HO UN PROGETTO POLITICO, MI CANDIDO ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE SICILIANA

19 maggio 2012

dal quotidiano di Grande Sud

“Mi candido alla Presidenza della Regione siciliana perché ho un progetto politico e amministrativo da portare avanti”. Così il leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè, nel corso di un’intervista a ‘Punto e a Capo’, il programma televisivo di approfondimento politico in onda su Class Cnbc.

E rispondendo a una domanda sul caso dei ‘camminatori’, Miccichè ha spiegato “è un falso problema, non ci sarà alcun nuovo concorso pubblico, semmai il vero dramma riguarda l’impossibilità di spostare da un posto a un altro, in base alle esigenze degli uffici, i dipendenti. La Regione non ha una pianta organica, nessuno sa esattamente quanti sono i lavoratori e che tipo di mansioni svolgono. Insomma, un regime arcaico da scardinare. Anche per questo –aggiunge – mi candido alla guida della Regione siciliana. Ho le capacità, la voglia e la determinazione per cambiare le cose”.

LO STATUTO SICILIANO, IL FUTURO DI UNA TERRA SENZA EGUALI

15 maggio 2012

Lo Statuto Siciliano oggi compie 66 anni.

La Carta che regolamenta l’Autonomia Speciale siciliana, oggi più che mai, resta al centro dell’attenzione per quegli aspetti, fortemente innovativi già al tempo della sua stesura, che l’hanno resa modello precursore del decentramento in chiave federalista.

Agli occhi dei padri dello Statuto, gli articoli che lo compongono non soltanto ponevano la Sicilia al pari dello Stato – al tempo non ancora Repubblica -, ma la rendevano regione culla della partecipazione democratica.

Senza retorica, ritengo che ogni cittadino siciliano dovrebbe conoscerne i contenuti, perché in quegli articoli è racchiusa la lungimiranza politica di coloro che nella Sicilia hanno saputo scorgere le potenzialità di una terra senza eguali.

Purtroppo, ciò che è avvenuto nel corso degli ultimi sessantasei anni è una storia tutta siciliana, a tratti chiaroscuri, le cui ombre hanno offuscato la forza dirompente di quella idea di Sicilia, immaginata dagli Alessi, dagli Aldisio, dai La Loggia.

E’ così accaduto che intere parti dello Statuto cadessero nel dimenticatoio, rimanendo inattuate e perciò inutili proclami, che nessun Governo regionale è mai riuscito a far valere; un mancato funzionamento che ha impedito allo strumento statutario di essere, come avrebbe potuto e dovuto essere, motore di crescita della nostra terra.

Quindi, va bene festeggiare la ricorrenza dello Statuto, purché al momento meramente celebrativo corrisponda non solo l’intento, comunque nobile, di perpetuare (e divulgare) la memoria di un passato illustre fatto di uomini illustri e illustri intendimenti, ma anche – e direi soprattutto – l’intento, anzi la ferma volontà, di capire dove si è sbagliato e di fare dello Statuto Siciliano, più che una “reliquia” da portare in processione un giorno all’anno per ungersi di spirito autonomistico, un vero strumento di rinascita della nostra terra.

Penso alla materia tributaria: potremmo essere capaci di diminuire la pressione fiscale sul territorio, di aumentare il potere d’acquisto, di introdurre agevolazioni alle imprese esistenti e di incentivare l’afflusso di capitali esterni.

I tributi, a cominciare dalle imposte sul consumo di energia, oggi versate allo Stato, non varcherebbero Cariddi.

Penso al fatto che il popolo siciliano avrebbe tra le mani uno strumento potentissimo di democrazia diretta: il referendum propositivo.

Penso a una Regione che siederebbe di diritto al tavolo del Consiglio dei Ministri quando l’organo discute temi di interesse siciliano.

Questi sono solamente esempi di ciò che i nostri predecessori, siciliani come noi e quanto noi innamorati di una terra al punto da immaginare un sistema di leggi all’altezza di una progredita nazione occidentale, ritenevano il miglior futuro per la Sicilia.

Oggi il mio pensiero va allo stesso futuro che i padri dell’autonomia avevano immaginato, perché un giorno, a Statuto pienamente attuato, questo possa ridar lustro sia alla memoria che agli orizzonti di coloro che la pensarono degna capitale di un Grande Sud.

 

 

 

PER IL BALLOTTAGGIO DI PALERMO GRANDE SUD NON FARA’ ALCUN APPARENTAMENTO TECNICO

10 maggio 2012

Chi vince le elezioni deve potere governare la città. Non saremo di certo noi i complici di chi cerca escamotage per impedire questo sacrosanto diritto democratico.

Quella voluta dal Pd e Lombardo si è rivelata una folle legge elettorale ma non è con i sotterfugi che si rimedia ai propri errori.

GRANDE SUD BENE OVUNQUE. CORRO PER PALAZZO D’ORLEANS CON O SENZA PDL

10 maggio 2012

dal quotidiano di Grande Sud

“Non so se ci saranno le condizioni per ricostruire il centrodestra in vista delle prossime regionali, ma se Castiglione continua a dire che il prossimo candidato alla Regione sarà un uomo del Pdl, allora andremo da soli. Io non mi tiro indietro”. Così il leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè a ‘la Repubblica’ di Palermo.

