Piemontesi in Sicilia
Direte voi…perchè questo sguardo? Per capirlo vi invito a seguirmi in questo breve viaggio attraverso il risorgimento Siciliano…Dopo il triste periodo spagnolo del 18° secolo (quello reso famoso dal terrore dell’inquisizione) la Sicilia vive una breve stagione sotto l’egida della Gran Bretagna. Nel 1812 nasce una nuova costituzione sorretta da lord William Beutinck.Nel marzo del 1848 torna ad essere indipendente con la nascita della Repubblica Siciliana e Ruggero Settimo diventa capo del Governo. Quello è il periodo della rivoluzione contro i Borboni. Gli inglesi si innamorarono dell’isola, nascono tanti matrimoni tra famiglie (i Witaker Woodhouse con i Florio tra queste) e gli stessi, avendo ancora forti interessi nell’isola, consigliano al Piemonte di annettersi la Sicilia (sic!).I Savoia preparano allora una spedizione che affidano ad un avventuriero senza scrupoli (ladro di cavalli nell’America del Sud, arrestato più volte e obbligato a tenere i capelli lunghi per nascondere la mancanza dell’orecchio destro che gli era stato tagliato come punizione per le sue ruberie). Si chiamava Giuseppe Garibaldi e l’unica persona seria che, conoscendo il personaggio, si oppose a tale spedizione si chiamava Camillo Benso conte di Cavour. Garibaldi, insieme ad un altro grande filibustiere di nome Nino Bixio, ne combinò di tutti i colori compiendo atrocità e massacri in tutta l’isola fino a quando nel 1860 i siciliani furono costretti a votare per la cosiddetta “unità d’Italia”. Votò solo il 15% dei cittadini e le urne furono consegnate ai garibaldini per il controllo degli scrutini: 432.053 voti ”si” contro 667 “no”. Giuseppe Mazzini e Massimo D’Azeglio rimasero disgustati dal metodo.Nel 1862 iniziano i moti rivoluzionari indipendentisti ed il governo piemontese instaura il primo stato d’assedio (è in quest’ anno che, dopo processo sommario, viene fucilata in piazza, dal Generale piemontese Pietro Quintino, una certa Angela Romano accusata di simpatizzare con i rivoltosi indipendentisti. Aveva 9 - nove - anni).Dopo la protesta inglese della Camera dei Lord dell’ 8 maggio del ‘63, in cui si denunciano le infamità dei piemontesi, inizia una vera e propria caccia al siciliano e con un secondo stato d’assedio le famiglie dei renitenti vengono torturate, fucilate e molti bruciati vivi. Guidava l’operazione il criminale piemontese Generale Giuseppe Govone che alla Camera (allora con sede a Torino) giustificò il brutale operato dicendo: “tutto ciò si rende necessario per fare uscire la Sicilia dalla barbaria nell’utile percorso verso la civiltà”. Spero che tutti si rendano conto dell’enormità: un Piemontese che vuole fare entrare la Sicilia nel mondo civile!Nel 1871 il magistrato Diego Tajani denunciò il patto scellerato che il Governo aveva stretto con la Maffia (allora con 2 “f”) e mise sotto inchiesta il prefetto garibaldino Generale Medici.Il Governo Italiano, sempre molto attento sui problemi siciliani, costrinse Tajani alle dimissioni.Nel 1869 il deputato Filippo Turati, proprio lui il socialista, chiede alla Camera libertà per il popolo siciliano e paragona l’oppressione piemontese (o italiana, se suona meglio) a quella zarista.…eccetera, eccetera compresa una lettera di Napoleone III a Vittorio Emanuele in cui si legge, tra l’altro “…gli orrori commessi in Sicilia in così poco tempo dagli agenti di Sua Maestà non sono paragonabili a quanti commessi in cento anni dai Borboni”.Tutto questo nei libri di Storia. Per un motivo o per un altro, ma quasi sempre per fatti relativi all’economia e alla giustizia, dal 400 a.C. in poi, il popolo siciliano ha avuto bisogno di ribellarsi e da allora, se escludiamo i primi 4 secoli dopo Cristo, ciò è avvenuto sempre, senza soluzione di continuità e con avversari di ogni tipo anche forti e potenti.Ci siamo ribellati quando abbiamo creduto di subire un torto, quando abbiamo capito che rubavano i soldi nostri, la libertà nostra o la nostra dignità.Siamo così per carattere.Non ricordo in Sicilia una sola scuola o via o piazza dedicata a Federico II ma tante, veramente troppe dedicate a delinquenti come Garibaldi. Ma quando ci sveglieremo? Arriverà, prima o poi, il momento in cui la nostra storia la scriveremo noi? o continueremo ad aspettare che qualche altro tipo di Piemontese ci imponga qualche nuovo “eroe”?












Luglio 20th, 2007 at 19:49
troppo cattivo!
Luglio 20th, 2007 at 19:49
Tutto questo nei libri di Storia. Per non parlare dell’occupazione violantista e caselliana che conosco meglio delle precedenti e di cui, però, nei libri, state sicuri, non si scriverà mai nulla.
E tutto sto papello per dire che ce l’ha con Caselli e Violante?
Nel giorno in cui si ricorda Borsellino.Mah!
Luglio 20th, 2007 at 20:06
A questo pregevolissimo articolo, del quale condivido ogni conclusione aggiungo sommessamente il mio.
http://www.michelepivetti.com/
Buon week end a tutti, me ne vado a Salina….ISOLA SICILIANA, ISOLA DEI SICILIANI!!!
Luglio 20th, 2007 at 20:52
Presidente, è un piacere leggerla…
ho chiesto svariate volte al Professore P. Hamel informazioni su questo Federico II da ignorante ovviamente … il Professore Hamel mi ha parlato tanto di questo uomo mi sono informato ho letto e definisco ora non questo Federico II ma il Grande Federico II…
è vergognoso che non vi siano piazze e vie che in sicilia che portino il suo nome o cmq se ve ne sono saranno poche !Lo scorso inverno vidi uno spettacolo al Politeama proprio su di lui (Federico II) molto carino…
quanche giorno fa leggevo notizie su internet e mi chiedevo… perchè nn fanno un film? quando si parla della sicily l’argomento è la Mafia ma c’è tanto da raccontare…
Su Filippo Turati non aggiungo nulla… sono malinconico e amareggiato perchè non vedo più socialisti con un certo spessore !
vedo un certo Turi … che potrebbe dare ancora tanto … cmq …
l’occupazione violantista e caselliana… hanno danneggiato la classe politica siciliana !!!hanno calpestato i diritti degli uomini !
mandavano in carcere cmq… vigeva la legge….
“meglio un uomo innocente in carcere che un delinquente in libertà”
a presto,
Luca
Luglio 20th, 2007 at 22:58
Una maniera interessante e decisamente contemporana per raccontare una “VERA” pagina di storia, confutando pseudo-miti, scongiurando il perpetrarsi di una passiva sottomissione a modelli “della saggistica… per l’infanzia” che per secoli ci hanno appioppato sul groppone. Mi pare, caro Presidente, che finalmente si possa attestare il preludio di una nuova era della consapevolezza. Noi possiamo bastare a noi stessi, senza essere usati per gli altri benefici. Per i benefici, i vantaggi da dare agli altri. I nostri migliori frutti ceduti, con l’imposizione, per lasciarci - per secoli, e nel dopoguerra per decenni - nell’oceano dell’assistenzialismo di STATO.
Hanno preso il nostro petrolio, sfruttando solo una parte delle potenzialità di bacino(per non dare nell’occhio), e senza ridurci i prezzi dei combustibili a petrolio e dei carburanti (come si fa nell’Alto Adige), ci hanno condannato al disastro ambientale di Priolo, Melilli, Gela, Milazzo, Augusta. A causa dell’emissione di gas tossici, hanno reso inservibili quelle aree, ed adesso le hanno individuate quale fulcro delle sperimentazioni delle multinazionali straniere nel nella filira commerciale, con la creazione di ipermercati, centri commerciali e similari.Hanno tenuto in ginocchio la nostra agricoltura, la nostra industria enologica, inculcando ai ns. braccianti i principi sindacali del diritto a tutto, comunque e sempre pagato. E poi sono venuti con i capitali e società extraisolane (Zonin, Marzotto, ecc.) per “giocare..” a fare i sommelier di fama mondiale nella produzione dei migliori vini, vitigni e mosti siciliani divenuti finalmente, e quasi per sortilegio, non da taglio ma imbattibili nella produzione di nettare pregiato. Hannno fruito della nostra storia, della nostra etno-antropologia, della nostra arte, della nostra natura, per lasciarci per secoli nella condizione del bisogno, per sfociare in un modello letterario di società vocata all’azione a delinquere organizzata. Oggi, ritengo, sia opportuno ripartire con fierezza dal sacrificio delle nostre vittime come Falcone e Borsellino. E non curanti di chi - forse - ha inconsapevomente ignorato che il vivere in Sicilia (quella che HANNO VOLUTO LORO), è stato un esercizio difficile da allestire, iniziare a segnare il passo di una nuova era. Quella della nostra intraprendenza, della nostra iniziativa. Quella attenta. Quella che vuole il bene dei siciliani tutti e della loro terra. Michele
P.S.: Dimenticavo. A quanto pare, nell’ambito delle fonti energetiche alternative - dopo avere scoperto che siamo bravi costruttori di tralicci eolici - hanno scoperto…. che i campi eolici sono rumorosi, nuociono all’agricoltura e alle comunità residenti.
