DAVIDE E GOLIA

7 febbraio 2010

di_pietro

Stamane, mentre ascoltavo alla radio l’intervento di Di Pietro al primo congresso nazionale del suo partito, ho avuto la conferma di ciò che più d’ogni altra cosa, più del giustizialismo integrale, più delle logiche d’estremismo politico, contraddistingue l’Idv: il linguaggio violento con il quale in quel partito ci si esprime.

Ho sentito termini ed espressioni da far accapponare la pelle a un liberale come me, abituato alla battaglia politica, anche dura, ma pur sempre condotta nel massimo rispetto per l’avversario: non un nemico contro cui sobillare, ma uno che la pensa diversamente e che rappresenta tutti coloro che la pensano come lui.

Ho sentito Di Pietro schiumeggiare di rabbia contro il Goverrno italiano, che non ha esitato a definire piduista e fascista, offendendo così i milioni di italiani che hanno scelto questo governo e rievocando pericolosissime contrapposizioni, che in passato hanno anche insaguinato le strade italiane.

Ho sentito Di Pietro invocare più volte la piazza, come luogo surrogato delle istituzioni su cui trasferire il dibattito politico, che in quel luogo ”caldo”, però, spesso diventa scontro, diventa invettiva, diventa violenza. E se poi in quella piazza qualcuno si mettesse ad urlare al megafono quegli stessi concetti che stamattina Di Pietro propinava dal pulpito congressuale, se qualcuno in quella piazza cominciasse a parlare di RESISTENZA, la violenza potrebbe anche non essere solo verbale.

Ho sentito Di Pietro salire sull’altare dell’etica ed innegiare contro la cosiddetta Casta, come se lui non facese parte di questo stesso mondo, in cui ci stiamo tutti, in cui nessuno può pretendere di autoassegnarsi la patente di casto e puro (anche perchè qualche foto su cui far gossip ce l’abbiamo tutti), un mondo che noi accettiamo nel momento stesso in cui ne facciamo parte (anche Di Pietro, mi pare, prende gli alti stipendi, anche il suo partito prende i rimborsi …), un mondo che non si può di giorno rinnegare e alla sera accettare, un mondo che tutti dobbiamo impegnarci a migliorare, non certo facendo gli ipocriti moralizzatori.

Ho sentito Di Pietro prodursi in un antiberlusconismo da manuale, definirsi il Davide che può sconfiggere Golia. Se sa farlo, lo faccia, ma lo faccia proponendo al Paese un progetto politico serio e alternativo, non chiamando a raccolta cultori della protesta, comici in carriera, penne “travagliate”, professionisti della rete e giovani incazzati col potere (perchè qualcuno ha detto loro che si fa così) e istigandoli contro il Premier. Non è vestendosi di viola e gridando al mondo intero che Berlusconi fa schifo che Davide può pensare di affrontare Golia, soprattutto quando chi è Davide lo è perchè piccolo politicamente e culturalmente e chi è Golia lo è perchè rappressenta una grande proposta politica. 

Ho sentito Di Pietro magnificare la rete, come unico loro antidoto al presunto strapotere mediatico di Silvio Berrlusconi. Proprio lui che è presente ad ogni trasmissione di ogni emittente; proprio lui che sembra  quasi aver cambiato mestiere ed essersi ormai dedicato anima e corpo alle ospitate in tv. Ma evidentemente non gli basta, evidentemente ha anche bisogno di internet per sputare i suoi anatemi, evidentemente ha bisogno anche di piazze virtuali, dove far convogliare la RESISTENZA. E’ a causa di questo uso improprio della rete se strumenti straordionari come il blog, facebbok, eccetera, sono diventati il volgare ricettacolo dei peggiori messaggi, se da luoghi di libertà e civile confronto si sono trasformati in valvole di sfogo per odio e violenza.

Infine, ho sentito Di Pietro rivolgersi ai giovani del suo partito, in un politichese da fare invidia al più consumato dei politici di mestiere. Anch’io voglio rivolgermi ai giovani che si avvicinano all’Idv, sicuramente sospinti da ideali nobili, benchè non condivisi. Ragazzi, la vostra rabbia, la vostra passione, la vostra voglia di protesta, la vostra legittima necessità di esserci ed sprimere contrarietà a Berlusconi, al governo, a me e a chi volete voi, i vostri ideali io li rispetto e, pur non condividendoli, mi farei uccidere per difendere il vostro diritto di esprimerli. Perchè sono puri! Continuate pure nel vostro impegno, ma coltivate nel cuore e nella mente il seme della civile dialettica politica, professate il culto del confronto democratico e non lasciatevi fomentare ed intruppare da chi ha intenti molto meno puri dei vostri.

Condividi questo articolo
[Facebook] [Google] [MySpace] [Segnalo] [Technorati] [Twitter] [Windows Live] [Yahoo!] [Email]

VIA SENZA FIAT…ARE

6 febbraio 2010

fiat_operai

Dopo l’incontro di ieri e dopo le dichiarazioni e gli annunci susseguitisi in questi giorni, mi sembra inevitabile intervenire ancora sul caso Fiat.

Marchionne e i suoi emissari dicono di non volere gli ecoincentivi? Certo che non li vuole! Lui vuole i soldi diretti dello Stato, come accade in altre parti del mondo, perché sa di non essere stato capace a rendere Fiat competitiva ed è pertanto consapevole che di quegli incentivi potrà farsene ben poco, che moltissimi italiani li useranno per aquistare auto non Fiat; mentre gli incentivi che ricadranno su Fiat avranno comunque degli effetti estemporanei.

Montezemolo dice di non avere mai avuto un euro dallo Stato?  Mente, o sapendo di mentire, oppure perchè non sa le cose. Mi sembra tuttavia improbabile che il presidente della Fiat non sappia quello che sanno pure i bambini di quinta elementare.

