegati al lotto inventano Giuocate ideali.
6) Non potendosi riscuotere le imposte, si ricorre a percezioni immaginarie.
« In Marsala, come in tutti i paesi dell’Italia meridionale, vi sono pochi renitenti alla leva, che si son dati alla campagna. In un subito, invece di rintracciarli all’aperto, si vede bloccato il paese da duemila soldati, comandati da un maggiore, che intima al municipio di consegnare fra dieci ore gli sbandati; perché, in caso contrario, essi e il paese ne avrebbero fatto mallevadori. Da principio il sindaco si spaventa; poi, fattosi animo, cominciò a protestare contro quel vandalismo. Indarno! Le proteste nulla valsero; vennero intercettate tutte le comunicazioni che danno vita al commercio e furono arrestati proditoriamente ben tremila campagnoli, mentre attendevano ai loro lavori nei propri pacifici poderi, e vennero quindi gettati, come sacchi di paglia, in una catacomba non mai adoperata sotto i Borboni, dove certamente avrà a deplorarsi qualche infortunio, essendo un antro oscuro e privo d’aria.
« In seguito venne pregato il prefetto della provincia perché cooperasse a far cessare quello stato violento; ma, avutane conoscenza, il maggiore aumentò gli arresti, le minacce, le persecuzioni, le torture de’ malcapitati, come se fossimo ai tempi di Attila. Grande è il terrore nel paese, il piagnisteo di tanti infelici che non possono guadagnarsi il pane della giornata; l’atroce spasimo dei carcerati sotto terra, che esce come rombo apportatore della bufera, le strida di tanti bimbi che, dimenandosi con le manine, cercano la madre che li allatti… Ma perché tanto strazio? 9
« Ma gli spiriti faziosi aborrono la storia veridica dei loro torti e, per impedire che si faccia la luce sui tenebrosi intrighi dei partiti, costringono al silenzio i campioni della giustizia, i quali non sono mai rassegnati a mentire. Eppur, tra il coraggio che soccombe e la dignità che si perde, si fa talora sentire una parola ferma ad intonare il vero.
« Tale è la solenne interpellanza del deputato siciliano Ondes Reggio 10 che, narrando le atrocità governative, commesse in nome del regno d’Italia sulle sventurate popolazioni della Sicilia, dice tra le altre cose:
« “Devo esprimere a voi fatti miserandi e sui quali il ministero non accetta l’inchiesteti Eppure non si tratta di partiti politici; ma dei diritti, della giustizia e dell’umanità orrendamente violati! I siciliani non hanno avuto mai leva militare, e repugnano ad essere arruolati… il Governo ha fatto per la Sicilia una legge ec¬cezionale, che è eseguita con ferocia” ».
L’Ondes Reggio, continua la Cronaca, « da lettura di un documento ufficiale dal quale risulta essersi dato ordine, nella sera del 15 agosto 1863 dal maggiore Frigerio, comandante piemontese del comune di Licata, di doversi presentare tra poche ore i renitenti di leva, ed in pena si priva d’acqua quella città di 22 mila abitanti, si vieta ai cittadini di uscire di casa sotto pena di subitanea fucilazione e di altre più severe misure. “In Licata dunque vennero chiusi in carceri le madri, le sorelle, i parenti dei contumaci alla leva, sottoposti a tortura fino a spruzzarne il sangue dalle carni; uccisi i giovinetti a colpi di frusta e di baionetta; fatta morire una donna gravida!
« “II proclama e la condotta del militare di Licata furono imitati a Trapani, Girgenti, Sciacca, Favara, Bagherìa, Calatafimi, Marsala, ove fu distrutto anche il raccolto del vino, e in altri comuni” ».
Sempre l’Ondes Reggio « da lettura dell’ordinanza d’un altro comandante piemontese che dispone l’attesto di tutti coloro dai cui volti si sospetti d’essere coscritti di leva, e anche l’arresto dei genitori e dei maestri d’arte dei contumaci:
« “Questo avveniva a Palermo: i cittadini ricorsero al Prefetto che rispose nulla sapere e nulla potere! In una città di 230 mila anime, il capo del governo nulla sa, nulla può!
« “Questa lunga Iliade finiva con due catastrofi: la prima fu quella di Petralia; una capanna fu circondata dalla truppa, non per trovare un coscritto, ma per chie¬dere informazioni; gli abitanti erano tre, padre, figlio e figlia, e questi tre furono bruciati vivi per non aver voluto aprire!