Forse sanno pure che a Priolo esiste un cantiere costruttivo di tralicci eolici (anche di 2 Megawatt)che ha il migliore target europeo nel settore. Michele
Luglio 21st, 2007 at 02:30
Una interpretazione della storia quantomeno azzardata che cerca in maniera disperata di scaricare colpe, difetti, mancanze e arretratezze, a qualsiasi livello, su una lettura distorta e di comodo di fattori esterni (i piemontesi, Garibaldi, il destino cinico e baro ecc). Un ottimo sistema per consolarsi ed evitare di assumersi le proprie responsabilità.
@michele (senza P.): infatti è risaputo che Falcone e Borsellino sono stati ammazzati dai piemontesi e dai garibaldini. O forse da violantisti e caselliani.
Luglio 21st, 2007 at 11:26
Lasciati soli per decenni, senza strumenti e senza vera ed adeguata presenza dello Stato. Si è pensato di dare spazio e corso all’economia solo di alcune aree geografiche del Paese. A quelle aree e realtà che avevano maggiori vantaggi rispetto anche ad una migliore economia dei trasporti (come scienza). A noi, sono stati tolti pure i nostri strumenti. E’ stata tolta pure la speranza in noi stessi, lasciandoci solo alcune chances: emigrare, sottometterci, subire la sottoccupazione d il
sottosviluppo. Chi avrebbe dovuto comprendere che la Sicilia ed i siciliani maritavano particolari e migliori attenzioni, ha pensato maldestramente di trattarci da veri “isolani”, di sfruttarci solamente quale granaio elettorale posititivo per gli italiani governi governabili.
In ordine ai violantisti e caselliani,a chi ha ammazzato Giovanni e Paolo, credo nello stato di diritto, credo nelle istituzioni, credo nella operosita in buona fede di chi rappresenta le leggi e lo stato di diritto.
Ritengo che tutti abbiamo il civico dovere di crederci e, se necessario, anche con circospezione. Se mi accorgo di “nei”, apporto correttivi. Michele
Luglio 21st, 2007 at 11:28
meritavano non maritavano cone scritto. Michele
Luglio 21st, 2007 at 19:33
L’aspetto triste di questo post è considerare quanto la storia, la nostra storia, sia stata edulcorata, infarcita, ben guarnita, come una portata che viene servita, affinchè i conviviali possano mangiarla e digerirla, sebbene disgustosa.
Alieno, Borsellino, Paolo, non ha nulla a che vedere con caselli e con violante: Paolo(nonostante la decisione scelerata della sorella di fare politica) è, e sarà per sempre, l’eroe(VERO)di tutti noi,che, al di là del colore politico, diciamo no alla mafia e crediamo nel valore supremo della GIUSTIZIA; violante e caselli, invece, sono stati eroi d’assalto, schierati, che, direttamente o indirettamente, hanno contribuito all’idea che nel nostro Paese la giustizia troppo spesso sia stata scelta come il terreno(non neutro) di scontro politico, su cui schierare la quinta colonna armata del comunismo d’azione, un esercito di toghe rosse, sorverchiante e spietato, che ha invaso, saccheggiato, depredato e fatto prigiopnieri, in nome del bene e del giusto… un pò come i garibaldini.(e magari anche per loro la storia riserverà un posto nell’olimpo degli eroi VERI)
Luglio 21st, 2007 at 21:23
……….!
Luglio 21st, 2007 at 21:33
Torno nello spazio qua si sta delirando troppo.Addio.
Luglio 22nd, 2007 at 10:02
Atto coraggioso il suo Presidentetor! non tanto l’affermare verità storiche taciute da sempre, ma quanto risvegliare in ognuno dei Siciliani il sopito orgoglio di Popolo oppresso da secoli. Quando stappo una bottiglia di spumante preferisco non agitarla, la inclino e con il tappo saldo ruoto la mano fino a fare uscire silenziosamente l’aria. Cosi facendo non spreco il prezioso nettare ed il tappo non fa danni.
Quello che lei, sicuramente per brevità di spazio, ha trascurato di scrivere sull’impresa dei mille, ponendosi e ponendoci l’interrogativo “Fu vera gloria?” è la circostanza per la quale si fanno risalire alla famosa impresa anche le origini dell’Italia delle Tangenti. Uno dei pochi libri in controtendenza su Garibaldi è ” Giuseppe Garibaldi e i mille…guai” di Nello Morsellino per le edizioni Campo-Alcamo. Tutto Siciliano, scrittore editore ecc. Si riporta la storia del primo assegno a vuoto della storia d’Italia.
” Scrive il De Sivo…..Dopo la catastrofe del Regno Borbonico, il Landi moriva improvvisamente il 31 marzo 1861 e fu noto ed anche stampato il perchè; ed io stesso ho verificato: il Landi andò al Banco di Napoli a cambiare una polizza (fede di credito) di 14.000 ducati, ma trovò esservi soltanto 14 ducati e la polizza alterata e falsa nella firma. Costretto a parlare, il Landi confessò di averla ricevuta dal Garibaldi ed in seguito a ciò morì d’infarto lo stesso giorno” di tale storia si ha notizia anche sulla stampa cattolica e non dell’epoca ma più di tutto all’archivio storico nel carteggio borbonico vi è la missiva che il figlio del generale borbonico Landi delegato alla difesa di Calatafimi e di Palermo, spediva a Garibaldi chiedendo un smentita dei fatti riportati nella stampa. Insomma l’Italia non era ancora fatta e già c’erano tangenti, scandali, ecct. Faccio notare la piccola cosa che in tale scandalo non una persona coinvolta era siciliano e che la sicilia era solo lo scenario dove si compivano le meschinità altrui, cosa che spesso nell’Italia unità si verificherà e continua a verificarsi.
Voglio deliberatamente non esprimermi sul partito dei magistrati piemontesi e sugli ascari siciliani, mafia o non mafia. Stante il fatto che un paio di giorni fà si è appresa la notizia dalla stampa che la moglie di Marcello Dell’Utri è stata condannata per diffamazione per avere detto delle ovvietà sui propositi dei giudici che inquisirono il marito. Non avendo le risorse finanziare per potere sostenere una difesa in un processo pre-giudicato (nonostante immagino l’aiuto dell’amico Pivetti )mi astengo dal commentare. Facendo però notare che la supercasta dei giudici è la sola per la quale i chiamati al parlamento, oltre l’indennità di parlamentari continuano a percepire anche lo stipendio da magistrati ed avanzano in carriera anche se non mettono piede in tribunale. La casta dei politici come si vede non è la sola ne la più alta nella scala dei privilegi considerato altresì la casta dei professori universitari e non ultima quella dei medici unici professionisti monocliente (SSN) ed i veterinari che insegnano e brigano per i figli nelle facoltà siciliane non sono certo i peggiori d’Italia.
Alla prossima Presidentetor e .. Andiamo Avanti, anche se si perde qualche pezzo… di cuore.
Luglio 22nd, 2007 at 17:59
Presidente,
finalmente sembra aver preso coscienza del furto italico/savoiardo ai danni della Sicilia.
Se quanto scrive lo crede veramente come fa a non portare avanti un progetto “siciliano e sicilianista” completamente sganciato dalla politica nazionale.
Inviti a Palermo, meglio in quel di Marsala visto che i guai siciliani sono nati da questa cittadina, tutti i movimenti e le associani siciliani e sicilianisti per iniziare un vero progetto politico autonomisto e federale (tipo Scozia). Se la sua conversione è genuina ci dica cosa vuole fare oltre che a ripete quello che noi da anni pubblichiamo sui nostri siti e sui nostri giornali.