E  sempre a proposito di incentivi, avanzo una mia proposta. Dato che il governo si è responsabilmente mostrato disponibile a dare a Fiat gli ecoincentivi, purchè essa non chiuda lo stabilimento di Termini Imerese e visto l’ammontare di questi benedetti incentivi (svariati milioni di euro), io propongo al mio governo di non dare nulla alla Casa torinese e di dare, invece, la metà di quegli stessi soldi alla Sicilia: il governo, in tal modo, risparmierebbe centinaia di milioni e noi Sicilia con quei soldi non solo assicureremmo il futuro agli operai di Termini, ma creeremmo sviluppo e altra occupazione.  E Fiat può anche andarsene a fare auto in Polonia.

Infine, nell’annunciare la decisione di chiudere l’esperienza siciliana, dicono o fanno intendere di volere accompaganre alle loro condizioni la cosiddetta fase di transito. Vorrebbero, in sostanza, creare problemi anche sul dopo? Vogliono portarsi in Polonia le nuove tecnologie, così come la vecchia linea di montaggio utilizzata per assemblare le ypsilon? Vogliono, cioè, svuotare in tutti i sensi lo stabilimento? Non si permettano, non ci pensino nemmeno! Se ne vadano pure, ma consegnino alla Sicilia “le chiavi” dello stabilimento senza condizioni e senza quei condizionamenti che (l’abbiamo capito tutti) sono strumentali all’impedimento che a Termini un’altra azienda venga a fare macchine. Lo stabilimento di Termini Imerese e i suoi operai devono continuare a fare automobili, perchè questo è ciò che sanno fare. Vadano via, senza se e senza ma (casomai chiedano scusa per il disturbo); e ci lascino progettare in santa pace il futuro di una realtà industriale che è il cuore dell’economia siciliana e che non può arrestarsi per i pruriti e le teorie da super manager di Marchionne. Se Fiat ha proprio deciso di andarsene, ne prendiamo atto e non stiamo certo qui a strapparci le vesti. Ma nessuno si permetta d’intralciare i possibili percorsi alternativi che individueremo per quelle migliaia di nostre famiglie che oggi vivono nell’angoscia e nel terrore. Altrimenti, le prossime riunioni non le faremo nè al Ministero, nè a Palazzo Chigi, le faremo sotto casa di Marchionne.  

Condividi questo articolo
[Facebook] [Google] [MySpace] [Segnalo] [Technorati] [Twitter] [Windows Live] [Yahoo!] [Email]

FORZA ADRIANA, TU NON SEI SOLA!

4 febbraio 2010

violenzadonne

 

 Il commento di Adriana all’ultimo post non può restare lettera morta in questo blog, nè essere licenziato con qualche commento. Merita un’approfondita riflessione, da parte mia e vostra.  

Inutile dire quanto sia deplorevole perseguitare una donna indifesa, quanto sia ripugnante lo stalker, quanto sia toccante leggere queste storie. Inutile dire che siamo tutti con Adriana e che le ferite della sua anima sanguinano ancor di più nella nostra coscienza.

Questo però non basta. Non basta a noi, per ritenere di aver fatto così la nostra parte, di aver già svolto il nostro compitino di onesti cittadini e poi, magari, se ci troviamo di fronte a realtà così tremende ci voltiamo dall’altra parte e facciamo finta di non vedere. E non basta ad Adriana, perchè dalla  parte delle migliaia di “Adriane”, che purtroppo ci sono nel nostro Paese, prima di tutto e prima di tutti devono esserci le istituzioni. Altrimenti, le nostre povere “Adriane” si ritroveranno sempre da sole, con inutili attestati di solidarietà, qualche commento in un blog e sempre gli stessi guai, sempre la stessa paura, lo stesso terrore, la stessa vita d’inferno!  

Non penso neanche lontanamente di far prpoganda politica su questo argomento, rispetto al quale le divisioni ideologiche, culturali e politiche vengono del tutto soppiantate, superate dall’univocità delle coscenze.  Devo però registrare che dallo scorso anno le cose sono cambiate in meglio, grazie ad una nuova legge che dà maggiore protezione a chi è vittima di stalking e maggiore possibilità di perseguire da subito lo stalker.

Non so se questo possa bastare a far sentire Adriana al sicuro. Forse è  necesaria anche una maggiore sensibilizzazione sociale, una maggiore coscienza collettiva del problema, cosicchè le nostre “Adriane” possano sentirsi meno sole. Forse è necessario che le forze dell’ordine facciano sentire di più la loro presenza e la loro capacità di protezione, cosicchè le nostre “Adriane” possano essere sempre più invogliate alla denunzia.  

Ad ogni modo, la nuova legge sullo stalking mi pare un importante punto di partenza di un persorso che è ancora lungo, è vero, ma per le donne è adesso meno insidioso e, quel che più conta, meno solitario. Perchè la forza dello stalker non sta nella debolezza della donna perseguitata, ma nella sua solitudine.

Forza Adriana, tu non sei sola!

 

PS: numerosi visitate le pagine di questo blog, ne sono contento. Ma sarò davvero contento se tutti lascerete a questo post un commento, un pensiero, un attestato di solidarietà, anche solo una semplice parola; e se alla fine del commento scriverete (come ho fatto io) “Forza Adriana, tu non sei sola!”, sono certo che tutte le nostre “Adriane” si sentiranno un pò meno sole, un pò più forti e i loro pesecutori un pò più bastardi… forza Adriana, tu non sei sola!

Condividi questo articolo
[Facebook] [Google] [MySpace] [Segnalo] [Technorati] [Twitter] [Windows Live] [Yahoo!] [Email]