MICCICHE’: LA CRISI DELLA POLITICA NASCE DALLA NON COMPRENSIONE DEI PROBLEMI

27 gennaio 2012

dal quotidiano di Grande Sud

 

Il leader di Grande Sud, Gianfranco Miccichè, dopo il suo intervento a “L’aria che tira”, ha partecipato come ospite alla trasmissione di La7 “Piazza Pulita” condotta da Corrado Formigli. Il tema principale è stata la protesta dei forconi che secondo l’analisi di Miccichè “non è contro il governo Monti o contro altri governi, ma è contro una situazione in generale” che è la stessa “che mi ha obbligato ad uscire dal Pdl”.

Il problema secondo il leader del movimento arancione è il “livello di strafottenza nei confronti della povertà italiana che insopportabile” perché come ricorda “ho tentato di convincere in tutti i modi il signor Tremonti che stava per esplodere una parte di Italia” senza riuscirci. Infatti continua “il disagio della crisi internazionale” è accentuato “se colpisce le strutture deboli e quella del Sud è debolissima, malata”.

Il difetto del governo Monti, ma di tutti i governi, è quello di non capire che le città di Italia non sono tutte uguali, ha spiegato Miccichè, se la prima azione l’esecutivo del professore è stata “portare a 1000 euro la tranciabilità, mi permetto di dire che giù si vive di assegni postdatati” in questo modo spiega “non avete evitato l’evasione ma il fatturato”. “I mercati di pesce e verdura – chiarisce Miccichè – iniziano con gli assegni postdatati, perché i venditori non hanno i soldi per comprare la merce e devono pagare con un assegno a tre mesi con la speranza che in quei tre mesi i soldi li recuperano”.

“Quello che io sostengo con serenità e calma, ma con arrabbiatura ed è per questo che mi metto accanto ai Forconi è che solo facendo casino si attira l’attenzione” perché parlare con Monti o con Passera è inutile perché non mettono attenzione per la situazione del Sud in generale. “Il problema non è il governo Monti – chiarisce il leader di Grande Sud – la rabbia vera è nei confronti di Berlusconi e di Tremonti, sono stati loro da governo politico a non capire che la situazione era seria”

“Che ci sia una crisi della politica è sicuro – argomenta Miccichè – e non nasce dagli scontri interni ai partiti o alla coalizioni ma dal non rendersi conto che ci sono soluzioni semplici per certi problemi. Le richieste dei trasportatori, dei pescatori e degli agricoltori possono avere delle possibili soluzioni a costo zero che non tolgono denaro alle casse dello Stato. Il punto è – conclude – che finora non c’è stata un’attenzione reale al problema che non è solo di tipo economico, ma sociale”.

 


MICCICHE’ A LA7: LA CLASSE DIRIGENTE NON HA ANCORA COMPRESO IL SUD – VIDEO

26 gennaio 2012

Dal quotidiano di Grande Sud

Il movimento dei Forconi e la situazione della Sicilia e di tutto il Sud questi gli argomenti trattati dal programma “L’aria che tira” condotto da Myrta Merlino su La7.

Ospite della Merlino il leader di Grande Sud Gianfranco Miccichè che rispondendo a Mariano Ferro, a capo dl movimento dei Forconi, ha ricordato l’impegno di Grande Sud che già con il precedente governo ha aveva fatto presente all’ex ministro dell’Economia Tremonti la situazione siciliana che fu anche motivo dello scontro con il Pdl che poi ha portato alla nascita di Forza del Sud. “Oggi ci ritroviamo nella stessa situazione – ha detto il leader di Grande Sud – io ho incontrato il ministro Passera prima che si sviluppasse la protesta dei Forconi per parlare della situazione esplosiva della Sicilia e di tutto il Sud a causa di un disagio spesso sottovalutato”.

A proposito dell’incontro tra il governatore Lombardo e il premier Monti, Miccichè ha parlato di “frasi fatte” del governatore che non ha portato a Palazzo Chigi problemi seri ma di “cose vaghe”. Durante il colloquio infatti si è parlato del Ponte sullo Stretto di cui ha esclamato Miccichè “non ce ne frega niente, ci sono tali e tante priorità gravissime in Sicilia” infatti ha continuato “il ponte sullo Stretto non si farà mai è servito solo a distribuire incarichi”.