Vorremmo ricordarle che la miriade di movimenti ed associazioni siciliane e sicilianiste potrebbero portare ad un progetto autonomista e federale genuino tanti più voti di quanti lei possa pensare.
Oggi è il momento storico di riprendere il cammino interrotto con la morte di Canepa.
Se ha coraggio lo mostri. La Sicilia ed i Siciliani aspettano!
Michele Santoro
Luglio 22nd, 2007 at 19:22
massì… e a che ci siamo chiediamo pure l’annessione agli USA e dichiariamo guerra all’Italia. A morte i Savoia! W Giuliano!
Luglio 22nd, 2007 at 19:47
Perchè non parlate di quei baroni latifondisti che schiavizzavano i contadini con l’aiuto dei picciotti mafiosi che hanno per anni ritardato il progresso di questa terra anche con la complicità del clero?O fate finta di ignorare queste cose?Perchè non santificate mentre che ci siete un assassino come Giuliano che con la complicità della Cia non ha esitato a sparare su dei poveri contadini che manifestavano per una vita più decente?Per quanto riguarda l’attacco a Caselli e Violante mi taccio per amor di patria la storia e le carte processuali di questi valenti e coraggiosi magistrati fortunatamente parlano per loro.Molti orrori ed errori sono stati perpetrati dai perpetrati dai Savoia ma di qua a dare tutta la colpa per l’arretratezza culturale ed economica della Sicilia ce ne corre.Si sorvola astutamente sulle baronie,sulle collusioni a tutti i livelli con la mafia dei politici facendo storiografia spicciola.Un’unica cosa è stata costante in Sicilia nei secoli ed che non importava chi fosse a dominare in un dato momento storico l’unico che ci rimetteva sempre era il popolo.Per maggiori informazioni il Gattopardo è illuminante in tal senso.
Luglio 23rd, 2007 at 10:21
ciao Luca,
ci sono centinaia di biografie su Federico II di Svevia, io ne ho lette un paio, sono affascinata dal personaggio, e ti consiglio quella edita da Einaudi.
Buona giornata
Luglio 23rd, 2007 at 14:19
Presidente,
allora che ci risponde ???
Luglio 23rd, 2007 at 16:40
(dal http://www.clandestinoweb.com)
Nel leggere che Marco Pannella si candida per la segreteria del Partito Democratico ho provato sollievo, perchè dopo mesi di obnubilamento, in questo gesto ho riconosciuto Marco. Forse ci dispenserà da questo momento dalla sua patetica e compulsiva ossessione per Daniele Capezzone, forse alle prese con una campagna elettorale che vivrà sicuramente da protagonista, non assisteremo più alle “supercazzole”, alle strabilianti fatiche e a incomprensibili ragionamenti che volevano nobilitare quanto di inutilmente meschino Marco Pannella è riuscito a fare nella vicenda che lo ha contrapposto a Capezzone il quale con passo lento sta riuscendo a costruirsi un percorso politico serio e credibile.
E’ evidente che la candidatura di Marco Pannella equivale alla sua adesione al PD e se analizziamo i 13 punti di Daniele Capezzone e la sua azione politica di questi ultimi mesi ci rendiamo conto che la differenza, la distanza tra i due non era solo determinata da una nevrosi compulsiva, ma da una distanza politica, da una visione radicalmente diversa.
Tutto ciò mi consola e mi conforta. La mossa di Pannella che oggettivamente è diventato un candidato prodiano e che riamane il più fermo e il più serio sostenitore, forse l’ultimo dell’attuale governo, è uno di quei colpi capaci di insaccare gli avversari. Pannella terrà banco nei prossimi mesi e Capazzone perderà l’abbrivio della contrapposizione che Pannella gli ha fornito in queste ultime settimane. Pannella rilancia, spariglia, va oltre la crisi della Rosa nel Pugno, mette in buca la costituente di Boselli, Craxi e De Michelis, affronta, essendo portatore di temi laici, la stessa identità del Partito Democratico, la sua presenza accentuerà le differenze, esaspererà le distanze e costringerà i candidati e soprattutto Veltroni, a non mimetizzarsi nella ricerca del consenso di tutti e nell’ipocrisia demagogica che gli è cannaturata.
A Pannella il PD offre quell’occasione che la Casa delle Libertà non gli ha mai fornito e il PD ha la possibilità da settembre di diventare l’evento politico capace di appassionare il Paese tentando persino di far dimenticare le castronate che il governo, soprattutto sul piano della comunicazione, ha saputo costruire diventanto in un anno uno dei governi più invisi all’opinione pubblica e non certo per i meriti dell’opposizione.
Questa vigilia delle vacanze che finalmente metterà a riposo la malandata politica italiana, ritrova un protagonista che probabilmente non riuscirà a diventare segretario del Partito Democratico ma che sicuramente saprà dare interesse, vitalità ed energia ad una politica che appare galleggiare sul letame.
Luglio 23rd, 2007 at 18:07
caro Presidente, c’è troppo bisogno di verità sulla storia, ma c’è tutt’ora necessità di buona informazione quotidiana. Toghe rosse, camicie rosse… non cambia. Da quella parte hanno deposto le armi, ed oggi uccidono con la menzogna. Non cambia. Sono fatti così da quella parte. Già 150 anni fà i presidenti dei seggi elettorali erano rossi? davvero? La storia allora davvero si ripete!!! Sarà grave cio’ che affermo, ma affermo solo quando vedo con i miei occhi….
Luglio 23rd, 2007 at 18:17
osservatorio sicilia????? addirittura per la tutela dell’immagine della nostra isola!
roba impegnativa questa! una curiosità: in base a quali criteri sociologici, ovvero in relazione a quale strumento di analisi scientifica si definisce “l’immagine della sicilia”?
non sarà mica l’ennesimo specchietto della allodole dei soliti “compagni”, nostangici del vecchio e caro ‘68, che pretendendo di avere un punto di vista privileggiato sul mondo lanciano anatemi e dispensano giudizi critici?
Luglio 23rd, 2007 at 22:14
non sono convinto che un progetto sicilianista sia sinonimo di scissione, anzi. quello di cui la Sicilia ha bisogno è di avere più peso a Roma nel momento delle scelte cruciali e strategiche nel Paese. Mi spiego meglio: nel Governo Berlusconi avevamo 4 Ministri, ma uno solo con deleghe di peso economico: quello per lo sviluppo, ma il peso della compagine centro-nordista era enormemente più alto. Nell’attuale Governo non è presente neanche un Ministro siciliano. Attenzione non è un problema di poltrone! in quella stanza si decide realmente tutto. La mia proposta nasce da una semplice considerazione: la Sicilia vale il 10% dei votanti in Italia, vuol dire che il centro destra con il suo 60% vale il 6% dei voti nazionali. A conti fatti sarebbe il 2° partito della coalizione. Ma a conti fatti anche la sinistra siciliana con il 4% nazionale sarebbe un partito molto più forte dei verdi, Di Pietro, Comunisti. Udeur i cui Ministri oggi non hanno alcun interesse per la Sicilia. se l’UDEUR e l’Italia dei Valori con l’1% entrambi hanno un mistro a testa perchè la sinistra siciliana con il 4% non ne ha neanche uno? Ma anche il mio Presidente Berlusconi ha elargito a partiti senza il 4% molto di più di quanto abbia dato alla Sicilia con il suo 6%. Perchè questo avviene regolarmente? perchè i siciliani non fanno quadrato, non fanno valere la loro forza. Se si decidesse in Sicilia di costituire due partiti Siciliani autonomi uno di centrodestra uno di centrosinistra la Sicilia sarebbe sempre al governo della Nazione con un numero di decisori determinante per le nostri sorti ma, cosa più importante, con un partito che siederebbe ad ogni tavolo di trattativa (anche quello per l’Alitalia dove si decide di togliere le tratte Palermo MIlano o Roma Catania per risparmiare, ma rimangono la Firenze Milano o la Bari Roma. Ma attenzione! tutto ciò non può prescindere da una classe dirigente capace e senza l’attitudine alla vendita di se stessi come avvenne con i garibaldini. Lo so la proposta è complessa e di difficile attuazione. ma la stessa cosa è avvenuta in Baviera nei confronti della Germania e, guarda caso, quella regione è diventata la più ricca del Paese!