« “L’altra catastrofe fu il povero muto Cappello di Palermo, rinchiuso nell’ospedale e stimmatizzato con 154 ferite fatte da ferro rovente; la madre potrà finalmente vedere suo figlio, inzuppare un fazzoletto nel sangue di lui, dargli un pane perché lo avevano affamato… Io non ho fiducia negli agenti del governo: sono tre anni che si commettono atrocità innumerevoli, e non fu mai punito un funzionario reo, nemmeno quello che fu convinto d’aver fucilato cinque innocenti! È pure l’autore delle atrocità di Calabria [Fumel] che furono denunziate in questa stessa Camera. Mi direte che le Giunte e i Consigli municipali si dichiarano contenti del governo e fanno indirizzi di ringraziamento per le atrocità commesse dagli agenti governativi? … Anche il Senato romano votò ringraziamenti a Nerone che aveva uccisa la madre e bruciata Roma!…”.
« Questi e altri fatti della stessa natura vengono confermati nella stessa tornata del 5 e in quelle dei seguenti giorni da altri deputati siciliani, tra’ quali il Bruno dice ” che da Torino si mandano in Sicilia funzionari conosciuti pubblicamente come calunniatori”. Il deputato Laporta, nell’accennare a’ 68 carabinieri uccisi in Sicilia negli ultimi due anni, pubblica:
1 ) Una lettera del capitano dei carabinieri, che pretende dal Regio Procuratore l’impunità del suo soldato Sansone, il quale aveva ucciso l’innocente Giuseppe Fantazzo in Casteltermini, e vuole scusare l’omicida, sol perché costui intendeva ammazzare un altro uomo.
2) Una lettera del generale piemontese Serpi, che, mentre fa assolvere dall’accusa d’omicidio il detenuto Vito Bonmarito da Favacotta, impone poi con prepotenza militare alla figlia di lui il forzoso matrimonio con un giovane della nemica famiglia Palazzolo; e al fermo rifiuto della donzella, fa rinchiuderla nel ritiro di S. Maria della Ragione.
« Nella tornata dell’indomani il deputato Mordini osserva: “Gli atti del governo sardo nella Sicilia hanno l’impronta della barbarie; e lo stato desolante della Sicilia è tale che i ministri non hanno osato di consigliare al re di visitarla”.
« II deputato Miceli aggiunge: “I fatti atroci, le violenze, gli arbitri… sono l’abituale sistema dell’attuale governo in Sicilia e anche nel continente; il governo avrebbe agito più francamente se avesse del tutto abolito lo Statuto, come già proponeva ai ministri il prefetto d’Avellino, signor De Luca”.
« I siciliani venuti a Torino per informare i ministri sui bisogni del paese, furono accolti con molta freddezza: freddezza che non si trovava, si dica a onor del vero, nell’amministrazione napoletana dei Borboni. A tale accoglienza, gli isolani partirono mortificati dicendo: “Dunque è necessaria un’altra rivoluzione!”.
« Succedono, in questa sessione, scandali, minacce e violenze fra i deputati, cosicché il presidente è costretto a coprirsi due volte e sciogliere l’adunanza.
« Nella successiva tornata, il deputato Crispi, enumerando l’esuberanze stesse, dice: “L’unico vantaggio ottenuto dal governo di Torino nella Sicilia è quello di aver riempito le carceri di disgraziati!”.
« II deputato Bixio, alludendo agli eccessi della ribellione siciliana del 1860, dice: “aver veduti cadaveri arrostiti e mangiati, cuori strappati, ecc. ecc”, e confessa apertamente che “la Sicilia sarebbe rimasta pacifica sotto i Barboni, se la rivoluzione non fosse stata ivi portata dalle altre provincie d’Italia, ossia dal Piemonte”.
« La stampa indipendente deplora codeste clamorose discussioni e le considera come una vera sventura nazionale, e un grave pericolo per l’Unità d’Italia; anzi “II Dritto” di Torino conclude: “aver ragione re Francesco II, se definisce i piemontesi come tiranni e usurpatori del suo reame!”.
« Vari deputati delle province meridionali rinunziano di far parte della Camera di Torino ».