Il vero problema secondo il leader di Grande Sud è che “la politica italiana non ha idea di cosa sia questo Paese, agiscono come se Priolo o Palermo fossero uguali a Sondrio e a Lecco” lo stesso ha fatto a suo tempo Tremonti ed è lo stesso errore che stanno facendo oggi.

Sulle agevolazioni sul gasolio in Sicilia, Miccichè ha spiegato che sono avvenute dopo “dolorose trattative” e perché nell’isola non ci sono strade e non ci sono ferrovie efficienti. “Queste liberalizzazioni sono una falsità – continua il leader del movimento arancione – la vera liberalizzazione è quella che fu fatta per la telefonia e adesso oggettivamente la bolletta del telefono non è più un problema per le famiglie, le vere liberalizzazioni sono quelle di enel e del gas non dei taxi e dei farmacisti”.

Miccichè ribadisce poi che “il problema generale del Sud, della Sicilia in particolare è di tipo diverso e cioè non c’è la volontà di capire cosa si può e si deve fare in quelle zone, non c’è la volontà da parte del governo nazionale, di tutti i governi nazionali, di risolvere questi problemi”. “E’ inutile – ha aggiunto Miccichè – stare a parlare di agevolazioni quando mancano le infrastrutture che in Sicilia sono al di sotto della media italiana”

A proposito dell’iniziativa del movimento dei Forconi, il leader di Grande Sud ha detto che “quello che stanno facendo questi signori sia benedetto, Miccichè con Tremonti non c’è riuscito ad attirare l’attenzione, io spero che lo possa fare Grande Sud perché sarà un partito con i suoi deputati in Parlamento e condizionerà le scelte di qualsiasi maggioranza al mondo, ma finché questo non c’è sia benedetto quello che sta facendo Ferro”.

Sulla condizione dei pescatori Micciché spiega qual è la situazione della pesca in Sicilia “E’ pensabile che si parli di liberalizzazioni quando l’Europa ci ha vietato di pescare il tonno? Lo possono pescare solo gli spagnoli e i giapponesi che poi lo rivendono a noi ma è immaginabile una struttura amministrativa tale per cui è tutto vietato, perché in Sicilia è tutto vietato?”

 

 

CIAO BENITO

24 gennaio 2012

 

Un saluto, l’ultimo, a Benito Paolone.

Di lui resterà la memoria di un grande uomo di Destra, che ha saputo dare lustro al suo impegno politico, attraverso abnegazione quotidiana e capacita’ di prospettiva. Doti che ne fanno un esempio da seguire, per tutti noi, ma soprattutto per quei giovani che si affacciano con passione al mondo della politica, nonostante il deficit di credibilità che innegabilmente oggi essa accusa: la figura di Benito Paolone non potra’ che essere benzina sul fuoco di quella passione.

Ma di lui resterà anche la grande passione per lo sport: e’ anche e soprattutto grazie a quel suo genuino spirito di uomo di sport che Catania e la Sicilia hanno potuto apprezzare il rugby e i valori che questo straordinario sport incarna. E anche di questo gli siamo grati.

Ciao Benito.

SICILIA, LA RINASCITA DI UNA TERRA E DI UN POPOLO. GRANDE SUD C’E’!

24 gennaio 2012

Quando scende in piazza una categoria, si è davanti a una protesta. Quando a scendere in piazza è un intero popolo, si è davanti a una vera e propria rivoluzione.

Ecco cosa è accaduto in questi giorni in Sicilia: un intero popolo ha detto “Basta”. Sì, perché su quelle strade non c’erano solo gli agricoltori, i pescatori, gli artigiani, gli studenti, i trasportatori, i pastori, su quelle strade c’era la Sicilia, su quelle strade c’erano le centinaia di migliaia di siciliani che, pur dovendo subire enormi disagi, non hanno mai – neppure per un istante – fatto mancare il loro sostegno a quanti quelle strade intanto le occupavano fisicamente.