Luglio 23rd, 2007 at 22:21
perchè non provare ad avere coraggio oggi, nel momento in cui la politica è in una crisi profonda, in tutti i sensi, compreso quello della confusa composizione delle alleanze? Crediamoci una volta! Gianfranco Miccichè
Luglio 24th, 2007 at 01:41
Continuo a non avere più dubbi: lentamente comincia a prendere corpo una bella idea per noi siciliani. L’idea della consapevolezza. E che sia tu, Presidente, capo della più alta assemblea politica dell’isola, a tracciare le linee guida, schiarisce maggiormante l’orizzonte verso ottimi auspici. Ricordo che questa idea, hai incominciato a lanciarla pubblicamente nell’estate del 2005. Assemblea di partito organizzata sabato 2 luglio 2005, presso il Grand Hotel Villa Igea a Palermo, da Carlo Vizzini e alla presenza di Stefani Craxi (si parlava di circoli riformisti, liberal-socialisti, Bettino, ecc.). Tu, Presidente, facesti un passaggio sul peso leggero rappresentato dai Ministri siciliani nel Governo Berlusconi, per nulla considerati per ciò che avevamo dato nel 2001 con il Tuo (il ns.) 61-0. Parlasti di una opportuna e potenziale scelta autonomista ma sempre con Berlusconi, dentro Forza Italia, ma da “Forza Sud” (come forzisti siciliani di Berlusconi), per rivendicare nello scenario nazionale le giuste attenzioni commisuratamente al contributo politico-elettorale apportato. Per rivendicare il giusto peso politico siciliano nello scenario nazionale. Fosti interrotto più volte nel tuo intervento, da chi avevi garantito fino a contribuire a dargli - “partendo da sottozero” - un ruolo nazionale significativo nel partito, nella coalizione. E tutto ciò aggravato dalla cicostanza che, lui - indisturbatamente - aveva già fatto il suo rituale intervento. Ricordo un tuo sussurrato “…è impaz…to?!”. Ricordo la momentanea uscita nel retro palco, insieme a tutti gli amici di partito a Te vicini (c’ero anch’io) e, a commentare - con sconcertante stupore - il violento e antidemocratico attacco di chi non avrebbe dovuto avere le condizioni e la storia per sferzarlo. Presidente, FORZA SUD. Idea brillante, anche nella strutturazione del bipolarismo monopartitico delle due coalizioni. Concentrazione di forze contrapposte. Ma sempre per il bene dei siciliani e della ns. terra. Ogni coalizione-partito che compie un intervento per il proprio credo, contribuisce concretamente - ed in ogni caso - alla crescita e lo sviluppo della nostra terra. Complimenti Gianfranco. Michele
Luglio 24th, 2007 at 03:39
QUINDI il tema è il peso elettorale, la strada è una sola PARTITI SICILIANI, come FORZA SICILIA per pesare di più come dici tu oppure scissione e separazione, NON CI SONO ALTRE STRADE. ma è tempo di agire!!! non credi??
Luglio 24th, 2007 at 09:58
Io credo proprio che non si debba mai parlare di scissione! Ritengo che siano maturate l condizioni, i tempi per riscuotere il saldo del credito. Oggi, più che mai, va affermato il principio della rivendicazione “comunitaria” dei diritti spettanti a quell’area geografica che nel passato prossimo, ma anche in quello remoto, è stata abusata e tanto sfruttata. Ma tutto, dentro “il patto italiano”. Tutto da italiani di Sicilia, che partecipano alle scelte complessive del Paese, ma che da siciliani interessati di sviluppo socio-economico anche per la propria terra, rivendicano la capitalizzazione delle proprie risorse culturali, sociali, ambientali, intellettuali, ecc. ecc. ecc.. FORZA SICILIA, FORZA SUD. A presto, Michele
PS.: Presidente, noi incominciamo a crederci, sul serio!
Luglio 24th, 2007 at 10:02
Presidente, perchè non inauguri i “Circoli di Forza Sicilia”? Così testiamo la volontà, quasi referendaria o pre-referendaria, della base siciliana su questo tema. Su questo progetto. Potrebbe essere il vero inizio dopo il Tuo - già espresso - propedeutico pensiero. A presto, Michele.
Luglio 24th, 2007 at 19:39
Egregio sig. Presidente,
ci vorrebbe un libro di testo siciliano per le elementari.
Appoggerebbe una iniziativa in tal senso?
Un cordiale saluto.
Giuseppe Tizza
Emigrazione scolastica
Ad ogni nuovo inizio d’anno scolastico molti bambini del Sud si preparano ad emigrare in massa con i loro pensieri verso il Nord, verso Milano, Brescia, Bologna, Firenze…
mercoledì 11 maggio 2005, di Giuseppe Tizza - 1378 letture
Ad ogni nuovo inizio d’anno scolastico molti bambini del Sud si preparano ad emigrare in massa con i loro pensieri verso il Nord, verso Milano, Brescia, Bologna, Firenze. Le loro prime letture iniziano infatti da lì; i paesaggi del Nord fanno da sfondo alle loro lezioni, e così gli alunni iniziano il loro primo “viaggio della speranza”. A noi del Sud hanno insegnato infatti che si viaggia solo per bisogno, per lavoro, o per chiedere il miracolo a qualche santone della medicina o qualche santo vero.
E dire che di chiese e di santi, nel Sud, ne abbiamo da vendere: ma come può un popolo, al quale è stato inculcato di non valere niente, pensare che i propri santi riescano a fare miracoli? Padre Pio? Questo è il miracolo! Fare capire che un uomo, anche se del Sud, può fare miracoli. Ma come può un solo povero frate affrontare la tracotanza di tanti santuari sparsi per il mondo? Pareggiare il bilancio commerciale trascendentale, che incide eccome nella bilancia dei pagamenti? Eppure tutti gli uomini del Sud fanno miracoli, anche se non soprannaturali. Per sopravvivere.
Vi ricordate voi delle vostre prime lezioni? Io sì. Ricordo che un giorno il mio insegnante di quinta era uscito dalla classe. Ci stava raccontando della sua Italia, delle sue città italiane, dei posti che aveva visto. Aveva anche raccontato che Nino Bixio pernottò nel palazzo dove lui abitava. Non credo che sapesse di alcuni atti efferati compiuti da Bixio durante l’occupazione del Regno di Sicilia. Era impregnato della cultura scolastica standardizzata, quella dei libri stampati a Brescia, e ce la tramandava. Io ero seduto in fondo alla classe, ed alla parete era appesa la carta geografica d’Italia. Durante un momento d’assenza del maestro, mi girai e iniziai la mia emigrazione. Non ricordo quanto sia durato il mio primo viaggio da emigrato. Forse fu il silenzio a riportarmi a casa. Mi girai e trovai il maestro che mi guardava e con lui tutti i miei compagni. “Hai fatto un bel viaggio? Ci racconti dove sei stato?”. Ci fu una grande risata. Loro non capivano. Forse non erano stati attenti alle lezioni e non erano ancora pronti ad emigrare. Avevo visitato i luoghi delle nostre letture per immaginare dove sarei andato a finire da emigrato. Il maestro prese al volo l’occasione, andò alla carta geografica e fece fare a tutti il primo viaggio immaginario. Ci chiese con che mezzo volessimo viaggiare e ci fece girare con i ricordi dei suoi viaggi, intercalati da incontri con ex-alunni divenuti personaggi importanti, perché solo al Nord si riesce a diventare qualcuno.
Dopotutto, questo mio maestro è stato per me il migliore. È lui che mi ha dato l’idea, ora che vivo in Germania, di insegnare a scrivere in Italiano ai figli degli emigranti, che parlano solo tedesco. Non è facile scrivere. Scrivere di sé è un po’ come spogliarsi, e per spogliarsi ci vuole l’ambiente adatto, bisogna sentirsi “bene”. Poi occorre superare dei tabù. Il primo tabù è che bisogna dire sempre la verità, come se la verità fosse unica e sola. Quando si incomincia a fare capire che ognuno di noi ha le sue verità, che usa come meglio gli pare ed a suo comodo, il tabù incomincia a vacillare. All’inizio incominciano a scrivere: “Questo corso di Italiano per me è una tortura: io non ci verrei proprio, ma mia madre mi costringe e così devo venire. Soprattutto non ci verrei perché dobbiamo scrivere ogni volta delle storie e io non cosa scrivere e poi mi fa male la mano! Ma che pazzo è ’sto maestro Tizza, che non si accontenta mai e che vuole farci diventare tutti giornalisti?…”
Eppure, così cominciano a sognare e i sogni portano le storie: ne avranno scritte ormai già migliaia e ne sono contenti. Il mio maestro Giuseppe Adamo sarebbe contento: lui non aveva figli e noi alunni eravamo gli eredi della sua cultura, della benevolenza che quel giorno ci trasmise nel farci rivivere quel suo viaggio. Anche il suo nome, Giuseppe (come il mio), e il suo cognome Adamo erano per me tutto un programma. Sarà stata la mia immaginazione, ma credo che in lui rivivesse l’antichissima storia di Dio che lo crea e che da lui fa derivare tutto.