Le vicende a cui si è fatto riferimento furono oggetto di discussione in varie assemblee parlamentari d’Europa. Di tali discussioni, la Cronaca degli avvenimenti di Sicilia riporta un lungo stralcio, dal titolo II governo subalpino delle Due Sicilie al cospetto dei parlamentari europei:
« Nelle Camere legislative di Francia, d’Inghilterra e di Spagna, eminenti oratori hanno sostenuto in più occasioni il dritto autonomico delle Due Sicilie, inspirati all’antica sentenza: che il forte, il quale difende il debole oppresso, è il giusto per eccellenza».
« E con maggior successo, la tornata dell’8 maggio 1863 nel parlamento inglese offre il più solenne sviluppo sui fatti dell’Italia meridionale. Corredati da ufficiali documenti primeggiano i discorsi dei deputati lord Enrico Lennox, Cavendish-Bendik, sir G. Bowier, M. Cochrane e N. MacGuire. « Le rivelazioni ivi espresse sono i corollari dei fatti sinora sobriamente accennati in questa Cronaca, tra i cui brevi confini non è dato riportare estesamente le arringhe di quei valentuomini, e soprattutto quella del primo, tanto più autorevole in quanto che personalmente ha visitato i paesi, a garantire i fatti che vi accadono. Nel discorso però dell’ultimo di essi si coordinano varie particolarità, per le quali meritano attenzione i seguenti periodi:
« Dopo aver fatto allusione con raro talento alle deplorabili simpatie di alcuni membri del Gabinetto britannico per le innovazioni d’Italia, il signor Mac-Guire accenna allo scopo cui egli mira, d’accordo con gli onorevoli preopinanti: “Limitarsi cioè ad impegnare il governo inglese nel nome della comune umanità, perché s’interponga a prevenire la continuazione delle atrocità che si commettono nelle Due Sicilie, delle quali il medesimo governo è in gran parte responsabile, per avere col peso della sua influenza fatta traboccare la bilancia a prò del Piemonte, e a danno del giovane re Francesco II, lasciandolo fra le mani dei traditori…”.
« E continua l’eloquente oratore: “Per me, io non credo nell’unità d’Italia e la ritengo una smodata corbelleria. L’Italia è come un castello di carte, al primo urto sicuramente andrà in pezzi… Voi potete piuttosto sperare di unire le varie nazioni del continente europeo in una sola nazione che unire l’Italia del Sud a quella del Nord, e rendere i napoletani contenti di vivere sotto il giogo di un popolo che disprezzano come barbaro, ed odiano come oppressore.
« “Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia meridionale. Vittorio Emanuele era alleato intimo del papa, e del Re di Napoli; gli ambasciatori degli uni e degli altri erano nelle rispettive corti; amichevoli relazioni si conservavano, senza esservi la minima cagione di querela. Vittorio Emanuele pretese che unico suo scopo era quello di prevenire ogni possibile rivolta e, sotto questo specioso pretesto, invase i domini del Re di Napoli e se ne impadronì con la forza delle armi, dopo averne minato il trono con una sistematica rete d’infernali perfidie… Intanto, qual è il risultato? In luogo di pace, di prosperità, di contento generale che si erano promessi e proclamati come conseguenza certa dell’unità italiana, non si ha altro di effettivo se non la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate, ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, una impostura”.
« Accennando poi all’orrendo stato delle prigioni napoletane, egli dice: “Se si volle prestar fede nel 1851 all’onorevole Gladstone, divenuto poi cancelliere dello scacchiere, perché oggi non crederemmo noi, e il paese con noi, al nobile lord Lennox che, nella descrizione dello stato presente delle stesse prigioni, ha fatto fremere d’orrore tutti i cuori di questa assemblea?” ». Nota la Cronaca: « La stampa indipendente e la pubblica opinione si son già pronunziate sulla vantata amnistia reale del 7 novembre 1863, circonscritta da restrizioni per favorire l’arbitrio degli attuali regoli delle provincie meridionali. Delle tante migliaia d’incarcerati, appena trentaquattro hanno potuto esser liberati dalle prigioni, mentre altre centinaia tuttodì vi entrano per mantenere l’equilibrio delle carcerazioni, che, unite alle centotrentamila baionette delle truppe piemontesi d’occupazione, formano la suprema legge di salute pubblica. Sotto l’attuale regime, che dire poi dell’arbitraria pena dei domicili coatti, ossia, della deportazione?