E’ questa la straordinaria portata di quello che alcuni media hanno ribattezzato come la “Primavera siciliana” e che a me piace piuttosto definire “rinascita”. La rinascita di una Terra, la rinascita di un popolo, il suo orgoglio, la sua rabbia, la sua voglia di riscatto. La rinascita del popolo siciliano: c’è tutto questo in quei giorni di pacifica, dignitosa, ma non per questo meno rabbiosa e forte, protesta. Una protesta sacrosanta, un movimento di massa che viene dal popolo e, lo ribadisco ad abundantiam, tale deve rimanere, per mantenere inalterata tutta la sua straordinaria forza d’urto.

E la politica? Qual è l’atteggiamento che la politica deve assumere nei confronti di una sollecitazione così forte, così incisiva? Un quesito legittimo, a cui taluni hanno risposto con la goffaggine di chi cavalca la tigre, ma non s’accorge che la tigre sta ruggendo anche al suo indirizzo.

Noi, al contrario, abbiamo risposto attraverso una condivisione seria, assumendoci, cioè, le nostre responsabilità di classe politica di questo Paese che sa riconoscere i propri errori e cerca di superarli, dicendoci al fianco di tutti quei siciliani che ne hanno le tasche piene e gridano “Basta!”, dicendoci pronti a far riecheggiare quel grido di dolore per le aule del Parlamento.

La nostra è condivisione, è lotta politica, è difesa della nostra gente. Niente belle parole, niente semplicistici attestati di solidarietà, niente iniziative di sostegno, tipo sfilate in bella mostra dietro striscioni a favor di telecamere: di queste cose la gente non sa più cosa farsene. Piuttosto, un’azione concretapolitico-sostenibile che, in realtà, già da tempo portiamo avanti a Roma e che seguiteremo a portare avanti, confrontandoci costantemente con questo Governo, il quale avrà i nostri sì solo se dirà sì alla Sicilia e al Sud più in generale.

E lo stesso impegno hanno profuso i nostri parlamentari regionali, che hanno incontrato una rappresentanza del movimento e hanno concertato una serie di iniziative volte a coinvolgere concretamente la politica siciliana, la quale, al di là d’incontri romani (comunque utili se fatti con lo spirito di chi vuol prendere di petto la questione e non scaricare il pesante barile) deve assumersi direttamente le sue responsabilità.

Noi ci siamo! Lo sappiano i Forconi, lo sappiano tutti i siciliani: Grande Sud c’è! E non perché ci venga riconosciuto qualche merito, ma solo e semplicemente perché è nostro dovere esserci. In fondo, se siamo nati è per questo, è per fare quella rivoluzione del Sud, tanto declamata quanto disattesa, tanto necessaria quanto, oggi, presente nella testa e nel cuore della gente del Sud. Che non ne può più! Proprio come accadde un secolo e mezzo fa, quando la gente di Sicilia non ne poté più e diede vita a una rivoluzione che scosse l’Isola fin nelle sue fondamenta, fino a condurla all’indipendenza. Anche questa volta l’obiettivo ultimo è l’indipendenza: l’indipendenza della nostra gente dal bisogno quotidiano, dal cappio del sottosviluppo, dalle catene del regresso economico e sociale, da un destino ostile che qualcuno sembra essersi divertito a scrivere per noi e che molti si compiacciono nel leggerlo da lontano. Ma questa volta, sono pronto a scommetterci, quell’indipendenza finalmente ottenuta non sarà solo per pochi mesi, questa volta sarà, dovrà essere, il riscatto definitivo di un popolo straordinario, che quando non ne può più reagisce e vince (Cosa Nostra ne sa qualcosa).

Anche questa volta sarà così. E noi ci siamo, faremo la nostra parte, strenuamente impegnati a fare del Sud la parte migliore di questo Paese, che amiamo e vogliamo davvero unito.

 

GRANDE SUD: UN GRUPPO DI SENTINELLE IN ARANCIONE

19 gennaio 2012

Ci siamo, un altro passo importante e’ stato compiuto nella costruzione di questo nostro grande progetto politico: Grande Sud adesso è una componente politica autonoma all’interno della Camera.