Ma quello che più ricordo è il sapere che lui tramandava “ad arte”. Un giorno ci fece andare a casa sua e ci fece visitare gran parte del palazzo patrizio dove abitava con sua moglie e una serva tuttofare; ricordo la cucina con i suoi ottoni tutti luccicanti, come non avevo visto mai, nelle cui stanze immaginavo quella storica visita di Bixio, senza conoscere ancora la vera storia del personaggio, ma soprattutto le conseguenze nella vita mia e del paese di quella visita. Questo viaggio rimase l’unica esperienza extrascolastica nella scuola elementare.
Ce ne fu un’altra che avrebbe dovuto avere luogo, ma che rimase solo nella fantasia del nostro maestro. Un giorno ci portò degli assi di legno molto lunghi. Nella sua fantasia li vedeva montati in un aliante, che lui avrebbe tirato con la sua auto per la discesa della collina su cui si trova il paese e, con dentro il più coraggioso di noi, fino ad atterrare nella pianura sottostante.
Un modo di dire di noi meridionali è “Sunu tuttu cori!” (Che cosa non ha insegnato a noi il libro “Cuore”!) che spesso usiamo quando siamo con i nostri corregionali. Ma molto spesso si dice anche: “E cche un ci nn’avi ficutu?” “’nchia! Possibili chi nunn’avi curaggiu!”. Ecco, nella mia paura mi sentivo già un pilota. Immaginavo “a chiana”, che tutti i Niscemesi hanno visto guardando sempre e solo dal belvedere, da un’altra prospettiva. Nella mia fantasia mettevo le ali per andare chissà dove! Ma non avrei mai immaginato di vivere qui dove mi trovo adesso. Non riuscivo a vedere oltre la siepe del giorno dopo.
La Sicilia, che nel corso dei secoli ha ricevuto popoli provenienti da tutte le parti della terra, rende al mondo i suoi personaggi.
Luglio 25th, 2007 at 09:32
Caro Giuseppe Tizza scrivi molto bene, complimenti. Che fai in Germania? Gianfranco
Luglio 25th, 2007 at 12:13
Grande Presidentetor, questa tua idea di una impostazione federativa di FI con una componente siciliana ( Forza Sicilia) te l’avevo già sentita esprimere in diverse occasioni. Vedo che ora l’hai sintetizzata e resa più completa in una ottica bipolare, questo vuol dire che coltivi l’idea di una azione politica concreta. Ricordo che non hai condiviso il progetto MPA di Lombardo adducendo proprio l’inutilità della posizione simil- seccessionista o tipo leghista di Raffaele Lombardo perché convinto che non produce effetti, il tempo ti ha dato ragione. Personalmente condivido la visione di fondo che hai esposto e ritengo che i modelli tipo tedesco CDU-CSU o ancor meglio il modello Catalano siano dei modelli da prendere seriamente in considerazione. Ricordo anche l’invito che facesti a tutte le forze di centrodestra siciliane per coalizzarsi per pesare e contare di più a Roma.
Credo che il tempo per “aprire un cantiere” sia giunto, è il momento per iniziare a riflettere e a discutere sul da farsi. Vi sono alcune proposte anche su questo blog. La mia proposta è quella di vedersi in un incontro aperto a tutti per decidere una iniziativa da portare avanti. L’estate è il momento ideale per fare delle riflessioni politiche sul futuro. Organizziamo un incontro all’aperto, buono sarebbe un teatro greco, e tiriamo sino all’alba alla ricerca del percorso da fare per cambiare dal basso, tutti insieme, il nostro futuro. Coraggio. Fissa luogo e data. e per favore niente ascari tra le pal…
Luglio 25th, 2007 at 13:27
Molti dei miei amici di sempre dopo la laurea hanno lasciato Palermo nella speranza di realizzarsi altrove. La pensavo anch’io così, ma oggi credo che la vera vittoria sia realizzarsi nella propria città. Il problema è che questa sta diventando un’utopia per molti giovani. E’ vero, come dice il maestro Tizza, cresciamo con l’idea dell’emigrazione, specie se abbiamo un minimo di ambizioni. Che ben vengano 100 Zamparini ad investire qui, creare centri commerciali ed altro. Questa terra ha assoltumente bisogno di nuove imprese, strutture e realizzazione d’infrastrutture che accolgano grandi bacini di disoccupati. Capiamo come. Solo allora la gente sarà serena e anche più civile; solo allora la Sicilia nel mondo sarà conosciuta x la sua cultura, la bellezza dei luoghi e della gente. E non x la culla di qualcosa che non vogliamo ci appartenga, ma che purtroppo da 2 secoli ormai ci affibiano.
Luglio 25th, 2007 at 16:28
Gentile Presidente
Quando ero ragazzino i mie unici viaggi li ho fatti con l’Atlante De Agostini, e il PozzoOrario, il librone con gli orari di tutti i treni che circolano in Italia. Ogni sera mi sedevo davanti alla mia vecchia scrivania e con una matita tracciavo un itinerario sempre nuovo. I treni a lunga percorrenza erano il mio sogno, perché impiegavano almeno 24 ore per raggiungere le città del Nord: c’era il “Treno del Sole” che faceva la spola fra Palermo e Torino, la “Conca d’Oro” che collegava Palermo a Milano. Conoscevo a menadito ogni piccola stazione e persino tutte le fermate che effettuavano i treni locali, quelli che una volta si chiamavano “accelerati”. Ricordo che da Palermo a Messina, 234 chilometri, tutto su binario unico, occorrevano circa quattro ore. Dopo trent’anni, il binario è sempre unico – tranne qualche chilometro -, e per arrivare nella città dello Stretto si impiegano poco più di tre ore. Ero piccolo quando “pianificavo” questi viaggi: Torino mi sembrava lontanissima, e non riuscivo a capire cosa avessimo in comune con quella città così lontana e così fredda. A scuola il mio maestro ci ripeteva sempre che dal capoluogo piemontese era partita l’unità d’Italia. E ci parlava, estasiato, della spedizione dei Mille, delle gesta epiche dell’Eroe dei due Mondi. E del gesto mitico del generale quando disse. “Obbedisco”. Con tanto di canzoncina che tutti a scuola cantavamo:“Garibaldi fu ferito…”.Così siamo cresciuti. Adesso leggere gli epiteti con i quali lei apostrofa Garibaldi, fa un certo effetto. E forse quell’idolo dalla lunga chioma d’oro, come lo vedevamo noi bambini, tanto amico della Sicilia, e soprattutto dei siciliani, non fu.
Luglio 27th, 2007 at 17:02
Caro Presidente, trovo questo suo scritto che finalmente esprime quel che vado dicendo (e che scriveva anche il Nello Morsellino - caro amico - qualche anno fa) da tempo causando stupore ed incredulità. Anche io vorrei far risorgere la Sicilia, riportarla ai suoi passati splendori. Ma bisogna correggere diverse rotte. Siamo/sono riusciti a fare di noi stessi dei reietti. Quasi nessuno vuole investire qui, e chi trova il coraggio ha spesso fini di sfruttamento. Smettiamola di farci del male!
Se il suo intento è reale (e troppi proclami di facciata abbiamo sentito), io ci sono.
Luglio 27th, 2007 at 21:19
Un’idea: una sorta di applicazione in piccolo del project financing.
Spiego. Ad es. in Sicilia serve lavoro e soprattutto servirebbero “attività produttive” (è un mio parere, l’Isola importa troppi beni e produce molto poco). Quindi Mr.X, che vuole iniziare a fabbricare bottiglie, invece di pagare le tasse può rendere un servizio alla società, ad es. realizzare i marciapiedi della sua strada o fornire bottiglie griffate al Comune per una campagna pubblicitaria e Mr.Y che ripara elettrodomestici può riparare quelli degli asili comunali per un anno….
Tutto funzionerebbe meglio (il fatto di non dover pagare tasse incoraggerebbe a intraprendere) si avrebbe più senso civico, più rispetto per la cosa pubblica (che il palermitano medio considera lontanissima dai suoi interessi) e l’Amministrazione avrebbe meno incombenze….
O riusciremmo a complicare tutto in modo assurdo?
Luglio 27th, 2007 at 22:31
In realtà il project financing è un po’ diverso….