“Intendiamoci – spiega l’esponente del movimento arancione -, a Palermo siamo quasi avanti, a Trapani e ad Agrigento pure. Grande Sud è forte oggi quanto il Pdl e ha tutto il diritto di esprimere il prossimo candidato alla presidenza della Regione, che sarei io. Il coordinatore Castiglione non è d’accordo? Il suo partito – aggiunge – ha già ammesso la sconfitta”.

Analizzando il voto amministrativo, Miccichè  sottolinea: “Gli unici che possono sorridere in queste elezioni siamo noi e l’Udc, che spero sia il nostro alleato per la corsa a Palazzo d’Orleans. Grande Sud è andata bene ovunque e il voto a Palermo ha risentito della frammentazione e dello tsunami Orlando. Ma una cosa è certa: rimango convinto della buona scelta su Costa, il problema – conclude – è che sono venuti a mancare i partiti, solo noi abbiamo trasferito a lui tutti i voti di lista”.

 

LA VECCHIA POLITICA NON CONTA PIU’. ORLANDO HA VINTO CONTRO IL PD

8 maggio 2012

dal quotidiano di Grande Sud

“Sono arrivate sberle per tutti. E da oggi tutta la vecchia politica non conta più. Tutto da rifare”- Sono le parole con cui Gianfranco Miccichè, leader di Grande Sud, ha commentato i risultati elettorali delle amministrative a Palermo, in un’intervista al Corriere della Sera. Orlando “ha vinto a modo suo – ha continuato Miccichè -. Sempre lo stesso Orlando che promette di assumere 10mila persone come ha fatto con gli sventurati della Gesip e di altre società partecipate. E’ tornato papà, l’uomo del precariato”.

Sulle promesse occupazionali fatte da Orlando: “non so immaginare come si comporterà il presidente del Consiglio quando Orlando, se davvero sarà lui il sindaco, busserà a cassa. Nessuno potrà dargli i soldi per i posti che promette”.

Miccichè evidenzia gli insuccessi dei partiti. Ad Agrigento, “il sindaco uscente, Zambuto, si impone da solo sui partiti di sempre. Come Orlando a Palermo”. Inoltre, “non a caso a Trapani, l’unica città in cui noi di Grande Sud andiamo al ballottaggio, non stiamo col Pdl”.

Per il leader del movimento arancione però non si può parlare di successo del centrosinistra. “Orlando vince più contro il Pd che contro il Pdl – ha spiegato Miccichè -. Parla lui di un suo successo contro il governo Lombardo. E l’attacco è chiaro. Una volta che il Pd sta in un governo regionale raccoglie questi risultati. D’altronde lo stesso Lombardo con i finiani del Fli e con le liste dei suoi assessori arrivano al 10% di Alessandro Aricò. Roba da mettersi a piangere”.

Miccichè pensa ora di candidarsi al governo della Regione “come persona, a prescindere dalla coalizione, ma stavolta bisogna riflettere tutti insieme”. Al ballottaggio Miccichè dichiara di non voler marciare al fianco di nessuno dei candidati, Orlando e Ferrandelli. “Non mi affiancherei mai a chi ha garantito l’assunzione di 10mila persone – ha concluso -, ma non potrei nemmeno stare con un Pd che alla Regione sostiene quel disastro di Lombardo”.


E’ ORLANDO IL CANDIDATO DA BATTERE A PALERMO

5 maggio 2012

E’ Leoluca Orlando il candidato da battere alle elezioni amministrative di domenica e lunedì a Palermo“.

Lo dice all’ITALPRESS Gianfranco Miccichè.

“Orlando – spiega il leader di Grande Sud – ha rappresentato un periodo importante per la città”, il cui bilancio “io giudico non positivo” ma è “indubbio che oggi riesca a fare leva su certe fasce sociali” e che “i lavoratori precari lo sentano dalla loro parte, sperano che possa fare rinascere una stagione di precariato folle”.

“Quello che mi riesce incomprensibile è che anche in altre fasce sociali ci sia qualcuno che pensa che abbia fatto bene”, continua Miccichè.

Comunque “è lui la persona da battere nell’immaginario collettivo. Sono convinto però che Costa al di là di piccoli ‘incidenti’ iniziali sia su un altro pianeta: viene da una famiglia non particolarmente agiata, si è laureato a 21 anni, fa l’avvocato, è stato presidente del Coni Sicilia, sicuramente rispetto a Fabrizio Ferrandelli, che non capisco cosa abbia fatto finora, può certamente dire una parola di più. Ha dunque tutte le carte in regola per vincere e vincere bene”.

Resta che, queste elezioni, aggiunge Miccichè “sono molto difficili da capire. Io su Palermo ha sempre avuto idee molto precise ma stavolta è veramente complicato cogliere in anticipo quello che può succedere”. E a rendere tutto più difficile “ci sarà il voto confermativo, che sembra ritagliato ad hoc su Orlando che non ha grandi liste appresso, e che sarà certamente favorito da questa legge. In ogni caso quello che dirà la gente andrà rispettato”.

PRESENTAZIONE DEI CANDIDATI DI GRANDE SUD AL CONSIGLIO COMUNALE. PALERMO, 28 APRILE 2012

28 aprile 2012
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L’INTERVISTA

28 aprile 2012
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