Ci abbiamo lavorato tanto, ma sapevamo che un partito che si rispetti non può fare a meno di un proprio gruppo. Ed eccoci qua, pronti ad affrontare questa nuova fase della politica italiana col vecchio spirito combattivo di sempre e con la consapevolezza di essere, ora più di prima, sentinelle tra i banchi del Parlamento, a presidio delle nostre Terre, della nostra gente; ed è con questo spirito che continueremo a confrontarci col governo Monti, che avrà i nostri sì solo se dirà sì al Sud.

Ad Aurelio Misiti, cui abbiamo affidato il compito di guidare il nostro gruppo, faccio gli auguri di buon lavoro. Sono certo che saprà guidare al meglio questo poderoso carro armato arancione, pronto a marciare su Roma in difesa del Sud: unico, vero, nostro imprescindibile alleato!

A paritire dalla condivisione di questa sacrosanta protesta che imperversa per le strade della Sicilia. Lo dico chiaramente: è un movimento di massa che viene dal popolo e tale deve rimanere, per mantenere questa sua straordinaria dirompenza. La politica dei furbacchioni non tenti d’ingerirsi, non pensi di cavalcare strumentalmente questa tigre:  è inferocita e straordinariamente indomabile.

Tuttavia, la buona politica non può e non deve restare sorda al grido di dolore che in queste ore si alza, fiero, indignato e dignitoso, da ogni angolo della Sicilia. E noi ci siamo! Grande Sud è al fianco dei trasportatori, degli agricoltori, dei pescatori e di tutti quei siciliani che ne hanno le tasche piene e dicono e  gridano “basta!”

Sappia, ogni singola anima sicula che si ribella e che grida quel basta con quanto fiato ha in gola, che quel grido di dolore riecheggerà altrettanto forte, altrettanto dirompente, altrettanto sentito, per le aule del Parlamento. E prima o poi qualcuno dovrà pur sentirlo. La nostra non è semplice solidarietà da trafiletto sulla stampa e pacche sulle spalle, troppo facile; la nostra è condivisione, è lotta politica, è difesa della nostra gente.

Noi ci siamo!

IL MUSEO RISO? UNA QUESTIONE DI “FAMIGLIA”

13 gennaio 2012

Post di redazione

La chiusura del Museo d’Arte Contemporanea di Palermo ha destato, fin dall’annuncio della direzione, tre giorni fa, scalpore e polemiche.

Si sono susseguite dichiarazioni al fulmicotone e difese disperate, ma fino a poco tempo fa non sembravano chiare le cause dello stop all’attività del Riso, tra voci di fondi europei bloccati dall’amministrazione regionale e di complessi lavori di ristrutturazione alla struttura.

Gianfranco Miccichè, a suo tempo promotore del progetto, stamane ha illustrato, nel corso di un’intervista rilasciata all’Ansa, il dietro le quinte di questa triste vicenda.

La questione dei fondi europei è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La vera questione riguarda la sistemazione della moglie di Gesualdo Campo”.

Micicchè riferisce nello specifico di un incontro col superburocrate.

Un giorno questo dirigente della Regione mi è venuto a trovare dicendomi che era sua intenzione mettere a capo di Palazzo Riso la moglie, una ‘ottocentista’. Ci sono rimasto di stucco: ho obiettato che un museo d’arte contemporanea guidato da un’esperta di arte dell’Ottocento non era proprio un’idea geniale. Lui ha insistito, adducendo per altro delle motivazioni legate al ricongiungimento con la moglie”.

In seguito Miccichè spiega di avere riferito dell’incontro al governatore Raffaele Lombardo: “Ho raccontato questa vicenda al presidente e tutto è finito lì. In questa vicenda, non credo che Lombardo, né l’assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Missineo c’entrino poi molto. Non considero loro i responsabili, qualche altro componente del governo, sì”.

Poi, rivolgendosi all’assessore Missineo, gli rivolge un appello: “Non lo conosco, mi hanno detto che è persona seria. Se ciò è vero, allora, mi auguro che non si pieghi ai capricci di Campo. E’ incredibile come ogni volta che in Sicilia qualcosa funzioni, esce fuori un alto burocrate che si mette di traverso per rovinare tutto”.