Luglio 28th, 2007 at 23:04
Diego Cammarata parlava continuamente di project financing,durante la campagna elettorale del 2001.
Luglio 28th, 2007 at 23:07
Dove è finito il partito unico del centrodestra?Forza Sicilia non accrescerebbe l’atomizzazione politica?
Luglio 30th, 2007 at 16:09
Anni di assistenzialismo forzato. La Sicilia, considerata come la valvola di sfiato di una obsoleta pentola a pressione. Qualcosa, un elemento, che serve ad altro ed altri. Un mezzo per creare altri benefici. Troppi gli anni di attesa per avere la giusta considerazione. La Sicilia, etichettata e trattata come una terra dalle tante emergenze: criminale (mafiosa), economica e finanziaria, occupazionale, del traffico, idrica, sismica, energetica, emigrazione ed immigrazione, ambientale e di quant’altro fa cult. Volutamente tenuta schiacciata verso il basso e mortificata anche dalla rievocazione storica dei flussi migratori verso le terre del nord d’Italia e d’Europa, e anche di oltre oceano. Popolo siciliano, marchiato come popolo ingombrante anche nella recente storia politica, per strumentalizzarlo a vantaggio di concetti politico federalisti (vedasi la questione leghista della padania in contrapposizione alla responsabilità isolana sui costi dei decennali bilanci dello Stato), non curanti della storica volontà nazionale di mortificarne la storia
etno-antropologica, la culture e culture di cui, acclaratamente e nell’era contemporanea, i siciliani se ne fanno vanto. Di cui, oggi, tutti ne riconoscono l’alto valore e contributo verso i processi di crescita e di sviluppo generali.
Volevamo un ponte che modificasse i collegamenti con il resto d’Europa; che modificasse la storia dell’economia dei trasporti italiana ed europea.
Volevamo un peso ed una rappresentanza politica nel governo Berlusconi, per effetto del clamoroso del 61 a 0 ottenuto alle politiche del 2001.
Volevamo che continuassero le attenzioni governative e parlamentari nazionali verso i siciliani e la Sicilia. Verso i bisogni e le aspettative di quella area geografica. Invece, dopo che la sinistra siciliana (per quello che vale) ha contribuito a fare vincere Prodi, ad ogni manovra finanziaria, ad ogni provvedimento, bisogna che si torni a ri-combattere per evitare che ciò che abbiamo guadagnato con il governo della CDL 2001-2006, ci venga mal tolto. E come siciliani, oltre a dovere lottare con gli atavici problemi, abbiamo l’onere di sopportare l’azione di una incerta, indecisa, ed equivoca sinistra. Una sinistra nazionale (quella siciliana non è capace di rivendicare un solo ministro), tutta, che tenta di confondere le idee agli italiani, inventandosi un partito unitario di sinistra definito Partito Democratico , omettendo volutamente nel nome la definizione, il termine, “sinistra”. Volutamente, per spostarsi lentamente (inosservati…) verso il centro, verso quei centristi delusi e confusi. Quei centristi che non leggendo “…di sinistra”, potrebbero credere che non siano presenti i COMUNISTI. Che si trovino all’interno di una dimensione nuova e culturalmente diversa. Una dimensione ulivista più moderata e non avvezza all’utilizzo di strumenti, metodi e strategie tipiche dei regimi COMUNISTI, come anche la sinistra italiana è abituata ad usare.
Ecco perché nella citazione su esposta dico “…per quello che vale”. Per quello che vale come compagine, coalizione veramente di sinistra, nell’accezione contemporanea, europea e comunitaria.
Oggi, vanno messe avanti le mani, e la politica siciliana e dei siciliani – ritengo – debba essere quella che guarda principalmente a far valere, nello scenario parlamentare e di governo nazionali, gli interessi dell’isola (daltronde la Sicilia è regione d’Italia). Tutto senza minimamente parlare di scissionismo, separatismo, autonomismo drastico, milazzismo. Bensì, piazzando pesi e contrappesi all’interno del tavolo delle scelte nazionali, ma che guardino allo sviluppo e alla crescita dei siciliani e della Sicilia. Non è possibile che la Sicilia debba continuare a fungere da granaio elettorale del Paese, dovendo essere sempre costretti a rinunciare ad una politica economica perequata con il resto delle regioni italiane, che consideri le condizioni di svantaggio in cui noi siamo arroccati oramai da troppo tempo. E allora, guardando all’unità nazionale del Paese, ogni azione politica andrebbee impostata – comparativamente – in rapporto ai vantaggi diretti ed indiretti dei siciliani di Sicilia, e non solo.
Per fare ciò è necessario che ci sia determinazione, da dentro, con Berlusconi, con la CDL, da italiani fieri di essere rappresentati dal tricolore, ma capaci di fare scelte che, finalmente e definitivamente, elimino il divario tra il nostro processo di crescita economica e quello dell’Europa comunitaria. Quello di paesi e regioni mondiali maggiormente occidentalizzate, in senso lato evolute e sviluppate.
Se sarà necessaria la creazione di uno o due partiti dei siciliani (Forza Sicilia). Se questo sarà necessario malgrado il decantato e nazionale partito unico della CDL, che ben venga.
Ciò potrà significare che dentro il partito unico della CDL, ci sarà una componente (o corrente): quella dei siciliani di Forza Sicilia. A Presto, Michele.
Luglio 30th, 2007 at 20:12
Certo però si potrebbe cominciare a crederci evitando di autopenalizzarci con le Leggi di nostra competenza. Spesso la Regione Siciliana mi pare si sia prestata come cavia per testare Leggi che poi nel Continente Italico sono state migliorate o solo parzialmente applicate (Appalti ed edilizia ad es.), o è riuscita a combinare inciuci legislativi e guazzabugli così confusionari che è difficile pensare che il nostro Locale Legislatore fosse seriamente convinto che potevano funzionare. Alcune (Leggi) sono dei calderoni di tali svariati argomenti che pare siano “fatte apposta” per non esser capite (qualcuno mi smentisca per favore).
Ultimo caso mi pare già di subodorare che siamo pronti a varare una legge elettorale con sbarramento bassissimo, nonostante il possibile imminente referendum, così potremmo restare l’unica Regione che sfruttando ahimè l’Autonomia, conservi partitini e cespuglietti capaci di mettere in difficoltà il Nostro Parlamento e bisognosi evidentemente di finanziamenti come i Partiti più grandi.
Vi prego ditemi che non andrà così….
Agosto 2nd, 2007 at 14:49
La sicilia secondo me su molti campi dovrebbe avere più autonomia.Credo che i siciliani siano stufi di venire identificati come quelli che stanno attacati sempre allo stato.
Agosto 7th, 2007 at 15:46
finalmente leggo una storia su garibaldi che sento vera, Presidente sono completamente d’accordo con lei, grazie di questa storia, oggi la farò leggere ai miei alunni.
Agosto 10th, 2007 at 18:02
Il Presidente tira il sasso e poi non risponde, al signore o signora che si firma Veliero, possiamo rispondere che non siamo nostalgici del ‘68, non siamo politici nè politicizzati e soprattutto non chiediamo nè accettiamo contributi pubblici o privati da chiccessia. Siamo volontari ed ognuno di noi ha una propria attività. Fatto questo che in Sicilia non pare una regola!
Invece di sparare ad alto zero potrebbe visitare il sito e, se trova qualcosa che non quadra ce lo faccia sapere.
Se poi avesse intenzione di “lavorare” per la Sicilia senza “utile ritorno” potrebbe collaborare con l’osservatorio.
Agosto 14th, 2007 at 17:10
Caro Ginfranco, Presidente, chi partecipa a questo blog, non può che rimanere favorevolmente impressionato dal modo in cui si può partire da Garibaldi per arrivare ovviamente a parlare di politica e di tutto quello che ne consegue.Nella nostra terra come bene ai accennato gia dal 1871 si aveva la certezza che la “maffia” faceva accordi con pezzi dello stato, non tanti per dire la verita, ma se siamo profondamente daccordo nell’affermare che i piemontesi misero a capo della spedizione un mercenario galeotto senza scrupoli, per eventualmente disconoscerne la paternita della spedizione nel caso sarebbe fallita,perchè questa terra con i suoi migliori figli non leva veramente gli scudi per difenderla dagli altri propri figli che di questa piaga questo malessere ne fanno una PROFESSIONE??
Presidente io mi sono sempre onorato del fatto che tu quando eri componente della commissione antimafia sei venuto a comiziare nel mio paese, “uno dei tuoi pochissimi comizi”, per difendere la democrazia reale, che da qualche altro tuo collega parlamentare voleva calpestare per il suo importante ruolo nella stessa commissione.