« Alle obiezioni fattegli da altro oratore, potersi cioè considerare i denunziati abusi carcerari come irregolarità scusabili per la condizione eccezionale dell’Italia, al cui governo fa un merito d’aver mostrato le prigioni agli esteri visitatori, il signor MacGuire risponde: “La più importante questione e che implica un gran principio, quella dell’inviolabilità della libertà umana, si agita in questo fatto: cioè che migliaia d’individui sono carcerati senza giudizio, solo perché sospetti al governo, ovvero inconsci in tutto del motivo della loro carcerazione.
« “Domando poi qual è lo stato eccezionale d’Italia che autorizza tanti eccessi? Quando avran fine le violenze contro la stampa, lo spionaggio che penetra dappertutto, le visite domiciliari, gli arresti arbitrari?
« “Io credo che codesto eccezionale stato di cose durerà fino a che non si dia termine una volta per sempre a codesta miserabile e sanguinaria impostura… Si suole dire che le bande armate contro il governo sardo siano meschini gruppi di briganti; ma, se fosse così, perché quel possente governo non li ha distrutti? Se fossero semplici ladri, come ce li vogliono dipingere, essi non godrebbero le simpatie popolari, senza le quali essi non potrebbero resistere ad una armata di novantamila soldati!
« “II certo è che codesti ladri o briganti che sieno hanno disfatto più volte le truppe regolari, hanno spossate le forze del Piemonte, smaccati i loro generali, rovesciati i ministeri ed anche alterata, se non cambiata, la politica delle prime potenze d’Europa.
« “Ma noi medesimi, noi non siamo stati sempre tanto schifiltosi nel trattare coi briganti; i nostri più grandi generali (e non è gran tempo) han tenuto consiglio sotto le loro tende con i capi-briganti; né Wellington ha ricusato la loro cooperazione nella penisola…
” In quanto alla buona volontà con cui il governo piemontese avrebbe mostrate le prigioni del Napoletano agli esteri, deve aversi in conto di favola; il ministro dell’interno aveva all’uopo scritto da Torino alle autorità di Napoli: ‘Non permettete a chicchessia, senza nessun pretesto, di visitare le vostre prigioni’. Se il nobile lord Lennox non si fosse fortunatamente già munito di un permesso del generale La Marmora, neppure l’ombra di una porta di quelle prigioni gli sarebbe stata aperta; e nessuno avrebbe mai potuto udire dal suo eloquente labbro il racconto delle miserie e dei pa¬timenti, che ci han fatto così inorridire, e che commoveranno ogni anima generosa del nostro paese.
« “È perciò il caso di poter sollevare il velo che copre tante atrocità commesse nel nome della libertà, sotto un re costituzionale, e che sarebbero odiose anche sotto il peggiore degli immaginabili dispotismi…”.
« Nel Senato francese, tra le osservazioni fatte sui disordini nel Reame di Napoli, si accenna alla differenza che fanno oggi i rivoluzionari fra polacchi e napoletani, chiamando questi briganti, mentre sono vittime delle più feroci persecuzioni, e quelli insorti. Ma è pur vero che gli uni e gli altri difendono il loro paese, la loro nazionalità, la loro religione al prezzo dei più duri sacrifici…12
« E nel parlamento di Madrid, con incomparabile brevità, si delinea un quadro storico della situazione attuale della penisola italiana, sotto il regime subalpino: “L’Italia campo vastissimo di esecrabili delitti; l’Italia paese classico d’imperiture memorie, dove oggi giacciono prostrati al suolo e conculcati tutti i dritti… e rovesciati dalla rivoluzione; l’Italia, dove per sostenere quanto gli usurpatori hanno denominato liberalismo (ma è proprio vero che questo nome discenda dall’aggettivo, o meglio, dal sostantivo ‘libero’?) si stanno sbarbicando dalla radice tutti i dritti, manomettendo quanto vi ha di santo e di sacro sulla terra… Italia, Italia! Dove sono devastati i campi, incenerite le città, fucilati a centinaia i difensori della loro indipendenza!” ».13
Tratto da “La Conquista del Sud” di Carlo Alianello
1 Cronaca degli avvenimenti di Sicilia, dall’aprile 1860 al marzo 1861. Estratto da documenti. Luogo di stampa: Italia 1863 (Archivio privato di Carlo Alianello). Strano è che tutti i ricordi provenienti da fonti « reazionarie » abbiano dovuto nascondersi sotto il velo dell’anonimato. Tra le varie libertà conclamate dai piemontesi, quella di stampa era mal sopportata.