Miccichè precisa anche quali sono i suoi rapporti con l’attuale direttore del museo, Sergio Alessandro: “Mi accusano di essere il big sponsor del direttore? Se questo legame è inteso come amicizia affaristica e clientelare allora lo nego assolutamente. In tutta la mia vita ho incontrato il direttore una sola volta, se non ricordo male nel corso di una mostra della Biennale a Venezia. Se big sponsor, invece, significa difensore di una persona e di un team che hanno dimostrato, con i fatti, di sapere lavorare in maniera eccellente, allora non posso che rivendicare con orgoglio questo appellativo”.

Miccichè ricorda che “l’idea di realizzare un museo d’arte contemporanea a Palermo è nata a metà degli anni 2000 quando al ministero dell’Economia decidemmo che anche l’arte poteva essere protagonista dello sviluppo del Sud. Siglammo un accordo con la Biennale di Venezia per esportare nel meridione alcune delle loro mostre in nuovi spazi espositivi. Con l’allora governatore Totò Cuffaro e l’assessore regionale ai beni culturali Fabio Granata abbiamo individuato in Palazzo Riso la sede siciliana”.

A quel punto, “quando ho saputo che a direttore del museo era stato scelto un dirigente regionale, Sergio Alessandro, sollevai i miei dubbi. Mi ero sbagliato. In questi anni Palazzo Riso, grazie al lavoro del direttore e del suo staff, è diventato un polo museale di prim’ordine. Un giorno navigando su internet in un sito specializzato in arte contemporanea ho addirittura letto che palazzo Riso e il Maxxi di Roma erano indicati come i musei italiani del futuro.

Insomma la scommessa è stata vinta, Palermo può vantare uno spazio espositivo tra i più innovativi e ricercati d’Europa, rovinare tutto per assecondare le mire clientelari di qualcuno è assurdo, un vero delitto”.

 

MICCICHE’ IN STAMPA …tello

11 gennaio 2012

dal Corriere della Sera, 11 gennaio 2012

Chiude Palazzo Riso. L’arte contemporanea fa litigare Palermo

di Felice Cavallaro

Per il museo dei centomila visitatori, per la calamita culturale che a Palermo è diventato «Palazzo Riso» con le mostre d’arte moderna e contemporanea, l’Unione Europea ha stanziato 12 milioni di euro. Ma da tre mesi non si riesce a programmare un allestimento o una rassegna, a realizzare uno dei tanti progetti rimasti nel cassetto a causa di una frizione fra chi governa il museo e chi governa la Regione Siciliana. Con il clamoroso epilogo di una chiusura annunciata ieri dal direttore Sergio Alessandro per impossibilità ad agire, ma subito smentita dal governatore Raffaele Lombardo: «Una bufala». Un tira e molla che richiama la crisi del «Madre», il museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli dove il direttore Eduardo Cicelyn s’è ritrovato con una sorta di foglio di via, vidimato dalla giunta di Stefano Caldoro, con bollo dell’assessore alla Cultura Caterina Miraglia. Uno sconveniente spettacolo che allarma grandi artisti, da Kounellis a Paladino o Clemente, fra contestazioni di spese ritenute eccessive e finanziamenti rivendicati perché già deliberati.

Come accade nell’altra capitale del Sud devastata dalla crisi dei rapporti e da una sorda guerra politica ieri esplosa nella difesa del direttore di Palazzo Riso da parte dell’ex pupillo di Berlusconi e leader autonomista Gianfranco Micciché, all’attacco di Lombardo, pronto a minacciare proteste e barricate «contro i banditi della politica»: «Non è una bufala. Non li fanno lavorare».

Una bagarre dai toni durissimi con minacce esplicite per Sergio Alessandro, redarguito dall’assessore ai Beni culturali Francesco Missineo, entrato nell’agone mentre ieri tornava dalle vacanze a Cortina: «Non ne sapevo niente, ma il Riso non chiuderà perché questo non lo decide un dirigente. Non accadrà quel che annuncia e dovrà rispondere anche per il danno d’immagine. Se lui chiude, domani vado io ad aprire».