Agosto 14th, 2007 at 18:24
per chi ne vuole sapere di piu’,cosiglio”Panni sporchi dei mille” di Angela Pellicciari Ed.Liberal.Quello che Ha scritto il Presidente vi sembreranno rose e fiori
Agosto 14th, 2007 at 19:05
Vorrei sapere chi sporca la città durante le scampagnate?Chi soffoca le imprese con tangenti e pizzo?Chi butta accanto ai bidoni dell’immondizia ,frigoriferi,mobili,giare di eternit ecc.ecc.?Chi scorrazza con la macchina per le vie a notte fonda con l’autoradio a tutto volume?Chi non rispetta la coda al supermercato,dal medico,alla posta?Chi durante le elezioni riduce la citta ad un tappeto di volantini e riempie ogni piccolo spazio di manifesti e si fa i condoni per non pagare le multe?Chi stanotte ridurrà le spiagge e Monte Pellegrino una discarica?chi…..? I mille?Garibaldi? I Piemontesi o i civilissimi Siciliani?
Agosto 14th, 2007 at 19:33
alieno,c’è sporcizia nel senso materiale e sporcizia morale.Che di quest’ultima se ne faccia una epopea c’è differenza.Per quanto concerne chi spara sui contadini(vedi tuo blog n° 15 del 22/07 c.a.,vorrei informarti ,qualora non ne fossi a conoscenza,che a Bronte (in Sicilia,visto che sei alieno),i contadini che volevano prendere posseso delle terre come a loro promesso, guidati dall’avvocato Lombardo,furono fucilati al muro dai “PIEMONTESI”.Quelle terre erano dell ‘ammiraglio NELSON,il quale (sidice)era uno dei finanziatori ru zzu’ PIPPINU.
Agosto 14th, 2007 at 20:04
Appunto parlavo di entrambe le sporcizie.Tutta questa sicilianità sbandierata solo per mero interesse elettorale puzza e di brutto.Ogni rivoluzione ,ogni cambiamento,porta con se speranze e delusioni l’unità d’Italia non fa eccezione,ai contadini alla povera gente non faceva non importava se il padrone parlasse siciliano o piemontese per loro non cambiò e non cambierà mai nulla.Non rompete le scatole a gente morta più di un secolo fa che chi piu chi meno e morta per un ideale.Se quelle speranze non si sono realizzate la colpa non è la loro ma di chi dopo di loro ha disatteso quelle speranze.Tutte queste chiacchere servo sono a fare un movimento (l’ennesimo)per succhiare altri soldi e scimmiottare i legaioli del nord con le loro feste celtiche.Domani dai un occhio alle spiagge e ai luoghi dove bivaccheranno i civilissimi eredi di Federico II e mi saprai dire.
Agosto 14th, 2007 at 22:53
caro Alieno , è vero domani la Favorita sarà sporca , Montepellegrino diventerà un cocuzzolo di sacchetti di immondizia e Mondello piena dei residui di falò.
Perche’?
Vedi,la gente in genere , non sente questa terra sua;
il vigile urbano,il polizziotto,il carabiniere,la guardia forestale,etcetera,avendo loro una divisa vengono visti,per una ragione atavica,come sbirri e rappresentanti di uno Stato straniero che impone la legge e non educa il cittadino se non con una ammenda pecuniaria.Questo Stato,o meglio qusto governo ,mi ha fatto pagare 14 € in piu’dello scorso anno , per il semplice motivo che avendo una auto euro2,inquino di piu.Bene,credi tu che questo risolverà il problema dell’inquinamento.E a Gela come la mettiamo .A chi pagano con le accise sulla raffinazione,mentre i figli di FedericoII muoiono con i tumori?
Agosto 15th, 2007 at 09:49
Non è questione di non sentire questa terra propria o meno o uno stato percepito come oppressivo,ma questione di civiltà,forse invece dei piemontesi avremmo avuto bisogno della dominazione austro ungarica cosi oggi avremmo una educazione ed un rispetto dei luoghi migliore di quella di adesso.Perchè se vado al nord devo trovare strade pulite,ordine servizi più efficienti e mi taccio sul resto d’europa ed in sicilia stiamo al livello di Calcutta(senza offesa per Calcutta)?Questione di Cultura.
Agosto 15th, 2007 at 11:44
8 settembre 2007 V-Day
http://www.youtube.com/watch?v=6AhXKEBoYtk&mode=related&search=
Agosto 23rd, 2007 at 17:29
Assolto Garibaldi, ma non con formula piena
CESENA (11 agosto) - Giuseppe Garibaldi metà eroe e metà avventuriero. È l’esito inatteso del verdetto di assoluzione, ma non con formula piena, del processo che si è tenuto ieri sera a San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena). Quello che si preannunciava come un verdetto scontato in terra di Romagna, in realtà è stata una scelta sofferta, decisa a maggioranza all’ultimo voto: 4 a favore, 3 contrari. Al punto che più di uno spettatore (c’erano circa mille persone) ha rumoreggiato durante la lettura del verdetto. La serata ha preso il via con i due testimoni: gli storici Roberto Balzani ed Ernesto Galli della Loggia.
Balzani, dell’università di Bologna, ha sottolineato il rapporto di Garibaldi con la Romagna. Caduta la Repubblica Romana, Garibaldi, in fuga e braccato da più eserciti, con 250 fedeli e quasi cieco, si rifugia in diverse cittadine romagnole (Cesenatico, Forlì, Ravenna) lasciando un segno destinato a durare fino ad oggi. Per Galli della Loggia, invece, «Garibaldi è stato nel contempo un eroe e un avventuriero. Ha vissuto le contraddizioni del Risorgimento e il paradosso di essere stato un rivoluzionario al servizio del moderatismo».
Ma dopo l’unità d’Italia, Garibaldi si caratterizza più come «un padre del sovversivismo italiano: da una parte considera il governo come un’istituzione che tradisce i voleri del popolo; dall’altra ritiene che sia giusta un’azione di forza per sovvertire il governo che tradisce il popolo». Dopo gli interventi della storica Angela Pellicciari per l’accusa, e della storica inglese Lucy Riall per la difesa, la giuria ha assolto Garibaldi per «insufficienza di prove» con un verdetto di stretta maggioranza: «Pur riconoscendo alcuni eccessi nelle campagne garibaldine, si è ritenuto di non procedere alla condanna per insufficienza di prove. Garibaldi dunque è un eroe». Anche se dimezzato da questo verdetto.
tratto da http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?p=6207669#post6207669
Agosto 29th, 2007 at 00:54
Spregevole. Assolutamente spregevole. La genia degli Italiani che hanno reso la patria schiava per secoli non si e’ ancora estinta. Saluti.
Agosto 31st, 2007 at 17:57
Riporto di seguito un pezzo di Rino Camilleri per tutti i nemici del Popolo Siciliano e Meridionale.
Il risorgimento
tratto da: Rino CAMMILLERI, Fregati dalla Scuola, Effedieffe, Milano 1999.
I “plebisciti” sancirono l’annessione forzata di tutti gli ex stati italiani. La gente doveva votare all’aperto, mettendo le schede in due urne: su una stava scritto “sì”, sull’altra “no”. A Napoli si dovette votare passando tra due ali di garibaldini armati. Malgrado ciò i voti sommati risultarono pure molto superiori all’effettivo numero dei cittadini (segno che ogni “liberatore” aveva votato più volte). [...]
Il floridissimo Regno delle Due Sicilie in brevissimo tempo fu portato al tracollo finanziario, e i meridionali per la prima volta nella loro storia furono costretti a emigrare all’estero per poter mangiare. Il Sud dovette pagare le guerre del Piemonte, anche quella combattuta contro i meridionali stessi.
Arrivarono tasse anche sul macinato, sulle porte e le finestre (le case cominciarono così ad avere un sola apertura, con conseguenti epidemie di tubercolosi, il male del secolo), arrivò la leva obbligatoria che durava anni e toglieva braccia a popolazioni prevalentemente agricole. Per dieci anni il Sud fu trattato come una colonia da sfruttare; sorse per reazione il cosiddetto “brigantaggio” (i partigiani dell’ex Regno, come al solito, vennero definiti banditi). Metà dell’esercito piemontese era di permanenza nel Sud, con uno stato di emergenza continuo: fucilazioni di massa, rappresaglie, stermini, incendi. Nacque così il problema del “mezzogiorno”, da allora mai più risolto. Nel nuovo regime burocratico e accentrato i meridionali, privati delle industrie e delle terre ecclesiastiche e statali su cui lavorare, presero il vizio di far carriera nella pubblica amministrazione.