2 L’ex capo della polizia borbonica in Sicilia, efficientissimo e rigidissimo per gli altri e per sé. Non volle prestar giuramento agli invasori del suo paese: emigrato, morì a Marsiglia, poverissimo e onorato.
3 « La libera parola », giornale di Palermo, 2 luglio 1860.
4 Pp. 362 ss.
5 Tornata del 4 aprile 1861.
6 Tornata del 20 settembre 1861.
7 Tornata dell’I 1 gennaio 1862.
8 Tornata del 15 gennaio 1862.
9 « II Movimento », giornale di Genova, 21 settembre 1863.
10 Tornata del 5 dicembre 1863.
11 Tornata del 7 dicembre 1863.
12 Discorso del senator generale Gemeau, nella tornata del 14 dicembre 1863.
13 Arringa del deputato Nocedal, nella tornata del 7 dicembre 1863.
Gennaio 17th, 2008 at 08:14
@Turiddu e patriota del vespro
I commenti di sono stati rimossi perchè contrari alla policy dei commenti, in quanto oltrechè lunghi, con e-mail falsa e riferibili ad un link . In tal caso basta segnalare il link anziché postare un commento di 27.340 parole. nei commenti non è possibile postare un libro.
Gennaio 17th, 2008 at 09:23
Ho letto gli update del Presidente e gli chiedo di riproporli sabato perchè sono davvero illuminanti.Di una semplicità disarmante.
Nel merito della vicenda non entro perchè non conosco i fatti, ma cosi a lume di naso pensare che la signora Lonardo possa concupire uno come Bassolino mi pare quantomeno fantasioso.
Io credo che la manovrina sia orchestrata ad arte…..Mastella insieme a Dini sono coloro che potrebbero determinare la caduta del governicchio Prodi.
Strana la coincidenza che tutt’e due le mogli siano state bersagliate dalla magistratura in questo momento e con queste modalità.
Di fatto però se alla fine le indagini si sgonfiassero come per Musotto chi restituirà degnità politica all’Udeur?
Mi vien da gridare Forza Italia…resisti ancora un pò….tra poco ti cosi se ne vanno…..
Gennaio 17th, 2008 at 09:24
p.s.
Chiti che ciarlava al telefonino è stata una scena di una volgarità e di una umiliazione incredibile.
Ma tante a lui che gliè fregava in fondo si stava dimettendo solo il Ministro di Grazie e Giustizia, Guardasigilli!!!!
Gennaio 17th, 2008 at 10:25
Che dire, il Presidente è stato chiarissimo, i poteri dello Stato non possono essere disequilibrati poichè ne vengono fuori situazioni molto pericolose.
Trinacrio, comm.67: non puoi subordinare la pulizia della Magistratura a quella dei politici! dici:”quando avremo una classe politica seria, avremo una magistratura seria” ahahahah… La Magistratura fa dipendere la sua serietà da quella della Politica odierna e si comporterebbe di conseguenza?
No mio caro! Se dici che il sistema è marcio posso essere d’accordo: ma non dirmi che la casta dei magistrati è l’unica che, invece, dal marciume si è salvata!
Gennaio 17th, 2008 at 10:31
E questo post giusto per informarvi che il mio lavoro degli ultimi 5 mesi se n’è appena andato alle ortiche. L’investitore internazionale prima ha manifestato perplessità, poi dubbi ed in ultimo ha messo le gambe in spalla ed ancora corre.
Devo ringraziare il Governo Italiano e tutta la bagarre di questo periodo. Non mi sento di dare torto a nessuno se scappa di fronte ad un paese impresentabile, senza garanzie, senza continuità, in rotta di collisione con lo sfacelo.
E, veramente, oggi sprizzo gioia da tutti i pori. 5 mesi di lavoro buttato, una figura di mer.. da. E nessun coraggio per difendere le mie/nostre posizioni!
Grazie Italia!
Gennaio 17th, 2008 at 10:41
@Mirko
Io non alterno le mie posizioni a seconda del colore politico, non sono certo diessina-margheritina ovvero piduista(si chiamano così?) e quindi sono un essere con un pensiero indipendete, il mio.
Nessuna delle persone che citi si è sottratto alle indagini e ai processi, tant’è che alcuni sono stati assolti e altri condannati. Il Sig. Mastella AL CONTRARIO trasferisce i magistrati che indagano su Prodi e su di lui. Berlus