Il contrasto è il riflesso di una guerra interna all’ufficio di Missineo, un tecnico affiancato da un dirigente generale vicinissimo a Lombardo, Gesualdo Campo, catapultato da Catania nei panni del commissario. Con Alessandro e gli altri dirigenti del Riso non esiste dialogo, come si intuisce dall’accorata riflessione di Antonella Amorelli che tante mostre ha curato e che da un anno lavora a un progetto sulle primavere arabe: «Il museo è un palazzo o è l’arte che trovi dentro il palazzo? Il museo è la gente che fa didattica, gli addetti che lo animano, gli stagisti, i volontari, quanti si impegnano con contratti ridicoli, ma da mesi ci dicono che non servono, mentre le idee restano ferme…».

A cominciare dal progetto «Fuggire», nato sulla scia degli sbarchi a Lampedusa per richiamare anche gli artisti del Sud del mondo a tradurre i drammi dell’umanità in installazioni e sculture. Un progetto centrato su cento giorni di proiezioni, concerti, lezioni e dibattiti affidati a storici, sociologi, architetti, scrittori. Questa una delle prime tappe immaginate per l’impiego di quei 12 milioni che forse fanno invidia ad altri settori «culturali» della Regione, come temono al Museo Riso. Di qui il dubbio che la vera posta in gioco sia proprio il «bottino» dei fondi europei. Un appetitoso boccone, come lo definiscono tanti operatori impegnati nei progetti a rischio, difesi da Miccichè: «Ecco gli effetti della banda che domina la Regione, ma noi faremo barricate in auto, scenderemo in piazza, pianteremo le tende...». Filippica respinta da Missineo, deciso a non mollare, ignaro del blocco di quei 12 milioni: «Si tratta di fondi già registrati alla Corte dei conti. Non si possono spostare, mi dissocio anche per questo da quanto scritto dal dirigente…».

La fibrillazione che spacca politica e burocrazia non annuncia nulla di buono. A Napoli come a Palermo dove nasce un comitato cittadino, si annuncia un’assemblea per venerdì sera ed echeggia l’appello del presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, nei panni di cultore d’arte moderna: «Stupisce che in silenzio si chiuda o si ostacoli un museo perno di una delle pochissime attività internazionali svolte in Sicilia. Magari col rischio di finanziare altre iniziative che certamente non passeranno alla storia».

LA BANDA LOMBARDO E’ AVVISATA

10 gennaio 2012

E’ una vergogna!

Chiudere il Museo Riso è una vera follia. Un’insana follia, quella degli ignoranti, degli improvvisati, degli irresponsabili, la follia dei banditi della Regione Siciliana.

La banda Lombardo-Armao & co ha colpito ancora, ma questa volta è davvero troppo. Chiudere il Museo Riso equivale a chiudere la porta in faccia alla Sicilia, che si vede defraudata di un’eccellenza. E’ l’ennesimo segno, questa volta fin troppo vistoso, dell’irresponsabilità, dell’incapacità, dell’immoralità di un governo che oggi ha superato ogni limite di sopportazione.

Ancora ricordo quanta passione abbiamo speso in questo progetto, ancora ricordo quanta emozione abbiamo provato nel ridarlo alla luce. Che nessuno si permetta di spegnerla, quella luce; neppure la banda Lombardo.

Su questo, che sia chiaro, Grande Sud non farà sconti. Altro che referendum, altro che chiacchiere!

Lombardo & co sperimenteranno cosa vuol dire avere a che fare con un partito incazzato. Sì, lo siamo e non ci calmeremo, questa volta non ho proprio voglia di calmarmi.
Siamo pronti a tutto pur di mettere fine a questo affronto. Faremo barricate in aula, scenderemo in piazza, se servirà, metteremo le tende sotto il covo di questi banditi della politica e non ce ne andremo da lì, almeno fino a quando non avranno il coraggio di togliersi il passamontagna dalla faccia e presentarsi ai siciliani, spiegando le vere ragioni della chiusura, per poi chiedere scusa e riparare al danno.
Sì perché non ci basteranno le spiegazioni, ne’ ci fermeremo ad eventuali dichiarazioni d’intenti o promesse più o meno vane. Non ci fidiamo! Non arretreremo di un passo, fino a quando Palazzo Riso non verrà restituito ai siciliani.

La Sicilia e Palazzo Riso avranno i briganti di Grande Sud dalla loro parte: la banda Lombardo è avvisata.