–
Aggiungo io, per Alieno, che i popoli non dimenticano le violenze subite e che la presunta “inciviltà” dei siciliani è solo una reazione a uno Stato che ci ha considerato da sempre una colonia. Quando avevamo il Nostro Stato, i problemi di inciviltà di cui parli non esistevano affatto, essendovi ordine e legalità. È solo un problema politico, che ti piaccia o no. Se poi ci aggiungi che le classi dirigenti succedutesi negli ultimi sessant’anni di storia regionale hanno sancito l’illegalità di fatto non applicando mai la Nostra Costituzione, lo Statuto di Autonomia Siciliana, allora si capisce bene che il popolo non ha mai ricevuto buoni esempi. E certo è anche ingiusto da parte tua scagliarti solo e soltanto contro il popolo, che in tutta questa storia ha solo subito il malgoverno e certo non ne è causa.
Poi comunque mi spiegherai come mai i maggiori scandali finanziari della storia d’Italia vengono consumati al Nord.
Ah, vuoi sapere perché il Nord è pulito? Forse perché i loro rifiuti, i popoli del Nord, li consegnano direttamente alle eco-mafie del Sud. Che poi è la causa per cui la “rossa” Campania guidata da Bassolino soffoca sotto i rifiuti del civile Nord!
Salutamu!
Settembre 20th, 2007 at 18:45
Forza Sicilia? Purché non sia solo un nome!
Si apprende dalla stampa che Micciché vorrebbe regionalizzare il partito di Forza Italia in Sicilia, dando vita a “Forza Sicilia”. Avevamo già visto su qualche manifesto elettorale lo slogan ma adesso pare si faccia sul serio. Che dire di questa gran moda di “regionalizzare” i partiti in Sicilia, che sembra ormai avere investito tutte le forze del Centro-Destra siciliano?
Da un lato è la dimostrazione che le idee portate da sempre avanti da L’Altra Sicilia, associazione di diritto internazionale a tutela della Sicilia e dei Siciliani “al di qua ed al di là del Faro”, sono vincenti (poco ci interessa che ce ne venga riconosciuta la paternità), che sempre più chi governa la Sicilia pensa che l’unico modo di frenare la marea montante di disagio e malcontento sia quella di dissotterrare l’ascia di guerra della “Questione Siciliana”, da troppo tempo ignorata, contro una politica nazionale troppo disattenta alle esigenze di questo Popolo. E’ un fatto comunque salutare, perché si ribadisce la particolarità etnica e politica del Popolo Siciliano, ciò da cui sarà difficile tornare indietro…
Meno sensibile appare invece il centro-sinistra che, evidentemente, pensa di andare al potere sull’onda di un presunto successo nazionale senza fare troppi sforzi di radicamento nel territorio (tranne - è pur vero - qualche voce minoritaria). Noi de “L’Altra Sicilia” crediamo che costoro però non abbiano fatto bene i conti con la progressiva presa di coscienza del Popolo Siciliano della propria identità.
Ma anche le operazioni del centro-destra sono tutte da verificare. Non basta un nome per il disagio della Sicilia…
Se il “coordinatore” di questa ipotetica “Forza Sicilia” è scelto a Roma (o, peggio, ad Arcore), se il partito è incapace di parlare con voce propria al Parlamento italiano, se altrove sono decise le candidature, se non si scioglie la contraddizione di essere un partito “padronale”, l’operazione è di pura facciata e non arresterà il declino di Forza Italia in Sicilia, già di tutta evidenza.
I Siciliani sono pazienti, talvolta imprevedibili nelle loro passioni politiche, ma non certo stupidi, e non dimenticano facilmente i continui “regali” all’asse del Nord di questi ultimi anni da parte di un governo sostenuto da molti esponenti di questo ipotetico partito siciliano di Forza Italia.
La Sicilia ha bisogno di una classe dirigente che non sia nominata dall’esterno e che faccia veramente gli interessi dell’Isola dovunque, nel territorio, nelle istituzioni autonome della Regione, in Italia e in Europa. Il resto sono chiacchiere!
Bruxelles,11 aprile 2005
“L’ALTRA SICILIA” - Al servizio della Sicilia e dei Siciliani
Settembre 22nd, 2007 at 18:01
FINALMENTE I VERI SICILIANI si sono risvegliati da 147 anni di sonno profondo. Il sangue del Vespro di 750 anni fa`incomincia a scorrere di nuovo. Questa volta gli nemici non sono i francesi angioini e il papa, ma gli italici del nord, i pseudo-italiani che hanno perso le loro radici e lingue storiche, il governo coloniale italiano, i partiti nazionali italiani, l’opinione pubblica italiana col cervello lavato al stile stalinista, i pseudo-siciliani colonizzati, il sistema scolastico conformista perpuatori delle menzogne anti-storiche, la stampa asservita al potere politico italico. Il nostro momento storico per la nostra riscossa come popolo Siciliano e`arrivato il 4 luglio 2007 quando il popolo Siciliano ha finalmente smaschierato l’anti-eroe ed assassino garibaldi al parlamento italiano. Lo stesso giorno dell’anti eroe garibaldi e della revoluzione Americana. Noi faremo come hanno fatto gli Americani di 231 anni fa`, rovesciando il potere coloniale che le teneva schiavi. VIVA La Sicilia Libera, VIVA il popolo Siciliano, VIVA la Nazione Siciliana, VIVA LA LINGUA SICILIANA. Avanti col nuovo Vespro Siciliano
Settembre 25th, 2007 at 16:31
Beh, storicamente semplicistico e superficiale.
Non è vero che Garibaldi aveva le orecchie mozzate per via di un furto di cavalli (questa non è storia, ma Novella 2000), non è vero che rinacque la “repubblica siciliana” (ma il Regno di Sicilia, che è diverso).
Poi Garibaldi, inizialmente, fu seguito da diversi picciotti, con la speranza (poi negletta) di migliorie sociali.
Insomma, la solita destra qualunquista e sfascista…con questi tipi sarà dura cambiar la Sicilia, altro che Garibaldi!!
Ottobre 16th, 2007 at 16:00
Il vero gaex si fa avanti!
Novembre 6th, 2007 at 12:57
Garibaldi: blitz leghista a Camera
(ANSA) - ROMA, 6 NOV - Blitz della Lega nella Sala della Lupa di Montecitorio durante la giornata di studio in occasione del bicentenario della nascita di Garibaldi. Il presidente Bertinotti aveva appena dato la parola al primo dei relatori del convegno, quando una decina di deputati del Carroccio ha innalzato uno striscione con la scritta ‘Padania libera’ ed hanno distribuito un volantino con la foto dell’ ‘Eroe dei due mondi’ e la scritta ‘Ma quale eroe. Via le sue statue dalle nostre piazze’.
Aprile 9th, 2008 at 14:06
Presidente se la pensi cos battiti con il MIS invece di collaborare con lo Stato Italiano sfruttatore della Sicilia e dei Siciliani.
SICILIA FORTE LIBERA E INDIPENDENTE!
Aprile 9th, 2008 at 14:08
Garibaldi era un noto mercenario di fama internazionale, i picciotti poveri disgraziati sfruttati per sparare sui propri fratelli di sangue!!!!
Aprile 9th, 2008 at 14:28
michele p. qual è il collegamento con la vittoria delle elezioni?
cosa c’entra diventare presidente del consiglio con il revisionismo storico?
perchè per fare revisionismo bisogna governare il paese?
cosa c’entra?
dell’utri=stalin=starace è l’idea che bisogna governare per decidere ciò che è bene e ciò che è male!
se dell’utri vuole fare revisionismo lo faccia, perchè deve attendere di governare?quale retropensiero nasconde?
Aprile 9th, 2008 at 14:30
michele p. non ha argomenti
michele p. non mi risponde
michele p. quando si va al merito delle cose non sa che dire
michele p. non sa andare oltre l’accusa urbi ed orbi di comunismo
e michele p. sarebbe il nuovo?
Maggio 4th, 2008 at 14:20
caro Presidente,
sono la pronipote di DIEGO TAJANI.
solo una piccola correzione: il Tajani non e´ stato costretto a lasciare la magistratura dal Governo, bensi´fu da esempio ad altri, meno meritevoli durante “mani pulite”, che si strapparono la toga in tribunale come segno di indignazione. Fu con la stessa indignazione che nello stesso anno rifiuto´la nomina a Presidente della Cassazione.